25 luglio
San Bonifacio
Martire a Roma
Aggiornato il 15 settembre 2026
La concessione della reliquia e la costruzione della cappella
Don Domenico De Luca svolgeva il suo ministero come parroco di Zuccaro, popolosa frazione del comune di Valduggia. Nel 1683 lo stesso parroco fece richiesta alla curia romana di un corpo santo per la venerazione della sua comunità parrocchiale. L'otto aprile del 1683 fu concesso alla parrocchia il corpo santo di San Bonifacio. Il corpo del santo era stato precedentemente recuperato nel 1680 dal cimitero di Calepodio. La provenienza certa del corpo santo risulta attestata su un'autentica firmata da monsignor Giuseppe Eusanio, autorevole prefetto della Sacrestia Pontificia. Forte di questa concessione, il venti luglio dello stesso anno il parroco chiese l'autorizzazione alla curia diocesana per edificare una cappella specificamente dedicata alla conservazione e alla venerazione della sacra reliquia. Per portare a compimento il progetto nel minor tempo possibile, il parroco ottenne la speciale dispensa dal riposo festivo.
L'arte dell'altare e l'iconografia del santo
Già il dieci luglio precedente era stata commissionata l'urna destinata ad accogliere il corpo del santo insieme all'altare ligneo. L'urna e l'altare ligneo furono commissionati a Giovanni Giacomo Fantino, originario della vicina località Colma. L'opera fu eseguita con grande valore artistico e portata a compimento nell'arco di soli due anni. Per la realizzazione di questo lavoro, l'autore si ispirò all'impegno precedentemente compiuto per la conservazione del corpo santo di Cirillo nella chiesa parrocchiale di San Lorenzo a Cellio. Gli studiosi ritengono che l'autore dell'opera di Zuccaro e di quella di Cellio sia stato probabilmente lo stesso Giovanni Giacomo Fantino. L'altare di Zuccaro si compone strutturalmente di una parte inferiore che custodisce l'urna e di una parte superiore ornata da una tela raffigurante il santo. Il dipinto fu realizzato con la tecnica ad olio da un autore rimasto ignoto. La raffigurazione mostra San Bonifacio nell'atto di battezzare un sovrano, chiaramente identificabile dagli abiti e dalle insegne regali di corona e scettro deposti ai piedi. Questa iconografia specifica evita di riprodurre la generica scena di martirio di un soldato romano.
La tradizione storica e il voto della comunità
L'iconografia presente nella tela deriva in realtà da una confusione con un episodio della vita di San Bonifacio, religioso camaldolese ed insigne evangelizzatore dell'Europa orientale. Quel San Bonifacio camaldolese fu consacrato vescovo da papa Giovanni XVIII e subì il martirio in Moravia il 9 maggio 1009. Tale figura è ricordata dal Martirologio Romano alle date del diciannovesimo giorno di giugno e del quindicesimo giorno di ottobre. Il riferimento iconografico del dipinto si collega dunque al presunto battesimo amministrato dal vescovo camaldolese ad un sovrano ruteno. Tale battesimo del sovrano ruteno avrebbe attirato le ire del fratello pagano del sovrano stesso, il quale lo fece trucidare. Va comunque sottolineato che nella località valsesiana non si è mai creduto di possedere le reliquie del vescovo camaldolese. A imperitura memoria della devozione popolare, il corpo di San Bonifacio reca tra le mani un foglio con il testo del voto formulato dalla comunità nel 1944. Tale voto fu formulato nel corso del secondo conflitto mondiale. Attraverso quel voto la comunità si impegnava a solennizzare nuovamente nell'ultima settimana di luglio la festa del santo, che nel frattempo era andata in disuso. Il voto fu fatto per essere miracolosamente risparmiati dalla distruzione minacciata nelle spietate rappresaglie della guerra partigiana. Per tale motivo, la festa del santo viene ancora oggi celebrata nell'ultima settimana di luglio in fedele adempimento al voto formulato.
La testimonianza del martire
La figura di San Bonifacio si inscrive nel novero dei martiri dei primi secoli della Chiesa, epoca segnata dal dono della vita per amore di Cristo. La sua esistenza, pur priva di dettagli biografici specifici riguardanti la nascita o il ministero pubblico, risplende nella luce della fedeltà suprema. Il luogo del suo riposo iniziale, il cimitero di Calepodio a Roma, conserva il segno tangibile di una sepoltura avvenuta nel contesto delle prime comunità cristiane, dove il sangue dei martiri veniva raccolto come seme fecondo per la crescita della fede. Questo luogo, testimone silenzioso di sofferenze e speranze, ha celato per lunghi secoli le spoglie del santo, fino al momento in cui la provvidenza ne ha permesso il ritrovamento.
Nel corso dell'anno mille seicento ottanta, il corpo del martire fu solennemente recuperato dal cimitero di Calepodio, un evento che segnò l'inizio di una nuova fase nella venerazione del santo. Pochi anni dopo, nel mille seicento ottantatré, le reliquie furono traslate a Zuccaro, divenendo il fulcro di un culto locale che si è consolidato con il passare del tempo. Per accogliere degnamente le spoglie del martire, fu realizzata un'urna lignea di grande pregio artistico, opera di Giovanni Giacomo Fantino, la quale ancora oggi custodisce il corpo del santo. La cura riservata a questa sacra custodia esprime la devozione profonda di un popolo che ha saputo riconoscere in San Bonifacio un compagno di viaggio, un intercessore presso Dio e un custode della propria identità spirituale. La storia di questo recupero e della successiva traslazione non è solo cronaca di un evento passato, ma rappresenta un atto di amore che ancora oggi invita alla contemplazione del mistero della risurrezione.
Il culto e la venerazione
Il culto di San Bonifacio a Zuccaro è scandito da una particolare solennità che trova le sue radici in un voto pronunciato nel mille novecento quarantaquattro. In quel tempo difficile, la comunità si strinse attorno al suo protettore, invocando la sua intercessione e promettendo una celebrazione solenne in suo onore, che viene ancora oggi osservata con devozione nell'ultima settimana di luglio. Tale ricorrenza non è soltanto un appuntamento liturgico, ma un momento di rinnovamento spirituale in cui i fedeli si raccolgono per onorare il martire, rinnovando il legame profondo che unisce la terra di Zuccaro al santo.
La memoria liturgica, che si celebra il venticinque luglio, diviene occasione per la comunità di riconoscere nella figura di San Bonifacio un esempio di costanza nella fede. L'urna lignea, magistralmente intagliata da Giovanni Giacomo Fantino, non è un semplice oggetto d'arte, ma un segno visibile della presenza del santo tra i suoi devoti. Attraverso il culto di questo martire, i fedeli imparano a leggere la propria storia alla luce dell'eternità, trovando conforto nel sapere che la preghiera rivolta a Dio per intercessione di San Bonifacio è sempre accolta con benevolenza. La fedeltà a questo voto, tramandata di generazione in generazione, rende viva la memoria del martire, confermando che il sacrificio offerto nei primi secoli continua a portare frutti di grazia e di speranza per tutti coloro che lo invocano con cuore sincero.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Bonifacio?
San Bonifacio è celebrato nell'ultima settimana di luglio, in adempimento al voto formulato dalla comunità nel 1944.