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10 maggio

Beato Niccolò (Nicolò) Albergati

Vescovo

Aggiornato il 15 settembre 2026

Dagli studi universitari alla vocazione certosina

La giovinezza di Niccolò Albergati fu inizialmente orientata verso gli studi giuridici nell'Università di Bologna, dove egli quasi conseguì la laurea in legge, un traguardo che lo avrebbe certamente condotto verso una brillante carriera di avvocato nel mondo secolare. La svolta decisiva della sua esistenza giunse a sorpresa quando, a soli vent'anni, prese la drastica decisione di diventare certosino, abbandonando le prospettive di successo mondano. Una celebre leggenda narra che il giovane laureando fu costretto a ripararsi una notte a causa di un violento temporale presso il convento certosino di San Girolamo di Casara, trascorrendo lì quelle ore cariche di silenzio e raccoglimento. Sentendo il suono delle campane che annunciavano il Mattutino, il giovane si recò incuriosito in chiesa, rimanendo letteralmente estasiato dall'atmosfera emanata dal soave canto dei monaci nel buio della notte. A causa di tale straordinaria esperienza interiore, egli decise senza esitazioni di voler intraprendere la vita monastica, abbandonando definitivamente i libri di giurisprudenza. Nel 1395, Niccolò fece così il suo ingresso nella certosa bolognese, dove iniziò un cammino di ascesi e preghiera che avrebbe segnato per sempre la sua anima. Nel 1402 ricevette l'ordinazione sacerdotale, consacrandosi interamente al servizio divino all'interno delle mura claustrali. Le sue doti spirituali e umane non tardarono a essere notate dai confratelli, tanto che nel 1407, dopo soli dodici anni dal suo ingresso, fu eletto priore della certosa. In quel ruolo di guida, egli dimostrò una straordinaria capacità di governo, facendo rifiorire la certosa bolognese sia materialmente sia spiritualmente in un periodo storico in cui molti monasteri d'Europa cadevano in grave rovina. Grazie al prestigio guadagnato con la sua saggia amministrazione, fu presto nominato dall'Ordine Visitatore della Provincia Tuscia, estendendo il suo benefico influsso oltre i confini del proprio monastero e preparandosi inconsapevolmente alle ben più gravose responsabilità che la Chiesa universale gli avrebbe presto richiesto.

Il ministero episcopale e l'austerità monastica

Il 4 luglio 1417, malgrado la sua ferma volontà contraria e soltanto dopo aver ottenuto il permesso del Generale dell'Ordine Jean di Griffenberg, Niccolò Albergati fu eletto vescovo di Bologna, la sua città natale. Egli cominciò la sua complessa attività episcopale in una diocesi che versava in una forte decadenza spirituale e amministrativa, rivelandosi fin da subito un grande e coraggioso riformatore. Nonostante la dignità episcopale e le crescenti responsabilità di governo, il presule non abbandonò mai il rigoroso regime di vita certosino che aveva abbracciato in gioventù. Continuò infatti a vestire l'umile abito monastico sotto le insegne episcopali e a rispettare con ferrea disciplina i digiuni prescritti, rifiutando ogni forma di lusso e comodità mondana. Rimase sempre, in ogni circostanza, un monaco perfetto, la cui profonda umiltà rimase una delle sue più spiccate virtù di fronte a chierici e fedeli. Per completare la sua vasta azione riformatrice nella città felsinea, fu inoltre nominato amministratore in spiritualibus et temporalibus di Bologna, esercitando un governo saggio e illuminato. Nicola Albergati fu dunque vescovo di Bologna con un'dedizione straordinaria, giovando molto alla Chiesa locale e universale con il suo instancabile impegno pastorale. La sua figura di pastore intransigente verso il peccato ma immensamente misericordioso verso i poveri e i sofferenti divenne un punto di riferimento luminoso per tutto il clero italiano del tempo, dimostrando come la contemplazione silenziosa della certosa potesse fecondare mirabilmente il governo attivo di una grande diocesi metropolitana.

Missioni diplomatiche e l'appellativo di Angelo della Pace

Le straordinarie doti di equilibrio e saggezza di Niccolò Albergati non tardarono ad attirare l'attenzione dei sommi pontefici, che lo vollero come prezioso collaboratore nelle più delicate missioni diplomatiche internazionali. Tre anni prima della sua nomina cardinalizia, papa Martino V lo nominò Nunzio Apostolico in Francia con il gravoso compito di riconciliare il re di Francia con il re d'Inghilterra, impegnati nella sanguinosa contesa dinastica e territoriale. La sua autorevole personalità e le sue eccezionali capacità diplomatiche furono assolutamente fondamentali per il buon esito delle trattative, ponendolo al centro della grande politica europea. La tradizione riferisce che, di ritorno da Arras, in Francia, egli mostrò trionfalmente al papa il trattato firmato il 21 settembre 1435 che decretava finalmente la fine della Guerra dei Cent'anni, un accordo epocale di cui l'Albergati fu giustamente riconosciuto tra i principali e determinanti artefici. Per questi meriti straordinari e per la sua instancabile opera di pacificazione tra le nazioni cristiane, fu universalmente soprannominato Angelo della Pace. In seguito, il successore di Martino V, il pontefice Eugenio IV, lo nominò Nunzio Apostolico per il Concilio di Basilea il 10 settembre 1433, affidandogli un nuovo e delicatissimo incarico per l'unità e la riforma della Chiesa. L'Albergati prese parte anche al concilio di Ferrara inaugurato il 2 gennaio 1438, il quale fu successivamente spostato a Firenze il 16 gennaio 1439 a causa di un'improvvisa e pericolosa epidemia di peste che minacciava i partecipanti. Nelle sue complesse mediazioni politiche e diplomatiche, il cardinale si avvalse con intelligenza della collaborazione di illustri segretari, tra i quali figuravano personalità del calibro di Leon Battista Alberti, Enea Silvio Piccolomini e Tommaso Parentuccelli. Quest'ultimo, in particolare, legò profondamente la propria vita al maestro, seguendo Albergati fedelmente fino alla sua morte, per poi succedergli come vescovo di Bologna nel 1443 e venire infine eletto papa il 6 marzo 1447 con il nome di Niccolò V in onore del suo venerato e indimenticabile benefattore.

Il cardinalato, il transito a Siena e il culto perenne

La crescente stima dei pontefici portò Niccolò Albergati a ricevere la porpora cardinalizia, conferitagli da papa Martino V il 24 maggio 1426 con il titolo di Santa Croce di Gerusalemme. Inizialmente, il santo prelato tentò invano di rinunciare alla nomina di cardinale, desiderando ardentemente rimanere nella semplicità della sua condizione monastica, ma l'obbedienza al papa lo costrinse infine a recarsi a Roma per offrire i suoi saggi consigli al governo della Chiesa. In seguito al grande successo diplomatico di Arras, il papa volle ricompensarlo generosamente per i servigi resi, ma l'umile Albergati chiese ancora una volta di essere dispensato da ogni dignità terrena e di poter ritornare definitivamente nella sua amata certosa bolognese. Tuttavia, quel pio desiderio di ritornare alla vita ritirata del monastero non si verificò mai, poiché i doveri verso la Chiesa lo tennero impegnato fino agli ultimi istanti della sua esistenza terrena. Fiaccato da una lunga e dolorosa malattia causata dai calcoli renali, il cosiddetto mal di pietra, egli si spense serenamente a Siena il 9 maggio 1443, mentre si trovava in viaggio per accompagnare papa Eugenio IV negli spostamenti della curia. Alla sua morte, il pontefice volle che il corpo fosse solennemente trasferito a Bologna, dove si svolsero esequie imponenti a cui prese personalmente parte Eugenio IV in segno di estremo rispetto. Le spoglie mortali furono infine sepolte nel cimitero della certosa di Firenze, luogo che egli stesso aveva scelto con umiltà per il proprio riposo eterno. Nel corso dei secoli, la memoria del cardinale certosino continuò a vivere intensamente nel cuore dei fedeli. Le spoglie mortali furono esumate nel 1633 per ordine di papa Urbano VIII per essere raccolte in una nuova e più decorosa urna; in tale circostanza prodigiosa, il cervello fu trovato miracolosamente incorrotto e donato alla certosa bolognese come preziosa reliquia. Il 30 settembre 1678 vi fu una nuova e devota sistemazione dei resti con una distribuzione di frammenti di reliquie alle varie certose d'Europa. Il culto del beato ricevette infine la conferma solenne e l'autorizzazione ufficiale nel 1744 da parte di papa Benedetto XIV, il quale definì autorevolmente l'Albergati con l'illustre appellativo di Cardinalis Pacis. La tradizione devozionale tramanda che le reliquie del beato emanavano nel tempo un soave profumo, e furono successivamente sistemate in un luogo più consono alla preghiera dei fedeli. Nel corso dei secoli si verificarono numerose guarigioni miracolose attribuite alla sua intercessione celeste, così come prodigiose apparizioni che consolidarono ulteriormente la fama di santità di questo insigne figlio di san Bruno, ricordato per sempre come modello fulgido di rettitudine, preghiera e pace.

Domande frequenti

Quando si festeggia il beato Niccolò Albergati?

Il beato Niccolò Albergati si celebra liturgicamente il 9 maggio, data che coincide con il suo transito avvenuto a Siena.

Quali incarichi di rilievo ricoprì Niccolò Albergati?

Niccolò Albergati fu priore certosino, vescovo di Bologna, cardinale del titolo di Santa Croce di Gerusalemme e Nunzio Apostolico in Francia e per il Concilio di Basilea.

A Siena, transito del beato Nicola Albergati, vescovo di Bologna, che entrò giovane nell’Ordine dei Certosini e, ordinato vescovo, giovò molto alla Chiesa con il suo impegno pastorale e con le sue missioni apostoliche. — Martirologio Romano