San Cirillo d'Alessandria visse nel quinto secolo, nascendo ad Alessandria d'Egitto tra il 370 e il 380 e morendo nella stessa città il 27 giugno del 444. Vescovo e Patriarca, fu un instancabile e fermo testimone di Gesù Cristo, Verbo di Dio incarnato, e governò la sua Chiesa con grande energia per trentadue anni, difendendo l'integrità della fede cattolica con profonda dedizione pastorale.
Egli è ricordato soprattutto per il suo ruolo determinante nella cristologia alessandrina e nella difesa del dogma della divina maternità della Vergine Maria, proclamata Madre di Dio contro le dottrine di Nestorio. Papa Leone XIII lo proclamò Dottore della Chiesa nel 1882, riconoscendone la straordinaria grandezza teologica e spirituale tramandata nei secoli.
Sant'Arialdo fu un diacono e martire dell'undicesimo secolo, ricordato per il suo coraggioso impegno a favore del rinnovamento morale della Chiesa ambrosiana e per la difesa della disciplina ecclesiastica contro la simonia e il concubinato del clero. Nato a Cucciago in provincia di Como da una famiglia di valvassori, o secondo altri da origini legate ad Alzate Brianza o Carimate, egli spese la sua esistenza terrena nell'ascolto delle istanze di riforma che attraversavano l'Europa cristiana, guidando con fervore il movimento popolare della Pataria nella diocesi di Milano.
La sua testimonianza di fede si concluse tragicamente con il martirio sulle sponde del Lago Maggiore nel millesimato anno 1066, a causa delle persecuzioni e degli intrighi orditi dai suoi oppositori ecclesiastici e civili. Il suo culto, radicato immediatamente nel cuore del popolo fedele che ne riconobbe la santità e il sacrificio, ricevette la solenne approvazione definitiva dalla Congregazione romana dei Riti nel novembre del millenovecentoquattro, fissandone la memoria liturgica al ventisette giugno.
San Zóilo è un martire commemorato a Córdova, nell'Andalusia in Spagna. La questione del numero e dei nomi dei martiri che subirono il martirio insieme a Zoilo di Cordova è controversa, poiché alcuni enumerano diciannove martiri con Zoilo, altri ventuno, e altri ancora si riferiscono unicamente a Zoilo. I riferimenti su Zoilo si limitano esclusivamente a lui perché fu il più studiato e ricevette il maggior culto. Il poeta Prudenzio chiama Zoilo una delle glorie della Chiesa di Cordova citandolo nei versi Corduba Acisclum dabit et Zoellum, tresque coronas. Il nome di Zoilo figura al 27 giugno nel Martirologio Geronimiano. Le circostanze relative al martirio di Zoilo sono poco informate e l'unico testo letterario giunto sul martirio, la passio, è una documentazione piuttosto artificiosa e di poco valore.
Secondo la passio, Zoilo discendeva da una nobile stirpe di Cordova. Nel fior degli anni, prima del 590, Zoilo subì un crudele martirio per essere cristiano durante una persecuzione definita saracena. Durante il martirio, il corpo di Zoilo fu dilaniato con ganci di ferro. La relazione della invenzione e traslazione delle reliquie ad opera del vescovo Agapio è più degna di fede rispetto alla passio. La traslazione delle reliquie è testimoniata soprattutto da tre documenti. Usuardo ricorda la festa di Zoilo al 27 giugno e aggiunge che il corpo rimase a lungo nascosto finché fu manifestato al vescovo Agapio per divina rivelazione. Il culto al martire cordovese continuò nella sua città e si diffuse per tutta la penisola iberica, specialmente a Toledo e Pamplona, dove esistono chiese dedicate alla sua memoria fino ai giorni nostri.
Santa Margherita Bays è una figura luminosa del diciannovesimo secolo, una donna che ha saputo elevare la semplicità del quotidiano a una forma altissima di testimonianza cristiana. Nata nel 1815 a La Pierraz, in Svizzera, ha trascorso l'intera esistenza nel proprio ambiente familiare e nel vicinato, dedicandosi al lavoro di sarta con dedizione e umiltà. La sua vita, apparentemente nascosta, è stata segnata da un profondo legame con la spiritualità francescana, che ha abbracciato pienamente entrando nel Terz'Ordine il ventidue febbraio 1860.
La memoria di Santa Margherita Bays è custodita con affetto dalla Chiesa per la singolarità dei doni mistici ricevuti e per la sua incrollabile fede nel dolore e nella prova. Dopo essere guarita miracolosamente da un grave tumore intestinale l'otto dicembre 1854, la sua esistenza si è trasformata in un cammino di speciale unione con la passione di Cristo, testimoniata dalle stimmate e dalle estasi che si manifestavano regolarmente ogni venerdì. La sua canonizzazione, avvenuta per mano di Papa Francesco il tredici ottobre 2019, riconosce oggi la santità di una donna che, nel silenzio di un villaggio svizzero, ha saputo farsi specchio della grazia divina per i fedeli di ogni tempo.
La Beata Luisa Teresa de Montaignac de Chauvance, vissuta nel corso del XIX secolo, è ricordata come una insigne vergine e fondatrice che ha consacrato interamente la propria esistenza alla devozione e alla diffusione del culto del Sacro Cuore di Gesù. Nata a Le Havre in una famiglia di nobili origini, profondamente radicata nella storia di Francia grazie ad avi illustri tra cui numerosi Crociati e il santo abate Amabile, ella seppe tradurre la propria raffinata educazione e il profondo amore per Dio in un'opera incessante di carità e di rinnovamento spirituale. Nonostante una grave e invalidante malattia alle gambe che la costrinse all'immobilità per gran parte della sua vita, non venne meno al suo compito, guidando le sue istituzioni e allargando i suoi orizzonti di fede attraverso una fitta corrispondenza e una dedizione senza sconti verso i più bisognosi, gli orfani e le chiese rurali.
La sua opera si concretizzò nella fondazione di istituzioni fondamentali per la Chiesa, tra cui la Pia Unione delle Oblate del Sacro Cuore e l'orfanotrofio di Moulins, oltre all'impegno costante nell'Apostolato della Preghiera. La sua testimonianza di fede salda nel dolore e la fecondità del suo carisma ecclesiale le valsero la stima dei pontefici e dei direttori spirituali del suo tempo, culminando nella proclamazione a beata da parte di Giovanni Paolo II nel corso del ventesimo secolo. La sua memoria liturgica si celebra il ventisette giugno, giorno in cui la Chiesa commemora la sua nascita al cielo avvenuta nella città di Montluçon.
San Maggiorino, noto anche come Maiorano, Maliorino o Malerino, visse nel quarto secolo e rappresenta una figura fondamentale per le origini della Chiesa piemontese. Tutte le più antiche diocesi del Piemonte venerano infatti come santi i rispettivi primi vescovi, ponendosi nel solco di una tradizione che accomuna questa terra a grandi pastori come Sant'Eusebio di Vercelli, San Massimo di Torino e San Gaudenzio di Novara, a fronte di altre figure il cui culto è invece completamente scomparso, come Sant'Eulogio di Ivrea e Sant'Eustasio di Aosta. Un'antica tradizione attesta che Maggiorino fu il primo vescovo della città di Acqui Terme, situata nell'Italia delle Alpi Cozie. Il culto di questo proto-vescovo dell'antica Chiesa acquese è stato a lungo accantonato per secoli, ma oggi risulta felicemente rinvigorito nella preghiera della comunità.
San Maggiorino è ricordato per la sua instancabile opera pastorale e per le complesse vicende storiche legate alla sua memoria. Il vescovo Pedroca lo definì intrepido emulatore nel predicare la fede cattolica e cultore fedele della verità cristiana. La sua figura si inserisce nel grande risveglio della cristianità seguito all'Editto di Costantino, che rese la Chiesa entro i confini dell'Impero Romano esente da persecuzioni. Sebbene non goda oggi della stessa popolarità del suo successivo successore San Guido, la diocesi di Acqui celebra nuovamente la sua memoria liturgica il ventisette giugno, giorno in cui si ricorda anche nel Martyrologium della Chiesa acquese, invocandolo come maestro e pastore affinché la comunità cristiana continui a crescere attraverso la forza del Vangelo e dell'Eucaristia.
Il Beato Giovanni Suciu è stato una luminosa figura di pastore e testimone della fede nel corso del ventesimo secolo, in una terra duramente provata come la Romania. Nato a Blaj nel millenovecentosette, ha dedicato la sua esistenza al servizio della Chiesa, prima attraverso il ministero sacerdotale, ricevuto a Roma nel millenovecentotrentuno, e successivamente nell'episcopato, svolgendo il suo ufficio tra Oradea, Făgăraș e Alba Iulia. La sua vita è rimasta segnata da un profondo amore per la verità e da una coraggiosa opposizione al materialismo ateo che minacciava la dignità spirituale del suo popolo.
Il suo ricordo è indissolubilmente legato alla fedeltà estrema manifestata durante gli anni della persecuzione. Arrestato nel millenovecentoquarantotto a causa della sua intransigente resistenza al regime comunista, il Vescovo Suciu ha affrontato il calvario della prigionia nel penitenziario di Sighetul Marmației. Qui, tra le sofferenze e l'isolamento, ha offerto la propria vita fino alla morte, avvenuta nel millenovecentocinquantatré. Beatificato da Papa Francesco il due giugno duemiladiciannove, egli resta un esempio luminoso di pastore che non ha abbandonato il gregge nemmeno nel momento della prova suprema, offrendo la sua testimonianza come seme di speranza per le generazioni future.
A Cartagine, nell’odierna Tunisia, santa Guddene, martire, che, per ordine del proconsole Rufino, torturata quattro diverse volte sul cavalletto e con il supplizio delle unghie, fu poi per lungo tempo gettata in un sordido carcere e infine trafitta con la spada.
San Giovanni di Chinon
Recluso
Nel castello di Chinon nel territorio di Tours in Francia, san Giovanni, sacerdote, che, di origine britannica, volle per amore di Dio sottrarsi allo sguardo degli uomini e visse di preghiera in una piccola cella costruita davanti alla chiesa del paese.
San Tommaso Toan
Martire
Nella città di Nam Định nel Tonchino, ora Viet Nam, san Tommaso Toán, martire, che, catechista e responsabile della missione di Trung Linh, patì per Cristo inaudite e crudeli torture in carcere, dove morì di fame e di sete sotto l’imperatore Minh Mạng.
Beato Benvenuto da Gubbio
A Corneto vicino a Bovino in Puglia, beato Benvenuto da Gubbio, religioso dell’Ordine dei Minori, che nell’umile servizio ai malati si conformò alla vita di Cristo povero.
San Ferdinando d'Aragona
Vescovo di Caiazzo
San Walhero (Walhère)
Martire
Sant' Adeodato di Napoli
Vescovo
San Sansone
Sacerdote
A Costantinopoli, san Sansone, sacerdote, che fu rifugio dei poveri e si dice abbia allestito un ospedale su invito dell’imperatore Giustiniano, che egli aveva guarito da una malattia.
Beato Davanzato da Poggibonsi
Madonna del Perpetuo Soccorso
Beato Biagio da L’Aquila
Laico francescano
Beato Antonio da Rapalimosano
Laico francescano
Dal Martirologio Romano
San Cirillo, vescovo e dottore della Chiesa, che, eletto alla sede di Alessandria d’Egitto, mosso da singolare sollecitudine per l’integrità della fede cattolica, sostenne nel Concilio di Efeso i dogmi dell’unità e unicità della persona in Cristo e della divina maternità della Vergine Maria. — Martirologio Romano