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29 luglio

San Guglielmo Pinchon

Vescovo

Aggiornato il 15 settembre 2026

Origini ed educazione

San Guglielmo nacque verso il 1180 a St-Alban, in Francia, nella diocesi di St-Brieuc nelle Côtes-du-Nord, da una modesta famiglia chiamata Pinchon. Fin dalla più tenera età, Guglielmo ricevette un'accurata educazione dai genitori, che posero solide basi nella sua formazione morale e spirituale. In lui rifulse un'ammirabile castità tra tutte le buone qualità che impreziosivano il suo carattere. Secondo San Bonaventura, la castità è la via regale per arrivare all'amplesso dello Sposo e alla patria celeste, e il giovane Guglielmo custodì questo dono con ferma risolutezza. Durante il periodo della giovinezza, mentre si trovava ospite nella casa di un ricco signore, una giovane tentò di sedurlo durante la notte. Il santo prese immediatamente la fuga per evitare la tentatrice, comportandosi esattamente come se si trovasse davanti a un serpente velenoso. Sentendosi fortemente attratto dalla vita ecclesiastica, Guglielmo fu ammesso a compiere i suoi studi nella città episcopale di St-Brieuc. La città episcopale di St-Brieuc era allora governata dal vescovo Gosselino, il quale si mostrò pienamente soddisfatto dei progressi compiuti da Guglielmo nello studio e nella disciplina. Per la sua condotta irreprensibile, Gosselino conferì a Guglielmo gli ordini minori e decise di prenderlo in casa propria, poiché lo vedeva crescere ogni giorno piovoso e saggio. Il presule si rimprometteva un grande aiuto da Guglielmo per le necessità della diocesi. Fu lo stesso Gosselino ad ammaestrarlo, formarlo e infine a consacrarlo diacono e sacerdote. La stima e la fiducia intorno alla sua persona continuarono a crescere anche con i vescovi successori, Pietro V e Silvestre, i quali vollero tenere costantemente Guglielmo con sé come uomo di assoluta fiducia. In quello stesso tempo, Guglielmo ottenne un canonicato della chiesa metropolitana di Tours, sebbene non si sappia con assoluta certezza se egli si sia recato a risiedere stabilmente in quella città.

Il ministero episcopale e la carità

Nel 1220 il vescovo Silvestre morì, lasciando vacante la sede di St-Brieuc. Guglielmo fu eletto a succedere a Silvestre sulla cattedra episcopale grazie alla grande considerazione di cui godeva presso il clero e il popolo per la sua insigne pietà, per la sua scienza e per le sue virtù. La Chiesa della Bretagna era in quel tempo gravemente oppressa dal duca Pietro Mauclerc di Dreux, e aveva urgente bisogno di pastori sapienti e coraggiosi per difenderne i diritti e la libertà. Fin dall'inizio del suo episcopato, Guglielmo si considerò il vero padre dei poveri, ritenendo suo rigoroso obbligo sollevare gli indigenti in ogni loro necessità e provvedere al loro nutrimento. Egli portava sempre con sé una borsa piena di denaro per fare del bene ai poveri incontrati per strada, unendo questo gesto alle elargizioni regolari del suo elemosiniere. Spesso Guglielmo vigilava di persona da una finestra mentre venivano distribuiti gli avanzi della sua mensa, per evitare qualsiasi ingiustizia tra i distributori e i riceventi. Se i poveri accorsi superavano le vivande disponibili, il vescovo faceva provvedere immediatamente altro cibo. Durante un periodo di grave carestia, Guglielmo non esitò a far distribuire ai poveri tutto il frumento custodito nei suoi granai, arrivando persino a farsi imprestare il grano dai canonici per coprire la carenza di cibo destinato ai bisognosi. La sua generosità fu tale che, al termine della sua vita terrena, non gli restarono sostanze per poter fare testamento, avendo egli preferito farsi un tesoro in cielo, come viene citato nel Vangelo di Luca. Non considerava mai la sua dignità episcopale un motivo per dispensarsi dal servire il prossimo con umiltà. Un giorno fu visto inginocchiarsi direttamente per terra a soffiare sul fuoco per cuocere il cibo destinato ai bisognosi e ai malati. Un uomo si recò da lui per chiedere un tino da utilizzare per fare il bagno a una povera donna. Guglielmo si trovava solo in casa con il suo cappellano quando ricevette quella richiesta. Senza esitare, andò umilmente a svuotare il tino dal grano in esso contenuto e lo caricò personalmente sulle spalle del richiedente, con l'aiuto del cappellano. La stessa attenzione all'uguaglianza e alla povertà si manifestava nella sua vita privata. Una notte, Guglielmo si accorse che i familiari avevano preparato un letto per terra per un religioso ospite e un letto più alto e comodo per lui. Il santo si indispose per quella palese preferenza di trattamento e rifiutò categoricamente di andare a dormire finché il cameriere non ebbe parificato i due letti. Quando restava completamente solo, Guglielmo riposava spesso disteso direttamente per terra, trattando il proprio corpo come un nemico e sottoponendolo ad aspre penitenze. La posizione sociale e la dignità del suo ufficio lo costringevano spesso a prendere parte a banchetti caratterizzati da grande abbondanza di cibi, ma egli consumava soltanto un assaggio delle pietanze servite ai commensali, accompagnandole con sola acqua pura tinta con una minima quantità di vino.

Le prove, l'esilio e la difesa della Chiesa

Il cuore di Guglielmo si commuoveva fino alle lacrime di fronte alle pene e alle miserie del prossimo. Un giorno, una donna affetta da idropica gli chiese l'elemosina, e il santo volle non solo sollevarla dalla miseria materiale, ma anche procurarle un lenimento al suo male. Incaricò un servitore di portarle il piatto migliore della sua mensa durante il pranzo, ma il messo trovò la povera donna a letto in preda a dolori spasmodici. Alla notizia, Guglielmo andò immediatamente in chiesa a offrire lacrime e preghiere a Dio, rimanendo in preghiera finché non gli riferirono che l'idropica si era alzata completamente guarita, poiché Dio aveva voluto ricompensare con un miracolo la carità e le preghiere del suo fedele servo. Le occupazioni quotidiane della guida pastorale non impedivano mai al santo di vivere continuamente alla presenza di Dio. Oltre alla recita delle ore canoniche e alle devozioni sacerdotali, egli recitava quotidianamente tutto il salterio a memoria. La cattiva condotta del duca Pietro Mauclerc causò ben presto una guerra rovinosa al ducato. La città di St-Brieuc non era allora cinta da mura e subì ripetuti saccheggi da parte delle truppe francesi e bretoni. In quel frangente drammatico, il pastore mostrò uno zelo ardente e una tenerezza immensa, riunendo e consolando i fedeli dispersi. Molte volte apparve in mezzo alle bande armate a rischio della propria vita pur di salvare quella degli altri. Fu ingiuriato, percosso e minacciato di morte, ma rimase sempre incrollabile nella difesa dei diritti del suo popolo. Quando si rese necessario per piegare la protervia degli ostinati, non esitò a fare uso delle pene canoniche. Poiché il duca tentò di usurpare i beni della chiesa bretone con il pretesto specioso di renderla più evangelica, Guglielmo si oppose con tutte le sue forze, dichiarando che avrebbe dato volentieri la vita per la difesa dei diritti ecclesiastici. Per questa ferma opposizione fu costretto all'esilio insieme ai vescovi di Rennes e di Tréguier. Si rifugiò a Poitiers, contento di patire persecuzioni per amore della giustizia. Il vescovo di Poitiers, che si trovava malato, gli chiese di prendersi cura temporaneamente del suo gregge, e Guglielmo svolse un ministero molto attivo durante i due anni trascorsi presso quella diocesi. Nel 1230, il duca si sottomise finalmente alle imposizioni di papa Gregorio IX, e Guglielmo poté fare così ritorno tra il suo amato gregge. Rientrato in sede, riprese con slancio la costruzione della cattedrale di St-Brieuc, di cui è considerato il fondatore e che è tuttora esistente. Pensando alle difficoltà economiche e alle ingenti spese, esclamò con grande sicurezza: O vivo o morto, porterò a termine la mia chiesa.

Il transito, il culto e la canonizzazione

Guglielmo morì il ventinove luglio in un anno compreso tra il 1234 e il 1241. Fu sepolto nella cattedrale, sul lato destro della navata. Due anni dopo la morte, il suo successore Filippo volle continuare i lavori di costruzione della chiesa e fu costretto a scavare proprio nel luogo della sepoltura per poter seguire i corretti allineamenti murari. Fece quindi esumare Guglielmo alla presenza del clero e del popolo, e il corpo fu trovato miracolosamente intatto ed emanante un odore aromatico, con la grande meraviglia di tutti i presenti. Da quel giorno memorabile, sul sepolcro cominciarono a fiorire numerosi miracoli. Pellegrini provenienti da città vicine e lontane affluirono in massa a chiedere grazie per i loro malati. Con le offerte generose portate dai pellegrini, il vescovo poté terminare la costruzione della cattedrale in tempi brevissimi. Il vescovo Filippo portò la dettagliata descrizione dei miracoli alla corte di papa Innocenzo Lione, dove era presente anche l'imperatore Federico II. Il pontefice incaricò prontamente un cardinale di compiere le dovute inchieste in terra di Bretagna. Raccolte le prove necessarie, papa Innocenzo IV canonizzò San Guglielmo di St-Brieuc nel 1247. San Guglielmo Pinchon nacque e visse a Saint-Brieuc nella Bretagna, in Francia, adoperandosi instancabilmente per la costruzione della cattedrale. Egli rifulse sempre per bontà, per semplicità e per la strenua difesa delle sue pecore e dei diritti della Chiesa, patendo con impavida forza d'animo le più aspre vessazioni e lo stesso esilio.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Guglielmo Pinchon?

La festa liturgica di San Guglielmo Pinchon si celebra il ventinove luglio.

Quali furono i principali luoghi legati alla vita di San Guglielmo Pinchon?

San Guglielmo nacque a St-Alban ed visse e operò principalmente a Saint-Brieuc, in Bretagna, oltre ad aver trascorso un periodo di esilio a Poitiers.

Nella cittadina di Saint-Brieuc nella Bretagna in Francia, san Guglielmo Pinchon, vescovo, che si adoperò per la costruzione della cattedrale, rifulse per bontà e semplicità e per difendere le sue pecore e i diritti della Chiesa patì con impavida forza d’animo aspre vessazioni e l’esilio. — Martirologio Romano