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27 giugno

San Cirillo d'Alessandria

Vescovo e dottore della Chiesa

San Cirillo d'Alessandria

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le origini e l'ascesa al patriarcato

Nel quinto secolo, durante il declino dell'impero romano, la Chiesa cristiana divenne una struttura capace di affrontare lo scontro con gli avversari interni ed esterni. In questo contesto storico visse San Cirillo, nato ad Alessandria d'Egitto probabilmente tra il 370 e il 380. Egli era nipote di Teofilo, vescovo di Alessandria in Egitto dal 385. Cirillo fu presto avviato alla vita ecclesiastica e ricevette una buona educazione culturale e teologica. Conosceva bene il suo ruolo e i compiti spettanti al Patriarca di Alessandria d'Egitto in continuità con lo zio Teofilo, e alcuni lo definirono con l'appellativo di faraone cristiano. Nel 403 Cirillo si recò a Costantinopoli al seguito dello zio Teofilo come giovane lettore e partecipò al Sinodo della Quercia. Quel sinodo decretò la deposizione del vescovo di Costantinopoli Giovanni, detto Crisostomo, e segnò il trionfo della sede alessandrina su quella rivale di Costantinopoli. Alla morte dello zio Teofilo, avvenuta nel 412, il giovane Cirillo fu eletto vescovo e Patriarca della Chiesa di Alessandria. Cirillo governò la Chiesa di Alessandria con grande energia per trentadue anni e mirò costantemente ad affermare il primato di quella sede in tutto l'Oriente, forte anche dei legami con Roma. Nel 417 o 418 Cirillo ricompone la rottura della comunione con Costantinopoli. La preoccupazione principale di Cirillo fu sempre rivolta alle controversie religiose, affrontando il paganesimo e affermando la fede cristiana. Il testo segnala che è ancora da chiarire il preciso ruolo di Cirillo nella morte della filosofa Ipazia. Cirillo affrontò anche il giudaismo, e la fiorente comunità giudaica di Alessandria d'Egitto fu praticamente azzerata. Inoltre, il vescovo si impegnò nei conflitti interni alla Chiesa cristiana, debellando l'eresia novaziana.

La lotta contro Nestorio e il Concilio di Efeso

Dal 428 fino alla morte nel 444, Cirillo fu punto di riferimento nella controversia contro Nestorio e i difisiti. Nel 428 Nestorio fu eletto vescovo di Costantinopoli, riaccendendo i contrasti. I difisiti privilegiavano la presenza in Gesù della natura umana al punto da relegare in secondo piano quella divina. Nestorio marcava la natura umana di Gesù, nutriva una insufficiente cristologia e temeva che Maria e Cristo risultassero troppo sganciati dalla realtà terrena. Nella sua predicazione, Nestorio preferiva per Maria il titolo di Madre di Cristo, cioè Christotokos, invece di Madre di Dio, cioè Theotokos, e usava anche l'appellativo di Madre dell'uomo. La devozione popolare era già molto legata al titolo di Madre di Dio, e la reazione di Cirillo contro Nestorio fu quasi immediata, sia prima che durante il Concilio di Efeso. Cirillo, massimo esponente della cristologia alessandrina, intese sottolineare fortemente l'unità della persona di Cristo e difese l'attribuzione a Maria del titolo di Madre di Dio, largamente acquisito nella Chiesa d'Oriente, affermando le due nature complete e non confuse nell'unico soggetto del Logos. Cirillo ripropose il dovere dei Pastori di preservare la fede del Popolo di Dio, che secondo il suo criterio è espressione della tradizione e garanzia della sana dottrina. In una lettera a Nestorio, Cirillo descrisse la sua fede cristologica affermando l'unione di nature diverse in un solo Cristo e Figlio. Per Cirillo, divinità e umanità riunite in unione inenarrabile producono il solo Signore, Cristo e Figlio, e il vescovo sottolineò che si deve professare un solo Cristo e Signore. Cirillo ottenne che Nestorio venisse ripetutamente condannato, sbaragliando il campo avverso. La lotta contro Nestorio è ben documentata dai testi scritti da Cirillo, autore di esegesi biblica, omelie, lettere e opere polemiche. Cirillo amava citare i Padri della Chiesa ma, ritenendo di rifarsi ad Atanasio di Alessandria, citò per errore testi dell'eretico Apollinare di Laodicea. Roma e il Terzo Concilio Ecumenico di Efeso del 431 affermarono la corretta lettura teologica di Cirillo dopo fasi convulse segnate anche dalla violenza imperiale. In quell'assise, Cirillo sostenne i dogmi dell'unità e unicità della persona in Cristo e il dogma della divina maternità della Vergine Maria.

La riconciliazione e l'eredità spirituale

Nonostante le aspre polemiche, San Cirillo fu un uomo di pace e un vescovo che cercò di ricucire e non solo di dividere. Nel 433 Cirillo giunse a una formula teologica di riconciliazione con gli antiocheni e fu steso un Patto d'unione dopo soli due anni. Quel Patto d'unione del 433 fu però un tentativo inutile di ricomporre le lacerazioni nel tessuto della Chiesa, poiché all'epoca le spaccature erano già troppo profonde e i tempi non erano maturi. Successivamente, il Quarto Concilio Ecumenico fu celebrato nel 451 a Calcedonia. Papa Leone Primo fornì le coordinate teologiche nel dibattito tra monofisismo e difisismo durante il Concilio di Calcedonia, il quale riconobbe a Cirillo il merito della sua teologia e della sua pastorale. San Cirillo fu mosso da singolare sollecitudine per l'integrità della fede cattolica e visse tra gli anni 370 e 444, morendo il 27 giugno del 444. Benedetto XVI ha dedicato a San Cirillo di Alessandria un'intera udienza generale il 3 ottobre 2007, descrivendolo come un instancabile e fermo testimone di Gesù Cristo, Verbo di Dio incarnato. La liturgia siriaca e maronita ricorda Cirillo come una torre di verità e interprete del Verbo di Dio fatto carne. Papa Leone Tredicesimo proclamò Cirillo Dottore della Chiesa nel 1882. San Cirillo fu vescovo e dottore della Chiesa ed è rimasto nei secoli un faro luminoso per tutti i fedeli.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Cirillo d'Alessandria?

San Cirillo d'Alessandria si festeggia il 27 giugno.

San Cirillo, vescovo e dottore della Chiesa, che, eletto alla sede di Alessandria d’Egitto, mosso da singolare sollecitudine per l’integrità della fede cattolica, sostenne nel Concilio di Efeso i dogmi dell’unità e unicità della persona in Cristo e della divina maternità della Vergine Maria. — Martirologio Romano