15 gennaio
San Bonito di Clermont
Vescovo
Aggiornato il 15 settembre 2026
La giovinezza e la carriera alla corte franca
San Bonito nacque in Alvernia nel seicentoventitré da genitori di nobile stirpe, Teodato e Siagria. Fin dalla fanciullezza ricevette un'educazione rigorosa e adeguata al suo alto rango sociale, che comprendeva anche lo studio approfondito del diritto romano sui decreti di Teodosio. Grazie a queste doti intellettuali e morali, fu introdotto alla corte di Sigeberto terzo, il quale fu re d'Austrasia e di Neustria dal seicento trentaquattro al seicento cinquantasei. All'interno della corte regale, il giovane Bonito ricoprì vari ruoli di rilievo nella carriera amministrativa, guadagnandosi la stima dei superiori e distinguendosi dapprima come primo coppiere e in seguito come referendario, ovvero guardasigilli con l'incarico fondamentale di custodire l'anello reale. Durante il periodo delle gravi guerre civili scoppiate tra Neustria e Austrasia, le sue capacità politiche e di governo furono messe alla prova quando venne nominato patrizio e rettore della prefettura di Marsiglia, che rappresentava allora la prefettura più importante dell'intera monarchia franca. Nello svolgimento di questo alto incarico, San Bonito diede prova di grande rettitudine morale e cristiana, poiché proibì severamente il mercato degli schiavi e si adoperò per riscattare quelli che erano già stati venduti, impiegando a tale scopo sia il proprio patrimonio personale sia l'appannaggio reale. Durante il suo mandato nella regione marsigliese, introdusse inoltre nelle chiese della provincia il culto di san Sidonio Apollinare, che era stato vescovo di Clermont, rinsaldando i legami della fede e della memoria ecclesiale locale.
L'episcopato e i profondi scrupoli di coscienza
Alla morte del fratello Avito, avvenuta nel seicento novanta e il quale era vescovo di Clermont, San Bonito fu chiamato a succedergli sulla cattedra episcopale. Lo stesso Avito lo aveva precedentemente designato come proprio successore, sollecitando l'approvazione dei sovrani Tierrico e Pipino d'Héristal. L'approvazione della corte regia giunse volentieri poiché Bonito godeva di grande stima ed era persona grata al predecessore, mentre la nomina ricevette anche il pieno appoggio del clero della diocesi. Ciononostante, la trasmissione della cattedra vescovile direttamente dalle mani del fratello presentava modalità che erano state espressamente condannate dal concilio di Parigi del seicento quattordici. Questa circostanza divenne presto fonte di profondi scrupoli di coscienza per San Bonito, il quale sentiva il peso di tale irregolarità canonica. La vicinanza spirituale di san Teo, monaco di Solignac e discepolo di sant'Eligio, accentuò ulteriormente questi scrupoli interiori, spingendo gradualmente il vescovo verso la decisione di abdicare. A confermare tale intenzione fu anche una visita che Bonito fece a una sua nipote badessa residente a Royat. Di conseguenza, designò Nordeberto come suo successore alla guida della diocesi e lo fece salutare come vescovo dalla corte. Gli indizi storici suggeriscono tuttavia che questa abdicazione non fu del tutto volontaria, riflettendo le tensioni e le complessità politiche dell'epoca. Prima di lasciare definitivamente il governo pastorale e di intraprendere un viaggio a Roma, San Bonito si ritirò per un periodo di raccoglimento nell'abbazia di Manglieu.
Il pellegrinaggio a Roma, le opere di pace e gli ultimi giorni
Dal monastero di Manglieu, San Bonito si trasferì a Lione nel monastero di Isle-Barbe, dove svolse un'importante opera di mediazione pacifica, riuscendo a pacificare il vescovo Goduino e Drogo, il quale era il figlio maggiore di Pipino d'Héristal. Successivamente, passò il confine presso il monastero di San Maurizio d'Agaune ed entrò in Italia. Giunto a Pavia nel settecentouno, liberò Ariperto, figlio di Ragimperto e duca di Torino, che si trovava assediato da Liutperto. Proseguì quindi il suo viaggio verso Roma per compiere il devoto pellegrinaggio alla tomba degli apostoli Pietro e Paolo. Durante il soggiorno nell'Urbe, mosso da grande compassione, riscattò numerosi schiavi dalla servitù. Sulla via del ritorno, fermandosi a Chiusi, operò diverse guarigioni prodigiose a beneficio dei sofferenti. A Chiusi spese interamente il proprio denaro in opere di carità e di elemosina, una generosità che lo costrinse a fare ritorno prontamente a Lione. Giunto a destinazione, colto da un attacco di gotta, morì a Lione nel settecentosei. Prima di spirare, sentì la forte necessità spirituale di riconciliarsi pienamente con il suo successore e rivale Nordeberto. Il Martirologio ricorda il suo transito a Lione al ritorno dal pellegrinaggio romano, dopo essere stato prefetto di Marsiglia, vescovo di Clermont-Ferrand dopo il fratello sant'Avito e aver vissuto dieci anni nel cenobio di Manglieu.
Il culto e la traslazione delle reliquie
Dopo la morte, il corpo di San Bonito fu inizialmente sepolto nel monastero di San Pietro a Lione. In seguito, le sue sacre spoglie furono riportate in Alvernia, lasciando nel monastero lionese soltanto il velo che aveva coperto il volto del santo. Nell'anno settecentododici, il vescovo Proculo collocò solennemente le reliquie nella chiesa di San Maurizio di Clermont, deponendole sotto l'altare degli apostoli. Da quel momento, l'altare prese il nome del santo in segno di venerazione. Nel tredicesimo secolo, le reliquie furono trasferite nella cattedrale di Clermont, dove a San Bonito fu dedicata una cappella, che oggi corrisponde alla cappella di Notre-Dame de la Pitié. Questa cappella venne riccamente ornata con vetrate artistiche che illustrano alcuni dei miracoli compiuti dal santo. Nel tesoro della cattedrale si conservavano fino al mille settecento diciotto un reliquiario in argento dorato contenente il capo di San Bonito e una pregiata pianeta di seta verde. Una pia leggenda voleva che tale pianeta fosse stata ricevuta direttamente dalla Madonna nel corso di una visione celeste. In realtà, studi storici hanno dimostrato che la pianeta era un pallio donato nel novecentottandotto a Gerberto, vescovo di Reims, da Adelaide, moglie di Ugo Capeto, e che il paramento fu attribuito a San Bonito soltanto dopo il decimo secolo, venendo ricordato negli inventari antichi con il nome di Pallium Adelaidis.
Il cammino di una vita
La parabola umana di San Bonito ebbe inizio in Alvernia nell'anno 623. Dotato di grandi capacità intellettuali e morali, egli fu chiamato a ricoprire ruoli di prestigio presso la corte di Sigeberto III, dove operò con dedizione in qualità di referendario e guardasigilli. La sua competenza lo condusse successivamente ad assumere l'importante incarico di patrizio e rettore della prefettura di Marsiglia, dimostrando un equilibrio non comune nella gestione della cosa pubblica. Tuttavia, la chiamata di Dio era destinata a condurlo verso orizzonti spirituali più elevati.
Nel 690, Bonito succedette al fratello Avito nel governo della diocesi di Clermont. Come vescovo, egli servì la comunità con lo zelo che aveva sempre contraddistinto il suo agire, ma la consapevolezza della gravosità del ministero episcopale lo portò, in un secondo momento, a maturare scrupoli di coscienza che lo spinsero ad abdicare. Non fu un atto di rinuncia alla fede, bensì un gesto di profonda umiltà e di ricerca di purificazione. Liberatosi dagli oneri del governo, intraprese un pellegrinaggio penitenziale verso Roma, spinto dal desiderio di venerare la tomba degli apostoli Pietro e Paolo. Visitò anche Chiusi e altri luoghi cari alla devozione, portando con sé il peso di una vita spesa al servizio del prossimo. Il ritorno da questo pellegrinaggio segnò il culmine del suo viaggio terreno: egli morì a Lione nel 706, dopo aver consacrato i suoi ultimi anni alla preghiera e alla meditazione.
La memoria e il culto
Il ricordo di San Bonito si è conservato attraverso i secoli come esempio di rettitudine e distacco dai privilegi. La tradizione lo accompagna con una venerazione sobria, che trova il suo centro nella riflessione sulla precarietà delle cariche umane di fronte all'eternità. Sebbene la sua attività si sia svolta tra l'Alvernia, Marsiglia e la diocesi di Clermont, il suo transito a Lione ha contribuito a diffondere la fama della sua santità oltre i confini della sua terra d'origine.
La celebrazione liturgica, che le fonti collocano tra il 12 e il 15 gennaio, offre ai fedeli l'opportunità di sostare in preghiera dinanzi a una figura che non ha cercato la gloria, ma la giustizia di Dio. La memoria di Bonito ci insegna che il vero potere è quello esercitato con spirito di servizio e che la dignità più autentica risiede nel saper riconoscere il momento in cui, per amore della propria coscienza, è necessario farsi da parte per lasciare che sia unicamente il Signore a guidare il cuore degli uomini.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Bonito di Clermont?
La festa di San Bonito si celebra il quindici gennaio, sebbene alcune fonti liturgiche indichino anche il dodici gennaio.
Quali furono i principali incarichi amministrativi di San Bonito prima dell'episcopato?
Prima di diventare vescovo, San Bonito fu primo coppiere e referendario alla corte di Sigeberto terzo, oltre a ricoprire la carica di patrizio e rettore della prefettura di Marsiglia.
A Lione in Francia, transito di san Bonito, vescovo di Clermont-Ferrand, che, da prefetto di Marsiglia fu elevato all’episcopato dopo suo fratello sant’Avíto; lasciato tale incarico dieci anni più tardi, visse nel cenobio di Manglieu; morì a Lione, di ritorno da un pellegrinaggio a Roma. — Martirologio Romano