7 ottobre
Beato Gonsalvo Zurro Fanjul
Seminarista e martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
Origini e formazione
Gonzalo Zurro Fanjul nacque ad Avilés, nella comunità autonoma delle Asturie, il 22 ottobre 1912. Era il primogenito di Luis Zurro Fernández, minatore, e di Mercedes Fanjul Ania. Fu battezzato nella chiesa del suo paese, dedicata a san Tommaso Becket, e ricevette i nomi di César Gonzalo. Trascorse alcuni anni ad Avilés e poi si trasferì a Figaredo per il lavoro del padre. Compì gli studi elementari nelle scuole nazionali di Turón e di Santullano, presso Mieres. Sua sorella Cecilia lo descrisse come un bambino molto buono, docile, rossiccio, con gli occhi azzurri, pallido e abbastanza alto.
Mostrando segni di vocazione, a nove anni entrò nel Seminario dei Padri Scolopi a Villacarriedo, in Cantabria. Rimase nel seminario dei Padri Scolopi per un biennio. I superiori gli suggerirono di diventare sacerdote diocesano a causa della salute fragile dei suoi genitori. Nel 1923 tornò nelle Asturie e fu ammesso nel Seminario Minore della diocesi di Oviedo. Il Seminario Minore aveva sede nel monastero di Santa Maria di Valdediós. In questo luogo frequentò gli anni di Latino e di Umanità, corrispondenti al ginnasio e al liceo. Fu mantenuto agli studi da una benefattore di nome doña Guadalupe de Figaredo, figlia di impresari minerari.
Gli anni in seminario tra arte e missione
Cominciò a mostrare doti per la composizione musicale, mettendo in musica testi scritti da lui stesso. Dopo quattro anni passò al Seminario Maggiore, situato nel convento di San Domenico a Oviedo. Partecipava con successo alle partite disputate nell'antico chiostro del monastero o nella piazza di fronte alla chiesa di San Domenico. Unì all'interesse per la musica anche quello per il teatro. Nel marzo 1934, per la festa di san Tommaso d'Aquino, fu messo in scena un suo testo intitolato Il traditore Bellido Dolfus. L'opera teatrale era ispirata a un episodio leggendario della storia spagnola ed è stata rappresentata di fronte a compagni e professori.
Era uno studente bravo, specialmente in Storia. Sapeva ripetere le lezioni nonostante a volte sembrasse distratto in cappella o in classe. Le sue distrazioni erano dovute alla meditazione o al pensiero su come sfogare la sua creatività artistica. Era molto appassionato alle missioni, leggeva testi e pubblicazioni e promuoveva le campagne della Chiesa, venendo nominato responsabile del Gruppo Missionario del Seminario. Amava molto la Madonna, invocandola in particolare come Vergine della Medaglia Miracolosa. Alcuni compagni testimoniarono che la devozione alla Medaglia Miracolosa era dovuta a una grazia importante ottenuta dopo averla chiesta. Sentiva fortemente la necessità della presenza ecclesiale in un ambiente minerario in cui penetrava l'ideologia marxista. Cercava di tenersi aggiornato sulla dottrina sociale della Chiesa considerandola indispensabile per la realtà di casa sua e del circondario.
I tumulti e la rivoluzione delle Asturie
In Spagna si avvicinavano tempi difficili, specialmente per i cattolici. Durante una vacanza a casa, decise di accompagnare il sacerdote del posto a celebrare un funerale. Nello stesso giorno il politico José María Gil Robles era di passaggio in paese e gli animi dei minatori erano agitati. Poco dopo essere uscito, Gonzalo tornò a casa malconcio e con gli abiti in disordine. Al sacerdote che accompagnava era stato rubato solo il cappello. Aveva preso un brutto spavento ma minimizzò l'accaduto perché conosceva alcuni aggressori e li riteneva brave persone.
Il 5 ottobre 1934, mentre era al secondo anno di Teologia, scoppiarono scontri a fuoco tra minatori e forza pubblica, segnando l'inizio della rivoluzione delle Asturie. All'interno del Seminario le lezioni proseguirono come al solito sebbene si percepissero gli echi dei disordini. All'alba del 6 ottobre, dopo una notte di scontri, le armi parvero tacere. Dopo qualche ora furono assaltati il convento di San Domenico e il Palazzo Vescovile di Oviedo. I seminaristi scapparono disperdendosi in varie direzioni.
Il rifugio e l'arresto
Gonzalo e altri sette compagni trovarono rifugio prima in una stalla e poi nella cantina di uno stabile sfitto. Con loro c'era un sacerdote domenicano di nome padre Esteban Sánchez. Trascorsero la notte seguente insonni, pregando e domandandosi quale sarebbe stata la loro sorte. Padre Sánchez li confortò, li benedisse e diede loro l'assoluzione. Fecero il voto di recarsi tutti al santuario della Madonna di Covadonga se fossero usciti sani e salvi. Molti di loro, per ragioni di sicurezza, avevano indossato abiti secolari. Quelli che avevano già ricevuto gli Ordini Minori portavano il segno della tonsura.
Il 7 ottobre Gonzalo uscì per accertarsi che la situazione fosse tornata normale e per cercare cibo per sé e per i compagni. Gonzalo scavalcò un muro e attraversò una stradina e una terrazza. Mentre controllava se poteva proseguire, Gonzalo fu sorpreso da alcuni uomini armati. Gli armati ordinarono ai fuggiaschi di uscire. Dall'nascondiglio vennero fuori sette persone, escluso il seminarista Juan Alonso Pérez del primo anno di Teologia e il religioso domenicano. Gli armati fecero attraversare ai catturati alcune strade tra gli insulti dei passanti. I prigionieri furono giunti in quella che oggi è calle Padre Suárez, tra il civico 23 e il 25.
Il martirio
I sette furono schierati contro un portone. Intuendo la sua imminente uccisione, Gonzalo gridò Viva Cristo Re e Viva la Spagna cattolica, come d'accordo con i compagni. Gonzalo fu il primo a cadere tra tutti. A Gonzalo mancavano pochi giorni per compiere ventidue anni. Solo uno dei sette, José González García, fu ferito gravemente ma risparmiato al momento del colpo di grazia. Una donna accorse e chiese di non sparare a José González García perché non aveva la tonsura. I genitori di Gonzalo morirono nel giro di poco tempo non retti alla notizia.
La traslazione delle spoglie e la causa di beatificazione
I resti di Gonzalo furono inizialmente sepolti in una fossa comune. Tre settimane dopo la sepoltura, i resti di Gonzalo furono disseppelliti, riconosciuti e collocati nel cimitero del suo paese. Nel 1942 i resti di Gonzalo furono riesumati e collocati in una nicchia dell'ossario. La fama di santità dei sei seminaristi morti nel 1934 è perdurata negli anni, nonostante un periodo di oblio. Fu avviata la causa di beatificazione e canonizzazione dei seminaristi per l'accertamento del martirio in odio alla fede. Ai sei giovani assassinati nel 1934 furono aggiunti altri tre allievi del Seminario di Oviedo uccisi durante la guerra civile.
Luis Prado Garcia, alunno del secondo anno di Filosofia, fu ucciso il 4 settembre 1936. Sixto Alonso Hevia, di III Filosofia, fu ucciso il 27 maggio 1937. Manuel Olay Colunga, suddiacono, fu ucciso il 22 settembre 1937. Il nulla osta per l'avvio della causa denominata Ángel Cuartas Cristóbal e otto compagni risale al 12 maggio 1993. Il processo diocesano si svolse a Oviedo e si concluse il 29 novembre 1997. Il processo diocesano fu convalidato il 24 febbraio 2012.
Nel 2014 fratel Rodolfo Cosimo Meoli fu incaricato di seguire la fase romana della causa come Postulatore Generale dei Fratelli delle Scuole Cristiane. La Positio super martyrio fu completata e consegnata nel 2016. Il 21 giugno 2018 si svolse il Congresso dei Teologi della Congregazione delle Cause dei Santi. I membri del Congresso dei Teologi si espressero all'unanimità a favore del martirio dei nove seminaristi. Il 7 novembre 2018 papa Francesco autorizzò la promulgazione del decreto che dichiarava martiri Gonzalo Zurro Fanjul e compagni. Papa Francesco autorizzò il decreto ricevendo in udienza il cardinal Giovanni Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.
Il 19 marzo 2013 i resti di Gonzalo e quelli recuperati dei compagni furono collocati definitivamente nella Cappella Maggiore del Seminario di Oviedo. I resti dei compagni furono traslati nella Cappella Maggiore del Seminario nel 2013, ad eccezione di quelli di Manuel Olay Colunga che non furono mai trovati. La beatificazione si svolse il 9 marzo 2019 nella cattedrale del Santo Salvatore a Oviedo. Il rito di beatificazione fu presieduto dal cardinal Becciu come inviato del Santo Padre.
Il cammino di fede
Il cammino spirituale di Gonsalvo Zurro Fanjul ha avuto il suo inizio nel 1923, quando, ancora fanciullo, entrò nel Seminario Minore di Oviedo. Quell'ambiente di studio e di preghiera ha plasmato il suo spirito, orientandolo verso una maturazione cristiana che non si è limitata all'osservanza del dovere, ma si è aperta a un dinamismo missionario profondo. Durante gli anni della sua permanenza nei luoghi di formazione, tra cui Figaredo e Villacarriedo, egli ha manifestato una particolare dedizione verso le necessità della Chiesa, assumendo l'incarico di responsabile del Gruppo Missionario del Seminario. Tale servizio rivela la qualità del suo animo, attento a dilatare lo sguardo ben oltre i confini del proprio vissuto quotidiano per abbracciare l'orizzonte universale dell'annuncio evangelico.
La serenità di questo percorso di crescita è stata bruscamente interrotta dagli eventi drammatici della rivoluzione delle Asturie. Mentre si trovava a Oviedo, il giovane seminarista fu sorpreso dagli insorti in un clima di crescente ostilità. Nonostante la gravità della situazione e l'imminenza del pericolo, Gonsalvo non ha rinnegato la propria appartenenza, affrontando la prova con una fortezza interiore che stupisce ancora oggi. Il sette ottobre 1934, nel momento supremo della fucilazione, le sue labbra hanno pronunciato con chiarezza e vigore le parole Viva Cristo Re. Questo grido finale non è stato un atto di sfida, ma la suprema professione di fede di chi, avendo donato tutto il proprio tempo al Signore, si preparava a riceverne la corona eterna. La Chiesa, riconoscendo la veridicità di tale sacrificio, ha solennemente elevato il suo nome agli onori degli altari nel 2019, confermando la santità di una vita spesa interamente per amore di Dio.
La memoria liturgica
Il culto del Beato Gonsalvo Zurro Fanjul si inserisce all'interno della più ampia venerazione rivolta ai martiri del ventesimo secolo in Spagna. La sua beatificazione, celebrata il nove marzo 2019, ha sancito ufficialmente il valore esemplare del suo sacrificio, offrendo ai fedeli un modello di perseveranza nel bene. La memoria liturgica di questo giovane martire è fissata al sei novembre, data in cui la Chiesa unisce il ricordo di Gonsalvo a quello dei numerosi testimoni della fede che hanno versato il sangue nello stesso contesto storico. Tale ricorrenza invita la comunità dei credenti a elevare lo sguardo verso la comunione dei santi, dove ogni sofferenza patita in nome di Cristo trova il suo compimento nella gloria della risurrezione, incoraggiando i fedeli a vivere con coraggio la propria testimonianza quotidiana.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Gonsalvo Zurro Fanjul?
La sua memoria liturgica si celebra il 6 novembre, giorno dedicato ai Martiri del ventesimo secolo in Spagna.