25 luglio
Santi Giustino, Fiorenzo, Felice e Giusta
Martiri a Furci (?)
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il cammino di fede e la predicazione
Il gruppo lasciò Siponto e si recò a Chieti, dove rimase per sei mesi predicando il Vangelo e operando miracoli. Venuti a conoscenza del fatto che a Forconium, nell'attuale territorio di Furci, risiedevano ancora dei pagani, i cristiani si recarono in quella città per estendere il loro annuncio. I santi si misero a predicare il Vangelo anche nei castelli e nelle ville dei dintorni, suscitando l'irritazione dei sacerdoti degli dei pagani. In risposta alla crescente diffusione della fede, i sacerdoti pagani inviarono una segnalazione a Roma all'imperatore Massimiano per ottenere provvedimenti repressivi contro di loro. L'imperatore Massimiano, che visse tra il duecentocinquanta e il trecentodieci, rispose ordinando che i quattro cristiani dovessero sacrificare a Giove e, in caso di rifiuto, essere immediatamente uccisi. Di fronte a tale minaccia, il prete Giustino riuscì a fuggire sul monte Tubernium, in seguito chiamato Monte Cristo, insieme a due chierici. Gli altri tre cristiani furono invece arrestati e condotti a Forconium, dove rifiutarono fermamente di sacrificare agli dei e furono condannati a morte mediante decapitazione. I fratelli Fiorenzo e Felice subirono così il martirio il venticinque luglio del trecentodieci circa. La giovane Giusta affrontò prove straordinarie: la tradizione riferisce che fu gettata per tre giorni in una fornace ardente e rimase illesa, per poi essere trafitta con le frecce il primo agosto.
Le sepolture, il culto e le memorie locali
Dopo il martirio dei familiari, il prete Giustino, saputa la notizia della loro morte, scese dal monte in cui si era rifugiato. Giustino provvide a trasferire i corpi dei fratelli Felice e Fiorenzo accanto a quello della nipote Giusta. Giusta era stata sepolta in una grotta a due miglia da Forconium, e sul luogo della sua sepoltura fu edificata più tardi una basilica. A Bazzano, non lontano da Paganica all'Aquila, esisteva una cripta dedicata a Giusta, all'interno della quale fu trovata un'iscrizione del trecentonovantasei e si conservava il corpo della santa. Sulla cripta di Giusta fu edificata una chiesa, che venne ulteriormente ampliata nel tredicesimo secolo. Questa chiesa di Bazzano divenne il vero e proprio centro del culto di Giusta in Abruzzo e Campania. La devozione per la santa si diffuse ampiamente, tanto che a Giusta erano dedicate tre chiese nella diocesi dell'Aquila, nove in quella di Penne, sei in quella di Chieti e cinque in quella di Sulmona. La festa di Giusta fu inserita negli antichi Martirologi il primo agosto. Per quanto riguarda il sacerdote Giustino, egli visse fino a tarda età e morì in pace il trenta dicembre del trecentottantaquattro, all'età di ottantaquattro anni. Giustino fu sepolto presso Offida, in provincia di Ascoli Piceno, dove fu edificata una basilica in suo onore ed è ricordato come nato nel trecento e morto nel trecentottantaquattro nel medesimo luogo di Offida. Nel corso dei secoli la figura di San Giustino fu venerata come vescovo locale e patrono della città di Chieti. La sua festività ha conosciuto diverse collocazioni nel calendario liturgico: dapprima celebrata il primo gennaio, la festa di San Giustino fu spostata dal sedici sedici al quattordici gennaio, e successivamente spostata all'undici maggio a causa del clima freddo. Intorno alle figure di Fiorenzo e Felice si sono accumulate nel tempo ulteriori tradizioni, per cui Fiorenzo e Felice furono a volte identificati come soldati martiri, Fiorenzo fu a volte identificato come martire africano, e Felice fu a volte identificato come il celebre San Felice di Nola.
La vita e il martirio
Le vicende dei Santi Giustino, Fiorenzo, Felice e Giusta si intrecciano con la storia del quarto secolo, un'epoca di transizione e di prova per la Chiesa nascente. Originari di Siponto, i martiri dedicarono la propria esistenza alla predicazione del Vangelo, muovendosi con zelo instancabile tra Chieti e Forconium. Il loro cammino di fede non fu privo di ostacoli, poiché la fedeltà al Vangelo li pose in aperto conflitto con le autorità imperiali, che esigevano il culto formale verso le divinità pagane.
Il momento decisivo giunse con l'arresto, scaturito dal fermo rifiuto di sacrificare a Giove, gesto che essi consideravano un tradimento insostenibile verso l'unico Dio. Per Giustino, Fiorenzo e Felice, la testimonianza suprema si compì a Forconium il venticinque luglio dell'anno trecentodieci, attraverso la decapitazione. La loro fine terrena non fu una sconfitta, ma il suggello di una vita donata interamente alla parola di Dio. Particolare rilievo assume la figura di Giusta, la cui vicenda si distinse per prove straordinarie: dopo essere sopravvissuta a tre giorni in una fornace ardente, affrontò il martirio definitivo attraverso la trafittura di frecce nell'agosto del medesimo anno. Ognuno di loro, seguendo la propria vocazione, ha lasciato un segno indelebile nei territori di Chieti e Forconium, divenendo esempio di una Chiesa che, pur nella precarietà dei tempi, non ha mai smesso di annunciare la speranza del Regno. La memoria liturgica unisce questi testimoni nel ricordo di una fede vissuta con totalità, capace di sfidare il tempo e le persecuzioni per giungere intatta fino a noi, come una testimonianza di amore che supera la morte stessa.
Il culto e la memoria
Il culto tributato ai Santi Giustino, Fiorenzo, Felice e Giusta ha radici profonde nella tradizione dei martirologi antichi, che ne hanno fissato la commemorazione al venticinque luglio, data del loro transito al cielo per la maggior parte del gruppo. La devozione ha trovato espressione in diverse località, in particolare a Chieti, dove la figura di San Giustino è legata al patronato della città. Le memorie liturgiche, talvolta differenziate nel corso dei secoli a seconda delle tradizioni locali e delle traslazioni dei corpi, testimoniano una venerazione che ha attraversato le generazioni.
Presso la tomba di Giusta, in particolare, si è conservata una memoria viva, alimentata dalla cura per le reliquie dei martiri, spesso traslate per proteggerle e onorarle. La celebrazione del venticinque luglio rimane il momento centrale in cui le comunità si raccolgono per fare memoria non solo della morte cruenta, ma della vittoria spirituale di questi servitori del Signore. Onorare la memoria di questi Santi significa oggi rinnovare l'impegno alla testimonianza quotidiana, riconoscendo nella loro fermezza un dono prezioso per la Chiesa, che trova nel sacrificio dei martiri il fondamento della propria perseveranza nelle fatiche del mondo.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Giustino?
San Giustino è stato festeggiato nel corso del tempo in date differenti, tra cui il primo gennaio, il quattordici gennaio e l'undici maggio. Fiorenzo e Felice si ricordano il venticinque luglio, mentre Giusta si festeggia il primo agosto.
Di cosa è patrono San Giustino?
San Giustino è venerato come patrono della città di Chieti.