14 giugno
San Fortunato di Napoli
Vescovo
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il contesto storico e la difesa della fede
L'episcopato di san Fortunato a Napoli si colloca temporalmente verso la metà del quarto secolo, sebbene la data esatta non sia ben precisata. In quegli anni la cristianità era profondamente lacerata dall'eresia scaturita da Ario di Alessandria, personaggio vissuto tra il 280 e il 336, il quale affermava che il Verbo non condivideva la medesima sostanza del Padre. Tale posizione dottrinale provocò una spaccatura e una lotta anche violenta all'interno della Chiesa, alla quale partecipò attivamente anche il potere civile. In questo clima di forte tensione, il vescovo Fortunato fece tutto il possibile per preservare la sua diocesi dallo scossone ariano. La sua fedeltà fu messa alla prova anche dai tentativi dei vescovi orientali favorevoli all'arianesimo, i quali, fuggiti dal Concilio di Sardica, l'attuale Sofia in Bulgaria, cercarono di tirarlo dalla loro parte.
La basilica e la custodia delle reliquie
Tra le opere materiali e spirituali del vescovo vi fu la costruzione di una basilica cimiteriale che prese il suo nome, innalzata nella valle della Sanità poco lontano dalle catacombe di san Gaudioso. Questa chiesa assunse una primaria importanza per la comunità cristiana e, dopo la sua morte, lo stesso san Fortunato vi fu sepolto. Nello stesso luogo furono in seguito sistemati i resti mortali del vescovo san Massimo, il decimo vescovo di Napoli, il quale era stato vittima della lotta eretica ariana ed era morto in esilio in Oriente. Le spoglie di san Massimo erano state in un secondo momento riportate a Napoli dal suo successore, san Severo. Sotto l'episcopato del vescovo Giovanni lo Scriba, deceduto nell'ottobre dell'anno 849, le reliquie di san Fortunato e di san Massimo vennero infine traslate nella Stefania, che all'epoca rappresentava l'antica cattedrale di Napoli.
Il culto e la memoria nei secoli
La persistenza della memoria di san Fortunato trova una straordinaria testimonianza nel famoso Calendario Marmoreo di Napoli, un reperto scolpito nel nono secolo e tuttora conservato negli ambienti dell'attuale Duomo. Tale calendario riporta esplicitamente il nome di san Fortunato alla data del 14 giugno. La medesima ricorrenza del 14 giugno è attestata anche in altri calendari napoletani e trova conferma ufficiale nel Martirologio Romano, il quale attesta il suo ministero episcopale nella città partenopea. Ancora oggi, la consuetudine di molti napoletani di portare il nome di Fortunato costituisce il segno tangibile di un culto ininterrotto e profondo, tributato nei secoli a questo fedele pastore della Chiesa.
Il ministero episcopale
Il governo pastorale di San Fortunato si colloca in un momento delicato del quarto secolo, epoca in cui la Chiesa universale era chiamata a confrontarsi con le insidie della dottrina ariana. Il vescovo Fortunato scelse la strada della chiarezza e dell'integrità, non temendo di opporsi apertamente a coloro che cercavano di corrompere l'insegnamento apostolico. La sua azione non fu soltanto teorica, ma si tradusse in una resistenza vigile contro le pressioni dei vescovi orientali che tentavano di imporre la propria influenza sulla Chiesa di Napoli.
Oltre alla difesa della dottrina, San Fortunato espresse la sua cura per la comunità attraverso l'edificazione di una basilica cimiteriale situata nella valle della Sanità. Questa iniziativa non rappresentava solo un'opera architettonica, ma rispondeva al profondo bisogno spirituale di custodire con dignità il riposo dei cristiani, ponendo la cura dei defunti sotto il segno della speranza nella resurrezione. In quella stessa basilica, da lui voluta e consacrata al Signore, egli trovò sepoltura dopo aver concluso il suo servizio terreno. Soltanto nel corso del nono secolo, le sue reliquie furono solennemente traslate nella cattedrale Stefania, luogo che ancora oggi ne conserva la memoria storica e devozionale, testimoniando la continuità della venerazione che la Chiesa napoletana ha sempre riservato a questo suo illustre pastore.
La memoria liturgica
La venerazione per San Fortunato di Napoli affonda le proprie radici nella tradizione più antica della Chiesa partenopea. La sua memoria liturgica, che la comunità celebra il quattordici giugno, trova un fondamento autorevole nel Calendario Marmoreo di Napoli, antico documento che attesta la solida devozione riservata al vescovo fin dai secoli passati. Il ricordo del santo non è dunque affidato soltanto alla cronaca dei fatti, ma è parte viva del tessuto liturgico della città, che riconosce in lui un modello di fedeltà al Vangelo e di perseveranza nella prova.
Attraverso la celebrazione annuale, i fedeli sono invitati a fare memoria del coraggio con cui Fortunato ha custodito il gregge a lui affidato, mantenendo intatta la comunione ecclesiale nonostante le divisioni del tempo. La sua figura rimane un punto di riferimento per chiunque cerchi nella storia dei santi un esempio di rettitudine e di amore per la verità, confermando come la testimonianza di un vescovo possa trascendere i secoli per continuare a nutrire la fede del popolo di Dio.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Fortunato di Napoli?
La memoria liturgica di san Fortunato di Napoli si celebra il 14 giugno, come riportato nel Martirologio Romano e negli antichi calendari napoletani.
A Napoli, san Fortunato, vescovo. — Martirologio Romano