28 giugno
Beato Saba Ji Hwang
Martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e la chiamata alla fede
Saba Ji Hwang nacque nel mille settecentosessantasette in Corea del Sud. Suo padre era un musicista attivo presso la corte reale coreana. La Chiesa cattolica in quella nazione non era stata imposta da missionari stranieri all'inizio, ma era stata introdotta spontaneamente da alcuni letterati coreani che avevano letto con attenzione i libri scritti in lingua cinese dai missionari europei. Quando venne a sapere che il Vangelo stava per essere proclamato nel Paese, Saba si offrì volontario per imparare la dottrina cristiana. In breve tempo, Saba divenne cattolico, maturando una profonda adesione ai sacramenti e alla Parola di Dio. Nel suo animo maturò una totale dedizione al Creatore, ed era talmente determinato a donare la sua vita a Dio da non temere in alcun modo i pericoli, la povertà o le sofferenze che avrebbero potuto incontrarsi sul suo cammino.
A partire dall'anno mille settesettoantanove, i responsabili cattolici in Corea fecero grandi sforzi per far arrivare dei sacerdoti che potessero amministrare i sacramenti alle comunità locali. Il primo tentativo in questa direzione risaliva al mille settecentosantuno, ma purtroppo era fallito a causa dello scoppio della persecuzione Sinhae. A causa del fallimento avvenuto nel mille settecentosantuno, le comunità dovettero attendere fino al mille settecentosettantatré per poter organizzare un nuovo tentativo. In questo contesto di attesa e di speranza, Paolo Yun Yu-il era già stato a Pechino per cercare contatti utili alla missione. Paolo Yun Yu-il, lo stesso Saba e Giovanni Pak furono quindi scelti come inviati segreti per compiere un rischioso viaggio presso la capitale cinese, allo scopo di incontrare le autorità ecclesiastiche e chiedere l'invio di ministri ordinati.
Il viaggio a Pechino e l'incontro con il vescovo
Durante il viaggio segreto verso la capitale cinese, i tre inviati si divisero i compiti. Paolo Yun Yu-il rimase presso il confine per monitorare la situazione, mentre Saba e Giovanni Pak riuscirono a entrare a Pechino unendosi ad alcuni diplomatici. Appena arrivato a Pechino, Saba si mise subito in contatto con il vescovo Alexandre de Gouvea, pastore di quella diocesi. Il vescovo di Pechino rimase favorevolmente e profondamente colpito dalla straordinaria religiosità di Saba, tanto da lasciare una testimonianza scritta sulla fede di Saba Ji osservata proprio nel corso del mille settecentosettantatré. Durante la sua permanenza a Pechino, che durò quaranta giorni, Saba visse un periodo di intensa grazia spirituale. Egli ricevette i Sacramenti della Confermazione, della Penitenza e della Santa Comunione con ardente devozione e con le lacrime agli occhi, suscitando la commozione profonda dei fedeli presenti a Pechino nel vederlo accostarsi ai santi misteri con tanta purezza di cuore.
Nel mille settecentoquattro il vescovo Gouvea decise di inviare padre Giacomo Zhou Wen-mo come missionario in Corea, per rispondere alle accorate richieste dei fedeli locali. Saba e padre Giacomo s'incontrarono e si accordarono con precisione sulla data e sul luogo d'incontro nei pressi del confine. Ciascuno di essi prese una strada diversa per raggiungere il punto stabilito, una scelta resa necessaria dalla stretta sorveglianza imposta dalle autorità sul confine. Per lo stesso motivo, Saba e padre Giacomo dovettero separarsi nuovamente e attendere il congelamento del fiume Ammok per poterlo attraversare in sicurezza. Saba tornò in Corea per un breve periodo di preparazione, adoperandosi con tutte le forze per portare a compimento la missione affidatagli dalla Chiesa.
L'ingresso del missionario e l'arresto
Saba riuscì nell'intento di far entrare il missionario in Corea nella notte del ventiquattro dicembre, che corrispondeva al terzo giorno del mese di novembre secondo il calendario lunare. Dodici giorni dopo l'ingresso del sacerdote nel Paese, con il prezioso aiuto di Paolo Yun, Saba fece arrivare il missionario da Mattia Choe In-gil. Mattia Choe In-gil aveva premurosamente predisposto la propria abitazione affinché servisse da sicuro rifugio per padre Giacomo. Purtroppo, nonostante le rigorose misure di sicurezza adottate, le autorità governative vennero a sapere dell'ingresso del sacerdote per colpa del tradimento di una spia. Il sacerdote riuscì comunque a fare in tempo a rifugiarsi presso l'abitazione della catechista Colomba Kang Wan-suk. Per sviare i sospetti e agevolare la fuga di padre Giacomo, Mattia Choe In-gil si travestì per assomigliare al sacerdote, conoscendo bene la lingua cinese. La polizia scoprì tuttavia la vera identità di Mattia e ripartì immediatamente alla ricerca di padre Giacomo, senza però riuscire a trovarlo. Poco dopo, venuti a conoscenza di ulteriori dettagli sull'ingresso in Corea, le autorità procedettero all'arresto degli accompagnatori Paolo e Saba.
Saba e i suoi compagni furono condotti presso il quartier generale della polizia a Seul, dove vennero sottoposti a severissime torture. Gli aguzzini rimasero profondamente sconvolti di fronte alla sincerità delle risposte, alla straordinaria pazienza e alla ferma determinazione dimostrata dai prigionieri. Nonostante le ripetute e violente percosse, Saba e i suoi compagni si rifiutarono categoricamente di rivelare il nascondiglio in cui si trovava padre Giacomo. Compresa l'impossibilità di piegare la loro volontà e certi che non avrebbero mai tradito il sacerdote, i persecutori decisero di picchiarli fino a farli morire. Sottoposto a una crudele sessione di percosse, Saba fu ucciso a colpi di frusta il ventotto giugno del mille settecentosessantacinque, corrispondente al dodicesimo giorno del quinto mese secondo il calendario lunare. Al momento del martirio, Saba aveva appena ventotto anni di età.
La testimonianza della fede e la beatificazione
Il vescovo Gouvea apprese il tragico e luminoso racconto del martirio tramite un inviato segreto giunto dalla Corea, e descrisse nei suoi scritti l'eroico coraggio manifestato dai martiri durante i duri interrogatori dei persecutori. Interrogati a proposito della venerazione di Gesù morto sulla croce, Saba e i suoi compagni risposero coraggiosamente confermando la loro fede. Quando i giudici imposero loro di rinunciare alla fede in Cristo, i martiri dichiararono apertamente di essere pronti a morire mille volte piuttosto che rinunciare alla fede nel vero Salvatore Gesù Cristo. Il Beato Saba Ji Hwang fa parte di un ampio e glorioso gruppo di martiri capeggiato da Paolo Yun Ji-chung. Fanno parte dello stesso gruppo di testimoni della fede anche Mattia Choe In-gil, Paolo Yun Yu-il, Ignazio Choe In-cheol, Colomba Kang Wan-suk e lo stesso padre Giacomo Zhou Wen-mo.
La memoria di questi eroici testimoni della fede è rimasta viva nella storia della Chiesa coreana e universale. Saba Ji Hwang è stato solennemente beatificato da papa Francesco il sedici agosto del duemila quattordici. La cerimonia di beatificazione si è svolta nel corso del memorabile viaggio apostolico compiuto dal Santo Padre in Corea del Sud, suggellando il riconoscimento ufficiale della santità di questi fratelli che hanno donato la vita per il Vangelo.
La vita
La vicenda umana di Saba Ji Hwang si inserisce in un periodo complesso e difficile per il cristianesimo in Corea, durante il diciottesimo secolo. Animato da un fervore spirituale che superava ogni barriera geografica, egli intraprese un viaggio audace verso Pechino, recandosi nella capitale imperiale come inviato segreto. Il suo intento era nobile e urgente: richiedere l'invio di missionari che potessero sostenere la fede nascente dei cristiani coreani. A Pechino, egli ebbe la grazia di ricevere i sacramenti direttamente dalle mani del vescovo Alexandre de Gouvea, un momento che segnò profondamente il suo cammino di fede e rafforzò la sua determinazione nel servire il Signore.
Tornato in patria, Saba Ji Hwang non si limitò ad attendere, ma si fece protagonista dell'organizzazione dell'ingresso clandestino di padre Giacomo Zhou Wen-mo in Corea, un atto di coraggio che permetteva ai fedeli di accedere ai sacramenti. Questo zelo apostolico attirò inevitabilmente l'attenzione delle autorità governative, che avevano scatenato una dura persecuzione contro i cristiani. Arrestato e sottoposto a crudeli torture, egli mantenne un contegno esemplare. La sua fedeltà fu messa alla prova quando gli venne chiesto di svelare il nascondiglio di padre Giacomo. Nonostante le sofferenze indicibili, Saba Ji Hwang scelse il silenzio, proteggendo il sacerdote e la comunità. La sua vita terrena si concluse a Seul nel 1795, quando fu ucciso a colpi di frusta, suggellando con il sangue la sua testimonianza di amore per il Vangelo.
Il culto
Il ricordo del Beato Saba Ji Hwang è custodito con profonda devozione dalla Chiesa, che ne riconosce il sacrificio come un seme fecondo per la diffusione del cristianesimo in terra coreana. La sua memoria è indissolubilmente legata al gruppo dei martiri coreani, un insieme di testimoni che, sotto la guida di Paolo Yun Ji-chung, hanno offerto la vita per la libertà di professare il nome di Cristo. La solenne beatificazione, celebrata da Papa Francesco il 16 agosto 2014, ha ufficialmente inserito il suo nome tra coloro che la Chiesa venera come modelli di virtù eroica e perseveranza.
Oggi, i fedeli guardano a Saba Ji Hwang come a un intercessore che insegna il valore della lealtà verso i fratelli e verso il ministero sacerdotale. Il suo esempio continua a parlare alle generazioni contemporanee, ricordando che la fede, quando è vissuta con autenticità e sacrificio, trascende i secoli e le persecuzioni. La sua testimonianza, priva di retorica ma carica di verità, invita ogni cristiano a coltivare una dedizione quotidiana alla missione della Chiesa, custodendo con cura il dono della grazia ricevuto nel battesimo.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Saba Ji Hwang?
La memoria liturgica del Beato Saba Ji Hwang si celebra il ventotto giugno.