10 maggio
Santi Gordiano ed Epimaco
Martiri
Aggiornato il 15 settembre 2026
Fonti storiche e unione dei santi
Le fonti archeologiche e liturgiche sui santi Gordiano ed Epimaco sono relativamente abbondanti, mentre le fonti agiografiche che li riguardano risultano piuttosto scarse ed oscure. Durante la loro vita terrena, i due santi non ebbero niente in comune, e la successiva unione dei loro nomi è dovuta esclusivamente alla doppia circostanza dello stesso giorno di nascita al cielo e della vicinanza fisica delle loro sepolture. Entrambi i martiri erano infatti sepolti e venerati in una chiesa edificata lungo la via Latina. La festa dei santi era celebrata almeno fin dal secolo quinto nella data fissa del dieci maggio. Il Martirologio Geronimiano ricorda ambedue i santi alla medesima data del dieci maggio attraverso due distinti latercoli, sebbene lo stesso testo ricordi il solo san Gordiano anche nella giornata precedente del nove maggio. In alcuni codici posteriori del Martirologio Geronimiano, la figura di sant'Epimaco viene collocata specificamente nel cimitero di Pretestato.
Le testimonianze liturgiche dei secoli successivi mostrano oscillazioni notevoli nella considerazione dei due martiri. I Capitolari, il Sacramentario Gregoriano-Paduense e il Gelasiano del secolo ottavo notano la festa del solo san Gordiano. Al contrario, il Martirologio di Beda, il Sacramentario Gregoriano-Adrianeo e i sinassari bizantini accomunano decisamente i due santi, dipendendo in questa scelta dalle narrazioni della passio. Un'iscrizione della metà circa del secolo sesto menziona un presbitero di nome Vincenzo, il quale restaurò personalmente il sepolcro di san Gordiano dopo le gravi distruzioni operate dai Goti; tale iscrizione della metà del secolo sesto costituisce l'unica fonte autenticamente attendibile su san Gordiano e non fa alcun cenno al sepolcro di sant'Epimaco. L'Itinerario di Salisburgo attesta con chiarezza che il corpo di san Gordiano era sepolto sotto l'altare maggiore della chiesa dedicata a sant'Epimaco, mentre il testo denominato De locis afferma che ambedue i santi giacevano nello stesso sepolcro ed erano legati da un vincolo di fratellanza. Nel secolo ottavo la chiesa era ormai comunemente designata con i nomi di entrambi i martiri.
La Passione e il martirio di san Gordiano
L'iscrizione della metà del secolo sesto attesta in modo inequivocabile che san Gordiano era un fanciullo che visse pochi anni, meritando tuttavia una grande gloria per aver versato il suo sangue a favore di Cristo. Una tradizione assai diversa e romanzata è quella tramandata dalla passio, secondo la quale l'autore scrive che il fanciullo Gordiano era in realtà un vicario dell'imperatore Giuliano l'Apostata. Sempre secondo il medesimo racconto agiografico, Gordiano avrebbe fatto uccidere molti cristiani prima della propria conversione e fu incaricato ufficialmente di giudicare il presbitero Gennaro. Durante questo incarico, Gordiano ebbe un colloquio segreto notturno proprio con il sacerdote Gennaro, rimanendo profondamente toccato dalla grazia divina e convertendosi improvvisamente al Cristianesimo. In seguito a tale evento, san Gordiano fu battezzato da Gennaro insieme con la moglie Marina e con cinquantatré persone appartenenti alla sua casa.
L'imperatore Giuliano, venuto rapidamente a conoscenza dei fatti, inviò sul posto il funzionario Clemenziano per reprimere la fede dei convertiti. Clemenziano rinchiuse immediatamente in carcere sia Gordiano sia il sacerdote Gennaro, mentre inviò Marina ai lavori forzati in una villa situata presso le Acque Salvie. San Gordiano fu invitato con premurose sollecitudini ad abiurare la fede e ad apostatare, ma rimase fermo e irremovibile nelle sue decisioni. A causa di tale rifiuto, san Gordiano fu condannato alla pena della decapitazione. Subito dopo il supplizio, il corpo di san Gordiano rimase esposto ai cani per cinque giorni, finché un servo coraggioso riuscì a recuperarlo e a seppellirlo al primo miglio della via Latina, deponendolo in una cripta dove era già stato precedentemente inumato sant'Epimaco.
L'identità di Epimaco e le memorie tardive
Nella recensione più antica della passio non si aggiunge alcun dettaglio circa la vita o l'origine di sant'Epimaco. Manoscritti di epoca più recente affermano tuttavia che Epimaco non era originariamente un martire romano e che sulla via Latina non esisteva in antico il suo sepolcro, bensì soltanto alcune reliquie trasportate da Alessandria d'Egitto. Per questa ragione, sant'Epimaco veniva spesso identificato con l'omonimo martire perito sotto il regno dell'imperatore Decio di cui parla lo storico Eusebio. Questa persistente confusione sull'identità di sant'Epimaco si riscontra ancor oggi nel latercolo del Martirologio Romano, confusione che fu introdotta nel testo dal cardinale Cesare Baronio. Notizie tardive e di natura leggendaria affermano inoltre che i corpi di ambedue i martiri furono trasportati a Kempten nel corso del secolo ottavo.
Il Martirologio colloca ufficialmente san Gordiano a Roma sulla via Latina, specificando che san Gordiano fu sepolto nella cripta dove si veneravano le reliquie di sant'Epimachio martire. Agostino Amore è l'autore della voce agiografica principale che descrive queste vicende, mentre Angelo Maria Raggi ha curato la sezione iconografica dedicata ai due martiri. Due preziose statue risalenti alla fine del secolo quindicesimo si trovano tuttora sull'altare maggiore della chiesa di Dietersheim, nei pressi di Bingen am Rhein. A Dietersheim, san Gordiano è raffigurato in abiti militari, con la palma del martirio e la spada in pugno, laddove la spada rappresenta sia l'elemento del costume militare sia lo strumento effettivo del martirio. Nello stesso luogo, sant'Epimaco tiene in mano il libro e il crocifisso, pur senza uno specifico rapporto documentato con la sua vita terrena o con il suo martirio. Una miniatura datata al milletrecento dieci e conservata nella Biblioteca Universitaria di Basilea raffigura infine i due santi insieme, ambedue caratterizzati dal segno della palma.
La testimonianza dei martiri
Le figure dei Santi Gordiano ed Epimaco si stagliano nel panorama della Chiesa antica come testimoni di una fede capace di superare ogni prova. Il martire Epimaco, originario di Alessandria, giunse a Roma dopo aver affrontato il martirio intorno alla metà del terzo secolo, verosimilmente sotto la persecuzione dell'imperatore Decio. La sua figura si intreccia con quella di Gordiano, un altro martire che ha legato indissolubilmente il proprio nome alla terra romana. Insieme, essi rappresentano la comunione dei santi che, pur in tempi e luoghi differenti, si sono uniti nella medesima confessione di fede, accettando la sofferenza per amore del Signore.
La memoria di Gordiano ed Epimaco non è svanita con il passare delle generazioni, ma si è consolidata attraverso la cura dei luoghi che custodivano il loro riposo. La cripta situata sulla via Latina a Roma divenne il centro di una profonda devozione, un luogo sacro dove i fedeli si raccoglievano per invocare la protezione dei martiri. È significativo notare come, già nel sesto secolo, la cura dei sepolcri, in particolare quello di Gordiano, fosse oggetto di solleciti restauri, segno tangibile dell'importanza che la comunità cristiana attribuiva alla conservazione della memoria di chi aveva versato il sangue per la fede. Questa cura costante riflette l'atteggiamento della Chiesa antica, che vedeva nel corpo dei martiri un seme di speranza e una presenza viva capace di intercedere per il popolo di Dio. Il legame tra la via Latina e questi due testimoni rimane, ancora oggi, un elemento fondamentale per comprendere la continuità della tradizione cristiana che, attraverso i secoli, ha saputo mantenere vivo il ricordo di chi non ha rinnegato la propria appartenenza a Cristo.
Il culto e la memoria liturgica
Il culto tributato ai Santi Gordiano ed Epimaco possiede radici antiche, saldamente piantate nel terreno della Chiesa di Roma. La loro celebrazione liturgica comune è attestata già a partire dal quinto secolo, un'epoca in cui la venerazione dei martiri costituiva il cuore pulsante della vita ecclesiale e della preghiera comunitaria. Questa datazione precoce testimonia quanto fosse radicata e sentita la memoria di questi due santi, che venivano onorati insieme in una chiesa edificata lungo la via Latina.
Nel corso del tempo, la memoria di Gordiano ed Epimaco ha continuato a essere celebrata il dieci maggio, data che la tradizione ha fissato per il loro ricordo. Questa ricorrenza non è soltanto un atto di commemorazione storica, ma un momento in cui la comunità dei credenti si ritrova per lodare Dio, che ha concesso ai suoi servi di testimoniare la verità fino alla fine. La continuità liturgica, mantenuta viva attraverso i secoli, ci permette di accostarci a questi martiri con lo stesso spirito di devozione che animava i fedeli dell'antichità. Onorare oggi Gordiano ed Epimaco significa riconoscere che il martirio non è un evento relegato al passato, ma una luce che illumina il presente, invitandoci a vivere con coerenza e coraggio la nostra fede quotidiana, sostenuti dall'esempio di coloro che hanno camminato prima di noi nella via del Signore.
Domande frequenti
Quando si festeggia la ricorrenza dei santi Gordiano ed Epimaco?
La festa dei santi Gordiano ed Epimaco si celebra liturgicamente il decimo giorno del mese di maggio, come attestato fin dal secolo quinto.
Di cosa sono patroni i santi Gordiano ed Epimaco?
Le fonti storiche e agiografiche disponibili non menzionano alcun patronato specifico per i santi Gordiano ed Epimaco.
A Roma sulla via Latina, san Gordiano, martire, che fu sepolto nella cripta, dove già da tempo si veneravano le reliquie di sant’Epimachio martire. — Martirologio Romano