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7 luglio

Beato Oddino Barotti

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le origini nobili e le prime scelte di fede

Sono trascorsi più di seicentocinquant'anni dall'epoca in cui è vissuto Oddino Barotti, inserito nel contesto del quattordicesimo secolo. La tradizione e i documenti storici indicano che egli nacque nel 1344 a Fossano, in provincia di Cuneo, all'interno di una casa situata nell'attuale via Garibaldi. La sua nascita avvenne all'interno di una famiglia di origine nobile o aristocratica, un contesto che avrebbe potuto offrirgli prospettive di agiatezza e di prestigio sociale. L'inizio della sua vita si colloca dunque saldamente in questa terra piemontese che avrebbe segnato l'intero corso della sua opera pastorale e umana. Dopo aver maturato la vocazione al ministero ordinato, ha intrapreso scelte di vita radicali che avrebbero ben presto trasformato il suo modo di stare nel mondo e nella Chiesa. Prima di ricevere l'ordinazione presbiterale, egli fu nominato canonico della Collegiata di San Giovenale, ricoprendo un incarico di rilievo all'interno della comunità ecclesiale locale. Pochi anni dopo la sua ordinazione sacerdotale, divenne parroco della chiesa di San Giovanni, che all'epoca rappresentava l'edificio religioso più rilevante di tutta Fossano. Esercitò così il ministero presbiterale con la carica di parroco, guidando i fedeli affidati alle sue cure con grande zelo. Tuttavia, il cuore del sacerdote cercava un legame ancora più profondo con il mistero di Cristo, spingendolo a superare i confini del proprio ministero ordinario per intraprendere un cammino di purificazione interiore e di radicale conformazione al Signore.

Il pellegrinaggio in Terra Santa e la prova della prigionia

Spinto da una intensa devozione per la Passione di Gesù e dal vivo desiderio di rinvigorire la propria fede nei luoghi sacri, il sacerdote prese la decisione di rinunciare ai suoi importanti incarichi pastorali per intraprendere un lungo e rischioso pellegrinaggio in Terra Santa. A quel tempo, il viaggio verso i luoghi della Redenzione era estremamente lungo, faticoso e totalmente privo di garanzie di ritorno, esponendo i pellegrini a pericoli mortali e a sofferenze inaudite. Questa scelta dimostra la forza della sua fede e la determinazione con cui intendeva cercare il Signore attraverso la penitenza e il distacco dai beni terreni. Durante il suo soggiorno nei luoghi della Passione, il pellegrino fu catturato dai Turchi, che lo tennero prigioniero e lo sottoposero a duri maltrattamenti e a indicibili sofferenze fisiche e morali. Questa dolorosa esperienza di cattività ha segnato profondamente la sua sensibilità spirituale, unendo la sua carne martirizzata alla passione di quel Cristo che tanto amava contemplare. Dopo la sua liberazione dalla prigionia turca, potè fare rientro nella sua amata Fossano, portando nel corpo e nello spirito i segni indelebili di una prova che aveva temprato ulteriormente la sua tempra spirituale. Al suo ritorno in patria, la sua risposta fu quella di intensificare ulteriormente le pratiche di preghiera, le penitenze corporali, la meditazione prolungata davanti al crocifisso e le attività benefiche a favore del prossimo. La sua condotta di vita fu d'ora in poi caratterizzata da una profonda austerità che non lasciava spazio ad alcun compromesso con le comodità del mondo.

La povertà francescana e la carità operosa

Aderendo pienamente alla spiritualità francescana, Oddino assunse l'abito da terziario e scelse di vivere in una condizione di estrema povertà, privandosi persino del necessario per il proprio sostentamento quotidiano. Svolse il suo servizio pastorale vivendo in condizioni di costante indigenza, destando lo stupore, l'ammirazione ma talvolta anche la preoccupazione della popolazione locale, che osservava con timore quel severo stile di vita. Si nutriva esclusivamente dello stretto indispensabile per la sopravvivenza, consumando solo semplici verdure e un po' di pane, rifiutando ogni forma di golosità o di comfort materiale. La sua generosità verso i bisognosi era tale che donava regolarmente ai poveri qualsiasi alimento o pietanza cucinata che persone pie gli dessero in dono per ritemprare le sue forze. Un episodio particolarmente emblematico accadde in occasione di un pranzo di Natale, quando ricevette in dono un cappone ma decise immediatamente di rinunciarvi per destinarlo a una famiglia indigente. Per fare arrivare quel dono prezioso, fece recapitare il cappone alla casa di una donna che aveva partorito da poco, inviandovi il proprio fedele servitore che veniva guidato nel cammino da un piccolo cagnolino. Questa attenzione delicata e concreta verso gli ultimi della terra dimostrava come la sua povertà non fosse un esercizio sterile, ma il canale attraverso cui scorreva la carità più autentica verso i fratelli piagati dalla miseria e dalla sofferenza.

Le opere di cura, la fondazione dell'ospedale e le cappelle protettive

L'amore per il prossimo si tradusse ben presto in un'intensa opera di assistenza verso gli ammalati privi di cure e di mezzi di sostentamento. Con la sua azione instancabile, egli gettò le basi per la fondazione del futuro ospedale cittadino, rispondendo a una drammatica necessità della popolazione locale. Era solito fare visita ai malati indigenti direttamente nelle loro abitazioni, recandosi nei luoghi più nascosti e degradati della città per portare conforto, parole di speranza e aiuti concreti. La sua sollecitudine non si fermò all'assistenza domiciliare, poiché promosse attivamente la costruzione di un piccolo ospedale specificamente dedicato ai lebbrosi e di un'altra struttura destinata ad accogliere i malati affetti dal doloroso morbo noto come fuoco sacro. Accanto a queste opere di misericordia corporale, il sacerdote volle offrire anche un segno di protezione spirituale e territoriale alla sua comunità. Egli edificò infatti quattro cappelle disposte ai quattro punti cardinali della città di Fossano, dedicate rispettivamente a San Lazzaro, San Bernardo, Santo Stefano e San Pietro, allo scopo di creare una protezione simbolica a forma di croce che abbracciasse e custodisse l'intero abitato. Questa visione d'insieme mostra come la sua opera pastorale unisse inscindibilmente la cura materiale dei corpi alla salvezza spirituale delle anime.

La guida della Collegiata e i prodigi durante la ricostruzione

Successivamente, gli fu affidata la direzione della Collegiata di San Giovenale, che in seguito sarebbe divenuta la cattedrale della città. Trovando la Collegiata in uno stato di grave degrado strutturale e spirituale, egli ne avviò coraggiosamente la ricostruzione materiale e morale, mobilitando le risorse disponibili e lavorando in prima persona per ridare decoro alla casa del Signore. Durante i complessi lavori di ricostruzione della chiesa, la tradizione riferisce che gli vennero attribuiti alcuni eventi prodigiosi che stupirono gli operai e i presenti. Un muratore, caduto rovinosamente dalle impalcature del campanile e immediatamente creduto morto a causa della gravità della caduta, si rialzò miracolosamente illeso e tornò subito al lavoro privo di qualsiasi ferita dopo essere stato semplicemente preso per mano da lui. Un altro episodio prodigioso vide protagonista un carro pesantemente carico che, rimasto irrimediabilmente bloccato nel fango della strada, riuscì a ripartire agilmente e senza sforzo a seguito di una sua benedizione. Questi segni straordinari, tramandati dalla memoria popolare, confermavano agli occhi dei fedeli la speciale benedizione di cui il sacerdote era circondato nel suo cammino di servizio alla Chiesa.

Il contagio, la morte e la glorificazione sugli altari

Quando la città fu colpita da una grave epidemia di peste, il sacerdote non si tirò indietro, ma si dedicò direttamente e senza riserve all'assistenza degli appestati. Consacrò ogni sua risorsa fisica e temporale, lavorando senza sosta di giorno e di notte alla cura dei malati e dei moribondi, offrendo loro il conforto dei sacramenti e la vicinanza umana. Durante questa eroica dedizione, egli rimase inevitabilmente contagiato dalla peste mentre curava i suoi fratelli sofferenti nei lazzaretti e nelle case infestate. La sua morte è avvenuta a Fossano il sette luglio 1400, all'età di cinquantasei anni, consumato dalla malattia contratta nell'esercizio supremo della carità cristiana. Nel 1808 Papa Pio VII lo ha solennemente proclamato Beato, riconoscendo la santità eroica della sua vita e la validità del culto tributatogli nei secoli dalla devozione popolare. Egli rimane iscritto nella storia non solo come il primo cittadino di Fossano a essere elevato agli onori degli altari, ma soprattutto come il pastore che ha dato la vita per il suo gregge, lasciando un'eredità indelebile di fede, di povertà evangelica e di amore operoso.

Domande frequenti

Quando si festeggia il Beato Oddino Barotti?

Il Beato Oddino Barotti viene commemorato liturgicamente il sette luglio, giorno in cui si celebra la sua nascita al cielo.

Di quale città è particolarmente legato il Beato Oddino Barotti?

Il Beato Oddino Barotti è profondamente legato alla città di Fossano, in Piemonte, dove è nato, ha svolto il suo ministero sacerdotale e dove è deceduto.

A Fossano in Piemonte, beato Oddino Barotti, sacerdote, che, parroco povero e di vita austera, mentre imperversava la peste, spese notte e giorno tutte le sue forze a favore degli ammalati e dei moribondi. — Martirologio Romano