4 settembre
Beato Nicola Rusca
Sacerdote e martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e la formazione
Nicolò Rusca nacque nel villaggio ticinese di Bedano il venti aprile del quindicinovecentosessantatré, in un'epoca compresa tra il sedicesimo e il diciassettesimo secolo, quando la regione era soggetta al dominio milanese. Entrambi i genitori, il padre Giovanni Antonio Rusca e la madre Daria Quadrio, appartenevano a nobili famiglie del territorio lariano e ticinese. Dopo aver compiuto i suoi primi studi a Pavia e successivamente a Roma, il giovane si trasferì a Milano presso il Collegio Elvetico. In quel luogo fondamentale per la sua crescita spirituale, egli visse sotto la guida protettiva di Carlo Borromeo. La tradizione riferisce che Carlo Borromeo, profondamente impressionato dalle virtù del giovane seminarista, gli rivolse parole di incoraggiamento profetizzandogli la corona di giustizia riservata ai combattenti della fede. La sua preparazione culturale e la maturità spirituale trovarono compimento il ventitré maggio del millenquinquecentoottantasette, giorno in cui Nicolò Rusca fu ordinato sacerdote.
Il ministero a Sondrio e il contesto della Rezia
Il vescovo di Como, Gianantonio Volpi, destinò inizialmente il nuovo sacerdote al borgo di Sessa, per poi nominarlo, nel millenovecentonovanta, arciprete della città di Sondrio. Durante la vita di Nicolò Rusca, la regione geopolitica in cui risiedeva era denominata Rezia, un toponimo di origine romana legato all'antico Impero Romano che sopravvive tuttora nella denominazione geografica delle Alpi Retiche. La regione storica della Rezia corrisponde oggi all'unione tra la valle svizzera dell'Engadina e la valle italiana della Valtellina. L'Engadina e la Valtellina sono due vallate alpine che presentano un'insolita disposizione geografica orizzontale, orientata da est a ovest, contrariamente alla conformazione orografica generale delle Alpi che vede le valli svilupparsi prevalentemente in direzione nord-sud. Queste due valli sono collegate geograficamente attraverso la stretta Val Poschiavo e il passo del Muretto situato in Valmalenco. All'inizio del Seicento questa regione rappresentava una realtà politica peculiare, unita territorialmente ma divisa internamente tra due diverse confessioni religiose, poiché i territori di Valtellina, Chiavenna e Bormio erano sottomessi al dominio dei Grigioni. L'Engadina era abitata da una maggioranza di fede evangelica protestante, mentre la Valtellina era abitata da una maggioranza di fede cattolica, con minoranze di segno opposto presenti in entrambe le vallate. L'Europa del Seicento, fortemente influenzata dai mutamenti geopolitici della Riforma, guardava con grande interesse a questo modello di convivenza interreligiosa, che tuttavia non fu affatto pacifica. Le riforme zwingliane e calviniste si erano diffuse nella regione e l'epoca era segnata da forti tensioni politico-religiose e da un profondo declino delle istituzioni ecclesiastiche tradizionali. Nicolò Rusca, presbitero dotato di vasta cultura e di intensa dedizione alla cura pastorale, amministrò la comunità cattolica di Sondrio mantenendo grande equilibrio e moderazione, esercitando una notevole influenza su tutta la Valtellina e meritando l'appellativo di buon pastore per aver sacrificato la propria vita per la salvezza dei fedeli. A lui viene attribuita la celebre massima che esorta a odiare l'errore e non l'errante.
L'arresto, il processo e il martirio
Nonostante il suo atteggiamento moderato, l'arciprete rimase vittima delle crescenti rivalità tra le fazioni politico-religiose della Repubblica delle Tre Leghe. Nel millenovecentodiciotto Nicolò Rusca fu tratto in arresto e incarcerato a Thusis, luogo in Svizzera dove venivano abitualmente reclusi i cattolici imputati di reati politici. In quella cittadina fu sottoposto a processo da parte di un tribunale di parte, rappresentativo di un determinato gruppo politico-religioso. La procedura giudiziaria dell'epoca prevedeva l'uso sistematico di pesanti torture, e il sacerdote subì trattamenti così severi da trovarvi la morte il quattro settembre del millenovecentodiciotto. Poiché è deceduto sotto tortura in un periodo in cui il cattolicesimo era in minoranza nella sua terra, egli è ritenuto meritevole di beatificazione. La figura storica di Nicolò Rusca è interpretata in modo opposto dalle fonti cattoliche e da quelle protestanti: i fedeli cattolici lo considerano un santo e un martire, mentre la storiografia protestante lo descrive come un fanatico istigatore di omicidi. La versione cattolica e quella protestante concordano unicamente sul fatto che l'arciprete sia morto per le torture subite nel carcere di Thusis, così come le diverse cronache concordano sui fatti storici dei mesi successivi. Durante il processo di Thusis per il tentato omicidio di pastori protestanti furono condannati, oltre a Rusca, anche i fratelli Planta e Giacomo Robustelli. Due anni dopo il processo, Giacomo Robustelli riuscì a fare ritorno in Valtellina e organizzò l'insurrezione e la strage di protestanti nota storicamente con il nome di Sacro Macello della Valtellina.
La traslazione delle reliquie e il culto
I resti mortali di Nicolò Rusca vissero un lungo e complesso peregrinare prima di trovare definitiva collocazione. Durante l'estate del millenovecentodiciannove, nel corso di una notte, le sue ossa furono dissepolte e trasportate in segreto all'abbazia di Pfäfers, situata a nord di Coira, dove rimasero custodite dal millenovecentodiciannove fino al diciottocentotrentotto. In seguito alla soppressione del monastero avvenuta in quell'anno, i resti furono trasferiti nella biblioteca cittadina, dove rimasero fino al diciottocentoquarantacinque. Nel diciottocentoquarantacinque il vescovo di Como, Carlo Romanò, ottenne il permesso ufficiale di riportare le reliquie in Valtellina, grazie anche al nulla osta concesso dalla Santa Sede. Le reliquie furono trasferite nel millenoottocentocinquantadue per opera dell'allora arciprete di Sondrio, Antonio Maffei, e collocate nella Collegiata dei Santi Gervasio e Protasio a Sondrio, dove sono tuttora oggetto di venerazione popolare. L'iter per il riconoscimento ufficiale della sua santità conobbe una prima istanza formale per l'avvio della causa di beatificazione l'otto novembre del millenovecentoventisette. Dopo lunghe interruzioni nel corso del tempo, la causa ha ripreso slancio nel millenovecentonovantasei con la conclusione di un nuovo processo diocesano a Sondrio, culminando infine nella solenne cerimonia di beatificazione celebrata il ventuno aprile del duemilatredici nella città di Sondrio.
Il cammino di un pastore
Nicola Rusca vide la luce a Bedano nel 1563. La sua formazione intellettuale e spirituale si svolse in centri di grande importanza culturale come Pavia, Roma e Milano, luoghi dove poté maturare una solida preparazione teologica e una profonda sensibilità ecclesiale. Ordinato sacerdote il 23 maggio 1587, egli comprese presto che il suo ministero sarebbe stato una missione di frontiera. Dopo un periodo trascorso a Sessa, il suo cammino lo condusse nel 1590 a Sondrio, dove ricevette la nomina ad arciprete. In questo contesto, Nicola Rusca si distinse per una instancabile attività pastorale, facendosi carico delle necessità spirituali della popolazione locale in un momento storico caratterizzato da profonde tensioni religiose e politiche.
Nel corso del diciassettesimo secolo, la sua fedeltà alla Chiesa cattolica divenne oggetto di avversione da parte delle autorità della Repubblica delle Tre Leghe. Nel 1618, il sacerdote fu tratto in arresto, dando inizio a un calvario che lo condusse lontano dalla sua parrocchia, verso la prigionia a Thusis. Nonostante le pressioni subite e le dure condizioni di detenzione, Nicola Rusca mantenne ferma la sua adesione alla fede. Le torture inflitte durante il periodo di carcere ne minarono irrimediabilmente la salute, portandolo alla morte nello stesso anno. Il suo passaggio da questo mondo non fu soltanto la fine di una vita, ma il compimento di un ministero sacerdotale vissuto come dono totale. Nel 1852, la devozione dei fedeli trovò un segno tangibile nella traslazione delle sue reliquie presso la Collegiata di Sondrio, luogo che ancora oggi ne custodisce la memoria e ne tramanda l'esempio di dedizione incondizionata al popolo di Dio.
Il ricordo nella Chiesa
Il culto tributato al Beato Nicola Rusca è espressione di una memoria viva che attraversa i secoli, mantenendo intatto il valore del suo sacrificio. La Chiesa ha solennemente riconosciuto questo cammino di santità con la beatificazione, celebrata il 21 aprile 2013. Tale evento ha confermato che la testimonianza del martire appartiene non solo alla storia locale, ma all'intero patrimonio spirituale della cristianità.
Oggi, la figura del Beato Nicola Rusca è celebrata con particolare intensità a Sondrio, dove la comunità locale si raccoglie nel ricordo del suo arciprete. Il fatto che le reliquie siano state solennemente traslate nella Collegiata sottolinea il legame indissolubile tra il pastore e la terra in cui ha esercitato il suo ministero. Le celebrazioni in suo onore non sono semplici rituali di commemorazione, ma momenti di incontro in cui la memoria del suo martirio invita i fedeli a riflettere sulla propria coerenza di vita. La sua eredità spirituale continua a parlare alle generazioni attuali, offrendo un modello di fermezza interiore e di umile servizio, fondato sulla certezza che la fedeltà al Vangelo è la via più alta per testimoniare l'amore di Dio tra gli uomini.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Nicolò Rusca?
La ricorrenza liturgica del Beato Nicolò Rusca si celebra il quattro settembre.