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5 ottobre

San Froilano di Leon

Vescovo

Aggiornato il 15 settembre 2026

Dagli inizi eremitici alle fondazioni monastiche

All'età di soli diciotto anni, il giovane Froilano scelse di ritirarsi a vita eremitica isolandosi tra i monti del Curueno, situati nella zona di Val di Cesar. La tradizione riferisce che una roccia situata tra le località di Corecillas e Montuerto porta ancora oggi il suo nome, a testimonianza di quel lungo periodo di ascesi. Nella medesima zona dei monti del Curueno esiste ancora oggi una chiesetta dedicata al santo, segno tangibile di una memoria che non si è mai spenta. In quel tempo di solitudine, un sacerdote di nome Attilano decise di unirsi a Froilano nella pratica della penitenza rigorosa. Spinto dallo zelo missionario, san Froilano si dedicò ben presto all'apostolato evangelizzando la regione legionense, che era allora popolata da cristiani coraggiosi fuggiti dal Sud per timore delle persecuzioni arabe. Nel corso dell'ottocentosettanta, egli fondò ai margini del Curueno il monastero di Veseo, dove molti religiosi provenienti dai luoghi vicini accorsero prontamente per poter vivere sotto la sua saggia obbedienza, sebbene egli fosse ancora un semplice laico. Il re Alfonso terzo di Leon, che regnò dall'ottocentottantasei al novecentodiecí, aveva vinto la fondamentale battaglia di Polvoraria nell'ottocentosettantotto. Dopo quella memorabile vittoria, il sovrano pensò di consolidare stabilmente le terre cristiane conquistate spingendosi fino al fiume Duero. Per realizzare questo progetto, il re chiamò Froilano alla sua corte di Oviedo allo scopo di affidargli la colonizzazione di quei territori liberati. Froilano abbandonò così a malincuore le amate montagne del Curueno e il monastero di Veseo, discendendo insieme ad Attilano e ad altri fedeli monaci fino alla pianura fertile del fiume Esla, situata a nord di Zamora. Proprio lì, nell'ottocentoottanta, fondò il celebre monastero di Tàbara. Questo grande cenobio si popolò rapidamente di seicento monaci di ambo i sessi, configurandosi forse come il primo monastero duplice del periodo medievale in terra di Spagna. Accanto ad esso, anche il monastero di Moreruela acquisì un'importanza straordinaria tra tutte le istituzioni monastiche fondate lungo la vallata dell'Esla. Entrambi i monasteri di Moreruela e di Tàbara ebbero inoltre il primato in Spagna di accettare la riforma cistercense.

Il ministero episcopale e il transito

Intorno all'anno novecento la sede episcopale di Leon rimase vacante, spingendo i fedeli del luogo a chiedere con insistenza al re la nomina di Froilano, che in quel momento ricopriva la carica di abate di Moreruela, come nuovo vescovo della città. Dapprima Froilano si oppose con umiltà a tale prestigiosa nomina, ma alla fine fu costretto dalle circostanze ad accettare questo gravoso compito pastorale. Fu dunque consacrato vescovo durante la solenne festività di Pentecoste del novecento all'interno della cattedrale di Leon. Contemporaneamente a tale consacrazione, anche il suo compagno Attilano fu creato vescovo della vicina diocesi di Zamora. Dopo aver guidato la sua greggia con dedizione, san Froilano morì nel novecentocinque, concludendo la sua esistenza terrena all'età di settantatre anni. Il suo corpo fu deposto all'interno di un prezioso sarcofago che lo stesso re aveva in precedenza preparato per accogliere le proprie spoglie nella cattedrale legionense. Sebbene non si conosca con esattezza la data precisa in cui il popolo cristiano iniziò a rendergli pubblico culto liturgico, l'antifonario mozarabico della cattedrale di Leon, risalente alla prima metà del decimo secolo e vergato direttamente dai suoi discepoli, non conteneva ancora la sua festa. Tuttavia, già nel corso dell'undicesimo secolo, il vescovo Pelagio di Oviedo lo definiva espressamente con il titolo di santo, confermando una santità ormai radicata. Nel novecentovantacinque si rese necessaria la prima traslazione delle sue venerate spoglie dalla cattedrale di Leon al monastero di Val di Cesar, motivata dal grave pericolo costituito dalle incursioni arabe. Durante l'undicesimo secolo il santo continuò ad essere intensamente venerato nella zona di Val di Cesar. A metà del dodicesimo secolo, tuttavia, il corpo si trovava custodito nel monastero di Moreruela, essendo stato trasferito in quel luogo contro la chiara volontà del popolo e del clero di Leon. Sentendosi defraudati della loro preziosa reliquia, i cittadini e i sacerdoti di Leon fecero ricorso diretto a papa Alessandro terzo, chiedendo con forza la restituzione delle spoglie del loro antico pastore. Il pontefice decise allora di incaricare il cardinale Giacinto, che svolgeva le funzioni di legato pontificio in Spagna e sarebbe in seguito diventato papa Celestino terzo. Durante il suo soggiorno nella città di Leon avvenuto nel milletrecentosettantatré, il cardinale ordinò ufficialmente il trasferimento della metà dei resti mortali di san Froilano nuovamente a Leon, mentre l'altra metà fu lasciata nel monastero di Moreruela. Il cronista reale Tudense colloca questa complessa traslazione nell'anno milletrecentottantuno. Proprio in quel medesimo anno milletrecentottantuno, Manrico era vescovo di Leon e si distingueva come l'iniziatore dei lavori di costruzione della cattedrale attuale. Nel giorno della sua festa liturgica, fissata al cinque ottobre, si celebrava e si celebra ancora oggi una grandissima festa presso il santuario della Madonna del Cammino a Leon, con un notevole concorso di fedeli provenienti dall'antico regno asturiano-legionense. Il martirologio commemora solennemente a Leon san Froilano come vescovo insigne che evangelizzò con coraggio le regioni liberate dai Mori, riflettendo la luce di un grande ardore nella vita monastica e di una generosità ammirevole verso i poveri.

Il culto e le memorie artistiche

La devozione verso san Froilano ha trovato nel corso dei secoli molteplici espressioni nell'arte sacra conservata all'interno della cattedrale di Leon e nei territori da lui percorsi. L'arca d'argento destinata a contenere le sacre reliquie sull'altare maggiore della cattedrale fu mirabilmente realizzata dall'orefice Enrico de Arfe durante il sedicesimo secolo. Sulla facciata sud della cattedrale, una scultura risalente al quindicesimo secolo raffigura il santo rivestito con i tradizionali ornamenti episcopali. I rilievi artistici presenti sul timpano della medesima porta della facciata sud, nota come porta di san Freniamo e risalente al tredicesimo secolo, rappresentano chiaramente la memorabile traslazione dei resti dal monastero di Moreruela fino alla città di Leon. All'interno della cappella della Natività della cattedrale si conserva inoltre una pregevole vetrata risalente ai secoli tredicesimo e quattordicesimo interamente dedicata alla figura di san Froilano. Una particolare attenzione meritano anche gli stredi lignei: una delle tavole degli scanni del coro, opera del quindicesimo secolo, presenta il santo nella celebre leggenda legata al miracolo del lupo. Analogamente, le tavole dipinte che compongono la pala dell'altar maggiore, eseguite dal pittore Nicola Francese nel quindicesimo secolo, illustrano con vivezza diverse scene della vita del santo vescovo. Nella stessa città di Leon rimase attivo fino al diciannovesimo secolo un ospedale intitolato proprio alla memoria di san Froilano, a testimonianza della carità che egli aveva predicato e vissuto. Infine, nelle aspre montagne della regione, continua a esistere la chiesetta rurale dedicata al santo, perpetuando nei secoli la memoria spirituale di colui che per primo scelse quei luoghi solitari per elevare l'anima a Dio.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Froilano?

La festa liturgica principale di san Froilano si celebra il cinque ottobre di ogni anno, mentre la festa della traslazione delle sue reliquie si commemora l'undici agosto.

Di cosa è patrono San Froilano?

San Froilano è il patrono delle diocesi di Leon e di Lugo, ed è inoltre il santo titolare del seminario maggiore legionense.

A León in Spagna, commemorazione di san Froilano, vescovo, che, elevato all’episcopato dopo aver condotto vita eremitiva, evangelizzò le regioni della Spagna liberate dal giogo dei Mori e rifulse per l’ardore nella propagazione della vita monastica e per la generosità verso i poveri. — Martirologio Romano