29 maggio
Beato Taddeo Ku Han-seon
Giovane ministrante, martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
La conversazione e il servizio missionario
Taddeo Ku Han-seon nacque nel mille ottottantaquattro a Minarigol, presso Haman, nella regione di Gyeongsang, all'interno dell'odierna Corea del Sud, da una famiglia appartenente al ceto medio. Era un ragazzo molto intelligente e un accanito lettore di libri, sebbene fosse stato attratto per qualche tempo dalle pratiche magiche. L'incontro decisivo avvenne quando una persona gli parlò della religione cattolica, spingendolo ad abbracciare la fede senza indugio. Ricevette il sacramento del battesimo direttamente dal vescovo Marie-Nicolas-Antoine Daveluy, allora coadiutore del vicario apostolico della Corea, assumendo il nome cristiano di Taddeo. La sua dedizione alla comunità lo portò a essere scelto per accompagnare padre Félix-Clair Ridel, sacerdote della Società per le Missioni Estere di Parigi, nelle visite pastorali sull'isola di Geoje. Durante queste missioni, Taddeo svolgeva con umiltà e devozione il compito di ministrante al fianco del sacerdote.
L'arresto, la testimonianza e il martirio
Nel millenovecento sessantasei, al termine di uno dei viaggi missionari, Taddeo si era appena congedato da padre Félix-Clair Ridel quando fu improvvisamente arrestato dalla polizia di Jinju. Sottoposto a dure prove, fu torturato ma non rinnegò la fede. Mentre era in carcere, scrisse una lettera alla moglie del magistrato di Jinju per sintetizzare i contenuti della fede cattolica. La donna lesse la missiva e, toccata dalle parole, chiese al marito di rilasciare il prigioniero. Il magistrato, infuriato per la richiesta, ordinò di trarre il prigioniero fuori di prigione per picchiarlo duramente. Nonostante le percosse, Taddeo non emise alcun lamento. Il magistrato, incollerito ulteriormente, ordinò alle guardie di picchiarlo con tutta la loro forza, ma le guardie replicarono di averlo già colpito con grande vigore e che un'ulteriore violenza lo avrebbe ucciso. Interrogato sul motivo del suo silenzio, Taddeo rispose che la sua anziana madre era in piedi fuori dal cancello e sarebbe svenuta se avesse udito i suoi gemiti. Interrogato poi sul motivo per cui credesse alla religione cattolica, dichiarò che la Chiesa insegna a praticare la devozione filiale verso i genitori e che proprio per questo crede in Dio. Dopo essere stato ancora picchiato, fu rilasciato e poté fare ritorno a casa. Morì sette giorni più tardi a causa delle gravi lesioni riportate, all'età di ventidue anni. Egli fa parte del grande gruppo di centoventiquattro martiri uccisi in Corea tra il diciottesimo e il diciannovesimo secolo, un gruppo capeggiato da Paolo Yun Ji-chung.
Il cammino verso il martirio
Il percorso spirituale di Taddeo Ku Han-seon ha avuto inizio nel cuore della Corea, nel villaggio di Minarigol, dove la luce della fede cristiana ha trovato terreno fertile nella sua anima. La sua conversione al cattolicesimo, sancita dal battesimo amministrato da Marie-Nicolas-Antoine Daveluy, ha trasformato la sua giovinezza in una missione silenziosa ma costante. Egli non si limitò a ricevere il dono della fede, ma scelse di viverlo pienamente, mettendosi al servizio dei missionari che operavano in condizioni di estrema precarietà. Il suo impegno come ministrante al fianco di Félix-Clair Ridel non era solo un compito liturgico, ma un'espressione concreta della sua comunione con la Chiesa universale.
Quando la persecuzione contro i cristiani si fece più violenta, la fede di Taddeo fu posta sotto il vaglio della sofferenza. Arrestato a Jinju nel milleottocento sessantasei, egli affrontò interrogatori e violenze atroci, rimanendo saldo nella sua professione di fede. Le percosse subite non piegarono la sua volontà, né oscurarono la sua testimonianza di amore per il Vangelo. Anche dopo essere stato rilasciato, il suo corpo, devastato dalle torture, non poté più sostenere la vita. Egli si spense ad Haman, offrendo le sue sofferenze finali come ultimo atto di adorazione. La sua morte non fu una sconfitta, ma il suggello definitivo di una vita spesa per il Regno dei Cieli, trasformando il dolore in un sacrificio gradito a Dio. La sua storia parla ancora oggi alla coscienza dei fedeli, ricordando che la fedeltà a Cristo è un tesoro che va custodito anche a prezzo della vita, e che il servizio umile all'altare è la preparazione più alta per il dono di sé nel martirio.
Il culto e la memoria
La venerazione verso il Beato Taddeo Ku Han-seon si inserisce nel più ampio contesto del ricordo dei martiri coreani, testimoni eroici che hanno irrigato con il loro sangue la terra della Corea. Il riconoscimento ufficiale della sua santità è avvenuto il sedici agosto del duemilaquattordici, quando Papa Francesco ha elevato Taddeo agli onori degli altari, confermando la validità della sua testimonianza cristiana per la Chiesa di ogni tempo.
La sua memoria liturgica viene celebrata il ventinove maggio, giorno in cui la Chiesa si unisce nel ricordo dei centoventiquattro martiri coreani, figure che hanno saputo donare la vita in tempi di tribolazione. In questa data, i fedeli sono invitati a rivolgere lo sguardo verso il sacrificio di Taddeo, riconoscendo in lui un intercessore potente e un modello di perseveranza. La sua figura, pur legata a luoghi specifici come Haman, Minarigol, l'isola di Geoje e Jinju, appartiene ormai alla comunione dei santi, dove la sua preghiera accompagna il cammino di quanti cercano di vivere la fede con la medesima purezza di cuore e la stessa, incrollabile dedizione che egli manifestò fino al suo ultimo respiro.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Taddeo Ku Han-seon?
La memoria liturgica si celebra il ventinove maggio insieme a tutti i centoventiquattro martiri della Corea.
Qual è il contesto della sua beatificazione?
È stato beatificato da papa Francesco il sedici agosto del duemila quattordici durante il viaggio apostolico in Corea del Sud.