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19 aprile

San Geroldo

Eremita

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le origini e la vita eremitica

Le vicende storiche che riguardano la figura di san Geroldo traggono origine nel decimo secolo. Il primo gennaio dell'anno 949, il sovrano Ottone primo restituì un possedimento nell'attuale Vorarlberg a un certo Adamo. Tale Adamo era stato precedentemente coinvolto in una congiura contro lo stesso sovrano ed era stato privato dei beni per sentenza giudiziaria. Nello stesso atto ufficiale del 949, Ottone chiama Adamo con l'appellativo di uomo di Dio, espressione che fa dedurre come egli si fosse consacrato al servizio del Signore, pur non venendo designato quale monaco all'interno del documento imperiale. Una tradizione successiva, tracciata dal decano Albrecht von Bonstetten nell'anno 1494, narra che Adamo, ormai proscritto, si rifugiò nella profonda solitudine della vallata di Wals. Per non essere riconosciuto dalle autorità e dai contemporanei, egli visse sotto il nome di Geroldo Graziato. Durante la sua permanenza in quei luoghi solitari, Geroldo fece dono del proprio possedimento al convento di Einsiedeln, legando per sempre la sua opera alla grande tradizione monastica. La morte di Geroldo avvenne intorno all'anno 978, sebbene le fonti storiche divergano nell'indicare con esattezza il giorno della sua scomparsa. Il necrologio di Coira e quello di Muri-Hermetschwil indicano al decimo giorno di aprile la morte di un Geroldo conversus, mentre le notizie necrologiche di Einsiedeln del decimo secolo ricordano al sedicesimo giorno di aprile un certo Adamo, senza tuttavia definirlo monaco. A Einsiedeln la tradizione non ha mai considerato Adamo come monaco, e lo stesso necrologio di quel monastero lo nomina al sedicesimo aprile senza ulteriori specificazioni. La regione in cui visse Adamo, dapprima chiamata Friesen, appare nei documenti per la prima volta nell'anno 1340 con il nome di san Geroldo, a testimonianza di una memoria che cominciava a radicarsi profondamente nel territorio.

I figli e la tradizione nobiliare

Secondo una consolidata tradizione, Adamo era in origine un duca di Sassonia, sebbene questa specifica narrazione sia presumibilmente dovuta a una confusione storica con la vecchia famiglia dei nobili di Sax, originaria proprio del Vorarlberg. La tradizione vuole che egli avesse due figli, chiamati Cuno o Chamo e Ulrico o Enrico. Per ordine del padre, Cuno e Ulrico divennero monaci nel monastero di Einsiedeln, dove il primo avrebbe ricoperto la carica di decano e il secondo quella di custode. Tuttavia, mancano notizie sicure e documentate su entrambi i figli. La tradizione riferisce che dopo la morte del padre, Cuno e Ulrico si recarono entrambi a Friesen, dove trascorsero il resto dei loro giorni e dove trovarono la morte. Ulrico fu sepolto nella chiesa prepositurale accanto al padre, mentre Cuno fu accolto nella cappella di sant'Antonio, sempre vicina alla chiesa. Nel monastero di appartenenza, Cuno e Ulrico vennero entrambi venerati più tardi, nel corso del diciassettesimo secolo, come beati. La festa liturgica del beato Cuno cadeva l'otto marzo, mentre quella del beato Ulrico veniva celebrata il ventinove aprile. La presenza dei due figli e la loro dedizione monastica rimangono impresse nella memoria della comunità attraverso le raffigurazioni artistiche custodite nei luoghi santi.

Il culto e la devozione

Il culto tributato a san Geroldo si sviluppò solidamente nel corso dei secoli attraverso importanti riconoscimenti ecclesiastici e momenti celebrativi. Nel 1378, il vescovo suffraganeo di Coira consacrò a san Geroldo l'altare di santa Caterina e concesse, in occasione della commemorazione del beatissimo Geroldo, un'indulgenza valida per il giorno quattro giugno. La concessione di questa indulgenza costituisce una prova evidente che Geroldo veniva venerato già allora come santo dalla Chiesa locale. Il libro degli anniversari di san Geroldo, risalente al quindicesimo secolo, indica il diciannovesimo aprile come giorno della festa liturgica, una data che viene celebrata ancor oggi. A Einsiedeln, tuttavia, la festa in onore del santo viene celebrata il diciannovesimo aprile soltanto dopo l'esumazione delle sue sacre ossa, avvenuta nell'anno 1663. Nel corso dei secoli, il luogo ha continuato a custodire la memoria del santo anche attraverso importanti opere d'arte. All'interno del convento è conservata la storica coppa di san Geroldo. Un ciclo di dipinti che narra la vita del santo, risalente all'anno 1683, si trova nel pronao della chiesa prepositurale di Friesen. Nell'altar maggiore, un dipinto realizzato da Rodolfo Blaettler nel 1877 mostra san Geroldo insieme ai suoi due figli, mentre alcuni plastici custoditi nella casa prepositurale offrono una raffigurazione dei figli stessi in abito monastico. Un affresco del diciassettesimo secolo, situato nella cappella di sant'Antonio, rappresenta specificamente il beato Cuno.

Iconografia del santo

L'iconografia cristiana ha tradizionalmente raffigurato san Geroldo attraverso segni distintivi che richiamano la sua vita di pellegrino e il suo legame con il creato. Il santo viene comunemente raffigurato come un pellegrino, abbigliato con il caratteristico cappello e munito di bordone. Talvolta, le rappresentazioni artistiche associano alla figura di san Geroldo anche un asino, richiamando la tradizione secondo cui il santo fece voto di stabilirsi esattamente nel luogo in cui l'asino che recava tutti i suoi averi si sarebbe inginocchiato. In altre rappresentazioni, san Geroldo viene ugualmente rappresentato in compagnia di un orso, animale che secondo i racconti tradizionali lo avrebbe aiutato concretamente nella costruzione della sua cella eremitica. Questi simboli offrono ai fedeli un'immagine immediata della vita di penitenza, di fiducia nella provvidenza e di armonia con la natura che l'eremita condusse sulle montagne.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Geroldo?

La festa di San Geroldo si celebra il diciannovesimo giorno del mese di aprile.

A Frisen sulle Alpi bavaresi, san Geroldo, eremita, che si ritiene abbia condotto vita di penitenza nella regione del Voralberg. — Martirologio Romano