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sabato 25 luglio 2026 · Santo del giorno

San Giacomo il Maggiore

Apostolo

San Giacomo il Maggiore

San Giacomo il Maggiore, così chiamato per essere distinto dall'apostolo omonimo Giacomo di Alfeo, detto il Minore, occupa un posto di primaria importanza nella Chiesa e all'interno del collegio dei Dodici. Primo tra gli apostoli a subire il martirio, egli unisce la dignità della chiamata evangelica alla testimonianza suprema del sangue. La sua figura di pellegrino e annunciatore della Parola ha attraversato i secoli, divenendo un faro di speranza e un simbolo di fede incrollabile per l'intera cristianità.

Egli è ricordato non solo per la sua vicinanza intima a Gesù nei momenti più alti e drammatici della sua vita terrena, ma anche per l'immensa eredità spirituale legata al suo santuario di Santiago de Compostela. Patrono della Spagna, del Portogallo, del Guatemala e di numerose città italiane come Pisa, Pesaro e Pistoia, San Giacomo continua a guidare i passi di pellegrini, viandanti e devoti che in tutto il mondo invocano il suo patrocinio e la sua potente intercessione.

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Gli altri santi di oggi

Beato Pietro Berno da Ascona

Martire

Il Beato Pietro Berno, nato ad Ascona nel 1553, rappresenta una figura luminosa di dedizione missionaria nel sedicesimo secolo. La sua esistenza fu segnata da una vocazione profonda che lo condusse lontano dalla terra natale, attraverso un cammino di fede vissuto con umiltà e coraggio apostolico. Dopo aver intrapreso il cammino religioso a Roma, egli consacrò la propria vita al servizio del Vangelo in terre lontane, vivendo con coerenza il mandato evangelico fino al dono supremo di sé.

Egli è ricordato oggi come testimone della fede e martire della Chiesa, avendo versato il proprio sangue in India nel 1583. La sua memoria rimane viva come esempio di perseveranza per chiunque cerchi di portare la luce della speranza cristiana in contesti complessi e sfidanti. La solenne beatificazione avvenuta nel 1893 per opera di Papa Leone Tredicesimo conferma il valore perenne del suo sacrificio, che continua a interpellare la coscienza dei fedeli con la forza discreta di una testimonianza vissuta fino alle estreme conseguenze.

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San Cristoforo

Martire in Licia

San Cristoforo visse nel terzo secolo e subì il martirio in Licia, nell'odierna Turchia, intorno all'anno duecentocinquanta. Le prime testimonianze storiche sul martire orientale comprendono un'iscrizione del quattrocentocinquantadue scoperta a Nicomedia che menziona una basilica in Bitinia, sebbene ciò non dimostri che il santo fosse originario di quella regione. Il culto di san Cristoforo conobbe una straordinaria diffusione durante il Medioevo in Oriente e in Occidente, in particolare in Austria, in Dalmazia e in Spagna, dove si conservano e si venerano molte reliquie del santo. Le testimonianze storiche, pur sommarie, sono sufficienti a dimostrare l'esistenza storica di questo martire.

Nel corso dei secoli la figura di san Cristoforo è stata circondata da una copiosa letteratura di leggende e racconti favolosi, differenti tra Oriente e Occidente. La tradizione medievale, resa celebre da Jacopo da Varagine nella Legenda Aurea, narra del gigante che traghettava i viaggiatori e portò sulle spalle Gesù Bambino, guadagnandosi il significato profondo del proprio nome come portatore di Cristo. Oggi san Cristoforo è ampiamente invocato come protettore dei pellegrini, dei viaggiatori, degli automobilisti, dei portalettere, degli atleti, dei facchini, degli scaricatori, dei fruttivendoli e di tutti coloro che svolgono lavori pesanti e a rischio, oltre che contro la peste e le gravi calamità naturali.

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San Magnerico di Treviri

Vescovo

San Magnerico visse nel corso del sesto secolo e legò indissolubilmente la propria esistenza alla città di Treviri, dove svolse il suo lungo e fecondo ministero episcopale. Cresciuto alla scuola di san Nicezio, vescovo della medesima sede, ne fu fedele discepolo, ricevendone la sacra ordinazione e condividendo persino l'amaro tempo dell'esilio quando il maestro subì la reazione del re Clotario I per averne giustamente denunciato la dissolutezza. Rientrato in diocesi, Magnerico salì sulla cattedra episcopale nel 566, guidando il gregge affidatogli per oltre trent'anni con dedizione e profondo zelo pastorale.

Nel corso del suo episcopato, il santo pastore promosse con forza la vita cristiana attraverso la cura dei bisognosi, la fondazione di luoghi di culto e di un monastero intitolato a san Martino di Tours, santo al quale serbava una devozione tenerissima. Uomo di vasta comunione ecclesiale, coltivò l'amicizia con figure insigni come san Gregorio di Tours e Venanzio Fortunato, e offrì asilo ai perseguitati politici come il vescovo Teodoro di Marsiglia. Spinto a Treviri nella Renania, in Germania, il suo ricordo rimane vivo come quello di un autentico emulo dello zelo del suo predecessore Nicezio. La sua dipartita terrena avvenne in età molto avanzata il 25 luglio, molto probabilmente nel 596, e le sue spoglie riposano nella chiesa di san Martino da lui stesso eretta.

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Sant' Olimpia (Olimpiade)

Vedova

Sant'Olimpia, nata a Costantinopoli nel trecentosessantuno, rappresenta una figura luminosa di dedizione cristiana tra il quarto e il quinto secolo. Rimasta vedova dopo soli venti mesi di matrimonio con il prefetto Nebridio, scelse di consacrare l'intera sua esistenza al servizio di Dio e dei bisognosi, ricevendo dal vescovo Nettario la nomina a diaconessa. La sua vita fu un cammino di ferma coerenza evangelica, vissuto nel cuore pulsante della capitale imperiale, dove fondò un monastero femminile presso il portico della basilica di Santa Sofia.

La memoria di questa santa è indissolubilmente legata alla sua incrollabile fedeltà verso San Giovanni Crisostomo, che sostenne con generosità spirituale e materiale durante gli anni drammatici del suo esilio. Tale lealtà le costò il processo e la successiva condanna all'esilio, che ella affrontò con la dignità di chi ha riposto la propria speranza in beni non corruttibili. La sua testimonianza, conclusasi a Nicomedia nel quattrocentotto, rimane un esempio di come la carità e la rettitudine possano farsi baluardo contro le avversità del tempo, offrendo ai fedeli di ogni epoca un modello di dedizione assoluta alla verità e al prossimo.

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Beato Giovanni Soreth

Sacerdote carmelitano

Il Beato Giovanni Soreth nacque a Caen in Normandia nel quindicesimo secolo, esattamente nel 1394. Egli entrò tra i Carmelitani di Caen e divenne sacerdote verso il 1417, per poi conseguire il titolo di maestro in teologia a Parigi nel 1438 e servire successivamente come reggente di studi. La sua figura si impone nella storia della Chiesa come uno dei più grandi riformatori del proprio Ordine religioso, guidato da una instancabile dedizione al ritorno all'osservanza regolare in un periodo storico particolarmente critico. Egli agì con fermezza su due direttrici fondamentali, ovvero fare osservare la Regola e le Costituzioni e introdurre l'autentica osservanza nei conventi, caratterizzata da povertà e raccoglimento interiore ed esteriore. Nel corso della sua esistenza operò incessantemente per il rinnovamento spirituale, ricoprendo l'incarico di Provinciale della sua Provincia di Francia nel periodo compreso tra il 1440 e il 1451 e assumendo poi la carica di Priore Generale dell'Ordine dal 1451 fino alla morte. La sua opera fondamentale non si limitò alla riforma dei conventi maschili, ma segnò una svolta epocale aprendo la tradizione carmelitana anche alle donne e dando vita alle comunità monastiche femminili regolari e al Terz'Ordine carmelitano.

La memoria liturgica del Beato Giovanni Soreth si celebra il 25 luglio, giorno della sua nascita al cielo avvenuta ad Angers nel 1471. Egli viene ricordato dai fedeli e dai membri dell'Ordine dei Carmelitani come un sacerdote che si esercitò in modo eroico ed esemplare alla preghiera, all'umiltà, alla penitenza e alla povertà, affrontando con coraggio e dedizione le resistenze e le difficoltà del suo tempo. La sua testimonianza di vita ha lasciato un segno indelebile nella spiritualità cristiana, grazie anche ai suoi profondi scritti teologici e alla fondazione di istituzioni che continuano a portare frutti di santità. Il suo culto di Beato gli fu ufficialmente riconosciuto da Pio IX nel 1866, confermando la santità di un pastore che seppe custodire e rinnovare il carisma del Carmelo con amore vigilante e totale abbandono alla volontà divina.

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Santa Maria Carmela Sallés y Barangueras

Fondatrice

Santa Maria Carmela Sallés y Barangueras nacque a Vich, in provincia di Barcellona, in Spagna, il 9 agosto 1848, all'interno del diciannovesimo e ventesimo secolo, da José Sallés e Francisca Barangueras, persone profondamente cristiane. La sua vita fu interamente consacrata alla Chiesa e all'educazione della gioventù femminile, affrontando ogni cammino con profonda fede e totale abbandono nella Divina Provvidenza.

La santa è particolarmente ricordata per aver fondato la Congregazione delle Religiose Concezioniste Missionarie dell'Insegnamento, dedicata alla formazione integrale della donna secondo il modello di Maria Immacolata. Venne beatificata da papa Giovanni Paolo II a Roma il 15 marzo 1998 e successivamente canonizzata da papa Benedetto XVI il 21 ottobre 2012.

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Beato Antonio Lucci

Vescovo

Il Beato Antonio Lucci, nato come Angelo Nicola Lucci nel diciottesimo secolo e precisamente il 2 agosto 1682 ad Agnone, fu un insigne religioso dell'Ordine dei Minori Conventuali di San Francesco, teologo di acuto ingegno e vescovo di Bovino dal 1729 fino alla sua morte, avvenuta nel 1752. La sua figura si staglia nel panorama della Chiesa cattolica per la straordinaria sintesi tra un rigoroso impegno intellettuale, speso nelle aule universitarie e al servizio dei pontefici, e una radicale dedizione evangelica ai poveri e agli ultimi. Uomo di profonda dottrina e di autentica carità francescana, visse ogni stagione della sua esistenza terrena nell'ascolto della Parola e nella cura pastorale delle anime, guidando il gregge affidatogli con fermezza spirituale e instancabile zelo.

Egli è particolarmente ricordato per la sua infaticabile opera di riforma e per il suo amore sconfinato verso i bisognosi, che lo spinse a spogliarsi dei propri beni materiali e a contrarre consistenti debiti pur di non lasciare mai nessuno senza soccorso. La sua memoria liturgica si celebra il venticinque luglio, giorno della sua nascita al cielo. Nel corso della sua vita terrena, trascorsa tra i banchi di studio romani e le terre della Puglia, il Beato Antonio Lucci seppe coniugare il servizio alla Chiesa universale, testimoniato dalla stima di papi come Benedetto XIII e Benedetto XIV, con la quotidiana e minuta attenzione alle necessità materiali e spirituali del popolo di Bovino, lasciando un'impronta indelebile di santità e giustizia sociale.

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San Cucufate (Cugat)

Martire a Barcellona

San Cucufate, noto anche come Cugat, è uno dei santi più venerati in Spagna ed è ricordato come un insigne martire della fede cristiana. La sua vicenda terrena affonda le radici nel quarto secolo, collocandosi agli inizi di quel periodo durante la feroce persecuzione scatenata dall'imperatore Diocleziano. Originario di Scillium in Africa, visse la sua giovinezza nella nobiltà e nell'agiatezza, coltivando la propria formazione letteraria a Cesarea di Mauritania prima di intraprendere un viaggio provvidenziale verso l'Occidente insieme al compagno Felice.

Il culto e la memoria di San Cucufate sono stati tramandati nel corso dei secoli attraverso la testimonianza di antichi poeti e agiografi, giungendo sino a noi attraverso preziose reliquie, chiese dedicate e solenni celebrazioni liturgiche. La Chiesa ne custodisce la memoria il venticinque luglio, ricordando il suo estremo sacrificio consumato a Barcellona, dove la sua coraggiosa testimonianza e il sangue versato continuano a parlare ai fedeli di ogni tempo.

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Beato Dionisio (Dionigi) Pamplona Polo

Sacerdote scolopio, martire

Il beato Dionisio Pamplona Polo nacque nel diciannovesimo secolo, precisamente l'undici ottobre 1868 a Calamocha, in provincia di Teruel, in Spagna. Sin dalla giovinezza scelse la via della consacrazione, vestendo l'abito religioso degli Scolopi all'età di quindici anni nel 1883. Proseguì con costanza tutto il prescritto corso di studi fino ad arrivare al sacerdozio, ricevendo l'ordinazione a Jaca nel settembre del 1893 all'età di venticinque anni. Per venticinque anni svolse l'apostolato dell'insegnamento con totale spirito di obbedienza e di carità, unendo questa dedizione all'esercizio del ministero parrocchiale. La sua esistenza fu segnata da diversi incarichi di responsabilità all'interno della Congregazione delle Scuole Pie, fondata da san Giuseppe Calasanzio nel 1597. Fu maestro dei novizi, superiore in varie case religiose sia in patria sia all'estero, distinguendosi sempre per la prudenza e lo zelo nel promuovere la vita spirituale e l'educazione dei giovani.

Egli è ricordato soprattutto come sacerdote e martire della Chiesa, immolatosi durante la persecuzione religiosa che insanguinò la Spagna nel ventesimo secolo. La guerra civile spagnola, scoppiata con una complessa combinazione di motivi politici e di un filone di aperta lotta antireligiosa, provocò la morte di migliaia di ecclesiastici innocenti. Padre Dionisio affrontò la prova suprema il venticinque luglio 1936, quando fu arrestato dai miliziani a Peralta de la Sal e condotto prigioniero a Monzon. Fucilato in odio alla fede nella notte tra il ventiquattro e il venticinque luglio, divenne il primo dei tredici martiri Scolopi a versare il proprio sangue per Cristo. La Chiesa cattolica ha riconosciuto la sua testimonianza eroica elevandolo agli onori degli altari insieme ai confratelli il primo ottobre 1995, sotto il pontificato di papa Giovanni Paolo II.

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San Bonifacio

Martire a Roma

Nel corso del XVII secolo, precisamente nell'anno 1683, la comunità parrocchiale di Zuccaro, popolosa frazione del comune di Valduggia guidata dal parroco don Domenico De Luca, ottenne dalla curia romana il corpo santo di San Bonifacio per la propria devozione. Il sacro corpo era stato recuperato nel 1680 dal cimitero di Calepodio e la sua autentica provenienza fu formalmente attestata da un documento firmato da monsignor Giuseppe Eusanio, prefetto della Sacrestia Pontificia. Per accogliere degnamente la reliquia, il parroco richiese ed ottenne l'autorizzazione diocesana per la costruzione di una cappella dedicata, ricevendo inoltre la dispensa dal riposo festivo per completare l'opera in tempi brevi. L'altare ligneo e la preziosa urna furono commissionati a Giovanni Giacomo Fantino, originario della località Colma, il quale eseguì un lavoro di grande valore artistico completato in soli due anni. L'artista si ispirò all'opera analoga realizzata per il corpo santo di Cirillo nella chiesa parrocchiale di San Lorenzo a Cellio, lasciando supporre che la mano autrice fosse la medesima in entrambi i luoghi.

L'altare custodisce una parte inferiore con l'urna e una parte superiore arricchita da una tela dipinta a olio da un autore rimasto ignoto. Il dipinto raffigura San Bonifacio nell'atto di battezzare un sovrano, riconoscibile dagli abiti e dalle insegne regali di corona e scettro deposti ai piedi, discostandosi così dalla classica iconografia del martirio di un soldato romano. Tale rappresentazione deriva da una confusione agiografica con la vita di un omonimo religioso camaldolese ed evangelizzatore dell'Europa orientale, consacrato vescovo da papa Giovanni XVIII e martirizzato in Moravia il 9 maggio 1009, ricordato dal Martirologio Romano al diciannovesimo giorno di giugno e al quindicesimo giorno di ottobre. Il dipinto fa riferimento al presunto battesimo amministrato dal vescovo camaldolese ad un sovrano ruteno, il cui gesto avrebbe provocato le ire del fratello pagano portando al martirio. Nella località valsesiana non si è tuttavia mai creduto di possedere le spoglie del vescovo camaldolese. Tra le mani del corpo di San Bonifacio riposa un foglio che custodisce il testo del voto formulato dalla comunità nel 1944, durante il secondo conflitto mondiale, per essere preservati dalla distruzione minacciata nelle rappresaglie della guerra partigiana. Attraverso quel voto i fedeli si impegnarono a solennizzare nuovamente la festa del santo, la quale viene ancora oggi celebrata nell'ultima settimana di luglio in adempimento a quell'antico impegno.

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Santa Eugenia

Vergine e martire

Santa Eugenia è una figura venerata come vergine e martire, la cui storia si intreccia profondamente con le vicende della devozione popolare e la circolazione delle reliquie nel corso del diciannovesimo secolo. Sebbene le indagini storiche e agiografiche abbiano chiarito che i resti a essa attribuiti non appartengono all'omonima santa romana originariamente sepolta nella catacomba di Aproniano, il corpo santo conservato a Ferrera ha dato vita a una tradizione di fede autentica e duratura. Recuperato originariamente dalla catacomba di San Callisto nel 1764 e riconosciuto ufficialmente due anni dopo da monsignor Giovanni Lercario, arcivescovo titolare di Adrianopoli, il corpo fu dapprima destinato al Messico. Tuttavia, a causa di un errore nelle dimensioni dell'altare appositamente commissionato e per una disposizione che i fedeli lessero come segno divino, l'invio Oltreoceano fu revocato, aprendo la strada a una nuova e inattesa destinazione piemontese.

La memoria liturgica della santa si celebra annualmente l'ultima domenica di luglio, in ricordo di quel solenne arrivo in Valsesia che segnò profondamente la comunità locale. L'accoglienza della reliquia nel 1880, fortemente desiderata dal parroco don Cusa e curata da don Pietro Fornara, si inserì nel più ampio fervore religioso e risveglio sociale seguito alla costituzione della parrocchia avvenuta nel 1846. Da allora, tra la custodia dell'urna, i registri delle spese conservati con cura e le testimonianze artistiche affidate successivamente al pittore Cesare Tos, la comunità ha continuato a stringersi attorno a questa memoria sacra, tramandando una devozione che unisce la storia locale al mistero della comunione dei santi.

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Santi Giustino, Fiorenzo, Felice e Giusta

Martiri a Furci (?)

I santi Giustino, Fiorenzo, Felice e Giusta formano un gruppo di testimoni della fede cristiana la cui memoria si inserisce nel contesto dei primi secoli della Chiesa. Le notizie storiche che li riguardano giungono attraverso una documentazione frammentaria e complessa, poiché le vicende sono spesso inserite nei Martirologi molti secoli dopo la presunta data della morte. Tali notizie risentono inevitabilmente delle incertezze dovute al lungo tempo trascorso e all'assenza di registrazioni coeve. L'unica fonte scritta che menziona organicamente Giustino, Fiorenzo, Felice e Giusta è una leggendaria Passio risalente al secolo quindicesimo. Questa diversità delle date di celebrazione e dei luoghi di culto ha indotto gli studiosi a pensare che si trattasse originariamente di santi venerati in luoghi differenti, in seguito accomunati dalla fantasia dell'autore della Passio. Nei precedenti Martirologi Romani i quattro congiunti figuravano tutti insieme il venticinque luglio, mentre attualmente i quattro santi non sono menzionati nel Martirologio Romano.

Le vicende dei protagonisti si snodano attraverso un percorso di vita e di testimonianza che affonda le radici nel quarto secolo. All'inizio del quarto secolo i tre fratelli Fiorenzo, Giustino e Felice vivevano a Siponto, un importante centro romano in Puglia che fu successivamente distrutto e poi ricostruito con il nome di Manfredonia. I tre fratelli erano ferventi cristiani. Il più erudito ed eloquente dei tre era Giustino, il quale fu dapprima affidato al vescovo della città di Siponto e, dopo circa venti anni, ordinato sacerdote con l'incarico della predicazione. Suo fratello Fiorenzo si era sposato ed ebbe una bambina di nome Giusta, chiamata così proprio in omaggio allo zio Giustino che l'aveva battezzata. Dopo qualche decennio, i tre fratelli e la nipote lasciarono Siponto per intraprendere un cammino di evangelizzazione che avrebbe segnato profondamente la loro memoria e il culto a essi tributato nel corso dei secoli.

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Beato Dario Acosta Zurita

Sacerdote e martire

Il Beato Dario Acosta Zurita è una figura luminosa e profondamente radicata nella storia della Chiesa del ventesimo secolo, ricordato come sacerdote e martire della fede cristiana in terra messicana. Nato a Naolinco il quattordici dicembre 1908 in una famiglia onesta, lavoratrice e provata dalle asprezze della rivoluzione, visse un'esistenza breve ma intensamente segnata dall'amore per il Signore e per il prossimo. Nonostante le difficoltà economiche e il dolore per la perdita del padre, il giovane Dario coltivò fin dall'infanzia una vocazione limpida e generosa, sostenuta dalla dedizione alla madre vedova e dall'incontro provvidenziale con il vescovo Rafael Guizar y Valencia. Entrato in seminario, seppe unire lo studio rigoroso, la vivacità giovanile e una profonda vita interiore, distinguendosi per bontà d'animo e maturità spirituale. Ordinato sacerdote nella primavera del 1931, visse il suo ministero con dedizione totale nella parrocchia dell'Assunzione a Veracruz, dedicandosi instancabilmente al catechismo e al confessionale in un clima di feroce persecuzione religiosa.

Egli è ricordato soprattutto per la coraggiosa fedeltà al proprio mandato pastorale di fronte alla legge Tejeda, che imponeva la drastica riduzione del clero e l'allontanamento forzato dei sacerdoti sotto minaccia di morte. Insieme ai confratelli, don Dario scelse liberamente di rimanere al proprio posto per servire il popolo di Dio, affrontando le minacce con la serenità e l'allegria che lo caratterizzavano. Nel pomeriggio di sabato venticinque luglio 1931, mentre la chiesa era gremita di fedeli in attesa delle confessioni, cadde vittima della violenza anticlericale, colpito a morte a meno di ventitré anni e dopo soli tre mesi di sacerdozio. Morente, invocò il nome di Gesù, sigillando una vita di dedizione con il supremo dono del sangue. La Chiesa cattolica, dopo averne riconosciuto il martirio il ventidue giugno 2004, lo ha proclamato beato a Guadalajara il venti novembre 2005, suggellando la venerazione che il popolo cristiano gli ha sempre tributato spontaneamente.

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Beato Rodolfo Acquaviva

Gesuita, martire

Il Beato Rodolfo Acquaviva visse nel sedicesimo secolo e offrì la propria vita come sacerdote e missionario gesuita. Nacque ad Atri in provincia di Teramo il due ottobre 1550 ed è morto a Coculin nella penisola di Salsette in India il venticinque luglio 1583. Egli fa parte del gruppo di cinque gesuiti martiri nell'ex possedimento di Goa, oggi India. I cinque gesuiti sono celebrati sotto il nome di Martiri di Salsette dalla missione nella penisola indiana. Il gruppo dei martiri comprende Rodolfo Acquaviva nato nel millenovecentocinquanta e morto nel millenovecentottantatré, Alfonso Pacheco spagnolo di Castiglia nato nel millenovecentocinquantuno e morto nel millenovecentottantatré, Antonio Francisco portoghese di Coimbra nato nel millenovecentocinquantatre e morto nel millenovecentottantatré, Francesco Aranha coadiutore portoghese nato circa nel millenovecentocinquanta e morto nel millenovecentottantatré, e Pietro Berno altoatesino di Ascona nato nel millenovecentocinquantatre e morto nel millenovecentottantatré. Il gruppo è composto da quattro sacerdoti e un coadiutore.

I martiri erano diversi per nazionalità, nascita, formazione e personalità ma uniti dall'anelito missionario e ideale cristiano. Rodolfo Acquaviva era nobile e figlio di Giangirolamo Acquaviva duca di Atri. La famiglia Acquaviva era imparentata con le più nobili famiglie d'Italia, tra cui i Gonzaga di Mantova. Due fratelli di Rodolfo, Giulio e Ottavio, furono cardinali della Chiesa. Uno zio di Rodolfo fu eletto Generale della Compagnia di Gesù. Rodolfo dovette vincere le resistenze del padre prima di entrare nel Noviziato romano dei Gesuiti il due aprile 1568. A Roma Rodolfo ebbe come compagno di studi san Stanislao Kostka vissuto tra il millenovecentocinquanta e il millenovecentosessantotto. San Luigi Gonzaga nacque a Castiglione delle Stiviere il nove marzo millenovecentosessantotto e frequentò lo stesso noviziato anni dopo. Le date biografiche di Rodolfo sono Atri in provincia di Teramo il due ottobre millenovecentocinquanta e Coculin nella penisola di Salsette in India il venticinque luglio millenovecentottantatré.

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Beato Wenceslao Pedernera

Padre di famiglia, martire

Il Beato Wenceslao Pedernera, padre di famiglia e martire del ventesimo secolo, nacque il 28 settembre 1936 a Los Jagüeles, nella provincia di San Luis, in Argentina, e morì a Chilecito il 25 luglio 1976. Vissuto durante una pesante e difficile situazione pastorale e sociale nella diocesi argentina di La Rioja, segnata da tensioni in un contesto in cui la provincia veniva presentata come un covo di guerriglieri e l'attività pastorale diocesana era segnalata come marxista e sovversiva, Wenceslao seppe incarnare il Vangelo attraverso il lavoro nei campi, l'impegno sindacale e una profonda vita comunitaria. La sua esistenza, profondamente segnata dalla figura del vescovo Enrique Angelelli, si concluse con il martirio per mano di quattro persone incappucciate che gli spararono davanti alla famiglia.

Wenceslao è ricordato oggi come testimone luminoso della fede e della carità cristiana, capace di perdonare i suoi assassini in punto di morte. La causa di canonizzazione, condivisa con lo stesso monsignor Enrique Angelelli e con i sacerdoti Carlos de Dios Murias e Gabriel Longueville, ha condotto alla sua beatificazione il 27 aprile 2019. La sua testimonianza continua a illuminare i fedeli che ne celebrano la memoria e ne invocano l'intercessione per il cammino della Chiesa.

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Santi Banto e Beato

Eremiti

Nello stesso luogo (Treviri), santi Beato e Banto, sacerdoti, che, al tempo di san Magnerico, condussero vita eremitica.

Santa Glodesinda

Badessa

A Metz nella Gallia belgica, ora in Francia, santa Glodesinda, badessa.

Santa Valentina

Martire

A Cesarea in Palestina, santi Valentina, Tea e Paolo, martiri nella persecuzione dell’imperatore Massimiano, sotto il governatore Firmiliano. La vergine Valentina, che aveva rovesciato a calci un altare dedicato agli idoli pagani, dopo varie crudeli torture, corse incontro allo Sposo gettata nel fuoco insieme alla vergine Tea; Paolo, invece, condannato a morte, dopo avere ottenuto un breve tempo per la preghiera e aver implorato con tutto il cuore Dio per la salvezza di tutti, ricevette la corona del martirio con la decapitazione.

San Teodemiro di Cordova

Martire

A Córdova nell’Andalusia in Spagna, san Teodemiro, monaco di Carmona e martire ancor giovane durante la persecuzione dei Mori.

Beati Pietro Largo Redondo, Felice Ugalde Irurzun e Benedetto Solano Ruiz

Religiosi passionisti, martiri

A Urda nella provincia di Toledo in Spagna, beati martiri Pietro del Cuore Redondo, sacerdote, Felice delle Cinque Piaghe Ugalde Irurzun e Benedetto della Vergine ‘del Villar’ Solano Ruiz, religiosi della Congregazione della Passione, che, fucilati per la loro fede cristiana durante la grande persecuzione, furono coronati dalla palma del martirio.

Beati Federico (Carlo) Rubio Álvarez e 3 compagni

Religiosi e martiri

Vicino a Talavera de la Reina nel territorio di Toledo sempre in Spagna, beati martiri Federico (Carlo) Rubio Álvarez, sacerdote, Primo Martínez di San Vincenzo Castillo, Girolamo Ochoa Urdangarín e Giovanni della Croce (Eligio) Delgado Pastor, religiosi e martiri, che, tutti membri dell’Ordine di San Giovanni di Dio, nella medesima persecuzione conseguirono meritatamente la corona della gloria.

Beati Deogratias Palacios, Leone Inchausti, Giuseppe Rada, Giuliano Moreno e Giuseppe Riccardo Díez

Martiri di Granada

Nel villaggio di Motril vicino a Granada sulla costa spagnola, beati martiri Deogratias Palacios, Leone Inchausti, Giuseppe Rada, Giuliano Moreno, sacerdoti, e Giuseppe Riccardo Díez, religioso, che, attivamente impegnati per Cristo nell’Ordine degli Agostiniani Recolletti, durante la stessa persecuzione furono improvvisamente catturati dalla folla e subito fucilati per strada.

Beato Pietro da Mogliano

A Camerino nelle Marche, beato Pietro Corradini da Mogliano, sacerdote dell’Ordine dei Minori, insigne per la predicazione del Vangelo, per l’esempio di virtù e per la fama di miracoli.

Beato Michele Ludovico Brulard

Sacerdote carmelitano scalzo, martire

In una galera ancorata al largo di Rochefort sulla costa francese, beato Michele Ludovico Brulard, sacerdote dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi e martire, che durante la rivoluzione francese fu recluso in condizioni disumane a causa del suo sacerdozio e perì consunto da malattia.

Beata Maria Teresa di Gesù Bambino (Mieczyslawa Kowalska)

Vergine e martire

Nel campo di prigionia di Działdowo in Polonia, beata Maria Teresa Kowalska, vergine delle Clarisse Cappuccine e martire, che, durante l’occupazione della Polonia in tempo di guerra, fu messa in carcere a causa della sua fede e morì sorretta dalla fede in Cristo.

Beato Pietro de Avedano

Martire mercedario

Beato Antonio di Olmedo

Mercedario

San Mordeyren

Beato Michele Peiro Victori

Padre di famiglia, martire

Beato Giacomo Brunforte da Falerone

Francescano

San San Giovanni I L’Agnello

Vescovo di Maastricht

Beato Emanuele Vázquez Alfalla

Sacerdote e martire

Dal Martirologio Romano

Festa di san Giacomo, Apostolo, che, figlio di Zebedeo e fratello di san Giovanni evangelista, fu insieme a Pietro e Giovanni testimone della trasfigurazione del Signore e della sua agonia. Decapitato da Erode Agrippa in prossimità della festa di Pasqua, ricevette, primo tra gli Apostoli, la corona del martirio. — Martirologio Romano