20 giugno
San Giovanni (Scalcione) da Matera
Abate
Aggiornato il 15 settembre 2026
La giovinezza e i primi passi nella fede
Le date biografiche tradizionali indicano la nascita a Matera nel 1070, o nel 1080, in seno a una ricca e nobile famiglia. Ancora giovanetto, animato da uno straordinario spirito di pietà, abbandonò la casa paterna per cercare una via di totale consacrazione a Dio. Quando lasciò i fasti della sua casa, scambiò i lussuosi abiti con quelli di un povero. Tale gesto di spogliarsi degli abiti lussuosi era già stato fatto nei secoli precedenti da iniziali eremiti e monaci, anticipando simbolicamente san Francesco. Il giovane si diresse a Taranto chiedendo ospitalità e lavoro ai monaci basiliani dell'Isola di Saint Pietro. Sull'Isola di Saint Pietro gli fu affidata la custodia delle pecore. Giovanni fu molto provato dal lavoro di pastore, affrontando privazioni e stenti quotidiani. Mentre stava per cedere alla fatica, sentì una voce interna che diceva Dio è con te, la quale lo rianimò profondamente. Alla vista di una barca, credette di vedere il volere di Dio e si fece trasportare in Calabria.
Il pellegrinaggio tra solitudini e persecuzioni
In Calabria il futuro abate condusse una vita di solitudine e mortificazione. Dalla Calabria passò in Sicilia, dove rimase due anni proseguendo la vita di penitente. Successivamente ritornò in Puglia a Ginosa, vicino a Taranto e Matera. A Ginosa continuò la sua consueta vita, ospitato dai parenti che si erano trasferiti per motivi politici. Ridotto quasi a uno scheletro, riuscì a non farsi riconoscere dai familiari. Prese a girare tra il popolo di vari paesi predicando ed esortando a una vita di preghiera. Attirò la benevolenza di molti e l'accodarsi di alcuni discepoli che desideravano seguirlo. Subì tuttavia delle calunnie per cui finì in prigione per ordine del conte Roberto di Chiaromonte. Fu liberato miracolosamente e dovette allontanarsi da tutti per evitare ulteriori tensioni. Continuò a predicare in altre zone e, giunto a Capua, sentì di nuovo la sua voce guida che gli ordinava di ritornare in Puglia.
L'incontro con san Guglielmo e la rinuncia al viaggio in Palestina
Sui monti dell'Irpinia, a Bagnoli, incontrò san Guglielmo da Vercelli che con alcuni discepoli conduceva vita eremitica. Si fermò con san Guglielmo e i suoi discepoli finché ebbe una visione che indicava per entrambi strade opposte ma sempre nell'Italia Meridionale. Giovanni operò in Puglia, mentre Guglielmo avrebbe fondato il monastero e santuario di Montevergine. In seguito Giovanni decise di andare in Palestina passando per Bari. Bari in quel periodo godeva di importante vivacità, essendovi da poco arrivate le reliquie di san Nicola nel 1087 ed essendo stato celebrato un concilio presieduto da papa Urbano secondo con eminenti vescovi. Nonostante la vivacità barese, vi era un proliferare di disordini morali e politici. Giovanni comprese che la sua Palestina era la Puglia e rinunciò al viaggio. Riprese le sue peregrinazioni, attirando ammirazione dal popolo ma anche molti nemici. Corse il pericolo di essere bruciato vivo a causa dei nemici che ostacolavano la sua opera di conversione. Visitò i suoi discepoli a Ginosa e proseguì per il Gargano.
La fondazione di Pulsano e l'espansione monastica
Il Gargano era già celebre per il santuario dell'Arcangelo Michele. Vicino al santuario, a Pulsano, si fermò in una valle solitaria insieme a sei discepoli. Iniziò una nuova comunità che in sei mesi raggiunse l'aggregazione di cinquanta monaci e acquistò gran fama. La Congregazione monastica detta degli Scalzi si ingrandì ricevendo lasciti e terreni da parte dei fedeli. Fu aperta un'altra casa presso la chiesa di san Giacomo a Foggia. Fu aperto un monastero a Meleda in Dalmazia, di fronte alle coste del Gargano. A reggere il monastero di Meleda fu inviato il monaco Giovanni Bono, morto in concetto di santità. Giovanni guadagnò la stima del re Ruggero secondo e del papa Innocenzo secondo. Nel Martirologio è ricordato nel monastero di San Giacomo di Foggia in Puglia come abate insigne per austerità e predicazione, fondatore della Congregazione di Pulsano di osservanza benedettina.
Il transito e la memoria delle reliquie
Giovanni morì dopo dieci anni di conduzione della comunità nel monastero di Foggia il 20 giugno 1139. Fu sepolto nel monastero di Foggia. Egli fu il precursore, insieme ad altri movimenti religiosi tra il decimo e l'undicesimo secolo, della vita penitenziale, povera ed associata che portò agli Ordini mendicanti. La Congregazione di Pulsano nel quindicesimo secolo era quasi estinta, ma restano i frutti di santità dei suoi monasteri. Il corpo di san Giovanni fu successivamente trasportato da Foggia a Pulsano. Nel 1830 le reliquie furono traslate nella cattedrale di Matera. Le sacre reliquie del Santo Abate fondatore di Santa Maria di Pulsano sono custodite nella Cattedrale di Matera in una artistica urna dal 1830. San Giovanni è compatrono di Matera, la cui festa si commemora il 23 giugno.
Il cammino di ascesi
Nato a Matera nel 1070, Giovanni sentì presto il richiamo a una vita interamente consacrata a Dio. Per seguire questa voce interiore, decise di abbandonare la propria famiglia e la sicurezza della casa paterna, ritirandosi inizialmente nei pressi di Taranto, dove visse umilmente come eremita e pastore. Questo primo isolamento fu l'inizio di un lungo pellegrinaggio dello spirito e del corpo, che lo condusse a ricercare la presenza del Creatore attraverso l'ascesi in diverse regioni d'Italia.
Il suo cammino lo portò a percorrere i sentieri della Calabria, della Sicilia e di varie località della Puglia, tra cui Ginosa e Bagnoli, in una costante ricerca di solitudine e di spogliazione interiore. Durante questo pellegrinare, Giovanni giunse in Irpinia, dove visse un momento di profonda comunione spirituale incontrando san Guglielmo da Vercelli. Con lui condivise per un periodo la durezza e la bellezza della vita eremitica, fortificandosi ulteriormente nella fede e nella disciplina monastica.
La maturità del suo disegno spirituale si compì con la fondazione della Congregazione monastica degli Scalzi presso l'abbazia di Pulsano, situata sul promontorio del Gargano. Qui, come abate, Giovanni seppe tradurre la sua lunga esperienza eremitica in una regola di vita comunitaria improntata alla povertà e alla preghiera. La sua laboriosa esistenza terrena si concluse nel 1139 all'interno del monastero di San Giacomo a Foggia, luogo da cui il suo spirito salì definitivamente al Padre.
Il culto e la memoria
La figura di san Giovanni da Matera rimane un faro di spiritualità per le terre che lo videro pellegrino e fondatore. Il suo legame con la città natale non si è mai affievolito: Giovanni è infatti venerato come patrono della città di Matera, che ne custodisce la memoria con filiale devozione. La sua testimonianza di totale affidamento alla Provvidenza continua a parlare ai fedeli di ogni epoca, invitando alla sobrietà e alla ricerca dell'essenziale.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Giovanni da Matera?
Il santo si commemora il 20 giugno, giorno della sua morte, e la sua festa liturgica si celebra il 23 giugno.
Di cosa è patrono San Giovanni da Matera?
San Giovanni è venerato come compatrono della città di Matera.
Nel monastero di San Giacomo di Foggia in Puglia, san Giovanni da Matera, abate, che, insigne per austerità di vita e per la predicazione al popolo, fondò sul Gargano la Congregazione di Pulsano di osservanza benedettina. — Martirologio Romano