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4 marzo

San Giovanni Antonio Farina

Vescovo

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le origini e la formazione

Giovanni Antonio Farina nacque a Gambellara, in provincia di Vicenza, l'undici gennaio 1803. Nel luogo di nascita del protagonista non sono ancora presenti scuole pubbliche all'epoca della sua fanciullezza. I genitori del protagonista si chiamano Pietro Farina e Francesca Bellame. La vocazione religiosa del protagonista si manifesta molto presto nel suo cammino interiore. I genitori affidano la prima istruzione del protagonista a uno zio sacerdote, un fratello del padre, che gli fa da precettore e guida spirituale.

All'età di quindici anni il protagonista entra nel seminario vescovile diocesano di Vicenza. La vocazione del protagonista si unisce nel tempo alla passione per l'insegnamento e per la trasmissione del sapere cristiano. In seminario il protagonista affronta tutti i corsi distinguendosi per bontà d'animo e attitudine allo studio. All'età di ventuno anni, mentre studia teologia, il protagonista viene destinato all'insegnamento ai ragazzi dei corsi inferiori del seminario. All'età di ventiquattro anni, il quattordici gennaio 1827, il protagonista riceve l'ordinazione sacerdotale.

Dopo l'ordinazione il protagonista mantiene l'incarico di insegnante in seminario, svolgendolo in totale per diciotto anni. Il protagonista ottiene il diploma di abilitazione all'insegnamento elementare. Il protagonista assume i primi incarichi nelle scuole pubbliche di Vicenza. All'epoca Vicenza appartiene al Regno Lombardo-Veneto sotto il dominio degli Asburgo d'Austria.

Nei primi anni di ministero il protagonista ricopre per dieci anni la carica di cappellano di San Pietro a Vicenza. Il protagonista partecipa a diverse istituzioni culturali, spirituali e caritative di Vicenza, assumendo anche la direzione della scuola pubblica elementare e liceale. Il protagonista nota la mancanza di strutture scolastiche, specialmente nelle aree rurali del territorio. L'analfabetismo è molto diffuso nelle campagne, in particolare tra le ragazze, relegandole a una condizione di subalternità sociale e culturale.

La fondazione e l'impegno educativo

All'età di ventotto anni, nel 1831, il protagonista fonda a Vicenza la prima scuola popolare femminile. Il protagonista concepisce il progetto di creare una congregazione di suore dedicate all'insegnamento e alla cura del prossimo. All'età di trentatré anni, nel 1836, il protagonista istituisce le Suore Maestre di Santa Dorotea, Figlie dei Sacri Cuori. La congregazione è formata da maestre consacrate al Signore e dedicate all'educazione delle fanciulle povere. L'istituto si rivolge anche alle ragazze di buona famiglia, alle cieche e alle sordomute.

Nel 1839, a tre anni dalla fondazione, e più precisamente il primo marzo 1839, la congregazione ottiene il decreto di lode da papa Gregorio XVI come primo riconoscimento pontificio ufficiale. Il fondatore dispone che le suore Dorotee aggiungano all'insegnamento l'assistenza agli ammalati e agli anziani negli ospedali, nei ricoveri e a domicilio. Le suore operano come infermiere volontarie negli ospedali con forte slancio e preparazione professionale. Il fondatore impone nelle sue direttive uno studio approfondito, una preparazione accurata in medicina e pronto soccorso e un'attenzione rigorosa all'igiene.

La figura dell'infermiera d'ospedale professionale è quasi sconosciuta nell'Italia dell'epoca. In Italia manca un manuale specifico per la preparazione al lavoro di infermiera. Il protagonista fa tradurre dal francese un testo di formazione infermieristica per le sue suore. Il testo tradotto viene presentato con un'epigrafe che definisce le qualità dell'infermiera: cuore di madre, sangue freddo di medico, pazienza di santo e cure intelligenti.

Le Regole da lui elaborate rimasero in vigore fino al 1905. L'Istituto da lui fondato fu approvato nel 1905 da papa Pio X. Questo legame con papa Pio X si fonda anche sul fatto che nel 1858 il protagonista ordina sacerdote il futuro papa Pio X. Fondò l'Istituto delle Suore Maestre di Santa Dorotea Figlie dei Sacri Cuori con lo scopo di educare le ragazze povere e assistere gli emarginati e gli afflitti.

Il ministero episcopale a Treviso e Vicenza

A metà del diciannovesimo secolo il protagonista viene nominato vescovo. Nel 1850 venne eletto vescovo di Treviso. Ricevette la consacrazione episcopale il diciannove gennaio 1851. Il protagonista ricopre la carica di vescovo di Treviso dal 1851. A Treviso avviò immediatamente la visita pastorale. In tutte le parrocchie di Treviso organizzò associazioni per il sostegno materiale e spirituale dei poveri. Per la sua attenzione agli indigenti fu soprannominato il vescovo dei poveri.

Promosse la pratica degli esercizi spirituali tra i fedeli e il clero. Incrementò l'assistenza a favore dei sacerdoti poveri e malati. Si occupò della formazione dottrinale e culturale sia del clero sia dei fedeli. Curò l'istruzione e la catechesi rivolta ai giovani. L'intero decennio del suo episcopato trevigiano fu segnato da divergenze giuridiche con il Capitolo della cattedrale. I contrasti con il Capitolo gli causarono grande sofferenza e ostacolarono il suo programma pastorale, impedendogli anche di celebrare il sinodo diocesano. Durante l'episcopato a Treviso il protagonista affronta incomprensioni e conflitti con i canonici della cattedrale.

Il diciotto giugno 1860 fu trasferito alla sede episcopale di Vicenza. Il protagonista ricopre la carica di vescovo di Vicenza dal 1860 fino alla morte. A Vicenza avviò un profondo programma di rinnovamento e un'ampia opera pastorale. Svolse un'azione pastorale centrata sulla formazione spirituale e culturale di fedeli e clero, sull'insegnamento del catechismo ai bambini e sulla riforma della disciplina e degli studi in seminario. Indisse il sinodo diocesano a Vicenza, che non veniva celebrato dal 1689. Durante le visite pastorali percorse lunghi tragitti a piedi o a bordo di una mula per raggiungere i paesi montani più isolati che non avevano mai ricevuto la visita di un vescovo.

Istituì diverse confraternite per la predicazione degli esercizi spirituali al popolo e per l'aiuto ai poveri e ai sacerdoti anziani. Promosse una forte devozione nei confronti del Sacro Cuore di Gesù, della Madonna e dell'Eucaristia. Durante l'episcopato a Vicenza il protagonista viene fatto oggetto di accuse ingiuste. Il protagonista risponde alle difficoltà con le sue opere di rinnovamento scolastico, di assistenza ospedaliera e con una pastorale centrata sull'educazione del cuore. Il protagonista svolge personalmente il servizio di infermiero in ospedale. Partecipò al Concilio Vaticano I tra il dicembre 1869 e il giugno 1870. Durante il Concilio Vaticano I fu tra i sostenitori del dogma dell'infallibilità pontificia.

Gli ultimi anni, la morte e la memoria

Negli ultimi anni di vita ricevette palesi riconoscimenti per la sua carità e attività pastorale. Negli stessi anni subì profonde sofferenze e ingiuste accuse, alle quali rispose con il silenzio, la pace interiore, il perdono e la fedeltà alla propria coscienza. Considerava la salute delle anime come la regola suprema da seguire. Nel 1886 fu colpito da una prima grave malattia che ne indebolì progressivamente le forze fisiche.

Morì il quattro marzo 1888 a seguito di un attacco di apoplessia. Fu un pastore zelante dedito all'educazione dei giovani, all'animazione della vita cristiana e alla formazione di sacerdoti oranti e misericordiosi. Si distinse per una carità eroica, venendo definito l'uomo della carità. Dedicò cure e tenerezza a poveri, sofferenti, infelici e persone abbandonate. Da vescovo si offrì volontariamente per assistere gli ammalati negli ospedali sia nello spirito sia nel corpo, dando l'esempio ai suoi sacerdoti.

Sostenne l'importanza fondamentale della scuola per la riforma sociale, la cooperazione tra scuola e famiglia e la preparazione dei docenti. Intese l'educazione come formazione integrale dell'individuo, volta alla carità fraterna e alla pratica religiosa. Adottò come motto la frase: La vera scienza sta nell'educazione del cuore, cioè nel pratico timore di Dio. Dopo la sua morte la sua fama di santità crebbe sia in ambito civile sia ecclesiastico. Dal 1897 i fedeli iniziarono a invocarne l'intercessione per ottenere grazie e favori spirituali.

Pochi anni dopo la morte del protagonista si registrano segnalazioni di grazie ottenute per sua intercessione. Nell'anno della morte del protagonista nasce a Gioia di Brendola Anna Francesca Boscardin, la futura santa Maria Bertilla. Maria Bertilla sarà la prima infermiera della congregazione del Farina a essere proclamata santa. Nel 1978 la suora ecuadoriana Inés Torres Cordova guarì miracolosamente da un grave tumore con metastasi diffuse dopo aver invocato il fondatore insieme alle consorelle. Nel 2001 Giovanni Antonio Farina viene proclamato beato da papa Giovanni Paolo II. Nel Martirologio Romano del 2007 la sua memoria liturgica è indicata il quattro marzo, giorno della sua morte. È stato proclamato santo da papa Francesco il ventitré novembre 2014. Le spoglie del protagonista sono conservate a Vicenza presso la Casa madre della sua congregazione.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Giovanni Antonio Farina?

La memoria liturgica si celebra il quattro marzo, giorno della sua morte, secondo il Martirologio Romano. Nell'Editto di beatificazione di papa Giovanni Paolo II la festa è stata inoltre fissata al quattordici gennaio, data in cui viene celebrato dalla diocesi di Vicenza.

A Vicenza, beato Giovanni Antonio Farina, vescovo, che in vari modi si adoperò nell’azione pastorale e fondò l’Istituto delle Suore Maestre di Santa Dorotea Figlie dei Sacri Cuori per provvedere all’educazione delle ragazze povere e a tutti gli afflitti e gli emarginati. — Martirologio Romano