Beato Giuseppe Maria Fernández Martínez

Seminarista e martire

Aggiornato il 22 luglio 2026

La giovinezza e la formazione in seminario

José María Fernández Martínez nacque il 9 maggio 1915 nel piccolo centro di Muñón Cimero, situato presso Pola de Lena, nella comunità autonoma delle Asturie, all'interno del ventesimo secolo. La sua infanzia fu segnata dal dolore per la precoce perdita della madre, un vuoto che tuttavia non spense la serenità del suo spirito. Suo padre era il sacrestano della chiesa del paese, una carica ecclesiale che era stata ereditata direttamente dal padre di suo padre, radicando la famiglia in una profonda tradizione di servizio alla comunità parrocchiale. Il giovane compì i suoi primi studi come allievo del collegio dei Fratelli Maristi a Pola de Lena, dove ricevette una solida educazione umana e cristiana. Nel 1927, rispondeva alla chiamata del Signore ed entrava nel Seminario Minore della diocesi di Oviedo, la cui sede era stabilita nell'antico monastero di Santa Maria di Valdediós. All'interno della comunità del seminario, José Maria si fece apprezzare dai compagni e dagli amici per il suo carattere genuinamente gioioso. Era un ragazzo pacifico che non partecipava mai a litigi o a dispute che potessero anche minimamente ledere la carità fraterna. Oltre agli impegni di studio e di preghiera, svolgeva con diligenza l'incarico del guardaroba ed era un buon giocatore dello sport popolare del frontón.

Il clima di tensione e l'inizio della rivoluzione

Il giovane seminarista era pienamente consapevole che in Spagna si stavano pericolosamente avvicinando tempi difficili per la Chiesa e per i suoi ministri. Aveva confidato ai familiari che, quando i seminaristi uscivano a prendere aria sulla terrazza dell'istituto, spesso venivano fatti oggetto di insulti e bersagliati con il lancio di pietre da parte dei contestatori. Nonostante questo clima di crescente ostilità, la vita della comunità continuava nella preghiera e nello studio. José Maria aveva appena iniziato il primo anno di Teologia quando scoppiarono improvvisi scontri a fuoco tra i minatori e la forza pubblica, precisamente il 5 ottobre 1934. Tale drammatico evento segnò l'inizio ufficiale della rivoluzione delle Asturie, un periodo di acuta violenza che sconvolse la regione. All'interno delle mura del Seminario, tuttavia, le lezioni proseguirono come al solito, nel tentativo di mantenere la normalità nonostante i tumulti che sccuotevano le strade della città. All'alba del 6 ottobre, dopo una notte intera di combattimenti e spari, le armi sembrarono finalmente tacere, offrendo una fragile tregua.

La persecuzione, la cattura e il martirio

La tregua durò poche ore, poiché l'assedio riprese con l'assalto violento al convento di San Domenico, che fungeva da sede del Seminario Maggiore, e al vicino Palazzo Vescovile di Oviedo. A seguito di tali assalti, i seminaristi furono costretti alla fuga, disperdendosi in varie direzioni per cercare scampo dalla furia dei rivoluzionari. Mariano e altri sette compagni trovarono un primo rifugio all'interno di una stalla, per poi spostarsi nella cantina di uno stabile sfitto allo scopo di passare inosservati. Con loro nel rifugio si trovava anche un sacerdote domenicano, padre Esteban Sánchez, il quale condivise le ore drammatiche del nascondiglio. Trassero conforto reciproco trascorrendo la notte seguente completamente insonni, alternando momenti di preghiera a interrogativi angosciati sulla loro sorte futura. Padre Sánchez li confortò pastoralmente, li benedisse e diede loro l'assoluzione sacramentale in vista di ogni evenienza. In quel frangente di estremo pericolo, i giovani fecero il voto solenne di recarsi tutti in pellegrinaggio al santuario della Madonna di Covadonga se fossero usciti sani e salvi da quella prova. Per ragioni di sicurezza e di mimetizzazione, molti di loro avevano indossato abiti secolari, sebbene quanti avevano già ricevuto gli Ordini Minori portassero ancora la tonsura visibile come segno indelebile del loro stato clericale. Il 7 ottobre Gonzalo Zurro Fanjul prese l'iniziativa di uscire dal nascondiglio per verificare l'effettivo ritorno alla normalità e cercare un po' di cibo per i compagni affamati. Gonzalo scavalcò un muro, attraversò una stradina e una terrazza, ma mentre controllava la via per decidere se proseguire fu sorpreso da alcuni uomini armati. Gli armati imposero immediatamente l'ordine di uscire a tutti i fuggiaschi che si celavano nel nascondiglio. Uscirono in sette, ad eccezione del seminarista Juan Alonso Pérez e del religioso domenicano che rimasero momentaneamente separati. Gli armati fecero attraversare ai giovani alcune strade della città tra gli insulti e le urla di scherno dei passanti ostili. Arrivati in calle Padre Suárez, esattamente tra il civico 23 e il 25, i seminaristi furono schierati contro un portone e barbaramente fucilati. José González García fu gravemente ferito ma miracolosamente risparmiato dal colpo di grazia grazie all'intervento provvidenziale di una donna che urlò agli assassini che egli non aveva la tonsura. Tra coloro che persero la vita vi fu il Beato Giuseppe Maria Fernández Martínez, il quale suggellò la sua fedeltà a Cristo con l'effusione del sangue all'età di soli diciannovesimi anni.

La riscoperta delle spoglie e la causa di beatificazione

I resti mortali dei sei seminaristi uccisi furono successivamente riesumati il 28 ottobre 1934 dalla fossa comune del cimitero del Salvatore, dove erano stati frettolosamente inumati. Dal 19 marzo 2013 essi riposano degnamente nella Cappella Maggiore dell'attuale sede del Seminario di Oviedo, custoditi dalla preghiera della comunità diocesana. La loro fama di santità è perdurata saldamente negli anni nonostante un iniziale periodo di oblio dovuto alle vicende storiche della nazione spagnola. Nel corso del tempo fu così avviata la causa di beatificazione e canonizzazione per l'accertamento formale del loro martirio subito in odio alla fede cattolica. Alla figura di José Maria e dei suoi compagni furono associati altri tre allievi del Seminario di Oviedo uccisi durante la successiva guerra civile: Luis Prado Garcia, alunno del secondo anno di Filosofia ucciso il 4 settembre 1936; Sixto Alonso Hevia, studente di terzo anno di Filosofia ucciso il 27 maggio 1937; e Manuel Olay Colunga, suddiacono ucciso il 22 settembre 1937. I resti di Luis Prado Garcia e Sixto Alonso Hevia furono anch'essi traslati nella Cappella Maggiore del Seminario nel 2013, mentre i resti mortali di Manuel Olay Colunga non sono purtroppo mai stati ritrovati. Il nulla osta ufficiale per l'avvio della causa di canonizzazione, intitolata complessivamente ad "Ángel Cuartas Cristóbal e otto compagni", risale al 12 maggio 1993. Il meticoloso processo diocesano celebrato a Oviedo si concluse il 29 novembre 1997 e ottenne la convalida giuridica il 24 febbraio 2012. Nel 2014 fratel Rodolfo Cosimo Meoli fu incaricato di seguire la complessa fase romana della causa in qualità di Postulatore Generale. La dettagliata Positio super martyrio fu infine completata e consegnata agli organi competenti nel 2016. Il 21 giugno 2018 il Congresso dei Teologi della Congregazione delle Cause dei Santi si espresse all'unanimità a favore del riconoscimento del martirio dei nove seminaristi. Pochi mesi dopo, il 7 novembre 2018, Papa Francesco autorizzò formalmente la promulgazione del decreto che dichiarava ufficialmente martiri José María Fernández Martínez e i suoi compagni, ricevendo in udienza il cardinale Giovanni Angelo Becciu. La solenne beatificazione si è svolta il 9 marzo 2019 nella cattedrale del Santo Salvatore a Oviedo, presieduta dallo stesso cardinale Becciu in qualità di inviato speciale del Santo Padre.

Domande frequenti

Quando si festeggia il Beato Giuseppe Maria Fernández Martínez?

La sua memoria liturgica si celebra il 6 novembre, giorno in cui tutte le diocesi spagnole ricordano congiuntamente i loro martiri del ventesimo secolo, sebbene il suo transito sia avvenuto il 7 ottobre 1934.