7 settembre
San Chiaffredo di Saluzzo
Martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini leggendarie e il legame con la Legione Tebea
Il calendario liturgico della diocesi di Saluzzo riporta la festa di San Chiaffredo martire, venerato come patrono principale della comunità cristiana locale. La pietà popolare ha associato nel tempo San Chiaffredo alla Legione Tebea, un corpo militare le cui vicende sono state tramandate fin dai primi secoli dell'era cristiana. Sant'Eucherio di Lione ha narrato la passione dei soldati della Legione Tebana, i quali furono uccisi per Cristo sotto l'imperatore Massimiano per aver rifiutato di abiurare la propria fede. Il culto di questa gloriosa legione si è sviluppato in tutta Europa e in modo particolare sull'arco alpino, dove la memoria del loro sacrificio è rimasta viva nella coscienza collettiva. Secondo cronache successive, solo due soldati tebei riuscirono a sopravvivere all'eccidio iniziale perpetrato contro i commilitoni. Da quell'evento nacquero in seguito numerose leggende riguardanti altri soldati tebei che, rifugiatisi in varie località, si dedicarono all'evangelizzazione e subirono infine il martirio per la causa del Vangelo. Si contano circa quattrocento soldati legati a questo filone leggendario, di cui quasi sessanta soltanto in Piemonte. Alcuni agiografi del passato, pur ignorando dati certi e documentati su questi antichi martiri, li hanno comunque attribuiti alla Legione Tebea, arricchendo la tradizione di nuovi particolari.
Verso la fine del sedicesimo secolo, lo scrittore Guglielmo Baldesano tramandò la leggenda di un soldato della Legione Tebea chiamato Teofredo, Chiaffredo oppure Jafredo. Secondo questa narrazione leggendaria, il soldato era originariamente di stanza in Gallia, fuggì successivamente in Piemonte per non sacrificare agli idoli pagani e fu infine martirizzato a Crissolo attorno all'anno 270, sotto il governo degli imperatori Diocleziano e Massimiano. Tuttavia, gli storici moderni sottolineano che la leggenda tramandata dal Baldesano risulta priva di fondamento storico, in quanto appare assai poco probabile che un legionario romano vissuto nel terzo secolo potesse possedere un nome di chiara origine germanica. A ciò si aggiunge il dato archeologico secondo cui il sepolcreto di Crissolo contenente il sarcofago attribuito a Chiaffredo era in realtà riservato esclusivamente a sepolture di tipo pagano. Nel 1902 uno studioso avanzò l'ipotesi di identificare San Chiaffredo con Teofredo, abate del monastero di Calmiliac presso Puy-en-Velay, il quale fu ucciso dai Saraceni nell'ottavo secolo e a sua volta venerato in Piemonte. Questa ipotetica identificazione con l'abate Teofredo lascia tuttavia del tutto inspiegata la presenza contemporanea di due corpi del santo, uno custodito a Puy e l'altro conservato a Crissolo.
Il ritrovamento a Crissolo e lo sviluppo del culto
Un'antica leggenda narra che all'inizio del quattordicesimo secolo, nel territorio montano di Crissolo, una persona cadde più volte da un dirupo scosceso senza riportare alcun genere di danno fisico. I testimoni oculari di questo straordinario evento gridarono immediatamente al miracolo. Nello stesso periodo, un contadino che stava arando il terreno ai piedi del medesimo dirupo a Crissolo trovò casualmente un sarcofago in pietra contenente i resti mortali di un corpo umano. La popolazione locale ipotizzò prontamente che i resti ritrovati appartenessero a un santo per la cui intercessione l'uomo si era miracolosamente salvato, ritenendo che tale scoperta fosse avvenuta per speciale rivelazione divina. Nel dialetto locale al personaggio rimasto sconosciuto venne dato l'affettuoso nome di San Ciafrè. Sulla tomba del santo sorse ben presto il santuario di Crissolo, destinato a diventare il fulcro della devozione per le popolazioni delle valli. La prima notizia certa e documentata sul santuario di Crissolo risale all'anno 1387, anno in cui un Breve emesso da papa Clemente VII da Avignone concesse indulgenze speciali a tutti i visitatori e ai benefattori della chiesa.
In occasione del sinodo celebrato nel 1516, il vescovo di Saluzzo monsignor Tornabuoni decise di estendere ufficialmente il culto del santo a tutta la diocesi, proclamandolo patrono insieme a San Costanzo. Le statue raffiguranti San Chiaffredo e San Costanzo si trovano ancora oggi custodite ai lati dell'altare maggiore della cattedrale di Saluzzo, a testimonianza di un legame spirituale antico e duraturo. Nel corso degli anni successivi, per ragioni di sicurezza e per favorire la devozione dei fedeli, il corpo di San Chiaffredo fu oggetto di importanti trasferimenti. Nel 1593 le sue reliquie furono trasferite all'interno del castello di Revello. Successivamente, nel 1642, le spoglie di San Chiaffredo furono definitivamente traslate nel duomo di Saluzzo, dove tuttora ricevono la venerazione dei fedeli. L'attribuzione alla Legione Tebea ha inoltre conferito simbolicamente a San Chiaffredo la nazionalità egiziana, un aspetto che ha varcato i confini locali: la Chiesa Copta venera infatti San Chiaffredo, insieme a San Maurizio e agli altri compagni leggendari della legione. L'iconografia tradizionale di San Chiaffredo lo raffigura con la palma del martirio, la spada, lo stendardo recante una croce rossa in campo bianco e la caratteristica Croce Mauriziana trilobata sul petto.
Il contesto liturgico e la memoria ecclesiale
Nel quadro della Chiesa universale, San Chiaffredo non è menzionato esplicitamente nel Martyrologium Romanum. Del resto, la grande maggioranza dei martiri tradizionalmente considerati appartenenti alla Legione Tebea non compare all'interno del Martyrologium Romanum. Questa omissione di tali martiri dal martirologio ufficiale nasce essenzialmente dal tentativo prudente della Chiesa di limitare la diffusione di figure caratterizzate da una storicità dubbia o leggendaria. Nonostante ciò, il nuovo Martyrologium Romanum commemora il ventidue settembre a Saint-Maurice-en-Valais i santi martiri Maurizio, Essuperio, Candido e tutti i loro compagni della Legione Tebana, insieme al veterano Vittore. Tutti i presunti compagni di San Maurizio vengono così inclusi cumulativamente nella ricorrenza liturgica del ventidue settembre. Per quanto riguarda la Chiesa locale, la celebrazione cumulativa fissata per il ventidue settembre lascia comunque alle Chiese particolari la facoltà di inserire le festività proprie nei calendari diocesani nelle date tradizionali. È per questo motivo che la diocesi di Saluzzo continua a celebrare solennemente il suo santo patrono il sette settembre, giorno che la tradizione ha consegnato alla memoria dei fedeli. Le Chiese locali conservano dunque la piena libertà di integrare i propri calendari diocesani con le festività di questi santi nelle date radicate nella storia della pietà popolare, custodendo un patrimonio di fede che continua a illuminare il cammino delle comunità cristiane delle valli piemontesi.
La memoria del martire
La storia di San Chiaffredo emerge dalle pieghe del quattordicesimo secolo, quando il ritrovamento fortuito di un sarcofago presso un dirupo a Crissolo rivelò alla comunità la presenza di un testimone della fede. Questo evento, semplice e solenne, divenne il fondamento di un culto che si diffuse rapidamente, radicandosi profondamente nella tradizione dei martiri tebei. La sacralità del luogo, immerso nella quiete delle montagne, divenne meta di pellegrinaggi e di preghiera per quanti cercavano conforto nella memoria di colui che aveva donato la vita per Cristo.
La devozione verso il martire fu presto riconosciuta dalla gerarchia ecclesiastica, trovando un sigillo autorevole nel mille trecento ottantasette, anno in cui papa Clemente settimo concesse speciali indulgenze ai fedeli che si recavano a venerare il sacro deposito. Questo atto pontificio confermò la rilevanza di San Chiaffredo non solo come figura locale, ma come intercessore potente presso Dio. Il legame tra il santo e il popolo si manifestò con particolare intensità attraverso la cura dedicata alle sue reliquie, le quali divennero il centro pulsante della vita liturgica e devozionale di un'intera regione. La storia di San Chiaffredo, pur priva di dettagli biografici minuti sulla sua nascita o sulla sua giovinezza, si compie nella testimonianza del sangue e nella continuità di un culto che ha attraversato le generazioni, trasformando un luogo di morte in una sorgente perenne di speranza cristiana per tutti i fedeli che a lui si rivolgono con fiducia.
Il culto e le traslazioni
Il cammino delle reliquie di San Chiaffredo riflette la profonda venerazione che le generazioni hanno nutrito nei confronti del martire. Nel mille cinquecento novantatré, il sacro corpo fu solennemente trasferito nel castello di Revello, luogo che divenne per anni un custode privilegiato della memoria del santo. Successivamente, nel mille seicento quarantadue, le reliquie trovarono la loro definitiva collocazione nel duomo di Saluzzo, dove ancora oggi riposano, offrendo ai fedeli un segno tangibile della presenza di colui che ha servito il Signore fino all'estremo sacrificio.
La solennità di questo trasferimento ha sancito il legame indissolubile tra San Chiaffredo e la diocesi di Saluzzo, di cui egli è patrono. Questa custodia amorevole delle spoglie mortali non è stata un mero gesto di conservazione storica, ma una vera espressione di culto liturgico. Le diverse sedi che hanno ospitato il martire testimoniano come la fede si sia fatta carne nella storia, rendendo il santo un compagno di viaggio per la comunità saluzzese. Ogni traslazione ha rappresentato un momento di rinnovamento spirituale, permettendo al popolo di accostarsi con devozione al ricordo di un testimone che, attraverso i secoli, continua a intercedere per la pace e la conversione dei cuori, confermando la perenne attualità del suo martirio nel cuore della Chiesa.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Chiaffredo di Saluzzo?
San Chiaffredo si festeggia tradizionalmente il sette settembre, data stabilita dal calendario liturgico della diocesi di Saluzzo.
Di cosa è patrono San Chiaffredo?
San Chiaffredo è venerato come patrono principale della diocesi di Saluzzo.