13 luglio
San Serapione di Alessandria
Martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il contesto delle persecuzioni
Il cammino delle prime comunità cristiane fu segnato da momenti di grande prova e tribolazione. Il secondo secolo della storia cristiana si era chiuso con una breve parentesi di tranquillità dopo varie persecuzioni sanguinose, in un tempo in cui i cristiani venivano perseguitati soltanto se formalmente denunciati come tali. All'inizio del terzo secolo la situazione mutò radicalmente quando l'imperatore Settimio Severo, inizialmente tollerante, diede inizio a un attacco diretto e sistematico contro il proselitismo cristiano. L'imperatore Settimio Severo decretò in modo esplicito la totale proibizione del battesimo, un atto che mirava a colpire il cuore stesso della vita ecclesiale. Il decreto di proibizione del battesimo servì efficacemente a disorganizzare celebri scuole di catechesi come quella di Alessandria d'Egitto, che rappresentavano i fari della cultura e della fede dell'epoca. In questo clima di forte contrapposizione, a causa delle deliberate provocazioni di un ciarlatano alessandrino, definito dalle fonti un maligno indovino e un cattivo poeta, vi fu una sanguinosa rivolta contro i cristiani ad Alessandria d'Egitto. La gravità di tale rivolta e delle persecuzioni scatenate in quella circostanza ci è giunta grazie alla testimonianza di una lettera del vescovo Dionigi, indirizzata a Fabio, vescovo di Antiochia. La medesima lettera del vescovo Dionigi viene puntualmente riferita dallo storico Eusebio di Cesarea nel contesto della sua trattazione sui moti anticristiani del 248 in Egitto.
Il martirio di San Serapione
La furia della persecuzione si abbatté senza pietà sui singoli fedeli che custodivano la parola del Signore. Molti cristiani furono barbaramente flagellati e lapidati durante questa violenta rivolta cittadina. Tra le testimonianze più luminose e dolorose di quel tempo, la vergine Apollonia subì inumane sevizie e fu infine bruciata viva per non aver rinnegato il suo Signore. In quei giorni di terrore, San Serapione fu prelevato nella sua stessa casa dai persecutori, i quali gli fecero subire durissimi tormenti nel tentativo di piegarne la fedeltà. La crudeltà dei carnefici si accanì sul suo corpo al punto che a San Serapione furono rotte tutte le giunture delle membra. Non contenti di tanta ferocia, i persecutori fecero in modo che San Serapione fosse gettato dalla stanza alta della sua abitazione con la testa all'ingiù. Secondo quanto attesta il testo del Martirologio, san Serapione martire ottenne la corona del martirio sul rogo ad Alessandria d'Egitto sotto l'imperatore Settimio Severo e il governatore Aquila. Questa molteplicità di sofferenze descrive l'intensità della prova affrontata dal martire. Il martire del tredici luglio corrisponde probabilmente allo stesso fedele ricordato nella lettera del vescovo alessandrino come vittima di quella persecuzione.
La memoria e il culto
La memoria del sacrificio di San Serapione ha attraversato i secoli attraverso la tradizione liturgica della Chiesa d'Occidente e d'Oriente. La tradizione riferisce che il culto di san Serapione fu inizialmente sconosciuto in Oriente e fiorì invece in modo particolare in Occidente. Questo culto occidentale nacque quando Floro decise di introdurre nel suo Martirologio tutti i martiri di Alessandria, basandosi fedelmente sulla Storia Ecclesiastica dello storico Eusebio di Cesarea. Successivamente, il Baronio inserì l'elogio del martire alessandrino Serapione nel Martirologio Romano alla data del tredici luglio, fissandone la memoria liturgica per i secoli a venire. È opportuno ricordare che il martire Serapione era comunque già ricordato anticamente nel Martirologio Geronimiano e persino nei Sinassari bizantini. Nel panorama della santità cristiana, occorre inoltre precisare che esiste un altro santo notevole noto con il nome di Serapione, ovvero un monaco egiziano vissuto nel quarto secolo. Questo monaco egiziano fu comunemente detto il Sindonita perché il suo unico guardaroba per tutta la vita fu un solo mantello chiamato sindone. Tale monaco meritò altresì il titolo di impassibile per la totale padronanza su se stesso e l'assoluto distacco da ogni cosa materiale. Tra gli episodi della sua vita si ricorda che il monaco si vendette persino come schiavo a una famiglia di commedianti con il nobile intento di istruirla nella fede cristiana. Questo monaco Serapione è ricordato nel calendario liturgico il ventuno marzo insieme all'omonimo san Serapione vescovo di Thmuis.
La vita e il martirio
San Serapione nacque ad Alessandria d'Egitto, città che fu anche il teatro del suo glorioso martirio nell'anno duecentoquarantotto. Durante il terzo secolo, il clima sociale e religioso ad Alessandria divenne aspramente ostile verso i seguaci di Cristo, dando origine a violente rivolte anticristiane che miravano a sradicare la presenza dei fedeli. In questo contesto di prova, Serapione si distinse per la sua incrollabile fedeltà, venendo preso di mira dai persecutori per la sua testimonianza pubblica.
La passione di questo santo fu caratterizzata da sofferenze fisiche di estrema brutalità. I carnefici, nel tentativo di piegare la sua volontà, lo sottoposero a tormenti atroci, arrivando a causare la rottura delle sue giunture per fiaccarne la resistenza. Nonostante il dolore lacerante, egli mantenne ferma la sua adesione al Signore, testimoniando con il silenzio e la preghiera la forza di uno spirito che appartiene interamente a Dio. Il culmine della sua prova avvenne quando fu gettato da una stanza situata in un piano alto dell'edificio, precipitando a testa in giù verso la morte. Questo atto finale di violenza, lungi dal cancellare il suo nome, lo consegnò alla gloria della vita eterna, consacrandolo come martire della Chiesa di Alessandria. La sua esistenza rimane impressa nella memoria cristiana come un documento di fede autentica, dove il corpo, pur spezzato dalla crudeltà umana, diventa testimone della vittoria dello spirito sulla morte. La sua vita, breve ma intensamente vissuta nell'orizzonte della fede, ci insegna che il valore di un uomo non si misura per la durata dei suoi anni, ma per l'integrità del suo cuore al cospetto del Creatore.
Il culto e la memoria
La figura di San Serapione è custodita con devozione dal Martirologio Romano, che ne ha fissato la memoria liturgica al giorno tredici di luglio. Questa ricorrenza annuale costituisce un momento di grazia in cui la comunità dei fedeli è chiamata a elevare il ringraziamento per il dono della testimonianza offerta dal martire. La celebrazione non è soltanto un atto di ricordo storico, ma un invito a rinnovare il proprio impegno di vita cristiana, attingendo al coraggio di coloro che ci hanno preceduto nella fede.
Attraverso i secoli, il culto di San Serapione ha mantenuto vivo il legame tra la Chiesa contemporanea e le radici cristiane dell'Egitto antico. In un mondo spesso distratto, la ricorrenza del tredici luglio si pone come un richiamo sobrio alla fedeltà quotidiana, ricordandoci che la santità è un cammino che può condurre a prove inaspettate, ma sempre sostenute dalla presenza divina. Onorare la memoria di questo martire significa accogliere il suo esempio di fortezza, cercando di trasporre nella nostra vita, con umiltà e costanza, quella stessa dedizione totale che lo ha reso un testimone luminoso della verità evangelica. La sua memoria liturgica continua dunque a essere, ancora oggi, un punto di riferimento per quanti cercano di camminare nel sentiero stretto della giustizia e della carità cristiana.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Serapione di Alessandria?
San Serapione di Alessandria si festeggia il tredici luglio, data stabilita da Baronio nel Martirologio Romano. Esiste anche un omonimo monaco e vescovo ricordato il ventuno marzo.
Ad Alessandria d’Egitto, san Serapione, martire, che sotto l’imperatore Settimio Severo e il governatore Aquila ottenne sul rogo la corona del martirio. — Martirologio Romano