1 marzo
San Felice III (II)
Papa
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini familiari e l'elezione al pontificato
San Felice III nacque a Roma e apparteneva alla nobile famiglia dei Coelii. Prima di assumere il supremo ministero petrino, egli era un uomo sposato e padre di tre figli, in un contesto storico in cui la legge del celibato ecclesiastico non era ancora stata estesa a tutto il clero, avendo avuto inizio la sua regolamentazione soltanto sotto il pontificato di papa san Siricio, tra il 384 e il 399. La morte di tutti e tre i figli avvenne tragicamente durante il periodo del suo pontificato, durato dal 483 al 492. Uno di questi figli generò colui che sarebbe divenuto il futuro papa san Gregorio Magno, il quale resse la Chiesa dal 590 al 604. San Felice III succedette a papa san Simplicio, il cui pontificato si era svolto tra il 468 e il 483. L'elezione al pontificato di Felice III avvenne nel mese di marzo del 483. Sulla numerazione di questo pontefice la storia ecclesiastica tramanda una particolare precisazione: dal punto di vista della successione, egli dovrebbe essere denominato Felice II. Il precedente titolare di tale nome aveva infatti regnato dal 355 al 365, ma era un antipapa, insediato per volontà dell'imperatore Costanzo II. Gli antipapi non sono inclusi nel conteggio ufficiale dei successori di Pietro. Tuttavia, poiché l'antipapa Felice II è stato un martire ed è venerato come santo dalla Chiesa il 29 luglio, la devozione verso di lui ha portato l'effettivo papa Felice a essere indicato come terzo anziché secondo. Nonostante gli studi storici successivi abbiano stabilito la corretta numerazione di Felice III, in diverse raffigurazioni affrescate viene tuttora riportata l'erronea dicitura di Felice II.
Lo scisma acaciano e la difesa della fede
Fin dall'inizio del mandato, il pontefice dovette affrontare il problema dello scisma provocato dal patriarca costantinopolitano Acacio, deceduto nel 489. L'epoca era caratterizzata dal diffondersi del monofisitismo, un'eresia cristologica del quinto secolo che sosteneva l'unicità della natura in Cristo. All'attenzione del nuovo pontefice giunse la notizia che l'imperatore d'Oriente Zenone aveva emanato un documento chiamato Enotico. L'Enotico era stato promulgato dall'imperatore nel 482 su consiglio di Acacio per sanare i contrasti tra cattolici e monofisiti e ripristinare l'unità religiosa. Il documento imperiale non riuscì tuttavia a soddisfare nessuna delle parti in causa. Il papa venne inoltre informato delle manovre dell'imperatore volte ad allontanare il vescovo cattolico Giovanni Talaia dalla cattedra di Alessandria per insediarvi il monofisita Pietro Mongo. Papa Felice III decise di intervenire inviando in Oriente una delegazione formata dai vescovi Vitale e Miseno e dal defensor romano Felice. I delegati avevano il compito di consegnare le lettere e le argomentazioni papali all'imperatore e al patriarca Acacio, chiedendo a quest'ultimo di giustificare le azioni compiute contro Giovanni Talaia. Purtroppo, i legati papali accettarono di farsi corrompere e persino presenziarono alla celebrazione liturgica in cui il patriarca Acacio consacrò Pietro Mongo come vescovo di Alessandria. Furono i monaci Acemeti a informare il papa dell'operato infedele della sua delegazione. Gli Acemeti erano una comunità di monaci bizantini fondata all'inizio del quinto secolo da sant'Alessandro l'Acemeta sulla sponda asiatica del Bosforo. Il nome degli Acemeti significa quelli che non dormono, a causa della loro pia pratica di pregare ininterrottamente a turni di giorno e di notte. Profondamente sdegnato al ritorno dei suoi inviati, il papa indisse un Concilio composto da settantasette vescovi. Il 28 luglio 484 il Concilio presieduto dal papa scomunicò e depose il patriarca Acacio per non essersi presentato a giustificare il proprio operato.
La diffusione della sentenza e le conseguenze dello scontro
La decisione di condanna nei confronti del patriarca fu recata in Oriente dal defensor Tuto. Non riuscendo a rendere pubblica la sentenza in altro modo, Tuto, insieme ai monaci fedeli a Roma, affisse il documento al pallio di Acacio mentre questi celebrava solennemente nella basilica di Santa Sofia. Acacio reagì con durezza, cancellando il nome del papa dai dittici, i registri su tavolette posti sull'altare contenenti i nomi dei vescovi e dei benefattori, e infliggendo punizioni ai monaci che avevano collaborato con Roma. Anche Tuto, tuttavia, cedette alla corruzione dei doni bizantini come la precedente delegazione. Al suo rientro a Roma nel 485, Tuto venne scomunicato da papa Felice III. Lo scontro tra la Chiesa d'Occidente e quella d'Oriente protrasse la sua durata per trentacinque anni, provocando numerose divisioni nei secoli successivi a causa di ulteriori scismi ed eresie. Felice III pretese con rigore che il clero e i fedeli di Costantinopoli e Alessandria disconoscessero Acacio e Pietro Mongo come propri vescovi. Nonostante la sostituzione di Acacio e Pietro Mongo, il papa continuò a chiedere all'imperatore Zenone e al cospetto degli altri vescovi la loro ferma condanna. L'azione pastorale del pontefice non si limitò all'Oriente, poiché egli si adoperò anche in difesa dei vescovi africani colpiti dalle incursioni dei Vandali. In tale ambito, Felice III diede la propria approvazione al Concilio africano del 467. Il papa promulgò inoltre direttive sapienti per accogliere nella Chiesa cattolica quanti avevano ricevuto il battesimo da eretici. Il pontefice morì il primo marzo 492. La sua sepoltura avvenne nella basilica di San Paolo a Roma, luogo in cui si trovava la tomba della sua famiglia. Il Martirologio specifica che san Felice III è morto nel 492, era papa, fu antenato di papa san Gregorio Magno ed è ricordato a Roma presso San Paolo sulla via Ostiense.
Il ministero petrino
Il pontificato di San Felice terzo si inserisce in un periodo complesso della storia cristiana, caratterizzato da tensioni teologiche che vedevano contrapposte le sedi di Roma, Costantinopoli e Alessandria. Eletto papa nel marzo del quattrocentoottantatré, egli si trovò ad affrontare lo scisma causato dall'eresia monofisita, che metteva in discussione la natura di Cristo. In questo contesto, il pontefice operò con determinazione, consapevole che la fedeltà al deposito della fede non potesse ammettere compromessi. Nel quattrocentoottantaquattro, tale fermezza si tradusse nella scomunica del patriarca Acacio di Costantinopoli, un atto che evidenziava la priorità assoluta accordata alla purezza dottrinale rispetto alle alleanze umane.
Oltre alle questioni dogmatiche, San Felice mostrò una profonda attenzione per le sofferenze delle comunità locali. In particolare, si fece vicino ai vescovi africani, il cui ministero era gravemente ostacolato dalle invasioni dei Vandali. Egli non si limitò a un sostegno morale, ma agì con concretezza, emanando norme riguardanti la riammissione dei battezzati dagli eretici, garantendo così che il ritorno alla piena comunione avvenisse attraverso un cammino ecclesiale ordinato e rigoroso. La sua vita, trascorsa interamente tra le responsabilità del governo della Chiesa e la preghiera, si concluse a Roma nel quattrocentonovantadue. La sua figura rimane un punto di riferimento per la capacità di coniugare il rigore dottrinale con la cura pastorale verso ogni membro del corpo di Cristo, cercando sempre di preservare l'unità della fede in un mondo spesso frammentato dalle contese.
La memoria liturgica
La venerazione per San Felice terzo ha trovato nel tempo un luogo privilegiato di espressione presso la Basilica di San Paolo fuori le mura, a Roma. È in questo luogo sacro che, ancora oggi, il primo marzo la Chiesa fa memoria del suo operato e della sua testimonianza di fede. Il ricordo di questo pontefice invita i fedeli a riflettere sull'importanza della coerenza nel cammino cristiano, specialmente quando si è chiamati a custodire la verità del Vangelo in tempi di confusione o di prova. La sua commemorazione non è soltanto un atto di devozione verso un passato lontano, ma un richiamo alla responsabilità di ciascuno nel mantenere integra la propria professione di fede, sostenuti dall'esempio di coloro che hanno guidato il popolo di Dio prima di noi.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Felice III?
La memoria liturgica di san Felice III si celebra il primo marzo.
Dove è ricordato San Felice III?
Il Martirologio specifica che san Felice III è ricordato a Roma presso San Paolo sulla via Ostiense, dove si trova la sua tomba.
A Roma presso San Paolo sulla via Ostiense, san Felice III, papa, che fu antenato del papa san Gregorio Magno. — Martirologio Romano