7 ottobre
Beato Gesù Prieto López
Seminarista e martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
L'infanzia e la formazione nelle Asturie
Fin da piccolo, il giovane Jesús aiutò la famiglia nei faticosi lavori dei campi, sviluppando un carattere introverso e poco incline ai divertimenti mondani. Nonostante fosse di poche parole, riusciva a manifestare il proprio affetto a chi voleva bene, come confermato dalle testimonianze dei suoi fratelli. Nutriva una profonda e sincera devozione alla Vergine Maria, al punto che ogni giorno guidava la recita comunitaria del Rosario all'interno delle mura domestiche. In parrocchia prestava con regolarità il proprio servizio come chierichetto e conosceva a memoria le orazioni della Messa. Il parroco don Jesús Maria Antonio Rodríguez si accorse presto delle sue doti non comuni e cominciò a impartirgli lezioni private, assumendo anche il ruolo di direttore spirituale. Quando gli fu prospettata la possibilità di intraprendere gli studi ecclesiastici in Seminario, Jesús rispose affermativamente, sebbene fosse preoccupato per le rette economiche. I genitori fecero presente di non possedere i mezzi per mantenerlo agli studi, ma il parroco replicò invitandoli a non preoccuparsene.
Nel 1925 Jesús entrò nel Seminario Minore della diocesi di Oviedo, la cui sede era ospitata nell'antico monastero di Santa Maria di Valdediós. Le condizioni di vita erano austere, con un vitto di scarsa qualità che talvolta costringeva i giovani allievi a patire la fame, e le giornate erano intensamente scandite dalla preghiera, dallo studio e dalla vita comunitaria. Quando tornava in vacanza al suo paese natio, Jesús aveva la consuetudine di andare a salutare per primo il suo parroco. Suo padre sosteneva fermamente che il posto del figlio fosse sui libri e non tra i campi, costringendolo spesso a restare in casa. Nelle pause concesse dallo studio, il ragazzo aiutava la madre nelle incombenze casalinghe, continuava a frequentare la parrocchia partecipando quotidianamente alla Messa, insegnava il catechismo ai bambini, riordinava la sacrestia e interrogava frequentemente il parroco su svariate questioni dottrinali e spirituali. La domenica sera usava andare a trovare i compagni che trascorrevano le vacanze nelle zone vicine.
Il Seminario Maggiore e gli anni della preparazione
Completata la prima fase formativa, Jesús passò al Seminario Maggiore, situato all'epoca nel convento di San Domenico a Oviedo. Nello studio non fallì mai un esame, unendo un ingegno vivace a una costante e mirabile perseveranza. Dimostrò una grande generosità aiutando non soltanto i compagni del suo corso, ma anche quelli delle classi superiori e degli anni più indietro. Spinto dall'esempio dei Preti della Missione che dirigevano l'istituzione, maturò la ferma decisione di vivere il sacerdozio come il massimo dei servizi da prestare ai più emarginati e agli scartati della società. Interruppe temporaneamente il cammino di studi per adempiere al servizio della leva obbligatoria. All'interno della caserma cominciò a percepire il clima di forte tensione e ad ascoltare le voci su come la Repubblica recentemente proclamata in Spagna stesse progressivamente mettendo in pericolo la libertà della Chiesa. Appena terminato il servizio militare, rientrò prontamente in Seminario per riprendere la sua preparazione, seguito da molti compagni che avevano condiviso la stessa esperienza.
La rivoluzione delle Asturie e il martirio
Il cinque ottobre 1934 esplosero improvvisi scontri a fuoco tra i minatori e la forza pubblica, dando formalmente inizio alla rivoluzione delle Asturie. All'interno del Seminario le lezioni proseguirono inizialmente come al solito, pur avvertendo chiaramente gli echi minacciosi dei tumulti. All'alba del sei ottobre, dopo una notte intera di combattimenti, le armi parvero tacere temporaneamente. Tuttavia, dopo qualche ora, il convento di San Domenico e il vicino Palazzo Vescovile di Oviedo subirono un violento assalto. I seminarista furono costretti a scappare, disperdendosi in varie direzioni per cercare scampo. Mariano e altri sette compagni trovarono un primo rifugio in una stalla, per poi spostarsi nella cantina di uno stabile sfitto. Insieme a loro si trovava un sacerdote domenicano, padre Esteban Sánchez. Trascorsero la notte seguente insonni, affidandosi alla preghiera e interrogandosi con trepidazione sulla propria sorte. Padre Sánchez li confortò amorevolmente, li benedisse e impartì loro l'assoluzione. In quel frangente di estremo pericolo, i giovani fecero voto solenne di recarsi tutti insieme al santuario della Madonna di Covadonga se fossero usciti sani e salvi da quella situazione. Per ragioni di prudenza e sicurezza, molti di essi avevano indossato abiti secolari, mentre quanti avevano ricevuto gli Ordini Minori portavano ancora la tonsura sul capo come segno visibile del loro stato ecclesiale.
L'indomani, sette ottobre, il giovane Gonzalo Zurro Fanjul decise di uscire dal nascondiglio per accertarsi che la situazione esterna fosse tornata alla normalità e per cercare qualcosa da mangiare. Gonzalo scavalcò un muro, attraversò una stradina e una terrazza, ma mentre controllava la via di transito fu sorpreso da alcuni uomini armati. Gli aggressori imposero ai fuggiaschi nascosti di uscire allo scoperto. Ne vennero fuori sette, ad eccezione del seminarista Juan Alonso Pérez e del religioso domenicano che rimasero celati. Gli armati fecero attraversare loro alcune strade della città tra gli insulti e le ingiure dei passanti. Giunti in calle Padre Suárez, tra il civico ventitré e il venticinque, i giovani furono schierati contro un portone e barbaramente fucilati. Jesús Prieto López aveva ventuno anni all'epoca dei fatti ed era uno studente del terzo anno di Teologia. Durante la fucilazione, José González García fu uno dei sette a essere ferito in modo gravissimo, ma fu miracolosamente risparmiato dal colpo di grazia grazie al coraggioso intervento di una donna che intimò agli armati di non sparargli poiché non portava la tonsura.
La sepoltura, la causa di beatificazione e la memoria
I resti mortali di Jesús e dei suoi compagni, inizialmente sepolti in una fossa comune nel cimitero del Salvatore, furono riesumati il ventotto ottobre 1934 allo scopo di offrire loro una sepoltura più degna. Dal diciannove marzo 2013 i resti di tutti i sei compagni riposano stabilmente nella Cappella Maggiore dell'attuale sede del Seminario di Oviedo. Nel corso degli anni la fama di santità del gruppo è perdurata, nonostante un periodo iniziale di oblio, conducendo infine all'avvio della causa canonica per l'accertamento del martirio subito in odio alla fede cattolica. Ai sei giovani assassinati nel 1934 furono successivamente associati altri tre allievi del Seminario di Oviedo uccisi nel corso della successiva guerra civile spagnola. Tra questi figurava Luis Prado Garcia, alunno del secondo anno di Filosofia, ucciso il quattro settembre 1936; Sixto Alonso Hevia, studente di terzo anno di Filosofia, ucciso il ventisette maggio 1937; e Manuel Olay Colunga, suddiacono, ucciso il ventidue settembre 1937. I resti mortali di Luis Prado Garcia e di Sixto Alonso Hevia furono solennemente traslati nella Cappella Maggiore del Seminario nel 2013, mentre quelli di Manuel Olay Colunga non sono purtroppo mai stati ritrovati.
Il nulla osta ufficiale per l'avvio della causa di beatificazione porta la data del dodici maggio 1993, e l'iter processuale fu intitolato ad Ángel Cuartas Cristóbal e otto compagni. Il processo diocesano si svolse interamente nella città di Oviedo e si concluse il ventinove novembre 1997, ricevendo la convalida giuridica il ventiquattro febbraio 2012. Nel 2014 fratel Rodolfo Cosimo Meoli, Postulatore Generale dei Fratelli delle Scuole Cristiane, fu incaricato di seguire la delicata fase romana della causa. La voluminosa Positio super martyrio fu regolarmente completata e consegnata nel 2016. Il ventuno giugno 2018 si tenne il Congresso dei Teologi presso la Congregazione delle Cause dei Santi, i cui membri si espressero all'unanimità riconoscendo l'effettivo martirio dei nove seminaristi. Successivamente, il sette novembre 2018, papa Francesco ricevette in udienza il cardinale Giovanni Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, autorizzando la promulgazione del decreto che dichiarava ufficialmente martiri Jesús Prieto López e i suoi compagni. Il rito della beatificazione fu celebrato il nove marzo 2019 nella cattedrale del Santo Salvatore a Oviedo, presieduto dallo stesso cardinale Becciu in qualità di inviato speciale del Santo Padre.
Il cammino verso la consacrazione
La storia del Beato Gesù Prieto López ha inizio a Bodecangas, dove vede la luce nell'anno millenovecentododici. Fin dai primi anni della sua crescita, egli manifesta un orientamento profondo verso la vita spirituale, che lo conduce a maturare il desiderio di servire Dio nel ministero sacerdotale. Nel millenovecentoventicinque, all'età di tredici anni, egli entra nel Seminario Minore di Oviedo, varcando quella soglia che segnerà il suo destino umano e spirituale. In questo luogo di formazione, Gesù Prieto López coltiva la propria vocazione con dedizione, immergendosi nello studio e nella preghiera, preparandosi al servizio della Chiesa in un periodo caratterizzato da profonde trasformazioni sociali e politiche.
Il tempo trascorso nel seminario rappresenta per lui un periodo di maturazione interiore, in cui la fede si trasforma in una scelta di vita radicale. È in questo contesto che il giovane seminarista apprende il valore della dedizione e della pazienza. La sua vita, sebbene breve, scorre nel solco di una quotidianità fatta di studio e di comunione fraterna, fino al momento in cui la storia irrompe con violenza tra le mura in cui egli si sta preparando al sacerdozio. La rivoluzione delle Asturie del millenovecentotrentaquattro segna la fine del suo cammino terreno, ma trasforma il suo desiderio di consacrazione in una testimonianza di martirio che la Chiesa ha riconosciuto solennemente. Egli non ha potuto giungere al presbiterato, ma ha raggiunto la pienezza della vita in Cristo attraverso il sacrificio supremo, confermando con il sangue la verità delle promesse fatte davanti all'altare durante gli anni della sua formazione.
Il martirio e il riconoscimento
Il sette ottobre del millenovecentotrentaquattro, la città di Oviedo diviene teatro del compimento finale della vita di Gesù Prieto López. Sorpreso dagli eventi drammatici legati alla rivoluzione delle Asturie, il giovane seminarista subisce la prova più dura, venendo fucilato a causa della sua appartenenza alla Chiesa e della sua fede. Il suo sacrificio si inserisce nel tragico contesto delle persecuzioni che hanno segnato il ventesimo secolo in Spagna, lasciando un segno indelebile nella memoria della comunità cristiana locale.
Il riconoscimento ufficiale della sua testimonianza è avvenuto molti anni dopo, quando la Chiesa ha voluto elevare il suo nome agli onori degli altari. Il nove marzo del duemiladiciannove, a Oviedo, Papa Francesco ha presieduto il rito di beatificazione, riconoscendo in lui un martire della fede. Questo evento non ha solo onorato la memoria del giovane seminarista, ma ha offerto alla Chiesa universale un modello di costanza nel seguire il Signore. La sua figura è oggi celebrata con una memoria liturgica fissata al sei novembre, insieme ai Martiri del ventesimo secolo, un momento di preghiera in cui si rende grazie per la testimonianza di coloro che, come il Beato Gesù Prieto López, hanno preferito perdere la propria vita terrena piuttosto che rinnegare il proprio legame con il Salvatore.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Jesús Prieto López?
La sua memoria liturgica si celebra il sette ottobre, giorno della sua nascita al cielo.