Beato Giovanni Battista Zola
Sacerdote gesuita, fondatore
Aggiornato il 22 luglio 2026
Le origini dell'evangelizzazione e i primi passi della fede
I Gesuiti, guidati dallo zelo di san Francesco Saverio, furono i primi a iniziare l'evangelizzazione del Giappone. San Francesco Saverio visse tra il 1506 e il 1552, gettando le fondamenta spirituali di una missione che si sviluppò con notevoli risultati nei decenni successivi al 1549. In quel periodo i Gesuiti erano l'unico Ordine religioso presente nel paese. Nel 1587 i cattolici giapponesi erano circa trecentomila, e il centro principale della comunità cattolica si trovava nella città di Nagasaki. Fino ad allora lo shogun Hideyoshi era stato condiscendente verso i cattolici, ma nel 1587 emanò un decreto di espulsione contro i Gesuiti per ragioni non chiarite. Il decreto fu in parte eseguito, ma la maggior parte dei Gesuiti rimase in Giappone attuando una prudente strategia di silenzio e continuando con cautela la propria opera.
Nel 1593 sbarcarono in Giappone alcuni Frati Francescani provenienti dalle Filippine. A differenza dei Gesuiti, i frati francescani iniziarono senza prudenza una predicazione pubblica, a cui si aggiunsero complicazioni politiche tra la Spagna e il Giappone. Queste tensioni e la predicazione pubblica provocarono la violenta reazione dello shogun Hideyoshi, il quale ordinò di imprigionare i francescani e alcuni neofiti giapponesi. I primi arresti avvennero il nove dicembre 1596, e i ventisei arrestati comprendevano tre gesuiti giapponesi. Essi subirono il martirio il cinque febbraio 1597, venendo crocifissi e trafitti nella zona di Nagasaki, un luogo che successivamente prese il nome di santa collina. I protomartiri furono proclamati santi da papa Pio IX nel 1862.
Dopo un periodo di tregua, la comunità cattolica continuò ad aumentare nonostante la persecuzione, favorita dall'arrivo di nuovi missionari appartenenti anche agli ordini dei domenicani e degli agostiniani. Tuttavia, nel 1614 la comunità cattolica subì una furiosa persecuzione decretata dallo shogun Ieyasu, chiamato dai cristiani Taifusama. Questa persecuzione si prolungò per alcuni decenni, distruggendo quasi completamente la comunità cristiana in Giappone e causando moltissimi martiri e numerose apostasie tra i fedeli atterriti. I motivi della persecuzione inclusero la gelosia dei bonzi buddisti, che minacciavano la vendetta dei loro dei, e il timore dei governanti per l'influsso di Spagna e Portogallo, ritenuti spie. La situazione fu ulteriormente alimentata dagli intrighi dei violenti calvinisti olandesi e dall'imprudenza di molti missionari spagnoli. Dal 1617 al 1632 la persecuzione toccò il picco più alto di vittime, con supplizi vari e raffinati secondo lo stile orientale che non risparmiarono i bambini. Le vittime appartenevano a ogni condizione sociale, dai missionari ai nobili, matrone, vergini, vecchi e sacerdoti giapponesi. La maggior parte dei martiri fu legata a un palo e bruciata a fuoco lento, tanto che la santa collina di Nagasaki rimase illuminata per sere e notti da torce umane, mentre altri furono decapitati o tagliati membro per membro.
La giovinezza e la vocazione missionaria di Giovanni Battista Zola
In questo contesto di fede eroica si inserisce la figura di Giovanni Battista Zola, nato a Brescia nel 1575. La Compagnia di Gesù, alla quale egli decise di votare la propria vita, era stata fondata da sant'Ignazio di Loyola tra il 1491 e il 1556. Il giovane Zola conobbe profondamente la spiritualità della Compagnia e, spinto da una forte inclinazione per l'attività missionaria, entrò tra i Gesuiti all'età di vent'anni. Per sua esplicita richiesta fu destinato alle missioni d'oltremare. La sua prima destinazione fu l'India nel 1602, dove rimase ad operare fino al 1606. In seguito fu destinato alla Corea, ma giunse infine in Giappone a causa di diverse circostanze provvidenziali.
Nel paese del Sol Levante, padre Zola si stabilì nella regione insulare del Tacacu, dove svolse il suo ministero apostolico per vent'anni nonostante la cagionevole salute. Egli fu descritto dai contemporanei come un apostolo infaticabile, caratterizzato da una soda virtù e da una soavissima carità. Dopo aver appreso ottimamente la lingua e i costumi locali, divenne molto caro e stimato dai giapponesi. Nonostante le difficoltà crescenti, riuscì a pubblicare piccole riviste cattoliche e scrisse un libro sulla devozione alla Madonna, verso cui nutriva un tenerissimo amore, adoperandosi molto per diffondere tale culto tra i cristiani.
Nel 1614 scoppiò la grande persecuzione che aumentò vertiginosamente le difficoltà, mettendo continuamente a repentaglio la vita dei missionari. Padre Zola seppe farsi prossimo ai sofferenti e poté recare in carcere conforto religioso al padre gesuita Pietro Paolo Navarra prima del suo martirio, avvenuto il primo novembre 1622. Il beato rimase profondamente edificato dalla fede di padre Pietro Paolo Navarra e dal suo ardente desiderio di dare la propria vita per il Regno di Cristo. In quella circostanza, ricevette da lui la profezia che sarebbe stato martire anche lui.
La prigionia e il martirio sul rogo a Nagasaki
Nel 1625 la persecuzione assunse toni ancora più violenti e sanguinari, dando inizio a una vera e propria caccia al cristiano finalizzata ad ucciderlo o a farlo apostatare. Il ventidue dicembre dello stesso anno, padre Giovanni Battista Zola fu finalmente arrestato insieme al suo catechista, il coreano Vincenzo Caun. Fu quindi detenuto nel carcere di Scimabara per più di sei mesi. Sopportò la dura prigionia, ulteriormente aggravata dalla malferma salute, ringraziando incessantemente Dio e rimanendo totalmente abbandonato alla Sua divina volontà. In uno scritto inviato al Padre Provinciale, egli affermò che i prigionieri stavano contenti ed allegri aspettando la loro ora, dispiaciuti unicamente di non avere gli arredi necessari per celebrare la Messa, né libri spirituali, né breviario, né corone del rosario.
Il diciassette giugno i prigionieri furono trasferiti da Scimabara a Nagasaki. Il venti giugno 1626, padre Zola fu arso vivo sulle colline di Nagasaki insieme ad altri otto martiri gesuiti. Il gruppo dei martiri comprendeva il portoghese Francesco Pacheco, lo spagnolo Baldassarre De Torres, l'italiano Giambattista Zola, il giapponese Pietro Rinscei, il coreano Vincenzo Caun, i giapponesi Giovanni Kinsaco, Paolo Xinsuki, Michele Tozò e il fratello coadiutore giapponese Gaspare Sadamatzu. La Chiesa riconobbe la validità del martirio per almeno duecentocinque vittime oltre ai primi ventisei santi del 1597. Tra questi beati figuravano trentatreesimi membri della Compagnia di Gesù, ventitré agostiniani e terziari agostiniani giapponesi, quarantacinque domenicani e terziari, ventotto francescani e terziari, oltre a fedeli giapponesi, intere famiglie e confratelli del Rosario.
Papa Pio IX, il sette luglio 1867, proclamò beate le duecentocinque vittime della persecuzione giapponese. Gli Ordini religiosi celebrano oggi questi beati in giorni separati o a gruppi, secondo le proprie tradizioni liturgiche. Il Martirologio ricorda a Nagasaki in Giappone i beati martiri Francesco Pacheco, sacerdote, e otto compagni della Compagnia di Gesù, condannati al rogo in odio alla fede.
La vita
La vita del Beato Giovanni Battista Zola si dipana tra l'Europa e l'Oriente, segnata da una scelta radicale di povertà e obbedienza. Dopo aver varcato la soglia della Compagnia di Gesù a Brescia, il giovane Giovanni Battista comprese che il suo campo di missione non si sarebbe limitato ai confini della patria. Tra il 1602 e il 1606, il suo apostolato ebbe inizio in India, terra che preparò il suo animo ad accogliere le sfide più ardue. Il cuore del suo servizio si compì tuttavia in Giappone, dove per vent'anni svolse un ministero incessante nella regione di Tacacu, vivendo a stretto contatto con la popolazione e condividendo le fatiche di una missione in terra straniera.
Gli anni del suo impegno furono segnati dalla crescente ostilità verso la fede cristiana, che non riuscì tuttavia a scalfire la sua determinazione. Il momento della prova suprema giunse nel mese di dicembre del 1625, quando fu arrestato presso Scimabara. Nonostante la prigionia, egli mantenne intatta la serenità di chi ha posto ogni speranza in Dio. Il 20 giugno 1626, a Nagasaki, Giovanni Battista Zola affrontò il martirio venendo arso vivo. La sua morte non fu la fine di un'opera, ma la conferma di un amore che supera ogni persecuzione. La Chiesa, riconoscendo la santità di questa testimonianza, lo ha solennemente elevato agli onori degli altari, proclamandolo Beato per mano di Papa Pio Nono nel 1867.
Il culto
Il culto del Beato Giovanni Battista Zola si inscrive nella memoria dei martiri della fede che hanno testimoniato il Vangelo fino all'estremo sacrificio. La sua figura è venerata in modo particolare dalla Compagnia di Gesù e dalle comunità che custodiscono la memoria delle missioni orientali del diciassettesimo secolo. La data del 20 giugno, giorno del suo transito verso la gloria celeste, costituisce il momento privilegiato di preghiera e di riflessione per quanti guardano alla sua vita come a un esempio di integrità e di coraggio apostolico.
La beatificazione avvenuta nel 1867 ha confermato la validità del suo cammino, offrendo ai fedeli di ogni tempo un modello di dedizione che non teme le avversità. La sobrietà della sua missione, vissuta nel silenzio di Tacacu e conclusa nel fuoco di Nagasaki, invita oggi i credenti a una fede autentica, capace di resistere alle prove e di fondarsi unicamente sulla roccia della parola di Dio. La celebrazione liturgica annuale rappresenta un richiamo costante alla vocazione missionaria della Chiesa, ricordando che il seme gettato con il martirio continua a produrre frutti di speranza per le generazioni future.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Giovanni Battista Zola?
La celebrazione liturgica del Beato Giovanni Battista Zola e dei suoi compagni martiri è fissata al venti giugno.
Di cosa è patrono il Beato Giovanni Battista Zola?
I dati biografici e storici forniti non menzionano specifici patronati assegnati al Beato Giovanni Battista Zola.
A Nagasaki in Giappone, beati martiri Francesco Pacheco, sacerdote, e otto compagni, della Compagnia di Gesù, condannati al rogo in odio alla fede. — Martirologio Romano