Beato Giacomo (Iacopo) da Varazze
Arcivescovo di Genova
Aggiornato il 22 luglio 2026
Origini e giovinezza domenicana
Il beato Jacopo nacque a Varazze, nella frazione Casanova, da una famiglia di origine appartenente a un'antica casata genovese. La sua nascita si colloca in un anno compreso tra il 1226 e il 1230, ed è identificata molto probabilmente nel 1228. Un'antica cappella di epoca incerta sorge in posizione isolata su una collina nella frazione Casanova di Varazze, e si ritiene che tale edificio sacro sorga proprio nel luogo della casa natale del beato. Spinto da una precoce vocazione spirituale, fu accolto giovanissimo nel convento domenicano di Genova all'età di quattordici anni. All'interno della comunità religiosa ricevette la consacrazione presbiterale, venendo ordinato sacerdote. Grazie alle sue eccellenti doti intellettuali e spirituali, fu destinato ad insegnare teologia e Sacra Scrittura in diverse case dell'Ordine. Egli fu un uomo di studio che preparava sempre con diligenza i propri sermoni, alcuni dei quali sono giunti fino ai giorni nostri. Negli scritti di Giacomo da Varazze sono presenti esempi numerosi di virtù per promuovere la vita cristiana nel popolo. Insegnava la teologia consapevole che i precetti dovessero essere accompagnati da esempi per essere compresi, attingendo costantemente allo studio della Bibbia, dei Padri della Chiesa, degli Atti dei martiri e dei leggendari dei santi.
Il servizio nell'ordine e la mediazione politica
Le sue doti di governo emersero chiaramente quando fu eletto priore all'età di trentasette anni. Solamente due anni dopo la nomina a priore, fu eletto superiore provinciale della Lombardia. La provincia del nord Italia era all'epoca unica e comprendeva oltre quaranta conventi con circa un millennio di frati. Jacopo rimase in carica eccezionalmente per quasi quindici anni, e fu sollevato da tale gravoso incarico unicamente a causa delle sue ripetute richieste. Nel 1285 tornò ad essere un semplice frate all'interno della sua comunità. L'anno successivo gli fu proposta la carica di vescovo, che tuttavia in un primo momento rifiutò con umiltà. Durante gli anni del suo ministero entrò in contatto con protagonisti di grandi avvenimenti, mentre la Repubblica di Genova dominava buona parte del Tirreno e alle antiche casate di origine feudale si affiancavano uomini d'affari arricchiti con i commerci in Oriente. In questo contesto complesso, affrontò un incarico molto delicato come mediatore per Genova, che si trovava colpita da un interdetto papale a causa del sostegno dato alla rivolta siciliana contro il Regno di Napoli. La sua opera di mediazione diplomatica e spirituale fu un completo successo. Papa Niccolò IV lo nominò arcivescovo nel 1292 su richiesta pressante della popolazione e del clero cittadino, ed egli accettò la nomina arcivescovile unicamente per spirito di obbedienza, recandosi a Roma per la consacrazione.
Il ministero episcopale a Genova
Subito dopo la consacrazione episcopale, diede inizio a un'intensa attività pastorale nella diocesi. Indisse un sinodo nel 1293 e si occupò con fermezza della necessaria riforma del clero, mostrando sempre grande attenzione ai bisogni materiali e spirituali dei fedeli. Confortava quotidianamente, sia spiritualmente che materialmente, fedeli di ogni condizione economica, e testimoniò la sua carità concreta compiendo generose donazioni a ospedali e monasteri, oltre a provvedere al restauro di diverse chiese della città. Svolse inoltre un importante ruolo di mediatore tra le fazioni in lotta dei guelfi Rampini e dei ghibellini Mascherati. Con la sua autorevolezza morale riuscì a riconciliare guelfi e ghibellini nel 1295, almeno temporaneamente, dopo oltre cinquant'anni di sanguinosa lotta intestina. Nutriva una grande venerazione per le sacre reliquie e compì un'accurata ricognizione delle reliquie di San Siro, affermando con profonda fede che le spoglie dei giunti alla santità fossero state uno straordinario tempio dello Spirito Santo.
La Leggenda Aurea e le opere letterarie
L'agiografia rappresentò la sua grande passione intellettuale. Scrisse la Leggenda Aurea, nota anche con il titolo di Leggenda Sanctorum, tra il 1255 e il 1266, attingendo anche a fonti orali per la composizione dell'opera. Il testo fu concepito originariamente per il clero e si configura come un santorale cadenzato sull'anno liturgico che narra le vite dei santi e le feste cristologiche e mariane. L'opera non è giudicabile secondo i moderni criteri storici, ma i santi sono presentati come modelli familiari seguendo lo scorrere dell'anno liturgico, narrando vicende che vanno dall'epoca delle persecuzioni romane fino al Medioevo. Tra i numerosi santi trattati da Jacopo vi sono Orsola, Apollonia, Alessio, Apollinare di Ravenna, Cosma e Damiano, Donato, Eustachio, Lorenzo, Petronilla, Nereo e Achilleo, Giorgio, Margherita, Gervasio e Protasio, Bartolomeo, Giacomo il Maggiore, Giuliano l'ospedaliere, Maria Maddalena, Martino, Romolo, Siro e l'evangelista Marco. Il testo fu scritto originariamente in latino e in seguito tradotto in volgare. La Leggenda Aurea fu per secoli il libro più stampato dopo la Bibbia, educò molte generazioni e fu fonte d'ispirazione per predicatori e artisti come Pomarancio e Carpaccio. L'opera ebbe uno straordinario successo editoriale: ne esistono oggi più di 1.400 manoscritti e l'opera ebbe oltre cento edizioni nel solo primo trentennio dall'invenzione della stampa. La prima pubblicazione a stampa avvenne a Basilea nel 1470, a cui seguirono versioni in tedesco, francese e inglese nel 1483, mentre il numero delle versioni raggiunse il centinaio intorno al 1530. La lettura della Leggenda fu tra le preferite di Santa Caterina da Genova, fu importante per la conversione del beato Giovanni Colombini nel Trecento e risultò cruciale due secoli dopo per la conversione di Ignazio di Loyola, il quale lesse l'opera insieme alla Vita di Cristo di Cartesiano durante la convalescenza. Accanto a questo capolavoro, Giacomo scrisse la storia di Genova intitolata Chronica Civitatis Ianuensis, che narra le vicende cittadine dalle origini fino al 1297, scrisse un'opera di difesa dell'Ordine domenicano e redasse una Summa delle virtù del frate lionese Guglielmo Peraldo. Secondo una tradizione non accertata, avrebbe inoltre realizzato una delle prime traduzioni della Bibbia in volgare.
Il Transito e il culto
Giacomo da Varazze morì a Genova nella notte tra il 13 e il 14 luglio 1298, dopo aver regolato l'intera amministrazione episcopale mediante precisi atti notarili prima di morire. Egli fu vescovo e membro dell'Ordine dei Predicatori, ed è menzionato nel Martirologio a Genova. Dopo la morte, il suo corpo fu sepolto nel coro della chiesa di San Domenico. Successivamente, le sue reliquie furono traslocate sotto l'altare maggiore nel 1582 e in seguito trasferite nella chiesa di Santa Maria di Castello nel 1798. Una parte delle reliquie è oggi piamente venerata nella chiesa del convento di San Domenico a Varazze. Il suo culto liturgico fu ufficialmente approvato nel 1816 da papa Pio VII. Il beato Jacopo da Varazze è descritto come un esimio ricercatore della verità e un instancabile operatore di pace nella preghiera a lui dedicata.
Il cammino di fede
La vita del Beato Giacomo da Varazze è un intreccio di silenzio contemplativo e azione pastorale. Entrato nell'ordine domenicano a Genova all'età di soli quattordici anni, egli abbracciò con fervore la regola di San Domenico, ponendo le basi per una formazione che avrebbe segnato la storia della cultura religiosa. Negli anni compresi tra il 1255 e il 1266, egli diede forma alla Leggenda Aurea, un'opera che non fu soltanto un esercizio letterario, ma un vero e proprio strumento di evangelizzazione che offriva ai fedeli modelli di virtù e speranza. Il lungo servizio prestato come superiore provinciale della Lombardia, protrattosi per quasi quindici anni, rivela la fiducia che l'ordine riponeva nel suo equilibrio e nella sua capacità di guida.
Quando Papa Niccolò Quarto lo chiamò all'episcopato nel 1292, Giacomo non si sottrasse al peso della croce arcivescovile in una Genova tormentata. La sua missione non si limitò alla cura spirituale, ma si spinse coraggiosamente sul terreno della mediazione politica. La sua opera diplomatica fu essenziale per risolvere l'interdetto papale, una ferita profonda che isolava la città dalla piena comunione ecclesiale. Ancora più significativa fu la sua azione nel 1295, quando riuscì con paziente determinazione a ricondurre a miti consigli le fazioni guelfa e ghibellina, ponendo fine a scontri fratricidi che insanguinavano le strade. Il suo ministero fu dunque una continua liturgia di pace, vissuta fino alla morte avvenuta a Genova nel 1298. La sua figura rimane un punto fermo di riferimento per chiunque creda nella forza del dialogo e nella necessità di riporre la giustizia di Dio al di sopra delle contese umane.
Il culto e la memoria
La santità di Giacomo da Varazze, riconosciuta ufficialmente da Papa Pio Settimo nel 1816, continua a risuonare nella memoria dei fedeli attraverso la sua preziosa eredità spirituale. Sebbene il tempo scorra inesorabile, la figura dell'arcivescovo domenicano rimane attuale per la sua capacità di farsi ponte tra le istituzioni e il popolo, tra la fede e la vita civile. Il suo culto, radicato profondamente nella tradizione ligure, trova nella celebrazione del tredici luglio un momento di riflessione sulla missione del pastore, chiamato a essere sempre strumento di unità. La Chiesa celebra la sua memoria liturgica invitando i credenti a guardare all'esempio di un uomo che, pur vivendo in un secolo complesso e frammentato, ha saputo mantenere lo sguardo fisso sulla carità cristiana.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Giacomo da Varazze?
La sua memoria liturgica si celebra il 13 luglio.
Quali furono i suoi ruoli principali nella Chiesa?
Egli fu sacerdote dell'Ordine dei Predicatori, priore, superiore provinciale e infine arcivescovo di Genova.
A Genova, beato Giacomo da Varazze, vescovo, dell’Ordine dei Predicatori, che per promuovere la vita cristiana nel popolo presentò nei suoi scritti esempi numerosi di virtù. — Martirologio Romano