27 novembre
San Giovanni Vincenzo
Vescovo ed eremita
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il ministero episcopale e la rinuncia
La vicenda terrena di San Giovanni Vincenzo ha origine a Ravenna nel decimo secolo, dove la tradizione riferisce che fu un discepolo di San Romualdo. Destinato a occupare la cattedra episcopale della sua città natale, la sua elezione ad arcivescovo di Ravenna si colloca storicamente tra il due ottobre del novecentottantadue e il sedicesimo giorno del mese di luglio dell'anno novecentottantatré. Diversi documenti d'archivio testimoniano con chiarezza la sua sollecitudine pastorale e il suo impegno civile e politico, portati avanti con dedizione fino all'anno novecentonovantasette. La successiva rinuncia all'episcopato avvenne in un arco temporale compreso tra l'estate del novecentonovantasette e il primo maggio del novecentonovantotto, periodo in cui il suo successore Gerberto firmò i decreti di un sinodo provinciale presieduto proprio a Ravenna il primo maggio del novecentonovantotto. Le reali motivazioni che spinsero il presule a compiere questo passo rimangono a oggi ignote agli storici. La sua scelta radicale potrebbe tuttavia essere stata influenzata da quella analoga compiuta dal suo maestro spirituale Romualdo, il quale rinunciò al governo dell'abbazia di Sant'Apollinare in Classe nello stesso identico periodo, oppure potrebbe derivare da un profondo e maturato desiderio di vita eremitica. Esistono peraltro studiosi che non concordano nell'identificare senza riserve Giovanni Vincenzo con il vescovo di Ravenna, ipotizzando invece che l'eremita fosse originariamente di modeste o diverse origini ravennati e che la sua figura sia stata in seguito assimilata al noto personaggio ecclesiastico allo scopo di nobilitarne la memoria.
L'eremitaggio nella valle di Susa e la fondazione spirituale
Lasciato il mondo e le responsabilità di governo, i motivi precisi che spinsero Giovanni Vincenzo a scegliere proprio la valle di Susa per il suo eremitaggio rimangono oscuri. È possibile ipotizzare che egli abbia fatto parte di quel gruppo di fedeli che accompagnò San Romualdo nel viaggio intrapreso verso Cuxa nell'anno novecentottantadue e che, percorrendo la valle di Susa, sia rimasto profondamente attratto dalla sua severa bellezza naturale. Il suo primo stanziamento eremitico fu stabilito sul monte Caprasio, situato proprio di fronte al monte Pirchiriano. In quel luogo sorgeva una selva caratterizzata da anfratti naturali, dove il santo diede inizio alla sua nuova vita di preghiera e penitenza insieme ad alcuni compagni di cammino. Con il passare del tempo, Giovanni Vincenzo costruì una chiesa dedicata alla Vergine in quel sito che prese in seguito il nome di Celle. La tradizione tramanda che l'arcangelo Michele gli sarebbe apparso più volte, chiedendogli espressamente di edificare una cappella sulla vetta del monte di fronte. La leggenda vuole inoltre che lo stesso arcangelo abbia offerto il proprio aiuto al santo per trasportare i pesanti materiali necessari alla costruzione. La storiografia moderna precisa tuttavia che la fondazione della Sacra di San Michele fu storicamente opera del conte Ugo di Montboisser, detto lo Scucito, intorno all'anno mille, mentre studi recenti dimostrano anche la probabile preesistenza sul medesimo luogo di alcune cappelle risalenti all'epoca tardo antica. Nonostante queste precisazioni storiche, il nome di San Giovanni Vincenzo è rimasto indissolubilmente legato alla fondazione di questo imponente complesso monumentale posto sulla vetta del monte Pirchiriano, all'imbocco della valle di Susa.
Il transito, le reliquie e il culto popolare
La morte di San Giovanni Vincenzo avvenne nella località di Celle il dodici gennaio oppure il ventuno novembre dell'anno mille. La data invernale di gennaio è tradizionalmente associata al giorno del transito e della nascita al cielo del santo, mentre quella autunnale di novembre è collegata alla prima traslazione o inventio del suo corpo. Attualmente, la data del ventuno novembre rappresenta la maggiore ricorrenza liturgica del santo, celebrata con particolare solennità specialmente nella comunità di Sant'Ambrogio di Susa. Le sacre reliquie furono infatti trasportate a Sant'Ambrogio di Susa intorno alla metà del dodicesimo secolo. La traslazione avvenne secondo un classico topos agiografico, nel quale i buoi che trainavano il carro si fermarono spontaneamente nei pressi della chiesa del paese. Questo arresto improvviso fu interpretato dai fedeli come la chiara volontà del santo di essere deposto proprio all'interno di quell'edificio sacro. Presso l'altare che custodiva il corpo del santo fu sistemata un'epigrafe commemorativa, la quale risultava ancora presente in loco alla fine del diciassettesimo secolo e costituiva una sintesi biografica preziosa a cui attinsero i successivi agiografi. Intorno alle spoglie si costituì una particolare confraternita denominata Società Abbadia, la cui nascita secondo la tradizione risalirebbe a poco tempo dopo l'arrivo delle reliquie, sebbene la sua esistenza documentata emerga con certezza solo a partire dal diciottesimo secolo. Lo scopo iniziale di questo sodalizio era quello di impedire il trafugamento delle spoglie, fortemente rivendicate dagli abitanti di Celle. Ancora oggi i soci presenziano armati alle cerimonie solenni in onore di San Giovanni Vincenzo e alla processione che accompagna il reliquiario tra i fedeli.
L'iconografia e la memoria liturgica
La figura di San Giovanni Vincenzo gode di una devozione e di un'iconografia particolarmente diffuse in ambito locale, capaci di riflettere i diversi ruoli ricoperti nel corso della sua esistenza terrena. Nelle rappresentazioni artistiche tramandate nei secoli, il santo viene ritratto talvolta come umile eremita, come testimonia un dipinto risalente al diciassettesimo secolo conservato all'interno della cappella ipogea della Sacra di San Michele. In altre occasioni, coerentemente con il suo passato di pastore di anime, egli viene invece raffigurato nelle vesti solenni di vescovo, come si può ammirare in un pregevole trittico realizzato da Defendente Ferrari e custodito nella chiesa superiore dello stesso complesso monumentale. La memoria liturgica di San Giovanni Vincenzo viene ufficialmente celebrata nella diocesi di Susa il ventisette novembre di ogni anno, unendo il ricordo del vescovo ravennate e dell'eremita della valle in un unico atto di lode e di ringraziamento a Dio.
La vita
San Giovanni Vincenzo, vissuto nel decimo secolo, ha attraversato la storia della Chiesa con un cammino che si è snodato tra l'impegno pubblico dell'episcopato e la quiete della vita eremitica. Tra gli anni novecentoottantadue e novecentoottantatré egli fu eletto arcivescovo di Ravenna, assumendo su di sé il gravoso compito di guidare la comunità cristiana in un tempo segnato da grandi trasformazioni. In questo ufficio egli profuse le sue energie con dedizione, servendo il popolo di Dio con la responsabilità che il ministero pastorale richiedeva.
Tuttavia, il desiderio di una dedizione ancora più pura e solitaria lo accompagnava incessantemente. Tra gli anni novecentonovantasette e novecentonovantotto, in un atto di umiltà e di profonda libertà interiore, egli scelse di rinunciare all'episcopato. Lasciati gli onori e le incombenze della cattedra ravennate, San Giovanni Vincenzo intraprese un nuovo pellegrinaggio verso la Valle di Susa. Qui, sul monte Caprasio, presso la località di Celle, egli diede inizio a una vita di preghiera e di penitenza, ritirandosi dal clamore del mondo per abitare nella vicinanza di Dio. In questo luogo, che divenne la sua dimora definitiva, egli concluse i suoi giorni terreni nell'anno mille, lasciando una traccia indelebile nella memoria dei fedeli della regione. Il suo esempio di rinuncia rimane ancora oggi un richiamo potente alla supremazia del regno di Dio su ogni ambizione terrena.
Il culto
La figura di San Giovanni Vincenzo è strettamente legata al territorio della Valle di Susa, dove la sua memoria liturgica viene celebrata con devozione il ventisette novembre. Il legame tra il santo e questa terra è stato suggellato dal tempo, in particolare attraverso la traslazione delle sue reliquie avvenuta nel dodicesimo secolo verso la località di Sant'Ambrogio di Susa. Questo evento ha permesso alla comunità cristiana di venerare il corpo dell'eremita in un luogo di culto accessibile, consolidando il suo ruolo di intercessore e protettore presso Dio.
La celebrazione odierna, che mantiene viva la memoria del suo transito, invita i fedeli a riflettere sulla conversione del cuore e sulla ricerca della pace interiore. La diocesi di Susa custodisce con cura questo tesoro spirituale, riconoscendo nel santo un modello di perseveranza nella fede e di distacco evangelico. Attraverso il culto di San Giovanni Vincenzo, la comunità è chiamata a riscoprire il valore del silenzio e dell'ascolto, virtù che hanno caratterizzato la vita del santo sul monte Caprasio e che continuano a parlare al cuore dei fedeli di ogni generazione.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Giovanni Vincenzo?
Il santo è festeggiato il ventuno novembre, mentre la sua memoria liturgica si celebra nella diocesi di Susa il ventisette novembre.
Di cosa è patrono San Giovanni Vincenzo?
I fatti forniti non menzionano specifici patronati attribuiti al santo.