Festa delle Sante Reliquie
Aggiornato il 22 luglio 2026
Il tesoro della terra e lo sguardo della Chiesa
La morte prepara la messe per il cielo e il mondo può essere visto dagli angeli come un campo seminato per la risurrezione. La morte di Abele ha aperto il primo solco della seminagione umana. La terra conserva un tesoro di corpi in attesa della risurrezione. La Chiesa benedice e dirige direttamente la sepoltura dei fedeli nel terreno. La Chiesa talvolta esuma dalla terra i corpi dei santi più scelti mediante il suo discernimento infallibile. La Chiesa libera dal fango i resti dei santi, li racchiude nell'oro e in stoffe preziose e li porta in trionfo. La Chiesa convoca le folle per onorare i resti dei santi, dedica loro nuovi templi e li colloca sugli altari. Nel Discorso trecentodiciotto su santo Stefano, sant'Agostino afferma che la Chiesa non erige un altare a Stefano, ma usa le sue reliquie per fare un altare a Dio. Sant'Agostino spiega che Dio ama tali altari poiché la morte dei santi è preziosa ai suoi occhi. Nel Discorso duecentosettantacinque su san Vincenzo martire, sant'Agostino dichiara che l'anima invisibile lascia la casa visibile per obbedire a Dio. Sant'Agostino afferma che Dio custodisce il corpo inanimato, trae gloria dagli onori a esso resi e gli concede la potenza della sua divinità e di operare miracoli. Il culto e la venerazione dei corpi dei santi sono la causa dei pellegrinaggi alle loro tombe. San Gregorio di Nissa, nel suo scritto su san Teodoro Martire, osserva che, sebbene un sepolcro ordinario desti ripugnanza, la tomba del martire attrae la popolazione cristiana. San Gregorio di Nissa riferisce che la polvere raccolta ai bordi della tomba del martire è cercata e considerata un dono di grande valore. San Gregorio di Nissa descrive i fedeli che abbracciano il corpo del martire e vi accostano labbra e occhi versando lacrime di devozione e amore. San Gregorio di Nissa sottolinea che nessun imperatore ha mai ricevuto onori paragonabili a quelli resi al martire.
La testimonianza dei Padri e la gloria degli apostoli
San Giovanni Crisostomo, nell'Omelia ventiseiesima sul commento alla Seconda Lettera ai Corinzi, afferma che gli imperatori sono diventati per i pescatori ciò che un tempo erano i portieri dei loro palazzi. San Giovanni Crisostomo riferisce che il figlio del grande Costantino ritenne di onorare il padre preparandogli una tomba nel vestibolo della sepoltura del pescatore di Galilea. San Giovanni Crisostomo, nell'Omelia trentaduesima, esprime il desiderio di prostrarsi sulla tomba di san Paolo e di contemplarne le spoglie. San Giovanni Crisostomo definisce il corpo di san Paolo come quello che completava, soffrendo, ciò che mancava alle sofferenze di Cristo. San Giovanni Crisostomo celebra la bocca di san Paolo che parlava senza timore davanti ai re e rivelava il Signore. San Giovanni Crisostomo descrive il cuore di san Paolo come cuore del mondo, più alto dei cieli e vasto come l'universo, in cui lo Spirito Santo ha scolpito il libro della grazia. San Giovanni Crisostomo desidera vedere le mani di san Paolo che scrissero le epistole, gli occhi che ricuperarono la vista e i piedi che percorsero la terra. San Giovanni Crisostomo afferma che i corpi di san Pietro e san Paolo, collocati a Roma, proteggono la città meglio di qualsiasi bastione difensivo.
La difesa dottrinale e la condanna degli errori
Nel sedicesimo secolo l'eresia protestante ha profanato le tombe sante sostenendo di voler riportare la Chiesa ai costumi antichi. Il Concilio di Trento ha reagito ai riformatori protestanti definendo la dottrina teologica sul culto delle reliquie in continuità con la Tradizione. Il Concilio di Trento ha stabilito che i fedeli devono venerare i corpi dei martiri e degli altri santi che vivono con Cristo. Il Concilio di Trento ha dichiarato che i corpi dei santi furono membri vivi di Cristo e tempio dello Spirito Santo. Il Concilio di Trento ha insegnato che i corpi dei santi risusciteranno per la vita eterna e per la gloria. Dio concede numerosi benefici all'umanità attraverso l'intercessione dei Santi. Alcuni individui sostengono che la venerazione delle reliquie dei Santi sia un atto privo di merito. Si afferma da parte di taluni che i fedeli rendano onore alle reliquie senza alcuna utilità. Esiste la tesi secondo cui sia inutile recarsi in visita presso le memorie e i monumenti dei Santi per sollecitare il loro soccorso. Chi sostiene l'inutilità del culto dei Santi e delle loro reliquie è ritenuto pienamente meritevole di condanna. La Chiesa cattolica ha già espresso in passato una condanna formale contro tali posizioni critiche. Il Secondo Concilio di Nicea ha condannato le tesi contrarie al culto dei Santi nel suo settimo canone. Il Concilio di Trento ha ribadito nuovamente la condanna di queste dottrine durante la sua venticinquesima sessione.
La vita dell'apostolo
Il cammino di colui che nacque a Tarso rappresenta una delle pagine più alte della storia cristiana. Egli consacrò ogni istante della sua esistenza alla diffusione della parola di Dio, affrontando con coraggio le persecuzioni e le sofferenze che la missione apostolica gli imponeva. La sua vita non fu segnata soltanto dall'azione missionaria itinerante, ma anche da una riflessione teologica profonda che trovò espressione nelle epistole da lui scritte. Tali scritti costituiscono ancora oggi una base fondamentale per la dottrina cristiana, offrendo ai credenti di ogni epoca una guida sicura per comprendere il mistero di Cristo e la natura della Chiesa.
Il suo percorso terreno trovò il compimento definitivo nella città di Roma. Lì, dove egli giunse dopo aver speso ogni energia per la causa del Vangelo, subì il martirio, offrendo la propria vita come testimonianza suprema di fedeltà al Signore. La morte a Roma non rappresentò la fine del suo operato, ma l'inizio di una presenza duratura che si manifesta nel culto delle sue reliquie. Roma, custode di tale memoria, conserva ancora oggi le sue spoglie, che vengono venerate con devozione dai fedeli come reliquia preziosa di un apostolo che, pur essendo nato lontano, ha fatto di quella terra il luogo del suo eterno riposo e della sua gloriosa testimonianza.
Il culto delle reliquie
Venerare le Sante Reliquie significa accostarsi alla memoria dei martiri con animo riconoscente e spirito di umiltà. Nella tradizione cristiana, le spoglie di chi ha subìto il martirio per Cristo non sono semplici resti del passato, ma testimonianze vive di una vittoria conquistata attraverso la sofferenza. La presenza delle reliquie dell'apostolo a Roma richiama costantemente la comunità dei credenti alla radice apostolica della fede, ricordando che il sangue versato dai testimoni è il seme che ha fatto germogliare la Chiesa.
La celebrazione del cinque novembre invita a riflettere sul significato profondo di questo culto, che non si esaurisce nell'onore esteriore, ma mira a risvegliare nel cuore del fedele lo stesso desiderio di coerenza e di dedizione che animò l'apostolo di Tarso. Nel silenzio dei luoghi dove riposano tali reliquie, il cristiano trova ristoro e consolazione, sentendosi parte di una storia di salvezza che, pur essendo nata in tempi lontani e segnata da prove dure, continua a parlare al presente, esortando ciascuno a perseverare nella carità e nella verità del Vangelo.
Domande frequenti
Quando si festeggia la Festa delle Sante Reliquie?
La ricorrenza liturgica si celebra il cinque novembre.
Di cosa è patrono la Festa delle Sante Reliquie?
I documenti storici e liturgici non menzionano specifici patronati per questa ricorrenza.