7 ottobre
Beato Giovanni Giuseppe Castañón Fernández
Seminarista e martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
L'infanzia e la formazione cristiana
Juan José Castañón Fernández nacque a Moreda, nelle Asturie, il 6 agosto 1916. Suo padre si chiamava José Castañón ed era un minatore, mentre sua madre si chiamava Manuela Fernández Díaz. Fu battezzato il giorno dopo la nascita nella chiesa parrocchiale di San Martino. Sin da bambino mostrò una carità al di sopra del normale e un'attenzione verso i più poveri, nonostante la sua famiglia non fosse ricca. La vita caritativa della sua parrocchia, ispirata a san Martino di Tours, ebbe un notevole influsso sulla sua sensibilità verso i bisognosi. Rimase orfano di madre in età piccolissima. Suo padre si risposò per dare una madre a lui e ai suoi quattro fratelli. La seconda moglie diede alla luce un altro figlio prima di morire. Il padre contrasse un terzo matrimonio da cui non nacquero figli. Juanjo, come veniva soprannominato in famiglia, era abituato a pregare con i suoi cari. Spesso celebrava la Messa per gioco, talvolta insieme ai suoi cugini del vicino paese di Mieres. Gli altri bambini del circondario si avvicinavano incuriositi dal sentirlo pregare in latino e tenere piccole prediche sulla vita eterna. Nei primi anni di vita era grassoccio e di statura bassa, dimostrando meno anni di quanti ne avesse. Frequentò le classi elementari nella sua città natale. Continuò gli studi nel collegio dei Fratelli delle Scuole Cristiane a Caborana. Era un bravo studente, serio, intelligente e con ottimi voti.
Gli anni in Seminario
Don Custodio Álvarez Muñiz, coadiutore della sua parrocchia, gli suggerì di entrare in Seminario e gli prospettò la possibilità di una borsa di studio. Don Tomás Suero Covielles, reggente della parrocchia, fu per lui un grande esempio. Nel 1928 Juan José entrò nel Seminario Minore della diocesi di Oviedo, situato nel convento di Santa Maria di Valdediós. Ottenne ogni anno una borsa di studio e la parrocchia versava la quota mancante quando la somma non bastava. Aveva un carattere gioioso e semplice, che lo rendeva molto popolare tra i compagni. Spiccava per la devozione alla Vergine Maria e per un profondo anelito alla vita pastorale. Era disponibile ad aiutare in caso di bisogno, facendosi ben volere. Un giorno alcuni operai lo videro passare per strada con la veste talare e si presero gioco di lui. Rispose agli operai che avrebbe continuato a studiare da prete anche per loro. Era molto portato per le materie di studio, specialmente per la Filosofia dopo il passaggio al Seminario Maggiore. Nel tempo libero giocava a pallone e risolveva cruciverba con abilità e rapidità. Durante le vacanze aiutava i genitori a tagliare l'erba per il fienile e a sfamare il bestiame. Crescendo e a causa del vitto del Seminario divenne più magro, rimanendo il più piccolo di statura della sua classe. Accettava con gioia di rivestire ruoli da bambino nelle recite in Seminario a Natale e in altre occasioni. Lasciava che gli venissero attribuiti nomignoli come Juanjín, Castañín, Castañina e Sapina.
I giorni della rivoluzione e la fuga
Il 5 ottobre 1934 iniziarono gli scontri armati tra i minatori e la forza pubblica, segnando l'inizio della rivoluzione delle Asturie. Don Tomás fu ricercato dai rivoltosi, catturato e piccato a morte nei pressi di Moreda. Il giorno stesso iniziarono i tumulti a Oviedo, mentre le lezioni nel Seminario proseguivano normalmente. All'alba del 6 ottobre, dopo una notte di scontri, le armi tacquero per qualche ora. Il convento di San Domenico, sede del Seminario Maggiore, e il Palazzo Vescovile di Oviedo furono assaltati. I seminaristi fuggirono e si dispersero in varie direzioni. Juan José e altri sette compagni trovarono rifugio prima in una stalla e poi nella cantina di uno stabile sfitto. Con loro si trovava un sacerdote domenicano, padre Esteban Sánchez. Trascorsero la notte seguente insonni, pregando e interrogandosi sulla loro sorte. Padre Sánchez li confortò, li benedisse e impartì loro l'assoluzione. Fecero il voto di recarsi al santuario della Madonna di Covadonga se fossero usciti sani e salvi. Molti di loro avevano indossato abiti secolari per ragioni di sicurezza. Quelli che avevano ricevuto gli Ordini Minori portavano il segno della tonsura.
Il martirio e la testimonianza suprema
Il 7 ottobre Gonzalo Zurro Fanjul, uno dei giovani, uscì per verificare la normalità della situazione e cercare cibo per sé e per i compagni. Gonzalo Zurro Fanjul scavalcò un muro e attraversò una stradina e una terrazza. Mentre controllava la situazione, Gonzalo fu sorpreso da uomini armati. Gli uomini armati ordinarono ai fuggiaschi di uscire. I fuggiaschi uscirono in sette, esclusi il seminarista Juan Alonso Pérez del primo anno di Teologia e il religioso domenicano. Gli armati fecero attraversare ai sette alcune strade tra gli insulti dei passanti. I sette furono schierati contro un portone nell'odierna calle Padre Suárez, tra il civico 23 e il 25. José González García fu l'unico dei sette a essere ferito gravemente. José González García fu risparmiato dal colpo di grazia grazie a una donna che accorse urlando di non sparargli perché non aveva la tonsura. Juan José fu fucilato per ultimo. Juan José aveva diciott'anni ed era al terzo anno di filosofia ed era il più giovane dei sei seminaristi uccisi. Due anni dopo, nel 1936, lo zio don Baltasar Rodríguez Fernández, parroco di Santa Maria del Naranco, fu assassinato nello stesso modo.
La memoria, la causa di beatificazione e il culto
I resti mortali furono riesumati il 28 ottobre 1934 dalla fossa comune del cimitero del Salvatore per ricevere una sepoltura più degna. Dal 19 marzo 2013 i resti riposano nella Cappella Maggiore dell'attuale sede del Seminario di Oviedo. La fama di santità del gruppo è perdurata negli anni, nonostante un periodo di oblio. È stata avviata la causa di beatificazione e canonizzazione per l'accertamento del martirio in odio alla fede. Ai sei giovani assassinati nel 1934 furono aggiunti altri tre allievi del Seminario di Oviedo uccisi durante la guerra civile. Luis Prado Garcia, alunno del secondo anno di Filosofia, fu ucciso il 4 settembre 1936. Sixto Alonso Hevia, alunno del terzo anno di Filosofia, fu ucciso il 27 maggio 1937. Manuel Olay Colunga, suddiacono, fu ucciso il 22 settembre 1937. I resti di Luis Prado Garcia e Sixto Alonso Hevia furono traslati nella Cappella Maggiore del Seminario nel 2013. I resti di Manuel Olay Colunga non sono mai stati trovati. Il nulla osta per l'avvio della causa, denominata Ángel Cuartas Cristóbal e otto compagni, risale al 12 maggio 1993. Il processo diocesano si è svolto a Oviedo, concludendosi il 29 novembre 1997, ed è stato convalidato il 24 febbraio 2012. Nel 2014 fratel Rodolfo Cosimo Meoli, Postulatore Generale dei Fratelli delle Scuole Cristiane, fu incaricato della fase romana della causa. La Positio super martyrio è stata completata e consegnata nel 2016. Il 21 giugno 2018 il Congresso dei Teologi della Congregazione delle Cause dei Santi si è espresso all'unanimità a favore del martirio dei nove seminaristi. Il 7 novembre 2018 papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto che dichiara martiri Juan José Castañón Fernández e compagni, ricevendo il cardinale Giovanni Angelo Becciu. La beatificazione si è svolta il 9 marzo 2019 nella cattedrale del Santo Salvatore a Oviedo. Il rito di beatificazione è stato presieduto dal cardinale Becciu come inviato del Santo Padre. La memoria liturgica è stata fissata al 6 novembre, giorno in cui le diocesi spagnole ricordano i Martiri del XX secolo. Juan José Castañón Fernández è nato a Moreda, in Spagna, il 6 agosto 1916 ed è morto a Oviedo il 7 ottobre 1934.
Il cammino verso il dono
Giovanni Giuseppe Castañón Fernández vide la luce a Moreda, nelle Asturie, nel corso dell'anno mille novecento sedici. Sin dalla giovinezza, il suo animo fu orientato verso il servizio di Dio, una vocazione che egli accolse con serena determinazione. Il suo percorso di formazione ebbe inizio nell'anno mille novecento ventotto, quando fece il suo ingresso nel Seminario Minore di Oviedo. Quella scelta segnò l'inizio di un cammino di crescita spirituale e intellettuale che lo portò, successivamente, a frequentare il Seminario Maggiore della città, dove si dedicò con impegno profondo allo studio della Filosofia.
Gli anni trascorsi tra Moreda, Caborana e Oviedo furono per lui tempo di preghiera e di preparazione interiore. Tuttavia, il contesto storico in cui si trovò a vivere era profondamente segnato da tensioni che presto avrebbero travolto la sua quotidianità. Durante la rivoluzione delle Asturie, nell'ottobre del mille novecento trentaquattro, il giovane seminarista venne catturato dai rivoluzionari. Nonostante la giovinezza e la mitezza del suo carattere, egli non rinnegò la propria appartenenza a Cristo e la propria chiamata. Il sette ottobre del mille novecento trentaquattro, a Oviedo, fu fucilato, coronando così il suo breve ma intenso pellegrinaggio terreno con il martirio. La sua morte non è stata la fine di una speranza, ma il compimento di una dedizione che ha trovato, decenni dopo, il pieno riconoscimento della Chiesa universale.
Il riconoscimento del martirio
La figura del Beato Giovanni Giuseppe Castañón Fernández è stata solennemente elevata agli onori degli altari da Papa Francesco il nove marzo del mille novecento diciannove. Questo atto di beatificazione ha confermato la santità del suo sacrificio, ponendolo come esempio per i credenti di ogni tempo. La sua testimonianza di martire, offerta in un periodo di grande smarrimento per la nazione spagnola, continua a interpellare la coscienza dei fedeli, ricordando che la fedeltà a Dio non conosce compromessi.
La memoria liturgica del Beato è fissata al giorno sette ottobre, data del suo transito al cielo. Tuttavia, nel calendario della Chiesa, egli viene ricordato anche il sei novembre, insieme ai Martiri del ventesimo secolo, in una celebrazione comunitaria che abbraccia coloro che hanno reso testimonianza suprema al Vangelo in quel tormentato periodo storico. Il culto verso di lui invita la comunità cristiana a perseverare nella preghiera e nella testimonianza gioiosa, consapevoli che il martirio rimane il sigillo più alto di una vita spesa per amore del Signore e dei fratelli.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Juan José Castañón Fernández?
La sua memoria liturgica si celebra il 6 novembre, giorno in cui le diocesi spagnole ricordano i Martiri del XX secolo, mentre la sua nascita al cielo è avvenuta il 7 ottobre.