25 luglio
Santa Eugenia
Vergine e martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il prelievo e il riconoscimento delle reliquie
La storia delle venerate spoglie di Santa Eugenia ha inizio nella seconda metà del diciottesimo secolo, quando il corpo fu prelevato dalla catacomba di San Callisto nel 1764. Due anni dopo quel prelievo, esattamente il 4 settembre 1766, la reliquia fu ufficialmente riconosciuta da monsignor Giovanni Lercario, arcivescovo titolare di Adrianopoli. Successivamente, il corpo santo fu deposto, insieme a una presunta ampolla del sangue, presso l'ufficio delle reliquie del vicariato di Roma. Le indagini storiche e le fonti documentarie hanno tuttavia evidenziato che le reliquie in questione non possono essere attribuite all'omonima santa romana, le cui vere spoglie risultano custodite nella basilica dei Santi Apostoli. Tutte le fonti indicano infatti che la santa di cui si conservano le memorie storiche fu originariamente sepolta nella catacomba di Aproniano e non nel complesso callistiano da cui provenne il corpo giunto in seguito in Piemonte.
Il viaggio mancato per il Messico e l'arrivo in Valsesia
Per un lungo periodo il corpo di Santa Eugenia rimase custodito al Vicariato di Roma, accuratamente vestito, aggiustato e rinchiuso nella sua attuale urna, in vista di una destinazione d'oltremare. Il corpo santo doveva infatti essere inviato a una chiesa di una città del Messico. Tuttavia, durante la costruzione di un altare commissionato appositamente per quella destinazione, fu commesso uno sbaglio nelle dimensioni, cosicché l'urna contenente il corpo della santa non poteva entrare nel vuoto preparato ad hoc. Di conseguenza, il Messico contromandò l'ordine di spedizione. Per disposizione divina, secondo la lettura dei fedeli, il corpo di Santa Eugenia prese la via della Valsesia anziché affrontare la traversata dell'Oceano Atlantico. Nella seconda metà dell'Ottocento era del resto molto viva la richiesta di corpi santi da ogni parte del mondo, sebbene l'assegnazione a privati o comunità non seguisse regole precise ma fosse determinata da circostanze del tutto casuali.
La tenacia del parroco e la mediazione di don Fornara
Il corpo di Eugenia fu destinato a Ferrera per il caloroso interessamento del parroco don Cusa. Quest'ultimo aveva inoltrato formale richiesta alla Congregazione per le Indulgenze e le Reliquie nel 1877 e l'anno seguente, accompagnando le domande con una lettera di presentazione della curia diocesana, senza tuttavia ottenere risposta. Nel 1880 il parroco reiterò la domanda tramite don Pietro Fornara, un sacerdote che doveva recarsi a Roma per affari. Don Fornara si recò direttamente al Vicariato nella sezione preposta alla distribuzione delle reliquie. Quella visita avvenne pochi giorni dopo la giunta dal Messico della revoca ufficiale del trasporto. Grazie a questa fortunata coincidenza, le reliquie che erano già state preparate per il viaggio transoceanico furono prontamente impiegate per soddisfare le pressanti richieste del parroco valsesiano.
Il trasporto solenne e l'accoglienza a Ferrera
Don Pietro Fornara organizzò con cura il complesso trasporto del corpo santo fino alla sua nuova dimora. Nel luglio del 1880 il corpo giunse a Novara in treno, per poi essere collocato su un carro che lo condusse fino a Varallo. Da Varallo, l'ultimo tratto del viaggio fu compiuto a bordo di un'elegante carrozza che portò la reliquia fino ai confini della parrocchia. Tra le località di Nosuggio e Saliceto, il parroco e la popolazione in festa attendevano l'arrivo della santa, dando vita a una partecipata processione che accompagnò l'urna fino in paese. L'arrivo di Eugenia a Ferrera rientra pienamente nel fervore religioso e nel risveglio sociale seguito alla costituzione della parrocchia avvenuta nel 1846. L'urna fu dapprima conservata in casa parrocchiale per alcuni mesi, in attesa che venisse predisposto uno spazio apposito per la sua degna custodia.
La collocazione definitiva e le memorie artistiche
Il 3 ottobre dello stesso anno avvenne il solenne trasporto della santa nella chiesa parrocchiale, dove la reliquia fu collocata in un vano ricavato nella parete sinistra della cappella di San Giovanni Battista. Sopra alla nicchia fu dipinta la scritta EUGENIA DULCIS ANIMA IN PACE, un'iscrizione che potrebbe costituire il testo epigrafico originariamente inciso sulla chiusura del loculo catacombale. Attualmente l'urna è sistemata direttamente sulla mensa dell’altare della cappella, una scelta operata per sottrarla all’umidità dei muri. Sulla parete destra della medesima cappella, il pittore Cesare Tos eseguì un affresco nel 1945. L'opera, oggi purtroppo già molto deteriorata, riproduce idealmente il dramma e la grazia del martirio di Eugenia.
I registri delle spese e i protagonisti dell'evento
Preziose notizie storiche sul corpo santo e sulle modalità del suo arrivo ci sono custodite dai registri delle spese della chiesa risalenti all'anno 1880. In questi documenti si legge un pagamento alla signora Matilde Scevola per il corpo di Sant'Eugenia pari a milleottocento lire, una figura misteriosa di cui nulla si conosce e il cui pagamento risulta alquanto oscuro. Si registra inoltre un pagamento a Pietro Fornara di centotredici lire e venti soldi per coprire le spese di trasporto da Roma e quelle d'imballaggio. Un ulteriore versamento fu effettuato all'indoratore Dago e al falegname Ricca, ammontante a ventinove lire, per la sistemazione e la cura dell'urna. Infine, figurano le spese per i reliquiari della santa, tra cui un pagamento a monsignor Imbrico e ai due maestri Cagnoni e Masini per ottantaquattro lire. Sebbene le indicazioni delle spese siano prive di specificazioni sul ruolo effettivo dei personaggi citati, è noto che Pietro Fornara si identifica con il sacerdote che ottenne il corpo, mentre monsignor Imbrico corrisponde a Innocenzo Imbrici, arcidiacono della cattedrale, giunto a Ferrera in rappresentanza del capitolo canonicale. Uno dei due reliquiari pagati da Imbrici potrebbe essere proprio quello contenente il vaso del sangue che si conserva ancora oggi all’interno dell’urna. I due maestri citati nei registri erano invece i direttori della cappella strumentale del duomo e della basilica di San Gaudenzio di Novara. Un'autentica accompagnava inoltre la reliquia nel suo pellegrinaggio fino in Valsesia, mentre il corpo si trovava già da tempo al Vicariato di Roma, vestito, aggiustato e rinchiuso nella sua attuale urna prima di intraprendere questo provvidenziale viaggio.
La storia delle reliquie
La vicenda terrena di Santa Eugenia trova il suo punto di snodo nel ritrovamento e nella successiva traslazione delle sue spoglie mortali, un evento che ha permesso alla devozione popolare di radicarsi profondamente nel territorio. Originariamente riposante presso la catacomba di San Callisto a Roma, il corpo della martire è stato oggetto di un solenne prelievo nel corso dell'anno 1764. Questo atto ha dato avvio a un processo di verifica attento e rigoroso, culminato nel 1766 con il riconoscimento ufficiale delle reliquie da parte di monsignor Giovanni Lercario, il quale ha sancito l'autenticità dei resti della santa.
Il legame tra Roma e la comunità di Ferrera, in Valsesia, si è consolidato nel tempo, fino a giungere al momento culminante avvenuto nell'anno 1880. In quell'occasione, il corpo di Santa Eugenia è stato solennemente trasportato dalla città eterna verso la parrocchia di Ferrera. L'accoglienza di questo sacro deposito ha rappresentato un momento di profonda unità spirituale per gli abitanti del luogo, che hanno visto nella presenza della martire un segno di protezione e di benedizione. La collocazione solenne delle reliquie all'interno della chiesa parrocchiale, avvenuta il giorno tre ottobre del 1880, ha segnato l'inizio di una nuova epoca per la vita religiosa della comunità, trasformando la chiesa in un luogo di pellegrinaggio e di sosta orante, dove la memoria della vergine martire continua a vivere nella liturgia e nel silenzio del cuore dei fedeli.
Il culto e la memoria
Il culto di Santa Eugenia a Ferrera è vivo e pulsante, mantenuto saldo dalla tradizione che lega la comunità alla sua protettrice. La celebrazione annuale, fissata per l'ultima domenica di luglio, non è soltanto un appuntamento liturgico, ma un richiamo alla memoria storica dell'arrivo delle reliquie in terra valsesiana. Tale ricorrenza permette ai fedeli di rinnovare il proprio impegno di fede, guardando all'esempio della santa come a un faro di purezza e di coraggio.
Sebbene il calendario liturgico ufficiale indichi il venticinque luglio come data della memoria, la comunità di Ferrera ha scelto di onorare Santa Eugenia nell'ultima domenica del mese. Questa consuetudine sottolinea il valore dell'appartenenza e della gratitudine, trasformando la festa in un momento di incontro comunitario in cui il passato, rappresentato dalla presenza fisica delle reliquie, si fa presente nel vissuto quotidiano del popolo di Dio. Ogni anno, il ricordo di questo evento storico si intreccia con le preghiere dei fedeli, mantenendo viva la luce del martirio di Eugenia come fonte di speranza per le sfide del tempo presente.
Domande frequenti
Quando si festeggia Santa Eugenia?
La ricorrenza annuale in onore di Santa Eugenia cade l'ultima domenica di luglio, in ricordo del solenne arrivo della sua reliquia in paese.