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4 marzo

Beato Umberto III di Savoia

Conte

Aggiornato il 15 settembre 2026

Origini e formazione giovanile

Umberto III nacque intorno al 1136 nel castello di Avigliana, nei pressi di Torino, sebbene alcune fonti e il genealogista Carrone abbiano ipotizzato una nascita anticipata attorno al 1132, tenendo conto delle consuetudini dei matrimoni infantili e della breve aspettativa di vita dell'epoca. I suoi genitori erano il conte Amedeo III e Matilde d'Albon, inserendosi in una stirpe che possedeva le caratteristiche tipiche della sua casata, essendo incline per vocazione e tradizione alla contemplazione mistica. Attorno al 1122, suo padre Amedeo III si era recato in pellegrinaggio in Terra Santa per adempiere a un voto di gratitudine verso papa Callisto II, e successivamente, a partire dal 1146, aveva preso parte alla Seconda Crociata. Durante il conflitto, Amedeo III morì il primo aprile 1148 sull'isola di Cipro, presso Nicosia, dove venne sepolto. Alla morte del padre, avvenuta quando era ancora molto giovane, Umberto ereditò il titolo di conte di Savoia a soli dodici anni, ereditando altresì dal padre e dal nonno Umberto II il progetto unitario di ricostituire l'antico regno di Borgogna. Tale progetto politico si trovava in aperto contrasto con le mire accentratrici dei sovrani francesi e con l'universalismo dell'imperatore Federico I Barbarossa. I suoi esordi politici furono simili a quelli paterni, poiché anche suo padre Amedeo III era rimasto erede in minore età alla morte giovanile di Umberto II. Per prepararlo a un compito così gravoso, Amedeo III aveva affidato la formazione di Umberto III a Sant'Amedeo di Losanna, che era stato abate di Hautecombe. Sotto la guida del suo precettore, il giovane Umberto fece notevoli progressi nello studio e nella crescita spirituale, maturando la sua profonda fede in un contesto di antiche tradizioni cristiane, influenzato anche dall'esempio del padre crociato. Il conte manifestò ben presto un autentico disprezzo per le vanità mondane, prediligendo la preghiera, la meditazione e la penitenza, e fu costretto dalle circostanze storiche ad abbandonare la vita di clausura per farsi carico dell'amministrazione degli affari pubblici.

Le vicende dinastiche e i matrimoni

I fatti del suo tempo costrinsero il giovane conte a diventare un politico e un guerriero, indotto ad attuare una prudente politica di sottomissione delle signorie feudali vicine o insediate nei suoi territori. Pur essendo un amante della pace, si trovò costretto ad affrontare continue guerre e ostilità, e nonostante la sua inclinazione ascetica e contemplativa, la gestione del potere richiese una vita attiva e molteplici unioni coniugali. Il suo primo matrimonio fu celebrato nel 1151, quando sposò Fedica, figlia del conte Alfonso-Giordano di Tolosa, un'alleanza contratta esclusivamente per garantire la continuità dinastica. Fedica morì tuttavia precocemente senza avergli dato figli. Umberto contrasse in seguito un secondo matrimonio con la cugina Gertrude, figlia del conte Teodorico di Fiandra e di Clemenza di Borgogna. Gertrude era sua parente in quanto la madre Clemenza era sorella di papa Callisto II e di Gisella, madre di Amedeo III. Queste seconde nozze vennero tuttavia annullate a causa della sterilità della coppia. Nel 1164 il conte sposò in terze nozze Clementina di Zähringen, dalla quale nacquero soltanto due figlie femmine, Alice e Sofia. Rimasto nuovamente vedovo nel 1173, Umberto scelse di ritirarsi nell'abbazia di Hautecombe per dedicarsi alla vita monastica nel chiostro, ma nel 1177 la nobiltà lo convinse a interrompere il ritiro e a sposarsi per la quarta volta per ottenere un erede maschio. Sposò così Beatrice, figlia del conte Gerardo di Mâcon, e da questa unione nacque finalmente l'erede maschio Tommaso, destinato a proseguire la dinastia, insieme a una figlia che purtroppo morì all'età di sette anni. Nonostante i suoi quattro matrimoni, la Chiesa cattolica ha pienamente riconosciuto la santità di Umberto. A titolo di paragone storico, la Chiesa Ortodossa Romena ha analogamente canonizzato un sovrano pluri-sposato, il voivoda moldavo Ștefan cel Mare, anch'egli con quattro mogli all'attivo.

Governo, conflitti e ritiro spirituale

Il governo di Umberto III durò circa quarant'anni ed fu segnato da duri conflitti con l'imperatore, i signori feudali e i vescovi-conti. La principale causa di attrito fu la protezione accordata dal Barbarossa al vescovo di Torino, il quale mirava a dominare la città subalpina. A causa di queste tensioni politiche, l'autorità e i domini italiani di Umberto si ridussero progressivamente, lasciandogli il controllo delle sole Val di Susa e Valle d'Aosta. La situazione precipitò nel 1187, quando Enrico VI decretò il bando dall'impero nei confronti di Umberto per il suo sostegno agli oppositori imperiali. A seguito del bando, il conte fu costretto a confinarsi nei suoi possedimenti alpini, dedicandosi intensamente alla carità e alle virtù personali. Durante questo periodo di governo pubblico e successivamente nel ritiro, Umberto III intensificò la pratica dei precetti della vita monastica, dimostrando grande equilibrio morale, applicando severità verso sé stesso e mostrando indulgenza e carità verso gli altri. Si distinse come un grande benefattore di chiese, monasteri e persone indigenti. Per coltivare la propria spiritualità, si ritirava frequentemente nell'abbazia di Hautecombe, situata sulle rive del lago di Bourget e fondata da suo padre, sebbene lasciasse a malincunio il monastero ogni volta che i familiari e la nobiltà sabauda lo richiamavano alle responsabilità politiche. Tra le sue opere pie, promosse la creazione della Precettoria di Sant'Antonio di Ranverso presso Buttigliera Alta, vicina ad Avigliana, il cui affidamento fu dato agli Antoniani provenienti dalla città francese di Vienne.

Transizione, sepoltura e culto

Umberto III è deceduto il 4 marzo 1189 a Chambéry, all'età di cinquantadue anni, sebbene alcune fonti storiche ne collochino la morte al 4 marzo 1188. La sua scomparsa fu sinceramente commossa e pianta dall'intero popolo. Umberto III è stato il primo principe della casata sabauda a ricevere sepoltura nell'abbazia di Hautecombe, e a partire da questo evento l'abbazia si è trasformata nella necropoli ufficiale della dinastia sabauda, luogo in cui riposano anche Umberto II e Maria José, gli ultimi sovrani d'Italia. Subito dopo la sua morte, il conte fu oggetto di una profonda venerazione popolare, alimentata e sostenuta dalla manifestazione di numerosi miracoli. La tradizione liturgica attribuisce ad Umberto III la scelta di privilegiare il Regno dei cieli rispetto al potere temporale e di accogliere la penitenza della croce. Nel 1838 il re Carlo Alberto di Sardegna ottenne da papa Gregorio XVI la conferma ufficiale del titolo di Beato per Umberto III. Insieme a lui, nel 1838 fu proclamato beato anche suo nipote Bonifacio, che era stato monaco certosino e successivamente arcivescovo di Canterbury. Le spoglie dei due beati di Casa Savoia si trovano attualmente in due raffinati sarcofagi collocati dietro l'altare maggiore della chiesa abbaziale di Hautecombe. La memoria del beato Umberto III è particolarmente viva in Italia nella località di Racconigi, dove nel Santuario Reale della Madonna delle Grazie è conservato un dipinto raffigurante il beato, quadro che fu originariamente donato dalla regina Elena e successivamente fatto restaurare per volere del re Umberto II. Il beato è inoltre oggetto di venerazione ad Aosta, dove la sua immagine compare sulla facciata della cattedrale e all'interno del castello di Sarre, situato in Valle d'Aosta.

Domande frequenti

Quando si festeggia il beato Umberto III di Savoia?

Il beato Umberto III si festeggia il 4 marzo, giorno in cui la Chiesa ne commemora la ricorrenza liturgica e la transizione terrena.

Di cosa è patrono il beato Umberto III di Savoia?

I testi storici e biografici non menzionano specifici patronati ufficiali per il beato Umberto III.

A Chambery in Savoia, beato Umberto, terzo conte di Savoia, che costretto a lasciare il chiostro per occuparsi degli affari pubblici, con maggiore dedizione praticò la vita monastica, a cui in seguito ritornò. — Martirologio Romano