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12 aprile

San Giulio I

Papa

San Giulio I

Aggiornato il 15 settembre 2026

Il contesto storico e l'elezione al pontificato

La Chiesa dei primi secoli presentava una fisionomia molto diversa da quella medievale, caratterizzata da dispute religiose all'ordine del giorno nate da aspetti dottrinali non ancora pienamente chiariti. Il potere legato alla religione faceva spesso gola a molti apostati che cercavano di influenzare le comunità cristiane. Un profondo cambiamento storico si verificò nel 313, quando l'imperatore Costantino concesse la libertà di culto ai cristiani con il celebre Editto di Milano. Tuttavia, nello stesso anno 313 nacque l'arianesimo, una dottrina eretica diffusa dal prete berbero Ario che negava l'eternità del Figlio e la sua coincidenza col Padre. I cristiani ortodossi, seguaci della dottrina del Concilio ecumenico niceno, stabilivano la consustanzialità tra le Persone della Trinità, mentre i cristiani ariani furono dichiarati eretici dai vescovi. Nel 337 si registrò l'apice della crisi tra queste due fazioni, un periodo in cui la Chiesa affrontava grandi tribolazioni. Tutte le informazioni storiche su papa Giulio I provengono dal Liber Pontificalis, una grande raccolta biografica risalente al quarto secolo, poiché non si conosce niente di sicuro della sua vita anteriore al pontificato. Giulio I era originario di Roma e figlio di un certo Rustico. Fu eletto papa nel 337, governando la Chiesa dal 337 al 352. L'imperatore Costantino morì poco dopo l'elezione di Giulio I, lasciando l'impero diviso tra tre figli, tra cui Costanzo secondo che era di fede ariana.

La difesa di san Atanasio e il confronto con gli ariani

Subito dopo la sua elezione al sommo pontificato, il nuovo papa si trovò al centro delle tensioni poiché le due fazioni religiose si rivolsero a lui appena insediato per risolvere la controversia. Nel 335 gli ariani, sostenuti dal morente imperatore, avevano deposto Atanasio, patriarca trinitario di Alessandria. Atanasio fu esiliato a Treviri e sostituito con l'ariano Gregorio di Cappadocia. Subito dopo la sua elezione, gli ariani inviarono al papa lettere contro Atanasio e altri vescovi deposti nel 335. La controversia ariana era inasprita dagli Eusebiani, protetti dall'imperatore Costanzo contro san Atanasio. Le fonti descrivono Giulio I come un pastore estremamente zelante e ponderato. Giulio, informato sulla realtà dei fatti, convocò un concilio a Roma per il giugno 340, invitando anche i vescovi orientali per decidere secondo giustizia. Gli eusebiani non parteciparono al concilio e inviarono al papa una lettera arrogante, aspra e calunniosa. Il concilio si tenne comunque con la partecipazione di cinquanta vescovi. I vescovi partecipanti approvarono l'operato di Giulio e riconobbero innocenti e riabilitati i vescovi deposti, in particolare san Atanasio. Il Sinodo romano confermò le disposizioni del Concilio di Nicea senza esitazione. Il papa rispose agli eusebiani con una lettera giudicata un capolavoro di dignità e nobiltà, degno della Sede apostolica. Nella lettera agli eusebiani, il papa confutò le loro scuse e accuse, difese con fermezza la verità, li rimproverò per aver violato le leggi canoniche, smantellò i pretesti addotti per non partecipare al concilio e illustrò l'innocenza di san Atanasio insieme alla doppiezza del loro operato. La lettera si concludeva con una calda esortazione alla carità e alla pace. La lettera non riuscì a vincere l'impudenza degli ariani, i quali si riunirono in sinodo ad Antiochia nel 341 ribadendo la condanna contro Atanasio. La decisione del Sinodo fu accettata dai vescovi trinitari e rifiutata dagli apostati spalleggiati da Costanzo secondo. Giulio I non si piegò alle minacce di Costanzo secondo né alla paura di una spaccatura nella Chiesa, difendendo sempre e proteggendo san Atanasio, che accolse a Roma con grandi segni di stima e affetto. Diede a san Atanasio lettere di congratulazione per la Chiesa di Alessandria al momento del suo ritorno in sede dopo l'esilio del 349.

Il Concilio di Sardica e il primato petrino

Le trattative per la pace furono riprese al concilio di Sardica nel 343. Il papa aveva domandato a Costante primo, imperatore in Occidente, di intercedere presso il fratello ariano per convocare un altro concilio. La sede designata fu Sardica in Dacia, l'attuale Sofia, dove l'assemblea si tenne nel 343. La malafede degli eusebiani fece fallire anche questo tentativo di pacificazione. L'assemblea dei vescovi di Sardica ribadì le decisioni del Sinodo romano comunicandole al papa come autorità suprema in materia di fede. La parola ex cathedra del papa era vincolante per tutte le chiese. Il concilio provò il ruolo prioritario assunto dal Vescovo di Roma e confermò implicitamente il primato petrino. Durante la persecuzione ariana, il capo della cristianità trattava da pari gli imperatori ed era trattato deferentemente dagli altri vescovi locali, custodendo tenacemente la fede nicena. La rettitudine morale, la sapienza e l'amore per la giustizia guidarono Giulio I come autentica guida per la cristianità, confermandolo come campione dell'ortodossia romana e custode incorruttibile della fede nicena.

Il governo interno e le opere edilizie a Roma

Giulio I fu molto attivo anche nel governo interno della Chiesa di Roma. Egli decretò che nessun ecclesiastico utilizzasse tribunali laici, proibendo di citare i chierici davanti ad essi. Secondo il Liber Pontificalis, stabilì e organizzò il collegio dei notai ecclesiastici per tutte le questioni amministrative. Stabilì che solo i notai del clero registrassero donazioni, lasciti e atti, ordinandoli e classificandoli. Questi decreti posero le basi per la fondazione della biblioteca pontificia. Il Catalogo Liberiano attesta che edificò molte costruzioni, erigendo almeno cinque nuove chiese. La pietas di Giulio I lo condusse ad edificare una chiesa nella settima regione vicino al foro di Traiano, corrispondente all'attuale chiesa dei Dodici Apostoli. Un'altra chiesa fu edificata in Trastevere, in città, corrispondente a Santa Maria in Trastevere. Altre tre chiese furono edificate nei cimiteri: sulla via Flaminia dedicata a san Valentino, sulla Portuense dedicata a san Felice ad insalatos e sull'Aurelia al terzo miglio sul sepolcro del papa Callisto.

Il transito e la storia delle reliquie

Giulio I affrontò serenamente la morte nel 352, spegnendosi il dodici aprile 352. Fu sepolto nella chiesa da lui stesso edificata sulla via Aurelia. Il suo nome fu inscritto subito nella Depositio episcoporum e nel Martirologio Geronimiano. È falso che sia morto martire, contrariamente a quanto sostenuto dall'autore della Notitia Ecclesiarum. Era ancora venerato dai pellegrini del settimo secolo sulla via Aurelia. Nel martirologio, la sua deposizione è ricordata a Roma nel cimitero di Calepodio al terzo miglio della via Aurelia. Secondo una tradizione, le sue reliquie furono portate nella basilica di Santa Prassede dal papa Pasquale primo. Secondo un'altra tradizione, le reliquie furono trasferite da Innocenzo secondo nella basilica di Santa Maria in Trastevere. Nel 1505 il cardinale titolare Marco Vegerio trovò le reliquie in Santa Maria in Trastevere. Il cardinale Marco Vegerio si adoperò per far rifiorire il culto di Giulio ottenendo un Breve dal papa Giulio secondo. San Giulio I fu assunto agli onori degli altari ed è ricordato il dodici aprile.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Giulio I?

San Giulio I si festeggia il 12 aprile, giorno della sua deposizione.

A Roma nel cimitero di Calepodio al terzo miglio della via Aurelia, deposizione di san Giulio I, papa, che, durante la persecuzione ariana, custodì tenacemente la fede nicena, difese Atanasio dalle accuse ospitandolo durante l’esilio e convocò il Concilio di Sardica. — Martirologio Romano