24 agosto
San Bartolomeo
Apostolo
Aggiornato il 15 settembre 2026
Origini e identità dell'apostolo
Nel primo secolo dell'èra cristiana si colloca la figura di San Bartolomeo, un discepolo di Cristo e un apostolo, uno dei dodici che furono compagni di Simon Pietro per tutto il tempo della vita terrena di Gesù. Il periodo di compagnia a Gesù va dal battesimo di Giovanni Battista fino all'assunzione al cielo, come citato negli Atti degli Apostoli. Il nome di Bartolomeo compare subito dopo quello di Filippo nelle liste degli apostoli dei Sinottici in Matteo, in Marco e in Luca. San Giovanni l'evangelista ricorda Natanaele di Cana di Galilea insieme ad altri discepoli nel ventunesimo capitolo del suo Vangelo. Gli studiosi attribuiscono comunemente i due nomi di Bartolomeo e Natanaele ad una stessa persona. Il primo nome sarebbe un patronimico e significa figlio di Tolmai. A cominciare dal nono secolo la chiesa siriaca ha identificato l'apostolo Bartolomeo con Natanaele. Il nome ha un'impronta aramaica, Bar-Talmay, che significa figlio del valoroso. Il secondo nome sarebbe un nome proprio ebraico che significa dono di Dio ed è indicato così nel Vangelo di Giovanni. Il nome Natanaele era il nome personale, mentre Bartolomeo era un cognome o soprannome formulato con riferimento al nome del padre. Bartolomeo esercitava il mestiere del pescatore, al pari di Simone e Andrea. Si può supporre che prima di incontrare Gesù abbia fatto parte della cerchia del Battista. Era originario di Cana di Galilea, e il dettaglio dell'origine permette di ipotizzare che abbia assistito di persona alla trasformazione dell'acqua in vino a Cana durante un banchetto nuziale. La figura di Natanaele-Bartolomeo appare a prima vista secondaria ed è quasi sempre eclissata da personalità più forti, ma i testi canonici offrono preziose e profonde pennellate sulla sua vita.
La chiamata e l'incontro con il Maestro
Nel Vangelo di Giovanni vi è l'episodio chiave che vede Natanaele protagonista, ovvero la sua chiamata. Natanaele si trova seduto all'ombra di un fico quando viene raggiunto dall'amico Filippo. Natanaele era forse un assiduo lettore della Bibbia e meditava la Scrittura sotto il fico che ogni giudaico faceva sorgere accanto alla propria casa. Filippo dice a Natanaele con tono entusiastico di aver trovato colui del quale scrissero Mosè nella Legge e i Profeti, ovvero Gesù di Nazareth, descritto come figlio di Giuseppe. Bartolomeo è scettico e diffidente di fronte all'annuncio di Filippo. Bartolomeo risponde con sprezzante incredulità chiedendo se da Nazareth possa mai venire qualcosa di buono. Bartolomeo è un uomo concreto che ragiona secondo i canoni della tradizione, conoscendo l'insignificante agglomerato di casupole vicino a casa sua e ritenendo incredibile che possa aver dato i natali al Messia. Cana, la terra natia di Natanaele, distava appena otto chilometri dalla borgata scelta da Gesù come dimora terrena. Natanaele sapeva che la borgata di Gesù era formata da un'accolta di stamberghe semitrogloditiche e non era mai menzionata nell'Antico Testamento. Natanaele ha uno sguardo pessimista e frettoloso di fermarsi all'apparenza. Filippo risponde a Natanaele dicendolo di venire e vedere per fare un'esperienza diretta. Gesù, incontrando Natanaele, dice che è davvero un Israelita in cui non c'è falsità. A nessun apostolo fu resa una testimonianza tanto onorifica e solenne. L'attestazione di fiducia di Gesù verso Natanaele non ha uguali in tutti i Vangeli. Natanaele resta spiazzato dalle parole di Gesù e domanda come faccia a conoscerlo. Il Signore risponde di averlo visto mentre era sotto il fico prima che Filippo lo chiamasse. La frase di Gesù tocca il profondo del cuore di Bartolomeo cogliendo una domanda inespressa e un pensiero nascosto, testimoniando la capacità di Cristo di leggere nelle pieghe più segrete dell'interiorità. L'ex-scettico si trasforma nel volgere di un istante in un fervente seguace di Cristo. Bartolomeo afferma convinto che Gesù è il Rabbi, il Figlio di Dio e il re d'Israele. Il Maestro smorza i toni chiedendo se crede solo perché gli ha detto di averlo visto sotto il fico e promettendogli che vedrà cose ben più grandi. Gesù dice ai suoi seguaci che avrebbero visto il cielo aperto e gli angeli di Dio ascendere e discendere sul Figlio dell'Uomo. La risposta di Gesù è citata come esempio dell'ironia presente nel Vangelo di Giovanni. Terminato il dialogo, Bartolomeo torna temporaneamente nell'ombra.
Testimone dei prodigi e della vita pubblica
Bartolomeo seguì fedelmente Gesù dapprima come discepolo e poi come apostolo in tutte le peregrinazioni della Giudea, della Samaria e della Galilea. Tre giorni dopo il colloquio con Natanaele ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea. La madre di Gesù era presente alle nozze, e Gesù insieme ai suoi discepoli fu invitato alle nozze, forse da Natanaele stesso. Lo sposo o la sposa erano forse parenti o amici di Natanaele. Bartolomeo assistette all'inizio della conversione dell'acqua in vino. Con il miracolo dell'acqua in vino il Messia manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui. Bartolomeo crebbe all'ombra di Gesù, vedendo miracoli e guarigioni lungo i villaggi della Palestina. Dopo il ricordo della sua vocazione, l'apostolo si eclissa nel Vangelo per gran parte della vita terrena di Gesù. Bartolomeo sedette nel cenacolo all'ultima cena di Gesù, durante la quale il Signore istituì l'eucaristia ed il sacerdozio. Dopo la risurrezione, San Pietro si accinse ad andare a pescare sul mare di Tiberiade. Natanaele si associò agli altri cinque apostoli presenti alla pesca ed esclamarono insieme che sarebbero venuti anche loro. Quella notte i discepoli non presero niente. Sul far del giorno Gesù si presentò sulla riva, ma i discepoli non sapevano che fosse lui. Gesù chiese ai discepoli se avessero un compatico, ed essi risposero di no. Gesù disse loro di gettare la rete a destra della barca per trovare pesce. I discepoli gettarono la rete e non riuscirono più a tirarla su per la gran quantità di pesce pescato. Bartolomeo fu presente anche all'ascensione di Gesù, il quale si sollevò al cielo dalla cima del monte. Bartolomeo fu accanto a Maria nel cenacolo di Gerusalemme. Secondo gli Atti degli Apostoli, Bartolomeo fu tra coloro che furono assidui e concordi nella preghiera. Nel cenacolo gli apostoli raccolti in preghiera ricevettero lo Spirito Santo in forma di tremolanti fiammelle sopra ciascuno di loro.
L'apostolato missionario e i viaggi in Oriente
Usciti dal cenacolo, gli apostoli si diedero ad evangelizzare le terre che furono teatro della missione di Gesù e dei suoi prodigi. Davanti allo sparuto manipolo di missionari si presentava il mondo intero. Secondo la tradizione, dopo la Pentecoste l'apostolato di san Bartolomeo fu attivissimo. La tradizione posteriore attribuisce a Bartolomeo lunghi viaggi missionari, pur non potendo stabilire nulla di preciso nei minimi dettagli. A Bartolomeo toccò la Licaonia, parte della Cappadocia, e in seguito passò nell'India superiore e in varie regioni del Medio Oriente. Eusebio di Cesarea riferisce che Panteno, fondatore della scuola catechetica di Alessandria d'Egitto, compì un viaggio in India, identificabile con l'Etiopia o l'Arabia meridionale, verso la fine del secondo secolo. Panteno aveva incontrato comunità cristiane costituite proprio dall'apostolo San Bartolomeo, il quale aveva diffuso presso quelle comunità il Vangelo di San Matteo in lingua ebraica. In seguito Bartolomeo si sarebbe trasferito nell'Armenia maggiore. In Armenia maggiore l'apostolo sostenne non poche fatiche e superò non lievi difficoltà per annunciare il Vangelo. Per provare le verità annunciate, ad Albanopoli Bartolomeo liberò numerosi ossessi, guarì malati e diede la vista ai ciechi. Bartolomeo rifiutò i numerosi doni che gli si voleva offrire, volendo solamente la distruzione degli idoli e l'accettazione delle verità di fede da lui predicate. Secondo il Breviario romano e le fonti tradizionali, nell'Armenia maggiore l'apostolo convertì alla fede cristiana il re Polimio, la sua sposa e ben dodici città. La conversione del re in Armenia avrebbe attirato le ire dei sacerdoti pagani attivi nella zona e dei ministri degli dei locali.
Il dramma del martirio ad Albanopoli
Intorno alla morte di Bartolomeo vi sono opinioni diverse tra gli antichi scrittori che narrano le sue gesta ed il martirio. Il dramma dell'ultima fase della predicazione dell'apostolo è narrato da Abdia Babilonico. In un tempio di Albanopoli dedicato ad Astarot vi erano molti infermi e molte persone che attendevano gli oracoli del demonio. Un giorno san Bartolomeo volle entrare nel tempio per affrontare Satana che godeva dell'incontrastato dominio. Non appena vi entrò, Astarot ammutolì e non continuò le sue opere di guarigione per alcuni giorni. I sacerdoti del tempio si rivolsero a un altro demonio chiamato Berith. Interrogato sull'interruzione di Astarot, Berith rispose che san Bartolomeo, apostolo del vero Dio, era entrato nel tempio e teneva incatenato il demonio con fasce di fuoco. Nel frattempo la fama di san Bartolomeo era cresciuta e molte persone gli portavano infermi, malati e posseduti dal demonio per farli curare. A san Bartolomeo si rivolse anche l'amministratore della provincia dell'Armenia e fratello del re, di nome Astiage, per far guarire la figlia precedentemente portata ad Astarot. Dopo l'ennesima guarigione, i sacerdoti di Astarot istigarono il re Astiage contro l'apostolo. Le conversioni operate da Bartolomeo e la rovina del tempio suscitarono l'invidia dei sacerdoti delle divinità locali. Il re Astiage ordinò che san Bartolomeo fosse prima flagellato e poi appeso in croce a testa all'ingiù con del fuoco che lo soffocasse. Ippolito scrisse che Bartolomeo fu crocifisso col capo all'ingiù e che sotto furono bruciati cumuli di erbe verdi e fetide per soffocarlo con il fumo. Poiché il santo resistette a queste atrocità, il re comandò che fosse scorticato vivo dalla testa ai piedi. Sant'Agostino, san Isidoro di Siviglia ed il Martirologio di Beda confermano che san Bartolomeo fu scorticato vivo. Secondo la tradizione, Bartolomeo avrebbe subito un atroce martirio, venendo condannato a essere scuoiato vivo e poi decapitato. Le sole due membra che restarono illese furono gli occhi e la lingua, che servirono all'apostolo per gli ultimi bagliori della sua missione prima di subire la decollazione ad Albanopoli.
La complessa traslazione delle reliquie
Dopo la morte ad Albanopoli, le spoglie di san Bartolomeo vennero portate in Mesopotamia dall'imperatore Anastasio primo nel cinquecentodue, anno in cui fondò la città di Daras e vi costruì una splendida chiesa in onore del santo. Durante il successivo periodo anticristiano, gli infedeli preoccupati per l'enorme afflusso di fedeli gettarono il sarcofago in mare. Il sarcofago miracolosamente non affondò ma fu trasportato dalla corrente fino all'isola di Lipari. A Lipari si recò il vescovo Agatone, che diede pia sepoltura alle spoglie e fece erigere una basilica. Nel cinquecentottanta una parte dei resti mortali fu probabilmente trasferita a Lipari, nel nord della Sicilia. San Bartolomeo è oggi titolare della cattedrale di Lipari e patrono principale delle isole Eolie. Con l'invasione musulmana della Sicilia le cattedrali cristiane furono saccheggiate e le ossa dell'Apostolo furono sparse sull'isola. Le ossa furono raccolte da un eremita a cui san Bartolomeo apparve in sonno. Le reliquie furono caricate su un bastimento diretto a Salerno e da lì portate a Benevento da Sicardo, principe longobardo, nell'ottocentotrentotto. Nella sede beneventana il sacro deposito fu conservato con devota e gelosa vigilanza, anche quando l'imperatore Ottone terzo nell'anno mille ne pretese la consegna. In quell'occasione, al posto del santo, a Ottone terzo fu consegnato il corpo di san Paolino, vescovo di Nola. L'imperatore cinse la città d'assedio dopo essersi accorto dell'imbroglio, ma non riuscendo ad espugnare la città fece ritorno a Roma. A Roma l'imperatore fece edificare una basilica dedicata a San Bartolomeo sull'Isola Tiberina, dove le reliquie furono composte. Nel milleduecentotrentotto il cranio dell'apostolo fu portato a Francoforte sul Meno, ed è ancora oggi venerato nel duomo di Francoforte dedicato al santo. A Benevento si tennero successive ricognizioni canoniche, a partire da quella del milletrecentotrentotto ad opera dell'arcivescovo Arnaldo da Brusacco durante un concilio provinciale, in cui le ossa furono mostrate singolarmente e riposte in una cassa di bronzo dorato. Questa cassa fu rovinata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale e si conserva nel museo diocesano. La seconda ricognizione fu fatta il tredici maggio sediciacentonovantotto dall'arcivescovo Pietro Francesco Vincenzo Maria Orsini, futuro Papa Benedetto tredicesimo, davanti a ventitré vescovi, riponendo le reliquie in nove ampolle, di cui otto in un'urna di porfido e una con l'intero osso del metacarpo per la venerazione pubblica. La terza ricognizione avvenne il ventiquattro agosto millenovecentonovanta per mano dell'arcivescovo Carlo Minchiatti, che prelevò frammenti collocati in una teca di ottone argentato sigillata con cera spagnola. Infine, nel duemiladue, l'arcivescovo Serafino Sprovieri indisse la quarta ricognizione canonica, prelevando frammenti destinati alla cattedrale di Lipari e alle sei parrocchie dell'arcidiocesi di Benevento intitolate al santo.
L'iconografia e il culto dei posteri
San Bartolomeo occupa un posto di rilievo nell'arte cristiana a motivo del suo cruento martirio. L'iconografia di san Bartolomeo lo mostra spesso con in mano la sua stessa pelle o con un coltello, simbolo del supplizio subito. La più nota scultura di san Bartolomeo è un'opera di Marco d'Agrate, allievo di Leonardo, esposta all'interno del Duomo di Milano. Nella scultura milanese San Bartolomeo è rappresentato scorticato con la Bibbia in mano, caratterizzato dalla minuta precisione anatomica del corpo umano privo della pelle. La pelle nella scultura è scolpita drappeggiata attorno al corpo, con la pelle della testa penzolante sulla schiena del martire. Una delle raffigurazioni pittoriche più celebri si trova a Roma, nella cappella Sistina. Michelangelo Buonarroti, nel Giudizio Universale, rappresenta San Bartolomeo con la propria pelle in mano. Nella maschera di volto sfigurata dalla sofferenza dipinta sulla pelle, si tramanda che Michelangelo abbia tracciato il suo autoritratto. San Bartolomeo è considerato il protettore dei macellai, dei conciatori, dei rilegatori e dei dermatologi a motivo del suo cruento martirio. Per questa ragione, San Bartolomeo viene tradizionalmente pregato contro le malattie della pelle, le eruzioni cutanee, le infiammazioni e la psoriasi. L'adesione a Gesù può essere vissuta e testimoniata anche senza il compimento di opere sensazionali, ricordando che Gesù è colui a cui ciascuno è chiamato a consacrare la propria vita e la propria morte. Il nome di san Bartolomeo evoca anche la tragica notte tra il ventitré e il ventiquattro agosto del millesinecinquecentosettantadue, quando migliaia di cristiani ugonotti furono massacrati in Francia dai cattolici. Tale evento resta una delle pagine più tragiche e buie nella storia dei rapporti tra le Chiese, in netta contrapposizione con la figura di San Bartolomeo, che resta un uomo di pace, lontano da ogni forma di sopraffazione e violenza, apostolo fedele del Signore.
La chiamata e la missione
La vicenda terrena di Bartolomeo affonda le sue radici nella terra di Cana di Galilea. Fu proprio in questo villaggio che la sua vita cambiò per sempre, incrociando il cammino del Messia. Introdotto a Gesù grazie alla mediazione dell'apostolo Filippo, Bartolomeo visse lo straordinario momento della chiamata mentre si trovava sotto un albero di fico, un istante di grazia che segnò l'inizio del suo discepolato. Testimone oculare della gloria del Signore fin dal principio, egli ebbe il privilegio di assistere alle celebri nozze di Cana, contemplando il primo miracolo compiuto da Gesù.
Dopo la Pasqua e la Pentecoste a Gerusalemme, Bartolomeo divenne un instancabile annunciatore della Parola. Spinto da uno zelo ardente, intraprese lunghi viaggi apostolici che lo portarono a diffondere il Vangelo in India e successivamente in Armenia. In queste terre, con pazienza e fermezza, seminò la buona novella, edificando le prime comunità cristiane e offrendo a molti la speranza della salvezza.
Il martirio e la gloria
Il culmine della sua testimonianza si compì nella città di Albanopoli, dove il suo ministero si scontrò con l'ostilità del potere locale. Per non aver voluto rinnegare la propria fede in Cristo, Bartolomeo affrontò un martirio di indicibile crudeltà: fu scorticato vivo e infine decapitato. Questo supremo sacrificio, consumato con mitezza e fortezza, ha sigillato la sua fedeltà eterna al Maestro, trasformando la sua sofferenza in un seme fecondo per la Chiesa di ogni tempo.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Bartolomeo Apostolo?
La festa di San Bartolomeo Apostolo si celebra annualmente il ventiquattro agosto.
Di cosa è patrono San Bartolomeo?
San Bartolomeo è considerato il protettore dei macellai, dei conciatori, dei rilegatori, delle isole Eolie e dei dermatologi, ed è invocato contro le malattie della pelle.
Festa di san Bartolomeo Apostolo, comunemente identificato con Natanaele. Nato a Cana di Galilea, fu condotto da Filippo a Cristo Gesù presso il Giordano e il Signore lo chiamò poi a seguirlo, aggregandolo ai Dodici. Dopo l’Ascensione del Signore si tramanda che abbia predicato il Vangelo del Signore in India, dove sarebbe stato coronato dal martirio. — Martirologio Romano