5 novembre
Beato Gregorio Lakota
Vescovo e martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
La giovinezza e la formazione
Il vescovo Grigorij nasce il trentauno gennaio 1883 nel villaggio di Golodivka, situato nella provincia di Leopoli. Durante i primi anni di studio, Grigorij frequenta la scuola elementare nella città di Komarno. Successivamente, prosegue la propria formazione studiando presso il seminario di Leopoli, dove matura la sua vocazione al sacerdozio. Nel 1909 viene ordinato sacerdote nella città di Peremyšl'. Subito dopo l'ordinazione, a Peremyšl' assume l'incarico di segretario del vescovo locale Konstantin Čechovič, collaborando strettamente con il governo della diocesi. Dal 1910 al 1913 compie gli studi a Vienna, dove consegue il titolo di dottore in teologia, approfondendo la sua preparazione culturale e spirituale per il futuro servizio ecclesiale.
Il ministero e l'episcopato
Rientrato dagli studi, dal 1914 insegna storia della Chiesa e diritto canonico nel seminario diocesano di Peremyšl'. Le sue doti umane e intellettuali lo portano, il sedici gennaio 1918, a essere nominato rettore del seminario diocesano di Peremyšl'. Negli anni successivi la Chiesa riconosce ulteriormente il suo valore e, nel 1924, viene nominato vicario generale della diocesi. Il sedici maggio 1924 viene consacrato vescovo e nominato ausiliare della diocesi di Peremyšl'. Contemporaneamente alla nomina episcopale, conserva i ruoli di vicario generale e presidente del tribunale diocesano, svolgendoli con grande dedizione. Nel 1939 viene inviato dal vescovo ordinario nella città di Jaroslav, in quel momento occupata dall'esercito tedesco. In seguito a questo spostamento, l'intera sezione occidentale della diocesi, fino a Cracovia, passa sotto la sua direzione. Nel 1941 il vescovo Grigorij fa ritorno a Peremyšl'. In quel periodo storico si intensifica la pressione sulla popolazione ucraina delle zone di confine per spingerla a espatriare verso Est.
Gli arresti e la deportazione
Il ventuno settembre 1945 le autorità polacche arrestano il vescovo ordinario Iosif Kocilovskij, il vescovo ausiliare Grigorij Lakota e il lettore Vasilij Grinik. I tre arrestati vengono sottoposti a tentativi di persuasione affinché si trasferiscano in Unione Sovietica. Dopo due mesi di prigionia, i tre vengono presi in consegna dal ministero degli affari interni sovietico. L'NKVD fa varcare loro il confine in data sedici gennaio 1946. Il ventiquattro gennaio 1946 i due vescovi vengono rimessi in libertà e viene loro consentito di ritornare nella propria diocesi. Il secondo arresto del vescovo Grigorij avviene il ventisei giugno 1946, subito dopo la celebrazione della Liturgia nella chiesa cattedrale. Le truppe polacche, supportate da ufficiali sovietici, circondano la cattedrale e il capo dell'amministrazione cittadina invita il clero ucraino a trasferirsi volontariamente in Unione Sovietica. L'intero clero rifiuta unanimemente la proposta di trasferimento. Viene concesso un giorno di tempo per ripensarci, ma il giorno successivo tutto il clero viene condotto alla stazione ferroviaria e deportato. Una volta entrato nel territorio sovietico, il vescovo Grigorij viene condannato senza processo a dieci anni di lager. La pena deve essere scontata nei campi di lavoro di Vorkuta, situati nel Nord della Russia, nella Repubblica dei Komi.
La testimonianza nel lager
All'interno del lager il vescovo si distingue per una profonda umanità e umiltà. Cerca di caricarsi dei lavori più gravosi per alleviare le fatiche degli altri detenuti. Padre Pietro Leoni, un gesuita italiano che trascorre dieci anni nei lager siberiani, menziona il vescovo nelle sue memorie. Nelle memorie di padre Leoni si afferma che nel lager vi erano persone assimilabili ad angeli e cherubini in terra, e che il vescovo confessore della fede Grigorij Lakota ha illuminato i prigionieri con le sue virtù cristiane tra il 1948 e il 1950. Nel lager di Vorkuta il vescovo rappresenta un esempio di vita vissuta nella verità. Tra i detenuti si guadagna il soprannome di angelo in corpo umano per via della sua eccezionale santità. Tutti i sacerdoti prigionieri nel lager celebrano la Messa di nascosto ogni mattina presto sopra un comodino. Ogni giorno il clero recluso nel lager si raduna attorno al vescovo Lakota per dibattere e conversare su argomenti religiosi.
La morte e la beatificazione
Nel 1950 le condizioni di salute del vescovo subiscono un grave peggioramento. Viene trasferito presso il lager-ospedale di Abez', situato sul lago Usa. Gli ultimi momenti di vita del vescovo vengono testimoniati dal detenuto Kaetanovič, amministratore apostolico per gli armeni cattolici in Ucraina. In condizioni di grave malattia e costretto a letto, il vescovo Grigorij si dedica ininterrottamente alla preghiera e impartisce la sua benedizione a tutti i visitatori. Il vescovo Grigorij Lakota muore in lager il dodici novembre 1950, sebbene altra indicazione nel testo ricordi la data del cinque novembre 1950. Viene proclamato beato il ventisette giugno 2001 durante il viaggio apostolico di papa Giovanni Paolo II in Ucraina. Il Martirologio lo commemora come beato Gregorio Lakota, vescovo di Peremyšl' e martire, morto nel campo di prigionia di Abez' in Siberia per aver superato le sofferenze del corpo in nome di Cristo durante l'oppressione della patria.
La vita
Il cammino di Gregorio Lakota ha avuto inizio a Golodivka e si è sviluppato attraverso un intenso percorso di formazione e dedizione. Ordinato sacerdote nell'anno 1909 a Peremyšl', ha svolto il suo ministero in diverse località, tra cui Komarno, Leopoli e Vienna, maturando una profonda sensibilità per le necessità del popolo di Dio. Il suo impegno costante lo ha condotto, nel 1924, alla consacrazione come vescovo ausiliare di Peremyšl', ruolo che ha esercitato con spirito di servizio e dedizione pastorale in una regione segnata da profonde trasformazioni sociali e politiche.
Il tempo della prova ha avuto inizio nel 1945, quando il vescovo è stato arrestato dalle autorità polacche. Questa prima limitazione della libertà è stata soltanto l'anticamera di un calvario ben più doloroso. Nel 1946, infatti, è stato nuovamente arrestato e deportato in Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. La condanna a dieci anni di lager, scontata nelle durissime condizioni di Vorkuta, non ha piegato la sua volontà, ma ha reso la sua testimonianza ancora più luminosa. Il Beato Gregorio Lakota ha vissuto l'ultimo tratto del suo pellegrinaggio terreno nel lager-ospedale di Abez, dove è spirato nell'anno 1950. La sua morte, avvenuta lontano dalla patria, è stata il sigillo di una vita spesa integralmente per la fedeltà al suo mandato episcopale e alla comunione con la Chiesa universale.
Il culto
La figura del Beato Gregorio Lakota è stata ufficialmente riconosciuta dalla Chiesa cattolica il 27 giugno 2001, quando Papa Giovanni Paolo II lo ha elevato agli onori degli altari, beatificandolo come martire. Questo atto solenne ha confermato la validità della sua testimonianza, indicandola come modello di perseveranza cristiana per i fedeli di ogni tempo. La celebrazione liturgica in suo onore è fissata per il 5 novembre, secondo le indicazioni del martirologio, sebbene in alcune tradizioni locali la memoria sia legata alla data del suo transito, avvenuto il 12 novembre.
Il culto del Beato Gregorio si inserisce nel solco della venerazione dei martiri del ventesimo secolo, uomini e donne che hanno subìto la violenza dei regimi totalitari senza rinunciare alla propria dignità di figli di Dio. La sua memoria ci invita a riflettere sul valore della libertà interiore, quella che nessuna catena può restringere. Pregare il Beato Gregorio significa chiedere il dono della fermezza nelle avversità e la grazia di testimoniare la carità anche quando il mondo intorno sembra dominato dall'oscurità e dalla sopraffazione.
Domande frequenti
Quando si festeggia il beato Gregorio Lakota?
La memoria liturgica del beato Gregorio Lakota si celebra il cinque novembre.
Nel campo di prigionia della città di Abez nella Siberia in Russia, beato Gregorio Lakota, vescovo di Przemysl e martire, che, durante l’oppressione della patria da parte dei persecutori della fede, vinse le sofferenze del corpo con una intrepida morte in nome di Cristo. — Martirologio Romano