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4 ottobre

Beato Tommaso da Celano

Aggiornato il 15 settembre 2026

Origini, giovinezza e ingresso nell'Ordine

Fra' Tommaso da Celano nacque a Celano della Marsica, in provincia di L'Aquila, tra il 1185 e il 1190. Non è storicamente dimostrabile la congettura secondo cui Tommaso discendesse dai nobili Signori di Celano e d'Albe. È opportuno ricordare che i Signori di Celano e d'Albe furono sostituiti dal 1212 al 1222 dai fratelli di papa Innocenzo III, vale a dire Riccardo Conte di Sora e Tommaso. Una genealogia costruita dopo il 1590 indicò invece che Tommaso fosse figlio di un Vallesio Castiglione e nato o fattosi frate in Castiglione della Valle. Al momento del suo ingresso nella fraternità, Tommaso era forse già sacerdote o almeno clericus. Egli fu accolto nell'Ordine francescano verso il 1214-1215 insieme a uomini letterati e nobili. Una notizia autobiografica attesta che Tommaso fu ricevuto nell'Ordine direttamente dal fondatore reduce dalla Spagna alla Porziuncola. Tommaso fu presentato da frate Elia oppure fu direttamente noto per parentela o clientela alla famiglia dei Conti di Anagni e Segni. Tommaso è probabilmente identificabile con uno dei compagni dissuasi in visione da san Francesco dal darsi alla predicazione. Egli visse e scrisse nella prima metà del secolo tredicesimo. Non poteva usare la metodologia invalsa posteriormente per via della sua epoca. Sapeva, come san Francesco, che la contemplazione infusa è un dono. Considerava l'attività dello spirito nell'esercizio delle virtù cardinali e teologali un dovere.

Missione in Germania e cariche di governo

La Cronaca di Giordano da Giano riferisce che nel Capitolo del 1221 Tommaso si offrì volontario per la difficile missione in Germania guidata dal ministro provinciale Cesario da Spira. Compì così un tempestivo servizio missionario considerato allora come il più alto grado dell'obbedienza religiosa. Nel 1222 Tommaso fu Custode dei conventi di Magonza, Worms e Colonia. Nel 1223 Tommaso fu vicario di Cesario, il quale era sceso in Italia. È assai verosimile che Tommaso fosse presente al transito del Serafico Padre il 3 ottobre 1226. È assai verosimile che Tommaso fosse presente alla canonizzazione di san Francesco il 16 luglio 1228. Nel 1230 Tommaso donò a fra' Giordano alcune piccole reliquie del santo ad Assisi. Tommaso pare abbia concorso alla fondazione dei conventi di Celano nel 1256. Tommaso pare abbia concorso alla fondazione del convento di Tagliacozzo nel 1223 o 1259. Tommaso concorse all'erezione o al passaggio alla Regola clariana del monastero di Santa Maria in San Giovanni Val dei Varri tra il 1230 e il 1250 circa. Nel monastero di Santa Maria in San Giovanni Val dei Varri Tommaso concluse i suoi giorni nel silenzio ricoprendo l'ufficio di Cappellano delle Clarisse. Tommaso morì intorno al 1260, e la sua morte viene tradizionalmente fissata ad Assisi il 4 ottobre 1260.

Le opere agiografiche e la trilogia francescana

Il cardinale Ugolino, divenuto papa Gregorio IX il 19 marzo 1227, affidò a Tommaso l'incarico di scrivere la Legenda ufficiale per la canonizzazione di san Francesco. Tommaso presentò la Legenda ufficiale al papa in un elegante codice il 25 febbraio 1229. La Legenda ufficiale scritta da Tommaso fu detta Legenda Gregorii oppure Vita prima. Sotto il generalato di fra' Crescenzio da Jesi, tra il 1244 e il luglio 1247, Tommaso scrisse la Vita seconda basandosi sul materiale dei Tre Soci. Tommaso intitolò la Vita seconda Memoriale in desiderio animae de gestis et verbis sanctissimi Patris nostri. Tommaso completò la Vita seconda con il Tractatus de miraculis tra il 1250 e il 1252, dopo reiterati inviti del ministro generale Giovanni da Parma in carica dal 1247 al 1257. Dalla trilogia di Tommaso dipende la Legenda ad usum chori scritta dallo stesso autore nel 1230. Dalla trilogia di Tommaso dipende la Legenda Sancti Francisci di Giuliano da Spira scritta tra il 1230 e il 1235. Dalla trilogia di Tommaso dipende l'Officium rythmicum di Giuliano da Spira scritto tra il 1230 e il 1235. Non è dimostrata la tesi di padre Zefferino Lazzeri di un rapporto inverso tra Tommaso e Giuliano da Spira. La Legenda maior di san Bonaventura del 1263 è tributaria per molti tratti, anche ad litteram, delle opere di Tommaso. Un'ordinanza del Capitolo di Parigi del 1266 proscrisse le biografie precedenti dopo la pubblicazione della Legenda maior. La critica moderna ha raccolto scarso favore riguardo all'attribuzione a Bonaventura della Legenda Sanctae Clarae Virginis. Motivi esterni ed intrinseci inducono a mantenere l'attribuzione della Legenda Sanctae Clarae Virginis a Tommaso. La Legenda Sanctae Clarae Virginis può considerarsi il promesso sviluppo del nucleo presente ai numeri 18-20 della Vita prima di san Francesco. È meno attendibile l'assegnazione al celanese della biografia Antoniana Assidua. A Tommaso è riconosciuta la paternità della sequenza ritmica Sanctitatis nova signa, che inneggia al mistero delle stigmate. La sequenza Sanctitatis nova signa ha molto risalto nelle opere in prosa di Tommaso. Intorno al Dies Irae si è riaccesa la discussione nelle celebrazioni centenarie del 1960. A cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo vi furono vivaci attacchi alla sincerità del primo biografo di san Francesco. La fama di Tommaso si è consolidata dopo i primi attacchi critici. Ormai si conviene che non si può prescindere dagli scritti di Tommaso per trattare di Francesco d'Assisi. Le due Vitae di Tommaso si integrano a vicenda. Le Vitae rispecchiano la sensibilità dell'autore ai segni dei tempi piuttosto che un servile adattamento ai committenti. Le opere di Tommaso conservano il rimpianto per la robusta impostazione evangelica data da Francesco e dalla sua prima compagnia.

Il profilo spirituale e letterario

Tommaso fu letterato di vaglia e seppe dare veste elegante alla sua esposizione. Tommaso non trascurò dati cronologici, riferimenti alla legislazione serafica e agli scritti del santo, mantenendosi privo di pedanteria. Tommaso fu un autentico religioso capace di cogliere i valori ascetici e mistici del suo eroe e l'inquadramento nella dogmatica. Tommaso presentò san Francesco come imitatore di Cristo e come specchio per i seguaci assai prima di Bartolomeo da Pisa. Tommaso possedeva un intuito di artista e di esperto nella ricerca della santità. Fissò gli elementi preponderanti nel suo modello spirituale. Inserì nel suo modello l'adorazione al sommo bene Dio uno e trino. Considerò il cristocentrismo riguardo all'Incarnazione, alla passione e al finalismo glorificatore. Incluse nel modello il culto eucaristico e la devozione mariana. Incluse il servizio ecclesiale nel rispetto della gerarchia. Pervenne alla scuola bonaventuriana riconoscendo e additando per primo l'iter di san Francesco verso la Sapienza. Indicò il percorso attraverso le creature fraternamente amate, l'orazione e i rapimenti fino al riposo della mistica teologia. Inclinava verso una certa austerità di vedute. Delineò con tocchi sicuri le particolari amabili virtù francescane come semplicità, serenità nella povertà e nella sofferenza. Delineò l'umiltà dei minori insieme alla cavalleresca liberalità e cortesia. Alimentò di forte luce il senso del divino e le attrattive della carità. Ebbe in vita la stima dei confratelli e della Curia non solo per meriti letterari.

Memoria storica e vicissitudini delle reliquie

Intorno al 1385 Bartolomeo da Pisa nel De Conformitate creò confusione tra custodia e provincia Pennese. La confusione di Bartolomeo da Pisa indusse in errore alcuni storiografi dell'Ordine francescano circa le origini di Tommaso. Alcuni storiografi suggerirono la conclusione distorta che Tommaso fosse favorevole a Cellino Attanasio nel Teramano. Frate Angelo Clareno menzionò Tommaso nella sua Historia septem tribulationum tra il 1322 e il 1325. Angelo Clareno citò quattro persone solenni che scrissero la vita di san Francesco, tra cui frate Tommaso di Celano. Fra' Mariano da Firenze lo ricordava come il santo discepolo di san Francesco. Il Tossignano lo definiva beato nel 1586. Muzio Febonio, abate di Trasacco, scrisse la Vita del beato Tommaso di seguito alla Vita di san Berardo cardinale. Il Corsignani celanese annoverava Tommaso in apertura alla serie dei santi della Marsica. Autori abruzzesi scrissero che correva voce di prodigi manifestati presso il sepolcro del beato Tommaso in Val dei Varri. Tra i prodigi riferiti vi erano splendori nella notte, spingendo il popolo a recarsi a venerarlo. Ai primi del Cinquecento fu abbandonato il monastero delle Clarisse e i beni furono incorporati al convento dei Frati di Tagliacozzo. I cittadini di Scansano si disponevano a portare i resti venerati nel loro Comune. I frati di Tagliacozzo prevennero i cittadini di Scansano e trafugarono le reliquie. Giovanni Luchino Arnuzzi, giudice delegato da papa Leone X, menzionò il trafugamento nel Monitorium. Il Monitorium fu emesso il 17 marzo 1517 su richiesta del vescovo dei Marsi Giacomo. Il documento citava a comparire fra' Domenico e altri del convento di san Francesco di Tagliacozzo. I frati furono citati per avere trasportato il corpo di notte dalla chiesa in Val dei Varri al loro convento per assicurarsi il concorso di popolo. Il corpo trafugato è definito nel documento come un certo corpo santo, come si asserisce del Beato Tommaso. Il documento di Giovanni Luchino Arnuzzi fu rintracciato nel 1968 da Giovanni Odorardi. Il Febonio riportò l'elenco di prodigi avvenuti al tempo della traslazione. A Tagliacozzo la spoglia del celanese fu collocata dapprima in un sarcofago di pietra nella chiesa di san Francesco, dietro l'altare, nella Cappella ducale. Il vescovo dei Marsi Domenico Antonio Brizi ordinò una ricognizione tra il 1741 e il 1760. Dopo la ricognizione del 1741-1760 le ossa furono raccolte in un'urna di legno con un vetro anteriore visibile. Dal vetro anteriore dell'urna di legno era visibile il teschio coperto di cappuccio bigio. Le ossa e alcuni oggetti in teche minori furono dichiarati del beato Tommaso. Nel 1960 coincisero i restauri della chiesa gotica con le celebrazioni centenarie della morte di Tommaso. Il vescovo Domenico Valeri provvide a una nuova ricognizione per uno studio scientifico dei resti tra il 6 luglio e il 24 settembre 1960. Lo scheletro di alta statura fu ricomposto sotto un nuovo saio francescano. Lo scheletro fu chiuso in un'urna di bronzo e cristalli e collocato provvisoriamente su una mensa laterale. Il vescovo Domenico Valeri ha istituito il 24 maggio 1968 una Commissione di studio per indagare sul culto locale ab immemorabili. La fama del culto popolare si rinnova ogni anno a Tagliacozzo il 2 agosto in occasione dell'Indulgenza della Porziuncola. La fama del culto popolare si rinnova a Celano la seconda domenica di ottobre. Esiste una Lettera di Giovanni XXIII al vescovo dei Marsi datata 29 agosto 1960. Il papa Giovanni XXIII era terziario francescano. Il papa Giovanni XXIII ricordava di aver avuto un tocco di speciale richiamo al pio e dotto Minorita. Il richiamo al Minorita era avvenuto già nell'allocuzione del precedente anno nell'arcibasilica Lateranense. Il papa accompagnava le celebrazioni che onorano la memoria di fra' Tommaso da Celano con una lettera. Le celebrazioni ripropongono a meditazione la veneranda figura e gli scritti insigni di fra' Tommaso da Celano. Il papa esprimeva la speranza e l'augurio che le popolazioni attingessero un rinnovato impegno nell'esercizio delle virtù di povertà, obbedienza e carità. La vita di fra' Tommaso da Celano offre un luminoso esempio delle virtù della povertà, dell'obbedienza e della carità.

Domande frequenti

Quando si festeggia il Beato Tommaso da Celano?

Nel Martirologio Francescano il Beato Tommaso è ricordato al giorno 4 ottobre. La fama del culto popolare si rinnova inoltre ogni anno a Tagliacozzo il 2 agosto e a Celano la seconda domenica di ottobre.

Quali furono i suoi incarichi principali nell'Ordine?

Tommaso fu accolto nell'Ordine francescano verso il 1214-1215, partecipò alla missione in Germania guidata da Cesario da Spira nel 1221, divenne Custode dei conventi di Magonza, Worms e Colonia nel 1222 e vicario nel 1223.