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14 luglio

Beato Riccardo Langhorne

Avvocato, martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

La giovinezza e la carriera forense

Il beato Riccardo Langhorne nacque nel Bedfordshire intorno al 1624, inserendosi nel contesto del diciassettesimo secolo inglese. Era figlio di Guglielmo e di Letizia Needham, che lo educarono nei valori della fede e dell'onestà. Negli anni della giovinezza, orientò i suoi studi verso gli ambiti giuridici, compiendo passi fondamentali per il suo futuro professionale. Nel 1645 fu ammesso all'Inner Temple, uno dei prestigiosi istituti di formazione legale di Londra. Successivamente, nel 1654, divenne avvocato, esercitando una professione che all'epoca per i cattolici inglesi rappresentava una concessione rara, permessa soltanto grazie a una speciale autorizzazione del parlamento. All'interno di questo delicato scenario istituzionale, il Langhorne divenne un membro autorevole del tribunale. I contemporanei lo tenevano in grande considerazione e lo reputavano uno dei più eminenti giuristi della sua generazione. La sua competenza e la sua rettitudine lo resero il legale di fiducia dei Gesuiti e di un gran numero dei principali cattolici dell'epoca.

L'arresto e la prigionia

La pacifica attività professionale del Langhorne fu bruscamente interrotta quando cadde immediatamente sotto l'attenzione di Titus Oates, l'inventore della presunta congiura papista del 1678. Sfruttando il clima di sospetto e di intolleranza, Titus Oates lo fece arrestare il sette ottobre 1678. L'avvocato fu immediatamente rinchiuso nelle temibili prigioni di Newgate. Per oltre due mesi fu lasciato completamente all'oscuro della causa del suo arresto e della natura precisa dell'accusa mossa contro di lui. In quello stesso periodo di sofferenza condivise la durezza della reclusione con il padre provinciale Tommaso Whitebread. Dopo ben otto mesi di reclusione, il quattordici giugno 1679 fu finalmente condotto dinanzi ai giudici all'Old Bailey. L'imputazione ufficiale mossa contro di lui fu di aver cospirato con persone sconosciute contro il re Carlo secondo ed il governo inglese. Al termine del processo, pur professandosi totalmente estraneo ai fatti, fu condannato a morte come reo di alto tradimento.

Le pressioni, il processo e il martirio

Dopo la condanna, il Langhorne ebbe l'esecuzione prorogata di un mese. Fu ricondotto in carcere nella sottile speranza che si inducesse a fare confessioni sulla presunta congiura e a fare i nomi di inesistenti cospiratori. Il conte di Shaftesbury si recava spesso da lui nella cella, promettendogli salva la vita e un avanzamento di grado professionale in cambio delle confessioni richieste. Il Langhorne rispondeva costantemente di non sapere nulla né del complotto né dei cospiratori. Si piegò a una sola richiesta, ritenendo in coscienza di non arrecare danno a nessuno: preparare un elenco di tutte le proprietà dei Gesuiti in Inghilterra. Redasse tale elenco con il pieno consenso del padre provinciale Tommaso Whitebread. Tutti i successivi tentativi di indurlo a una confessione compromettente risultarono comunque inutili. Poco prima dell'epilogo, presentò una petizione formale al re con una vigorosa protesta d'innocenza e una chiara dichiarazione di fedeltà di suddito leale. Il beato Riccardo Langhorne venne infine impiccato al Tyburn il quattordici luglio 1679. Durante l'esecuzione non gli fu permesso di pronunciare alla folla il discorso che aveva accuratamente preparato nei giorni precedenti, suggellando la sua testimonianza nel silenzio e nella preghiera.

La famiglia, gli scritti e la memoria

La vita terrena del martire fu condivisa con la moglie Dorotea Legatt. Dorotea era una protestante militante che forniva talvolta informazioni contro i cattolici, ma rimase ciononostante fedele al marito sino alla fine dei suoi giorni. Secondo un accenno del vescovo Burnet nel suo Memorandum della cospirazione papista, è probabile che Dorotea si sia convertita successivamente al Cattolicesimo. Durante i mesi trascorsi nella prigione di Newgate, il Langhorne scrisse il Memoriale, un'opera intensa contenente la narrazione dettagliata del suo arresto e della prigionia. Tale scritto fu pubblicato tre mesi dopo la sua morte dal figlio Riccardo a Londra nel 1679. Il figlio Riccardo si adoperò generosamente anche per pubblicare le preghiere e le meditazioni composte dal padre in attesa dell'ora suprema. Successivamente, il figlio Riccardo pubblicò l'opera intitolata Considerations touching the great question of the King's right in dispensing with the penal laws. Quest'ultima opera fu scritta dal padre in difesa della dichiarazione di Carlo secondo del quindici marzo 1672. A testimonianza dei legami umani e intellettuali del martire, alcune sue lettere furono accuratamente conservate da due suoi amici: il protestante lord Cristoforo Hatton e il cattolico Guglielmo Blundell.

La causa di beatificazione

Il ricordo della testimonianza cristiana del beato Riccardo Langhorne non si spense con la sua esecuzione capitale. La causa di beatificazione fu solennemente iniziata a Roma il nove dicembre 1886 per ordine diretto di Leone tredicesimo. Dopo un attento e rigoroso vaglio storico e teologico della sua vita e del suo martirio, la causa fu felicemente conclusa sotto il pontificato di Pio undicesimo, con la solenne iscrizione nel catalogo dei beati avvenuta il quindici dicembre 1929. Da quel momento la Chiesa ne custodisce la memoria liturgica, fissata nel giorno del quattordici luglio, ricordandolo come un insigne avvocato condannato a morte con la falsa accusa di tradimento sotto il re Carlo secondo, che rese lo spirito sul patibolo di Tyburn a Londra per rimanere fedele alla propria coscienza e alla Chiesa cattolica.

Domande frequenti

Quando si festeggia il beato Riccardo Langhorne?

La festa del beato Riccardo Langhorne si celebra il 14 luglio, giorno del suo martirio.

Quali furono le principali opere scritte dal beato Riccardo Langhorne?

Il beato scrisse il Memoriale sulla sua prigionia, varie preghiere e meditazioni, e un trattato in difesa della dichiarazione di Carlo II.

A Londra in Inghilterra, beato Riccardo Langhorne, martire, che, insigne avvocato, fu condannato a morte con la falsa accusa di tradimento sotto il re Carlo II e rese lo spirito sul patibolo di Tyburn. — Martirologio Romano