San Giuseppe Zhang Wenlan
Seminarista e martire
Aggiornato il 22 luglio 2026
La giovinezza e la formazione
San Giuseppe Zhang Wenlan nacque nel 1831 nella contea di Ba, nella regione cinese del Sichuan, inserito fin dai primi anni in una devota famiglia cattolica. Da giovane frequentò gli studi a Moping, località vicina alla città di Chongqing, dove ebbe modo di apprendere alcune nozioni fondamentali di latino all'interno di un seminario. Nonostante la sua applicazione non fosse eccelsa in tutte le materie scolastiche e sebbene abbia subito una temporanea espulsione per alcune violazioni delle regole, Giuseppe seppe maturare un profondo pentimento interiore. La sua attenta religiosità non passò inosservata a padre Gu, il quale decise di sostenerlo e di aiutarlo a presentare la domanda per essere riammesso agli studi ecclesiastici. All'età di venticinque anni, grazie a questo rinnovato cammino di conversione e di grazia, riuscì a fare ritorno in seminario. Qui si dimostrò uno studente di condotta esemplare, sempre gentile e umile, pur conservando una modesta inclinazione per le materie scolastiche. Successivamente agli studi filosofici, fu inviato ad assistere padre Giovanni Meng nelle attività pastorali della comunità. Nel 1859, a due anni di distanza dal martirio di Agata Lin Zhao, Girolamo Lu Tingmei e Lorenzo Wang Bing, lo stesso padre Meng gli affidò il compito delicato di occuparsi dei resti mortali di quei testimoni della fede. Dopo aver assolto tale pietoso incarico durante una visita pastorale a Maokou, Giuseppe espresse apertamente il pio desiderio di poter diventare un giorno anch'egli un martire. L'inverno successivo la sua vocazione ricevette un ulteriore riconoscimento con l'ammissione ufficiale nel Seminario Maggiore di Yaojiaguan. All'interno della comunità seminaristica si distinse per la sua costante mitezza, unita a una singolare dedizione per i più piccoli. Conoscendo la medicina, infatti, si prendeva cura dei bambini malati del luogo portando sempre con sé la propria cassetta del pronto soccorso.
L'arresto e la testimonianza
Nel 1861 scoppiò una nuova e terribile persecuzione religiosa che costrinse i seminaristi a lasciare la loro sede per sfollare a Yangmeigao. Durante questi tragici eventi l'amministratore laico Giovanni Battista Luo Tingyin fu catturato all'interno del seminario, mentre Giuseppe e il suo compagno Paolo Chen Changping vennero arrestati di ritorno da un giro di spese in città. I tre furono rinchiusi in un tempio abbandonato che era stato trasformato in una cava, dove dovettero sottostare a numerose torture e a condizioni di prigionia estremamente miserande. A causa di tale situazione Giovanni Battista si ammalò gravemente. In questo contesto di grande pericolo, la vedova Marta Wang Luoshi, che svolgeva il ruolo di responsabile delle cucine del seminario, non esitò a fornire loro cibo e abiti puliti, sfidando apertamente le minacce delle guardie e incaricandosi persino di recapitare alcune lettere al loro vescovo. Il 29 luglio 1861 giunse la notizia di un'amnistia imperiale, ma il magistrato incaricato decise di ignorare il decreto sovrano e ordinò che i prigionieri fossero giustiziati in segreto. Condotti lungo le strade principali verso il luogo stabilito per l'esecuzione, i prigionieri furono notati dalla cuoca Marta, la quale stava lavando i panni sulla riva di un fiume e decise di seguire il corteo. Minacciata dai soldati di morte certa se avesse proseguito, la donna rispose coraggiosamente che se loro potevano morire per la fede, poteva farlo anche lei, unendosi spontaneamente al gruppo dei condannati. Durante tutto il tragitto verso il luogo del supplizio, i quattro prigionieri continuarono a pregare ininterrottamente, mostrando sui loro volti una gioia luminosa e serena, prima di subire la decapitazione nella città di Qingyan, nella provincia del Guizhou.
La gloria degli altari
San Giuseppe Zhang Wenlan ha legato per sempre il suo nome alla schiera luminosa dei testimoni della fede in terra cinese. In seguito al suo sacrificio supremo, il suo nome fu inserito nel gruppo di trentatré martiri appartenenti ai Vicariati Apostolici di Guizhou, Tonchino Occidentale e Cocincina. Il cammino ecclesiale che ne riconobbe la santità vide un primo traguardo fondamentale il 2 agosto 1908, data in cui fu promulgato il decreto ufficiale sul martirio del gruppo. Poco tempo dopo, il 2 maggio 1909, la solenne beatificazione fu celebrata per mano di san Pio X. All'interno del più ampio disegno della devozione cattolica, San Giuseppe e i suoi compagni vennero inoltre accolti nel vasto gruppo dei centoventi martiri cinesi, guidati dalla figura di Agostino Zhao Rong, che comprende tra gli altri anche Agata Lin Zhao, Girolamo Lu Tingmei e Lorenzo Wang Bing. La definitiva glorificazione terrena si compì il primo ottobre 2000, giorno in cui san Giovanni Paolo II iscrisse ufficialmente il suo nome nell'albo dei santi della Chiesa universale, consegnandone la memoria e l'esempio alle generazioni future.
Il cammino di fede
La vita di San Giuseppe Zhang Wenlan si è svolta nel solco di una vocazione sincera, maturata tra il Sichuan e le terre del Guizhou. Durante gli anni della sua formazione, egli ha frequentato i seminari di Moping e Yaojiaguan, luoghi dove la sua dedizione allo studio e alla preghiera ha trovato nutrimento e conforto. La sua vita non è stata solitaria, ma vissuta in stretta comunione con la missione della Chiesa; egli ha infatti affiancato padre Giovanni Meng nelle diverse attività pastorali, offrendo il proprio aiuto concreto nel sostegno alle comunità cristiane dell'epoca.
Questo cammino, intrapreso con spirito di servizio, lo ha portato a condividere le sorti dei propri fratelli nella fede. La sua testimonianza giunse a compimento quando, insieme ai compagni Paolo Chen Changping e Giovanni Battista Luo Tingyin, fu tratto in arresto. Il periodo della prigionia, trascorso in un tempio abbandonato adibito a carcere, è stato segnato da sofferenze atroci e torture, che egli ha affrontato con la forza di chi confida pienamente nel soccorso divino. Nonostante le violenze subite, San Giuseppe Zhang Wenlan ha mantenuto intatta la propria dignità e la propria fedeltà a Cristo, rifiutando di rinnegare la fede che aveva accolto e coltivato con cura. Il ventinove luglio del milleottocentosessantuno, per ordine del magistrato locale, la sua esistenza terrena si è conclusa con il martirio per decapitazione, sigillando per sempre la sua dedizione al Signore e lasciando alla Chiesa una testimonianza di amore incrollabile che attraversa i secoli.
Il culto e la memoria
Il culto di San Giuseppe Zhang Wenlan si inserisce nel ricordo universale dei martiri che hanno versato il proprio sangue per la fede in Cina. La Chiesa lo venera con profonda gratitudine, riconoscendo nel suo sacrificio un seme fecondo per la crescita del popolo di Dio. La sua memoria è celebrata ogni anno il ventinove luglio, giorno in cui la liturgia invita i fedeli a fare memoria del suo coraggio insieme a quello dei compagni di martirio di Qingyan.
Il riconoscimento solenne della sua santità è avvenuto il primo ottobre del duemila, quando San Giovanni Paolo II lo ha elevato agli onori degli altari, inserendolo nel novero dei Santi martiri cinesi. Questa proclamazione non costituisce soltanto un atto di onore verso il passato, ma rappresenta un richiamo costante per il presente, invitando ogni cristiano a riflettere sulla propria coerenza di vita. La figura di San Giuseppe Zhang Wenlan, pur nella distanza temporale e geografica, parla al cuore degli uomini di oggi, ricordando che la fedeltà al Vangelo richiede talvolta il coraggio di compiere scelte radicali, affidandosi unicamente alla grazia del Signore che sostiene i giusti in ogni tribolazione.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Giuseppe Zhang Wenlan?
La memoria liturgica e la ricorrenza di San Giuseppe Zhang Wenlan si celebrano il 29 luglio.
Nella città di Qingyan nella provincia del Guizhou in Cina, santi martiri Giuseppe Zhang Wenlan, Paolo Chen Changpin, seminaristi, Giovanni Battista Lou Tingyin, amministratore del seminario, e Marta Wang Louzhi, vedova, che, rinchiusi in una cava calda e umida, subirono atroci torture, morendo, infine, decapitati per la fede di Cristo. — Martirologio Romano