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6 aprile

San Filarete di Calabria

Monaco

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le fonti storiche e la riscoperta

La Vita di san Filarete è conosciuta grazie a un solo manoscritto del 1308 catalogato come Mess. Gr 29, ff. 314. Di quasi tutti i santi ortodossi dell'Italia Meridionale vissuti dopo l'invasione Normanna sono sparite le Vite originarie, le ufficiature, le icone, le reliquie e spesso la memoria. La Vita è opera di un monaco di nome Nilo, appartenente allo stesso monastero in cui Filarete praticò la sua ascesi. Il monaco Nilo non sembra aver conosciuto personalmente il santo, nonostante quanto dichiarato nella sua opera. La Vita di san Filarete fu edita in traduzione latina negli Acta Sanctorum Apr., tomo primo, alle pagine seicentosei-seicentodiciotto. Il testo greco della Vita è ancora inedito, fatta eccezione per alcuni brani pubblicati da Rossi-Taibbi in un excursus alla Vita di Sant'Elia il Giovane. La vita del santo è trattata anche da padre Caietano in Vitae Sanctorum Siculorum. Mongitore scrive di san Filarete nel Palermo santificato. Il Fiore menziona il santo in Calabria illustrata. L'Inveges scrive di san Filarete in Palermo sacro. Pietro Forte tratta del santo nella Vita dei Santi palermitani. Il Perdicaro scrive nella Vita dei Santi Siciliani.

Dalle origini siciliane alla Calabria

San Filarete nacque a Palermo nel 1020, sebbene altri scrittori indichino come luogo di nascita la regione di Demenna nel Valdèmone dominata dai monti Nebrodi. I genitori di Filarete erano forse calabresi, originari di Sinopoli o Tauriana. Al battesimo gli fu imposto il nome di Filippo in onore del santo di Agira detto il Cacciaspiriti. Crebbe in un ambiente maomettano pur mantenendo viva la fede cristiana. All'età di diciotto anni, in seguito all'arrivo in Sicilia dell'esercito bizantino comandato da Giorgio Maniace, si recò a Sinopoli in Calabria seguendo un'ispirazione divina. All'età di venticinque anni si spostò nella Regione delle Saline, sul versante tirrenico della provincia di Reggio Calabria, una zona con circa cento monasteri. Il monastero più famoso della Regione delle Saline era quello Imperiale, fondato nell'ottocentoottantaquattro da Sant'Elia di Enna detto il Nuovo. Filippo si diresse al monastero imperiale fondato da Sant'Elia di Enna. L'igumeno o abate Oreste lo rivestì dell'abito basiliano, lo chiamò Filarete che significa pescatore e fu il suo maestro spirituale.

La vita monastica e il transito al cielo

Si ispirò come condotta di vita a Mosè, al Profeta Elia, ad Antonio Abate e ad Elia di Enna, di cui conservava la vita manoscritta. La sua mansione iniziale fu quella di portare al pascolo il gregge. Successivamente gli fu affidato un terreno da coltivare sul quale costruì una umile dimora. Donava ai poveri i prodotti del suo lavoro, provvedendo ai bisogni del monastero e di numerosi bisognosi e cercando di accontentare tutti. La sua vita di privazioni, patimenti e duro lavoro debilitò Filarete che si ammalò gravemente. Trascorse la notte in preghiera circondato dai confratelli. Morì all'alba del sei aprile 1070 all'età di cinquant'anni. Fu sepolto nella Chiesa del Monastero di Monte Aulinas, fondato nell'ottocentoottantaquattro da Sant'Elia di Enna. Il monastero fu ridenominato dei Santi Elia e Filarete nel 1133 presso Palmi. Presso i ruderi dell'antico monastero sorge una chiesetta intitolata nel 1958 ai Santi Elia e Filarete e poi dedicata alla Madonna della Neve. Il martirologio colloca san Filarete nel monastero di sant’Elia sul monte Aulina presso Palmi in Calabria come monaco molto dedito alla preghiera.

Il culto e la traslazione delle reliquie

È inserito nel Calendario Liturgico Bizantino al sei aprile come monaco italo-greco, con data di morte indicata anche come 1060 o 1170. Fu iscritto nel Calendario Palermitano dal Cardinale Giannettino Doria vissuto tra il 1608 e il 1642. Nel Santuario della Madonna dei Poveri di Seminara, sul lato sinistro del presbiterio, erano custodite in una nicchia alcune reliquie oggi trasferite nel Museo del Santuario. Tra le reliquie vi è un braccio-reliquario argenteo quattrocentesco di San Filareto attribuito a L. De Sanguini del 1451. La mano del braccio-reliquario fu rifatta da D. Vervare nel 1605 e presenta iscrizioni provenienti dal distrutto Monastero di San Filareto, fondazione basiliana del decimo secolo. Tra le reliquie vi è una testa-reliquario argentea di San Filareto con iscrizione dedicatoria e datazione al 1717, opera di un orafo messinese proveniente anch'essa dal Monastero di San Filareto. La città di Palermo fece istanza all'Abate Generale dell'Ordine di San Basilio Don Pietro Menniti per ottenere una reliquia del santo concittadino. L'Abate Generale chiese la facoltà al Sommo Pontefice Clemente XI, il quale la concesse volentieri per la devozione alle reliquie nota a Palermo. Il quattro ottobre 1701 l'Abate Generale estrasse il Braccio di San Filarete e lo portò con sé a Palermo. La traslazione fu celebrata con solenni suppliche il quattordici gennaio 1703 dalla Chiesa di San Basilio alla Chiesa Cattedrale. La celebrazione della traslazione fu iscritta nel Martirologio della Chiesa Palermitana alla data del quattordici gennaio. La festa della Traslazione delle Reliquie di San Filarete si celebrò fino al 1929. La festa del santo si celebrò fino al 1958, anno in cui fu espunto dal Calendario Diocesano. Nel 2005 la Chiesa Ortodossa d'Italia ha dedicato una chiesa a Seminara ricordandolo insieme a Sant'Elia di Enna.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Filarete di Calabria?

La memoria liturgica di San Filarete si celebra il sei aprile. La festa della traslazione delle sue reliquie si celebrava invece il quattordici gennaio.

Qual è il ruolo di San Filarete?

San Filarete è ricordato come monaco di rito bizantino, asceta e maestro di vita spirituale vissuto nell'Italia Meridionale.

Nel monastero di sant’Elia sul monte Aulina presso Palmi in Calabria, san Filarete, monaco, che fu molto dedito alla preghiera. — Martirologio Romano