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15 gennaio

Beato Giacomo Villa l'Elemosiniere

Terziario francescano, martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

La giovinezza e la formazione

Giacomo nacque in Umbria, nella cittadina di Città della Pieve, nel milleduecentosettanta, sebbene alcune fonti indichino come date biografiche il milleduesessanta quale periodo di venuta al mondo nella provincia di Perugia. I suoi genitori furono Antonio da Villa e Mostiola, i quali lo educarono fin dall'infanzia alla fede cristiana e gli trasmisero l'esempio di una carità profonda verso i più bisognosi. Dei suoi primi anni di vita si sa poco o nulla, eccetto la sua abituale e sentita frequentazione della chiesa dei Servi di Maria vicina alla sua abitazione. Il giovane partecipava volentieri e spesso alla preghiera e alla liturgia in quel luogo sacro, dove entrò in contatto con i religiosi e maturò una precoce sensibilità spirituale. Egli si impegnò nello studio con grande serietà e spiccata attitudine, frequentando a Siena le discipline di lettere e di diritto. Riuscì in entrambe le materie in breve tempo e con ottimo profitto, coronando il suo percorso accademico con una brillante laurea in giurisprudenza. Già da giovane, parallelamente agli impegni di studio, si occupò dei poveri e degli ammalati con carità eroica. La sua formazione non rimase un fatto puramente intellettuale, ma si tradusse immediatamente in un'attenzione concreta verso le sofferenze del prossimo. L'incontro con la spiritualità dei Servi di Maria, ispirata dai sette laici fiorentini, lo segnò profondamente. Egli incontrò probabilmente alcuni dei fondatori dei Servi di Maria ancora viventi e lo stesso San Filippo Benizi, lasciandosi conquistare dal Comandamento nuovo di Gesù, che costituisce il fondamento del carisma servitano. Tale fervore lo condusse a entrare a far parte del Terz'ordine dei Servi di Maria, consacrando la propria esistenza all'amore per Dio e per i fratelli più fragili.

L'avvocatura dei poveri e l'opera caritativa

Forte della sua preparazione giuridica, Giacomo divenne ben presto l'avvocato dei poveri e degli oppressi, guadagnandosi la stima di quanti non avevano voce nella società del quattordicesimo secolo. Era un giurisperito che si mise al servizio dei più deboli, assumendo gratuitamente le cause che non rendevano e difendendo senza sosta i diritti degli orfani, delle vedove, dei bisognosi e dei perseguitati. Egli lottò per la verità e la giustizia senza risparmiare fatiche e senza temere alcun ostacolo, schierandosi risolutamente dalla parte dei diseredati per difenderli dai soprusi dei nobili e dei prepotenti. Una svolta decisiva nella sua vita avvenne durante la proclamazione del vangelo secondo Luca, quando ascoltò l'ammonimento di Gesù a rinviare ogni certezza terrena e a rinunciare a tutto per essere suoi discepoli. Ritenendo quel versetto rivolto direttamente a lui, prese la decisione radicale e non improvvisata di dedicarsi interamente ai poveri per il regno dei cieli. A sue spese restaurò una chiesa con un edificio annesso situato fuori dalla porta della città, trasformandolo in un ospizio accogliente. In questa struttura accolse, sfamò, curò e assistette poveri, anziani e senzatetto fino alla morte, prestando i suoi servizi in modo del tutto gratuito. Diede da mangiare agli affamati, ne medicò le piaghe e offrì ogni servizio più umile, non rifiutandosi mai di aprire il suo cuore e la sua casa a ogni povertà. Era sempre pronto a dare amore ed elemosine, tanto da essere chiamato da tutti l'elemosiniere. Per sostenere le necessità quotidiane dell'opera, attinse ai beni di famiglia donati all'ospizio e alle generose elargizioni dei concittadini, garantendo un rifugio sicuro a chiunque si trovasse nel bisogno.

Il conflitto con il potere e il martirio

La pacifica opera di carità svolta da Giacomo presso l'ospizio si scontrò drammaticamente con la cupidigia dei potenti locali, confermando come i vescovi possano occasionalmente trasformarsi in assassini a causa della sete di denaro. Il vescovo di Chiusi si distinse inequivocabilmente tra i prepotenti per la sua attrazione verso le ricchezze, dimostrandosi un presule senza scrupoli e totalmente accecato dal denaro, superiore a ogni preoccupazione pastorale. Il vescovo pretese di usurpare i beni dell'ospizio accumulati grazie alla generosità dei benefattori, un'azione ingiusta che avrebbe gravemente danneggiato i poveri ospitati nella struttura. Di fronte a tale sopruso, Giacomo si erse a difensore della giustizia e dei poveri, opponendosi fermamente all'appropriazione indebita del tesoro destinato ai bisognosi. Sfruttando le sue approfondite conoscenze di giurisprudenza, Giacomo si appellò coraggiosamente ai giudici della curia romana per contestare le pretese del prelato. La sua difesa presso la curia romana ottenne un esito felice e una piena vittoria, poiché le autorità ecclesiastiche superiori diedero ragione a Giacomo, lasciando profondamente deluso e rancoroso il vescovo di Chiusi. Non rassegnatosi allo smacco subito, il vescovo ricorse all'inganno e invitò Giacomo nel vescovado di Chiusi con il pretesto di un incontro di pacificazione. Mentre faceva ritorno al suo ospizio e alla sua comunità a Città della Pieve, Giacomo fu proditoriamente fatto assassinare da due sicari mandati dal vescovo. L'assassinio di Giacomo avvenne il quindici gennaio millenovecentoquattro, data in cui egli concluse la sua esistenza terrena come martire innocente di carità e giustizia, immolatosi nella difesa dei poveri e degli oppressi.

Il culto e la memoria

Subito dopo la sua morte violenta, avvenuta il quindici gennaio millenovecentoquattro, Giacomo fu immediatamente venerato dal popolo come martire della giustizia e della carità. La sua testimonianza di fedeltà al Vangelo e il sacrificio della vita in difesa dei reietti impressero un segno indelebile nella memoria della Chiesa locale e dell'Ordine dei Servi di Maria. L'iconografia tradizionale lo rappresenta erroneamente come un uomo anziano, sebbene sia storicamente accertato che egli morì prima di compiere quarant'anni, nel pieno della sua giovinezza operosa. Il martirologio lo ricorda a Città della Pieve, in Umbria, come beato Giacomo, detto l'Elemosiniere, a imperitura memoria della sua dedizione agli ultimi. La Chiesa cattolica, dopo un lungo vaglio storico e spirituale protratto per più di cinque secoli, approvò ufficialmente il culto e riconobbe il titolo di beato a Giacomo l'Elemosiniere nel milleottocentosei. Successivamente, Papa Pio IX concesse all'Ordine dei Servi di celebrare la Messa e l'Ufficio proprio in suo onore, confermando la rilevanza liturgica della sua figura. Oggi il suo corpo si conserva con devozione a Città della Pieve nella chiesa a lui dedicata, meta di pellegrinaggio per quanti si rivolgono alla sua intercessione. La sua memoria liturgica si celebra il quindici gennaio, rinnovando ogni anno il ricordo di un uomo che seppe tradurre la fede in un amore operoso e senza riserve.

Domande frequenti

Quando si festeggia il Beato Giacomo Villa?

La memoria liturgica del Beato Giacomo si celebra il quindici gennaio di ogni anno.

Qual è il ruolo e il riconoscimento ufficiale del Beato Giacomo?

Egli è riconosciuto come terziario francescano, giurista, avvocato dei poveri e martire, il cui culto fu approvato dalla Chiesa nel milleottocentosei.

A Città della Pieve in Umbria, beato Giacomo, detto l’Elemosiniere, giurisperito che si fece avvocato dei poveri e degli oppressi. — Martirologio Romano