6 giugno
San Bessarione
Anacoreta
Aggiornato il 15 settembre 2026
La formazione spirituale e il cammino eremitico
Gli elementi biografici permettono di collocare approssimativamente il periodo della vita di San Bessarione nella seconda metà del quarto secolo. Nato da genitori cristiani, il santo fu attratto fin da giovane dalla vita angelica degli asceti. Nella prima fase del suo cammino, San Bessarione ascoltò per molti anni gli insegnamenti di sant'Antonio Abate, attingendo alla sorgente della sapienza monastica. Successivamente, San Bessarione si pose al seguito di san Macario di Scete, crescendo ulteriormente nella via della perfezione. In seguito, San Bessarione lasciò il suo secondo maestro per intraprendere un percorso di radicale dedizione spirituale. San Bessarione visse come mendicante e pellegrino per amore di Dio.
Le opere di misericordia e i prodigi
La Storia Lausiaca edita come libro ottavo delle Vitae Patrum da R. Rosweyde dedica a San Bessarione il capitolo 116. Tale capitolo illustra lo spirito di povertà di San Bessarione. In un episodio significativo, San Bessarione si spogliò del mantello per seppellire un defunto. In un'altra occasione, San Bessarione si spogliò della tunica per rivestire un infelice. Infine, San Bessarione vendette il piccolo evangelo che portava con sé, il suo ultimo bene. La vendita del libro avvenne in osservanza del precetto evangelico di dare tutto ai poveri. Come esempio straordinario di pazienza, San Bessarione visse per quaranta giorni in mezzo agli spini senza dormire. La serie alfabetica degli Apophthegmata Patrum contiene un capitolo dedicato a San Bessarione che delinea la sua fisionomia spirituale. Il sinassario elenca e descrive miracoli attribuiti a San Bessarione già noti tramite le Vitae Patrum. La maggior parte dei miracoli fu tramandata dal discepolo Dulas. Tra i prodigi compiuti, San Bessarione guarì un paralitico, liberò un ossesso, camminò sulle acque, arrestò il corso del sole e rese potabile dell'acqua salata.
Il culto e le memorie liturgiche
Il culto di San Bessarione non è limitato alla Chiesa copta ma è penetrato anche nella tradizione bizantina. Il Sinassario Alessandrino scritto da Michele, vescovo di Atrib e Malig, commemora San Bessarione il venticinque misri corrispondente al diciotto agosto. I menei menzionano il nome di San Bessarione nelle date del venti e ventotto febbraio e del sei e diciassette giugno. I sinassari bizantini citano San Bessarione nei giorni ventisette e ventinove novembre. Il cardinale Baronio inserì San Bessarione nel Martirologio Romano alla data del diciassette giugno. Il Baronio collocò erroneamente San Bessarione nella rubrica dei santi della Frigia. Il Martirologio Romano ricorda san Bessarione come anacoreta a Scete in Egitto, vissuto come mendicante e pellegrino per amore di Dio. San Bessarione, anacoreta in Egitto, non deve essere confuso con Passarione, arcivescovo palestinese noto tramite Cirillo di Scitopoli.
Il cammino nel deserto
Il percorso spirituale di San Bessarione si è sviluppato nel cuore dell'Egitto, terra feconda di eremiti e cercatori di Dio. Inserito nella grande tradizione monastica del quarto secolo, egli ha avuto la grazia di formarsi sotto la guida spirituale di figure eminenti come Antonio Abate e Macario di Scete. Accanto a questi padri, il santo ha imparato la disciplina del silenzio e il combattimento interiore, elementi fondamentali per chi sceglie di abitare il deserto. La sua vita non è stata tuttavia confinata in un unico luogo, poiché egli ha scelto di incarnare la figura del pellegrino, muovendosi costantemente e abbracciando la condizione di mendicante. Tale scelta non rispondeva a un bisogno materiale, ma al desiderio profondo di vivere in una totale dipendenza dalla Provvidenza divina, spogliandosi di ogni sicurezza umana.
La sua ascesi ha raggiunto vette che, alla sensibilità odierna, appaiono come segni di una dedizione assoluta. Si narra che abbia praticato penitenze durissime, giungendo a vivere per quaranta giorni in mezzo agli spini, testimoniando così la vittoria dello spirito sulla fragilità della carne. Ancora più significativa è stata la sua carità verso il prossimo. In un gesto di estremo sacrificio, egli arrivò a vendere l'evangelo che possedeva, il bene più caro per un monaco, per devolvere ogni ricavato ai poveri che incontrava sul suo cammino. Questa azione rivela il cuore del suo messaggio: non vi è tesoro più grande dell'amore per i fratelli, poiché nel volto di chi soffre egli riconosceva il volto stesso di Cristo. San Bessarione ha concluso i suoi giorni a Scete, lasciando dietro di sé una scia di santità che ha attraversato i secoli, giungendo fino a noi come un richiamo alla sobrietà e al dono di sé.
Memoria e celebrazione
La venerazione per San Bessarione si manifesta attraverso la preghiera e la memoria liturgica, che varia a seconda delle tradizioni ecclesiali. Il suo nome è inciso nel Martirologio Romano, che ne celebra il ricordo il diciassette giugno, mentre il Sinassario Alessandrino conserva la memoria del santo nel giorno diciotto agosto. Questa pluralità di date sottolinea come la figura del santo sia profondamente radicata nella coscienza della Chiesa universale, che desidera onorare il suo esempio di austerità e dedizione. La sua morte, avvenuta nel deserto di Scete, ha segnato il compimento di una vita spesa interamente nell'ascolto della Parola e nella preghiera incessante. Ancora oggi, chi guarda alla vita di questo anacoreta è invitato a riflettere sulla propria esistenza, cercando in essa quello spirito di povertà evangelica che ha reso San Bessarione un faro luminoso nel cammino verso il regno dei cieli.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Bessarione?
San Bessarione è commemorato in diverse date a seconda delle tradizioni liturgiche, tra cui il diciotto agosto nel Sinassario Alessandrino, il diciassette giugno nel Martirologio Romano e in varie date nei sinassari bizantini.
A Scete in Egitto, san Bessarione, anacoreta, che fu mendicante e pellegrino per amore di Dio. — Martirologio Romano