Santa Marta di Betania, vissuta nel primo secolo, è una figura centrale del Vangelo e della tradizione cristiana, ricordata come vergine e sorella di Lazzaro e Maria. Ella viene universalmente riconosciuta per la sua generosa sollecitudine nell'accogliere e servire Gesù nella propria casa, offrendo un luminoso modello di laboriosità e di dedizione concreta nell'ospitalità. Accanto all'operosità operosa, Santa Marta rifulge per la sua incrollabile professione di fede nel Cristo, proclamato Figlio di Dio, soprattutto nel momento doloroso della morte del fratello Lazzaro.
La sua memoria liturgica obbligatoria si celebra il ventinove luglio, data in cui la Chiesa unisce anche il ricordo dei suoi fratelli Lazzaro e Maria di Betania. La sua testimonianza continua a ispirare i credenti nel conciliare la vita attiva del servizio fraterno con l'ascolto della parola divina, indicando la via di un amore operoso che affonda le sue radici nella fede profonda e nella costante comunione con il Maestro.
Sant' Olav II, nato in Norvegia nel novecentonovantacinque, è una figura luminosa che ha segnato profondamente la storia del suo popolo. Re di Norvegia, egli ha saputo coniugare l'esercizio del potere civile con la ferma adesione al Vangelo, divenendo il punto di riferimento spirituale e politico della nazione. La sua vita, segnata da viaggi in Inghilterra, Francia e Russia, si è trasformata in un cammino di fede culminato nel sacrificio supremo.
Egli è ricordato per aver dato unità al regno norvegese, ponendo il diritto cristiano alla base del vivere civile. La sua testimonianza di martire, consumata nella battaglia di Stiklestad nel mille trenta, lo ha reso un modello di coerenza evangelica per i secoli a venire. Ancora oggi, la sua memoria rimane viva nel cuore della Norvegia, che lo venera come sovrano e come santo patrono, custode della fede che egli seppe professare con la vita e con la morte.
San Guglielmo Pinchon nacque verso il 1180 a St-Alban, in Francia, nella diocesi di St-Brieuc nelle Côtes-du-Nord, da una modesta famiglia. Visse nel tredicesimo secolo, in un'epoca segnata da grandi fermenti religiosi, ed ebbe la grazia di essere contemporaneo di San Francesco d'Assisi, morto nel 1226, e di San Luigi IX, re di Francia, morto nel 1270. La sua figura si staglia nel panorama della Chiesa medievale come quella di un pastore integerrimo, la cui esistenza fu interamente consacrata al servizio di Dio e alla difesa dei poveri, dei sofferenti e della libertà ecclesiastica. I biografi di questo santo vescovo si mostrarono assai più interessati a descriverne i miracoli e le virtù che i dettagli della vita, lasciandoci tuttavia una testimonianza luminosa di santità vissuta tra le pieghe della quotidianità e nei momenti di più acuta prova sociale e politica.
Ricordato con venerazione il ventinove luglio, San Guglielmo è celebre per il suo coraggio indomito di fronte alle prepotenze del potere temporale e per la sua prodigiosa carità che non conobbe mai riserve. Egli guidò la diocesi di St-Brieuc con polso fermo e cuore tenero, affrontando l'esilio e le minacce pur di non cedere ai soprusi del duca Pietro Mauclerc di Dreux. Fondatore e costruttore della cattedrale di St-Brieuc, la sua memoria rimase indissolubilmente legata alle pietre di quel tempio e ai numerosi prodigi che fiorirono sul suo sepolcro dopo la morte. Canonizzato nel 1247 da papa Innocenzo IV, San Guglielmo continua a risplendere come modello di pastore che non considerò mai la propria dignità un motivo per dispensarsi dal servire il prossimo, spendendo ogni energia terrena per farsi un tesoro nel cielo.
Santa Marta Wang Louzhi è una figura luminosa della Chiesa in Cina, una donna che ha saputo testimoniare la fede con la semplicità del servizio quotidiano e il coraggio estremo del martirio. Nata a Zunyi nel 1802, ha incontrato la luce del Vangelo in età adulta, ricevendo il battesimo nel 1852 e assumendo il nome di Marta. La sua vita si è intrecciata profondamente con le vicende della comunità cristiana locale, trovando compimento nel servizio umile e nella carità verso i fratelli che soffrivano per la fede. La sua memoria è un invito a riconoscere la dignità di ogni gesto compiuto per amore di Dio.
Ricordata insieme ai martiri cinesi, Santa Marta Wang Louzhi è stata canonizzata il primo ottobre del duemila da Papa Giovanni Paolo II. La sua esistenza, conclusasi tragicamente nel 1861 a Qingyan mediante la decapitazione, rimane una testimonianza di dedizione totale. Ella ci insegna che il cammino verso la santità passa attraverso la cura degli ultimi e la fedeltà perseverante, anche quando le circostanze del tempo si fanno avverse e il prezzo da pagare per il proprio credo diventa il sacrificio della vita stessa.
Nel corso del terzo secolo, la città di Roma fu testimone della testimonianza luminosa di Flora e Lucilla, vissute come cittadine romane. Un'antica tradizione narra che le due sante fossero sorelle e che si distinsero profondamente per la fermezza della fede, l'amore alla castità e il disprezzo del mondo. La loro esistenza terrena si inserisce nel tempo segnato dall'imperatore Gallieno, il quale pubblicò un editto di condanna contro i cristiani. In questo clima di severa prova, Flora e Lucilla sacrificarono la propria vita per Cristo, dando prova di uno straordinario coraggio che condusse al loro martirio, avvenuto circa nell'anno 260. Il Martirologio Romano attesta che le sante perirono proprio a Roma al tempo di tale imperatore.
La memoria di questi martiri e dei loro compagni si estese ben oltre i confini originari. Il culto dei santi si diffuse ampiamente in Italia, Germania, Svizzera, Francia e Spagna. Ancora oggi, parecchie città in Germania, Svizzera, Francia e Spagna affermano di possedere alcune reliquie dei santi, mentre la Chiesa cattolica ne custodisce la memoria liturgica e la devozione, invocandoli tradizionalmente per la protezione dai pericoli dell'anima e del corpo.
San Lazzaro di Betania occupa un posto di rilievo nella memoria della Chiesa antica e nella devozione dei fedeli sin dal primo secolo. Fratello di santa Marta e di Maria, egli condivise con loro una profonda e fraterna amicizia con Gesù di Nazareth. La sua figura è indissolubilmente legata alla dimora di Betania, un villaggio situato a circa tre miglia da Gerusalemme, dove il Signore era spesso ospite accolto con affetto e gratitudine. Le pagine del Vangelo di Giovanni custodiscono la memoria della sua malattia e della sua morte, ricordando come le sorelle lo definissero colui che Gesù ama, e attestano il turbamento e le lacrime del Maestro davanti al sepolcro chiuso. La resurrezione di Lazzaro, narrata esclusivamente nel quarto Vangelo, riveste un altissimo valore profetico e simbolico, poiché preannuncia la gloriosa Resurrezione di Cristo e suscitò la fede di molti testimoni presenti al prodigio.
La memoria di San Lazzaro si estende ben oltre le pagine evangeliche attraverso la tradizione liturgica e i secoli della storia cristiana. La sua testimonianza divenne motivo di scandalo per i sommi sacerdoti e i farisei, che lo consideravano un pericolo e giunsero a tramare contro la sua vita a causa della molta gente accorsa a vederlo dopo il miracolo. La tradizione orientale e quella occidentale ne hanno poi custodito e tramandato il cammino apostolico, attribuendogli il ministero episcopale a Cipro e in Francia, dove la memoria popolare e la Leggenda Aurea di Jacopo da Varagine hanno intrecciato la sua storia con quella delle sorelle. Il culto liturgico, fissato al ventinove luglio nella commemorazione congiunta dei santi Lazzaro, Marta e Maria, continua a proporre ai credenti l'immagine di un uomo amato dal Signore e testimone privilegiato della potenza della vita sulla morte.
Il Beato Urbano II, nato con il nome di Eudes o Oddone, fu una delle figure più insigni della Chiesa cattolica nell'undicesimo secolo. Venuto alla luce intorno al 1040 a Châtillon-sur-Marne in Francia, nell'attuale diocesi di Reims, nacque da nobile famiglia e compì i suoi studi a Reims, dove ebbe la grazia di essere allievo di san Bruno, futuro fondatore dell'Ordine dei Certosini. La sua vocazione monastica lo condusse a entrare nell'abbazia di Cluny, fondata nel 910 da Guglielmo il Pio, duca di Aquitania. Tra le mura di quel monastero, egli assorbì profondamente lo spirito di riforma e di libertà della Chiesa che avrebbe guidato l'intero suo ministero. Discepolo e collaboratore di papa san Gregorio VII, seppe attuare la riforma della Chiesa con una tenacia e un tratto apostolico mirabile, difendendo la libertà della Chiesa dall'assalto di poteri secolari e combattendo la simonia e la corruzione del clero.
Eletto al soglio pontificio nel marzo del 1088, guidò la cristianità attraverso viaggi incessanti, concili memorabili e la proclamazione della prima crociata per la liberazione dei luoghi santi, unendo una vita ascetica e austera a uno zelo instancabile. La sua memoria liturgica si celebra il 29 luglio, giorno della sua pia morte avvenuta a Roma nel 1099, dopo aver speso ogni energia per il bene dei fedeli e la gloria di Dio.
Il Beato José Calasanz Marqués visse a cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, offrendo la sua esistenza al servizio di Dio come sacerdote salesiano. Nato a Huesca il ventitré novembre 1872 da genitori che lo educarono nell'austerità e nella fermezza di carattere, entrò dodicenne nella Casa salesiana di Sarrià ed ebbe la grazia di testimoniare la visita di don Bosco a Barcellona nel 1886. Dopo la professione religiosa compiuta insieme al beato Filippo Rinaldi e l'ordinazione sacerdotale ricevuta nel 1895 come primo sacerdote salesiano in Spagna, profuse uno straordinario zelo pastorale soprattutto attraverso il Sacramento della Penitenza. La sua instancabile opera missionaria e formativa lo portò a fondare il collegio di Mataró, a inaugurare l'Opera salesiana nelle Antille, a dirigere l'Ispettoria Perù-Bolivia e a tornare in Spagna nel 1925 come ispettore dell'Ispettoria Tarraconese. La sua luminosa testimonianza terrena si concluse tragicamente durante la persecuzione religiosa della Guerra Civile Spagnola, quando subì il martirio a Valencia il ventinove luglio 1936, all'età di sessantaquattro anni.
Egli è ricordato e venerato dalla Chiesa come sacerdote e martire della Famiglia dei Salesiani di Don Bosco, inserito nel gruppo dei trentadue martiri di Valencia beatificati a Roma l'undici marzo 2001. La Guerra Civile Spagnola, divampata tra il 1936 e il 1939, fu una grande disumana strage con oltre un milione di vittime di ogni classe e fede, segnata nei territori della zona rossa in mano ad anarchici e socialcomunisti da una vera e propria persecuzione contro i cristiani. Decine di migliaia di fedeli laici furono ammazzati solo perché cristiani, insieme a un immane numero di sacerdoti diocesani, vescovi, suore e religiosi. All'interno di questo drammatico contesto, la Famiglia dei Salesiani di Don Bosco perse novantasette membri, appartenenti a tre ispettorie salesiane e a una delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Il gruppo dei martiri salesiani di Valencia, capeggiato proprio da don José Calasanz Marqués, fu accomunato in un unico processo di beatificazione ed è ricordato con profonda devozione dal martirologio.
San Giuseppe Zhang Wenlan nacque nel 1831 nella contea di Ba, nella regione cinese del Sichuan, all'interno di una famiglia di fede cattolica. Durante la sua giovinezza studiò a Moping, vicino alla città di Chongqing, dove apprese anche alcune nozioni di latino in seminario. Pur essendo stato inizialmente espulso per alcune violazioni delle regole, seppe pentirsi delle sue azioni e mostrò una sincera attenta religiosità. Padre Gu riconobbe queste qualità e lo aiutò a domandare la riammissione, che avvenne quando aveva venticinque anni. Nei suoi percorsi di studio si distinse per una condotta lodevole e per una gentilezza costante, unita a una profonda umiltà. La sua vita si intrecciò profondamente con le vicende della Chiesa in Cina durante il diciannovesimo secolo, un periodo segnato da gravi difficoltà e da una rinnovata ostilità verso la fede cristiana.
Il giovane seminarista si dedicò con carità al prossimo, conoscendo la medicina e curando i bambini malati del posto mentre portava sempre con sé la cassetta del pronto soccorso. Nel 1861, nel contesto di una terribile persecuzione religiosa scoppiata nella regione, San Giuseppe fu arrestato insieme ai suoi compagni di fede e condotto in prigionia. Affrontò le sofferenze e le torture con spirito di preghiera e con il volto raggiante di gioia. Il suo cammino terreno si concluse con il martirio per decapitazione il 29 luglio 1861 nella località di Qingyan, nella provincia del Guizhou. La Chiesa ne custodisce la memoria liturgica proprio nella data della sua nascita al cielo, ricordandone il coraggio insieme a quello dei compagni che condivisero con lui la medesima testimonianza suprema d'amore.
San Paolo Chen Changping nacque intorno al 1838 nella contea di Xingren, nella regione cinese del Guizhou. La sua giovinezza fu segnata da vicende familiari complesse, poiché a causa di una lite il padre aveva abbandonato la famiglia per dedicarsi alla medicina, e in seguito lo aveva affidato alle cure di padre Li dopo il fallimento del primo legame coniugale. Sostenuto dalla Pontificia Opera della Santa Infanzia, oggi Pontificia Opera dell'Infanzia Missionaria, il giovane crebbe nella fede e nella vocazione, compiendo il proprio cammino di formazione cristiana e seminaristica nel corso del diciannovesimo secolo. Entrato nel Seminario minore di Liuchongguan e successivamente nel Seminario maggiore di Yaojiaguan, visse gli anni della preparazione al sacerdozio con dedizione, preghiera e amore per la Sacra Scrittura, desideroso di servire il Vangelo come missionario.
Nel 1861, durante una feroce persecuzione religiosa nella provincia del Guizhou, san Paolo Chen Changping affrontò l'arresto insieme ad altri compagni e testimoni della fede a Qingyan. Rinchiuso in condizioni miserande e sottoposto a durissime prove, mantenne una luminosa letizia interiore, culminata nel supremo sacrificio della decapitazione il 29 luglio 1861, avvenuta per mano di un magistrato che ignorò un decreto di amnistia imperiale. La Chiesa cattolica ne ha onorato la memoria inserendolo tra i centoventi martiri cinesi e proclamandolo santo il 1 ottobre 2000 per opera di san Giovanni Paolo II. Le sue reliquie riposano nella cattedrale di Notre Dame a Parigi, nella cappella della Santa Infanzia, e la sua testimonianza continua a risplendere nel giorno della sua festa liturgica.
San Giovanni Battista Luo Tingyin nacque intorno al 1825 in Cina, nella città di Qingyan, situata nella provincia del Guizhou. Visse nel corso del diciannovesimo secolo, distinguendosi per la sua dedizione alla fede cristiana, che abbracciò con totale convinzione dopo essere nato in una famiglia benestante. La sua esistenza terrena si concluse con il martirio nel 1861, affrontato con serenità e coraggio insieme ad altri compagni di fede nella stessa terra natia di Qingyan. La Chiesa cattolica ne custodisce la memoria liturgica il 29 luglio di ogni anno.
Questo testimone del Vangelo è particolarmente ricordato per aver guidato la sua intera famiglia all'accoglienza del cristianesimo e per aver servito con onestà la comunità ecclesiale come amministratore di un seminario. La sua vita fu segnata dalla carità verso i malati, dall'attenzione ai più piccoli e infine dalla suprema prova del sangue durante le persecuzioni religiose. Il suo sacrificio, unito a quello dei suoi compagni, è stato suggellato dalla solenne canonizzazione proclamata da san Giovanni Paolo II il 1 ottobre del 2000, inserendolo nel novero dei centoventi martiri cinesi guidati da Agostino Zhao Rong.
Santa Maria di Betania è una figura luminosa del primo secolo, testimone privilegiata della vicinanza di Gesù Cristo. Sorella di Marta e di Lazzaro, ella dimorava nel villaggio di Betania, luogo che divenne per il Maestro un rifugio di pace e di accoglienza sincera. La sua vita è ricordata per la profondità dello sguardo interiore e per la capacità di riconoscere, nel tempo presente del Vangelo, la presenza viva del Signore.
Maria è venerata come modello di ascolto e di dedizione. Ella scelse la parte migliore, quella di sedere ai piedi di Gesù per accogliere le sue parole come una vera discepola. La sua figura si intreccia con il dolore del distacco, vissuto nel pianto per la morte del fratello Lazzaro, e con la bellezza di un gesto di estrema devozione, quando scelse di ungere i piedi del Maestro con un prezioso profumo di nardo. La sua memoria, celebrata insieme a quella dei suoi fratelli, continua a richiamare i fedeli alla centralità dell'incontro con il Salvatore.
A Gangra in Paflagonia, nell’odierna Turchia, san Calliníco, martire.
San Felice
A Roma al terzo miglio della via Portuense nel cimitero poi dedicato al suo nome, san Felice, martire.
Santi Simplicio, Faustino, Viatrice e Rufo
Martiri
Sempre a Roma nel cimitero di Generosa, santi Simplicio, Faustino, Viatrice e Rufo, martiri.
San Prospero di Orleans
Vescovo
A Orléans sempre nella Gallia lugdunense, san Prospero, vescovo.
Beati Ludovico Bertrán, Mancio della Santa Croce e Pietro di Santa Maria
Martiri
A Omura in Giappone, beati martiri Ludovico Bertrán, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori, Mancio della Santa Croce e Pietro di Santa Maria, religiosi dello stesso Ordine, messi al rogo per Cristo.
Beato Carlo Nicola Antonio Ancel
Martire
Nel braccio di mare antistante Rochefort sulla costa francese, beato Carlo Nicola Antonio Ancel, sacerdote della Società di Gesù e Maria e martire, che, durante la rivoluzione francese, confinato in quanto sacerdote in una galera in condizioni disumane, portò a termine il suo martirio consunto da letale contagio.
Beato Giovanni Battista Egozcuezàbal Aldaz
Religioso e martire
Nella città di Esplugues vicino a Barcellona in Spagna, beato Giovanni Battista Egozcuezábal Áldaz, religioso dell’Ordine di San Giovanni di Dio e martire, ucciso durante la persecuzione contro la fede in odio alla Chiesa.
San Berio
Martire a Costantinopoli
San Lupo di Troyes
Vescovo
A Troyes nella Gallia lugdunense, nell’odierna Francia, san Lupo, vescovo, che si recò in Bretagna insieme a san Germano di Auxerre per debellare l’eresia pelagiana, difese con la preghiera la sua città dalla furia di Attila e, compiuti onorevolmente cinquantadue anni di sacerdozio, riposò in pace.
Beati Lucio Martinez Mancebo e 7 compagni
Domenicani, martiri
A Calanda vicino a Teruel sempre in Spagna, beati Lucio Martínez Mancebo, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori, e compagni, martiri, che, sorretti dalla forza di Cristo, morirono nella medesima persecuzione.
Beato Pietro
Mercedario, martire
Beato Julián Aguilar Martín
Martire
Dal Martirologio Romano
Memoria di santa Marta, che a Betania vicino a Gerusalemme accolse nella sua casa il Signore Gesù e, alla morte del fratello, professò: «Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». — Martirologio Romano