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4 settembre

San Giuseppe

Patriarca, figlio di Giacobbe

Aggiornato il 15 settembre 2026

Origini e giovinezza

Le radici della vita di San Giuseppe affondano nella terra di Haran, in Mesopotamia, luogo in cui nacque da Giacobbe e dalla sua moglie prediletta Rachele. Rachele impose al figlio il nome Giuseppe, che significa Iahweh aggiunga, segnandone sin dal principio l'esistenza sotto il segno della grazia divina. Giacobbe è il capostipite di una grande famiglia le cui ramificazioni culminano nella nascita del Messia Redentore, e Giuseppe fu il protagonista, sia pur involontario ma consapevole, di una vicenda iniziata proprio all'interno del proprio nucleo familiare. Giacobbe amava intensamente Giuseppe perché era il figlio nato durante la sua vecchiaia, e per distinguerlo e premiarlo gli donò una tunica con le maniche lunghe. Giuseppe perse la madre quando era quindicenne, morta durante il parto del fratello Beniamino, e dopo tale lutto divenne l'oggetto delle premure affettuose del padre. All'età di diciassette anni, il testo sacro descrive Giuseppe come un giovane buono e timorato di Dio. Giuseppe provava un profondo odio per ogni forma di male e rimase scandalizzato dalla condotta morale scorretta dei fratelli, decidendo di riferire le loro cattive azioni al padre Giacobbe. I fratelli, rimproverati da Giacobbe, svilupparono un deciso desiderio di vendetta nei confronti di Giuseppe, e il loro odio crebbe a tal punto da spingerli ad attendere un'occasione favorevole per agire contro di lui. Un giorno i figli di Giacobbe si recarono con le loro greggi nei pressi di Sichem, e Giacobbe inviò Giuseppe a raggiungerli per sincerarsi delle loro condizioni. Giuseppe trovò i fratelli a Dotaim, l'odierna Tell-Dota, situata a circa venti chilometri da Sichem e nota come località di transito per i commerci tra la Siria e l'Egitto.

La prova della cisterna e la discesa in Egitto

Una volta raggiunto il luogo, Giuseppe fu aggredito e percosso dai fratelli, i quali lo privarono della sua veste, che era il simbolo della predilezione del padre, e lo gettarono in una cisterna. Nel frattempo, alcuni mercanti di Madian diretti in Egitto passarono vicini al luogo della prigionia, offrendo ai fratelli l'occasione di trarlo fuori dalla cisterna e venderlo agli Ismailiti per venti pezzi d'argento. Giuseppe fu così condotto in Egitto e venduto a Putifar, il cui nome significa colui che ha dato, e che ricopriva la carica di capo delle guardie del Faraone. A causa della sua giovinezza e del suo bell'aspetto, Giuseppe attirò l'attenzione della moglie di Putifar, la quale cercò di sedurlo ripetutamente per indurlo a peccare. Giuseppe rifiutò con fermezza la seduzione, affermando di non voler compiere un male così grande e peccare contro Dio, poiché egli considerava il peccato prima di tutto come un'offesa rivolta al Creatore. La condotta integra di Giuseppe gli permise di conservare una coscienza pura e di conquistare la fiducia del suo padrone, ma di fronte ai continui tentativi di seduzione egli scelse la via della fuga. La moglie di Putifar, respinta, trattenne le vesti di Giuseppe per accusarlo falsamente davanti al marito, e a causa di tali false accuse Giuseppe venne arrestato e chiuso in prigione. Durante la carcerazione, Iahweh assistette Giuseppe, facendogli ottenere la benevolenza del capo della prigione, il quale affidò alla sua cura la gestione di tutti gli altri detenuti e l'organizzazione delle attività interne. Nel periodo di prigionia, Giuseppe ricostruì la propria esistenza ponendo le basi per la sua futura elevazione, vivendo una vita che si adegua perfettamente alla volontà divina.

La prigionia e l'ascesa in Egitto

Condividendo la sorte del carcere, San Giuseppe incontrò il coppiere e il panettiere del re, entrambi reclusi e affidati alla sua custodia. Giuseppe strinse amicizia con i due funzionari regi e interpretò i loro sogni, predicendo al coppiere la liberazione dal carcere entro tre giorni e al panettiere la condanna a morte. Nel congedarsi, Giuseppe chiese al coppiere di intercedere per lui una volta tornato in libertà, ma il coppiere, dopo essere stato scarcerato, si dimenticò della promessa e Giuseppe rimase in prigione per altri due anni. In seguito, il Faraone fece due sogni che nessun indovino dell'Egitto riuscì a interpretare, e su suggerimento del coppiere ritrovatosi pentito, Giuseppe fu estratto dal carcere per presentarsi al cospetto del sovrano. Giuseppe spiegò il significato profetico dei sogni del re, preannunciando sette anni di abbondanza seguiti da sette anni di carestia. Il Faraone, profondamente impressionato dalla sapienza e dalle virtù di Giuseppe, lo nominò responsabile dell'approvvigionamento alimentare dell'Egitto con un potere pari a quello di un viceré. Questa straordinaria nomina garantì a Giuseppe la posizione necessaria per salvare la propria famiglia dalla carestia. Spinti infatti dalla mancanza di viveri, i fratelli di Giuseppe si recarono in Egitto per acquistare cibo, e sebbene essi non lo riconoscessero, Giuseppe riconobbe subito i suoi fratelli. Dopo averli messi alla prova, Giuseppe li perdonò, si fece riconoscere e invitò il padre Giacobbe e l'intera famiglia a trasferirsi in Egitto, assegnando loro la regione fertile di Gessen. Il testo biblico evidenzia un intenso pathos nel racconto del ricongiungimento tra Giuseppe e i suoi fratelli, coronato dalla benedizione che sul letto di morte Giacobbe impartì ai due figli di Giuseppe, Efraim e Manasse, incrociando le braccia in modum crucis.

Il transito e la prefigurazione di Cristo

San Giuseppe morì all'età di centodieci anni, dopo aver fatto giurare ai suoi cari di trasportare le sue ossa quando Dio avrebbe visitato il suo popolo. Il suo corpo fu imbalsamato e collocato in una cassa in Egitto, e durante l'Esodo guidato da Mosè gli Israeliti portarono con sé le sue ossa per seppellirle nella terra dei padri, rispettando solennemente il giuramento prestato. Secondo la tradizione islamica, la cassa contenente Giuseppe fu gettata nel fiume Nilo e fu successivamente ritrovata da Mosè grazie alle indicazioni di una donna anziana per portarla con sé durante il cammino. L'esistenza di Giuseppe, vissuta interamente al servizio di Dio, anticipa quella di san Giuseppe sposo di Maria Santissima, anch'egli messo alla prova e strumento luminoso della Provvidenza. Fin dai primi secoli della Chiesa, la vita del patriarca è stata riconosciuta come una prefigurazione della figura di Gesù Cristo. Tertulliano ha stabilito per primo l'accostamento tipologico sostenendo che Giuseppe fosse figura di Cristo, e Isidoro di Siviglia ha approfondito questo parallelismo nella sua opera intitolata Quaestiones in vetus Testamentum. San Pier Crisologo, vescovo di Ravenna, ha sviluppato il medesimo parallelismo nel suo sermone De Nativitate, mentre nel nono secolo il confronto tra Giuseppe e Cristo è stato reso popolare da Rabano Mauro e Walafrido Strabene. Nel tredicesimo secolo le Bibbie mozarabiche hanno reso ampiamente popolare il parallelismo, descrivendo la discesa di Giuseppe in Egitto come prefigurazione dell'avvento di Cristo nel mondo, la spogliazione della sua tunica come anticipazione della spogliazione di Cristo da parte dei Giudei, e la sua uscita dalla cisterna come simbolo del ritorno di Cristo nei cieli dopo la morte terrena. La vendita di Giuseppe da parte dei fratelli prefigura il tradimento di Gesù da parte di Giuda per trenta denari, il suo trasferimento in Egitto simboleggia la fuga del bambino Gesù per scampare alla strage degli innocenti, e la carcerazione per ordine di Putifar tra il coppiere e il panettiere anticipa la crocifissione di Gesù tra i due ladroni. La distribuzione del grano al popolo affamato prefigura la nutrizione dei discepoli tramite il miracolo della moltiplicazione dei pani, e l'ascesa alle più alte cariche pubbliche è considerata dagli esegeti un parallelo della glorificazione e dell'ascensione di Cristo al Padre dopo le sofferenze terrene.

Il culto e la memoria liturgica

Il Calendario Palestino-georgiano del Sinaiticus 34 e il Lezionario gerosolimitano attestano che la festa del patriarca Giuseppe si celebrava il quattro settembre a Gerusalemme. Questa solenne ricorrenza del quattro settembre si teneva nel monastero eretto dalla nobile Flavia sul monte degli Ulivi attorno agli anni 454 e 455, celebrata unitamente alla commemorazione di Mosè e del martire Giuliano. I sinassari bizantini e i Martirologi occidentali non presentano invece alcuna traccia del culto liturgico del patriarca Giuseppe, mentre la Chiesa abissina lo commemora insieme alla moglie Aseneth nelle date del ventisei maggio e del trentauno luglio. La scheda biografica sul patriarca è stata redatta da Placido da Sorlino, consegnando alla riflessione dei credenti la profondità di questa figura biblica. La preferenza accordata da Giacobbe ad Efraim rispetto a Manasse, attraverso il gesto delle braccia incrociate a forma di croce, simboleggia la preferenza accordata da Cristo ai Gentili rispetto ai Giudei, rappresentando la sostituzione del nuovo popolo di Dio a quello antico, della Chiesa alla Sinagoga, e della Nuova alla Antica Alleanza. Tale interpretazione simbolica ha conferito al patriarca un'eccezionale popolarità spirituale, alimentando la meditazione dei fedeli lungo i secoli e offrendo un modello insuperabile di abbandono fiducioso alla volontà del Signore.

L'iconografia e le rappresentazioni artistiche

Il patriarca Giuseppe è raffigurato molto raramente come immagine isolata, e nelle statue delle facciate delle grandi cattedrali gotiche la sua figura appare quasi sempre associata ad altri patriarchi e profeti. La ricca iconografia di Giuseppe lo vede quasi costantemente inserito all'interno di scene narrative della sua vita, sebbene lo studioso Réau abbia evidenziato la totale assenza della sua immagine nell'arte funeraria delle catacombe cristiane, un fatto singolare poiché molte sue vicende si prestavano al simbolismo funerario dei primi cristiani. L'iconografia di Giuseppe ha inizio e si sviluppa a partire dal quinto secolo, proseguendo in modo ininterrotto fino all'epoca contemporanea. La più antica raffigurazione nota si trova probabilmente nel manoscritto della Genesi di Vienna, realizzato forse ad Alessandria nel quinto secolo, mentre una seconda antica attestazione è presente nel trono d'avorio del vescovo Massimiano a Ravenna, dove la vita di Giuseppe è narrata in diciassette riquadri e presentata sia come prefigurazione di Cristo sia come modello del perfetto vescovo. Tra il quinto e il sesto secolo la sua storia è illustrata nelle diciotto immagini della Bibbia di Cotton, nei quarantacinque episodi dell'Octateuco di Smirne e nelle quattordici scene del Pentateuco di Ashburnham e dell'Omiliario di Gregorio Nazianzeno. Nel ottavo secolo l'iconografia si diffonde rapidamente dall'Oriente verso l'Occidente e la città di Roma, dove la figura di Giuseppe è ritratta tra i grandi patriarchi e profeti negli affreschi di Santa Maria Antiqua e nei mosaici del Laterano, di Santa Maria Maggiore e dell'antica basilica di San Pietro. Nel dodicesimo secolo le cupole del nartece della basilica di San Marco a Venezia vennero decorate con mosaici dedicati alle storie di Giuseppe, aventi come probabile modello le miniature del manoscritto Cotton, illustrando episodi come il sogno delle stelle, l'estrazione dalla cisterna, la vendita agli Ismailiti, l'accusa della moglie di Putifar e la raccolta del grano in silos conformati come piramidi d'Egitto. Nelle grandi cattedrali gotiche le narrazioni sono presenti in vetrate e bassorilievi dei portali, come a Rouen, Chartres, Bourges e Auxerre. Nel corso del tempo l'iconografia si è arricchita di dettagli precisi e scene spettacolari, poiché gli artisti hanno recepito con intensità il pathos del libro del Genesi, cogliendo gli aspetti di un eroe romanzesco capaci di stimolare la fantasia creativa. Un artista anonimo del quattordicesimo secolo ha raffigurato la sua storia nella chiesa serba di Sopocani con dovizia di particolari, dalla cisterna alla gloria presso il Faraone. Raffaello ha affrescato nelle Logge Vaticane i sogni dei covoni e delle stelle e le tentazioni della moglie di Putifar, mentre Antonio del Castillo nel diciassettesimo secolo ha dipinto sei tele al Museo del Prado sulla castità di Giuseppe e l'interpretazione dei sogni del Faraone. Rembrandt ha realizzato il dipinto del sogno delle stelle, Giacobbe disperato di fronte alla tunica insanguinata custodito all'Hermitage, l'accusa della moglie di Putifar al Museo di Berlino e Giuseppe in lacrime durante il funerale del padre al Museo di Montreal. Artisti fiamminghi e spagnoli come Velázquez, Murillo e Giovanni Victors hanno percepito la drammaticità del personaggio, e Ilario Poder ha affrescato nella chiesa di Santo Stefano a Tolosa il trionfo di Giuseppe attribuendo al protagonista le proprie sembianze. Le arti minori sono state parimenti affascinate, dall'arazzeria con la tappezzeria tedesca del quindicesimo secolo di Maihingen all'oreficeria, fino alla miniatura attestata nel Salterio di san Luigi alla Biblioteca Nazionale di Parigi. Nel diciannovesimo secolo la confraternita dei Nazareni tedeschi ha realizzato a Roma un ampio ciclo di affreschi sulla vita di Giuseppe presso la casa del console Bartholdy, successivamente trasferito alla Galleria Nazionale di Berlino, a testimonianza di come per circa quindici secoli innumerevoli opere d'arte si siano ispirate a questa grande figura biblica.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Giuseppe?

San Giuseppe patriarca si festeggia il quattro settembre secondo l'antica tradizione palestino-georgiana, mentre la Chiesa abissina lo commemora il ventisei maggio e il trentauno luglio.