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23 settembre

San Costanzo di Ancona

Aggiornato il 15 settembre 2026

La vita e il servizio nel tempio

Durante il sesto secolo, la figura di San Costanzo visse nella modesta condizione di monaco che indossava l'abito consacrato. Egli esercitava l'ufficio di mansionario o sacrista, prestando il suo servizio quotidiano nella chiesa di Santo Stefano ad Ancona, la quale costituiva la prima cattedrale della città e un famoso santuario. In quella stessa chiesa si venerava una insigne reliquia del protomartire, secondo quanto attesta sant'Agostino. San Gregorio Magno ci tramanda le notizie su di lui nei suoi celebri Dialogi, basando la narrazione sulla testimonianza diretta di un coepiscopo e di altre persone del luogo. All'aspetto dimesso e quasi spregevole del sacrista corrispondeva in realtà un grande spirito di perfezione interiore, che manifestava la sua purezza attraverso il dono dei miracoli. Per la virtù taumaturgica del piccolo monaco, le lampade della chiesa ardevano regolarmente pur essendo state riempite di sola acqua anziché di olio.

La prova dell'umiltà

La fama della santità e delle opere straordinarie compiute dal piccolo monaco si era diffusa a tal punto che molti accorrevano da lui per vederlo e per chiedergli favori spirituali. Un giorno un rude contadino capitò nel tempio e vide l'esile sacrista arrampicato su di una scala mentre era intento ad allestire le lampade. Quel visitatore si rifiutò fermamente di credere alla santità di Costanzo e prese a deriderlo con parole offensive, trattandolo apertamente da bugiardo e da presuntuoso. Costanzo udì le ingiurie del contadino ma, lungi dal risentirsi, corse ad abbracciarlo e a baciarlo, ringraziandolo sinceramente per il trattamento ricevuto. Questo gesto mirabile dimostrò a tutti che il santo, sebbene grande nei miracoli, era ancora più grande per l'umiltà del cuore. Non si conosce altro della vita terrena di questo pio confessore della fede.

Il destino delle reliquie e il culto

Il corpo del santo fu più tardi trasferito a Venezia, dove venne deposto prima nella chiesa di San Basilio e poi in quella dei Santi Gervasio e Protasio, luogo in cui si venera attualmente. Non sono note con certezza le ragioni e l'epoca precisa di questa traslazione delle spoglie mortali. Qualche cronista locale ritiene che il corpo sia stato trafugato nel dodicesimo secolo durante un assedio perpetrato da mercanti veneziani. Tuttavia, osservando che la figura di Costanzo non ha alcun rilievo nell'antica iconografia sacra locale e non appare nei plutei dei secoli undicesimo e dodicesimo, e che il suo nome è taciuto in alcune formule liturgiche dell'antica Chiesa anconetana, si può legittimamente pensare che il trasferimento sia avvenuto anteriormente al Mille e forse nel nono secolo. Il presunto trasferimento nel nono secolo sarebbe seguito alla distruzione operata dai saraceni e al successivo periodo di abbandono della città di Ancona. A suggellare il legame con la terra d'origine, la chiesa cattedrale di Ancona possiede oggi come unico ricordo un frammento osseo, donato nel 1760 con autentica del patriarca di Venezia. Nel Martirologio ad Ancona si commemora san Costanzo come mansionario della chiesa, ricordando che egli rifulse più per l'umiltà che per i miracoli.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Costanzo di Ancona?

La festività di san Costanzo si celebra il 23 settembre ad Ancona e nella sua diocesi.

Dove si venera il corpo di San Costanzo di Ancona?

Il corpo del santo si venera attualmente a Venezia nella chiesa dei Santi Gervasio e Protasio, mentre la cattedrale di Ancona ne custodisce un frammento osseo.

Ad Ancona, commemorazione di san Costanzo, che, mansionario della chiesa, rifulse più per l’umiltà che per il dono dei miracoli. — Martirologio Romano