25 giugno
San Guglielmo di Montevergine (da Vercelli)
Abate
Aggiornato il 15 settembre 2026
Dalla nobiltà di Vercelli ai sentieri del pellegrinaggio
San Guglielmo nacque a Vercelli nel 1085 in seno a una famiglia probabilmente nobile, i cui membri restano storicamente ignoti. A volte bastano quattordici anni per prendersi la vita che si vuole, rinunciando a quella che si ha, e il giovane compì proprio in quel periodo una scelta simile a quella che Francesco compirà ad Assisi più di cento anni dopo. Si liberò degli orpelli del proprio casato, rinunciò al titolo nobiliare, indossò un saio grezzo e partì camminando a piedi nudi per farsi povero per amore di Cristo. I suoi piedi erano continuamente martoriati dal cammino costante, mentre affrontava mesi e mesi di viaggio con pane e acqua, cilicio, notti passate per terra, costante colloquio con Dio e annuncio del Vangelo. Intorno al 1099, partì per il Santuario spagnolo di Santiago de Compostela, che nell'anno Mille rappresentava una tappa obbligata di pellegrinaggio, visitando anche Roma prima di avviarsi verso la Puglia. Il suo viaggio a piedi durò complessivamente cinque anni. Successivamente, avendo come destinazione la Terra Santa e la terra di Gesù, rientrò in Italia con l'obiettivo di imbarcarsi, scendendo lungo la penisola alla ricerca di una nave per la Terrasanta. Nei pressi di Brindisi o Oria, precisamente presso Oria, un gruppo di delinquenti lo aggredì violentemente. I rapinatori lo malmenarono con ferocia perché delusi dal trovare pochissime cose da rubare addosso a un pellegrino così scarno. L'aggressione costrinse San Guglielmo a interrompere il viaggio. Durante la ripresa del cammino, a Ginosa in provincia di Taranto, incontrò san Giovanni da Matera, un religioso già incontrato in precedenza. Giovanni da Matera lo dissuase dal viaggio in Terrasanta e gli suggerì che quell'aggressione violenta poteva essere un segno della provvidenza per dedicare la sua missione direttamente all'Italia. San Guglielmo rifletté a lungo su quelle parole, se ne convinse e decise di ripartire con una nuova prospettiva.
L'eremo sul Monte Partenio e la nascita delle comunità
Nel 1118 San Guglielmo raggiunse l'Irpinia, stabilendosi sui milleduecento o millecinquecento metri di altezza ai piedi del Monte Partenio, nel gruppo appenninico nei pressi di Avellino. Risalì il monte e si fermò in una piccola conca, vivendo da solo per un anno in una terra ancora fortemente selvaggia, popolata da orsi e lupi, e dedicandosi interamente alla vita eremitica. La sua fama di uomo di Dio si diffuse rapidamente tra i boschi del Partenio, attirando decine di persone che raggiunsero la celletta del santo. Uomini, sacerdoti, pellegrini e fedeli salivano a cercarlo, attratti dalla sua vita eremitica, e San Guglielmo cominciò a predicare e ad amministrare i sacramenti, accogliendo i compagni e istruendoli nella sua profonda dottrina spirituale. L'eremita divenne abate e, nel 1124, fu consacrata una chiesetta a Montevergine. Egli dettava poche regole scritte, mostrando la via con l'esempio di una penitenza rigorosa, della preghiera incessante e della carità operosa verso i poveri. Adottò la Regola benedettina con una marcata accentuazione eremitica, unendo sapientemente l'attività pastorale e la cura d'anime. Questo fu il germoglio della Congregazione Verginiana, riconosciuta ufficialmente nel 1126, destinata ad avere vita plurisecolare e a formare una congregazione benedettina di Montevergine che nel 1879 si sarebbe fusa con la Congregazione Cassinese. L'abbazia di Montevergine prosperò nel frattempo grazie a donazioni continue e cospicue, mentre tra gli amici di San Guglielmo vi era anche Ruggero secondo, re normanno. Nel 1128, l'abate decise di affidare la comunità al futuro beato Alberto e si rimise in cammino.
Il cammino nel Meridione e i prodigi
Il viaggio di San Guglielmo proseguì dall'Irpinia al Sannio, dalla Lucania alle Puglie e fino alla Sicilia, mentre il Meridione d'Italia adottava affettuosamente questo piemontese originario di Vercelli. Principi normanni e poveri restavano ugualmente affascinati dal suo incontro, e le sue comunità accolsero moltissimi altri monasteri sia di monaci sia di monache nelle regioni dell'Italia meridionale, secondo quanto attesta la sua prima biografia scritta nel dodicesimo secolo. Dapprima si stabilì in Lucania sul monte Cognato, dove nacque presto un monastero. Successivamente ripartì e si fermò a Goleto, nell'Avellinese, dove per un anno gli servì da cella il cavo di un gigantesco albero, e anche lì nacque un altro monastero. Questo monastero di Goleto era una struttura doppia, con una comunità maschile e una comunità femminile che disponevano di sedi e chiese proprie. Le storie e le tradizioni popolari tramandano numerosi segni miracolosi attribuiti al santo. La storia più nota e celebre è quella del lupo che sbrana il suo asino da traino e che San Guglielmo, con la sua straordinaria mansuetudine, costringe a sostituire l'animale ucciso, trasformando la fiera feroce in una docile bestia da soma. A ricordo perenne di questo prodigio, la statua di San Guglielmo custodita nella basilica di San Pietro a Roma presenta proprio un lupo accovacciato ai piedi del santo. Si racconta inoltre che San Guglielmo si recasse in visita da Ruggero secondo un'ultima volta quando ormai le forze terrene lo stavano abbandonando.
Il transito, il culto e la memoria storica
La morte colse San Guglielmo nel 1142, precisamente il ventiquattro giugno, in uno dei suoi monasteri irpini, e precisamente nel monastero del Goleto a Nusco. Nelle sue comunità si cominciò subito a venerarlo come santo, e alcuni vescovi autorizzarono formalmente il culto pubblico, che fu poi esteso a tutta la Chiesa cattolica nel 1785. Il corpo del santo fu traslato nel 1807 dal Goleto al santuario di Montevergine, dove riposa tuttora alla venerazione dei fedeli. Nel 1942, a ottocento anni esatti dalla sua morte, il Papa Pio XII lo proclamò Patrono Primario dell'Irpinia. Nel corso della storia recente, il monastero di Montevergine ha custodito un tesoro di inestimabile valore spirituale e storico, essendo stato il rifugio segreto e sicuro della Santa Sindone di Torino per tutta la durata della seconda guerra mondiale. San Guglielmo rimane una figura luminosa di totale dedizione a Cristo, un abate che ha saputo tracciare una via di santità attraverso la povertà, il perdono, la penitenza e l'amore instancabile per i fratelli.
Il cammino e la fondazione
La giovinezza di Guglielmo fu segnata dal desiderio ardente del pellegrinaggio. Intorno all'anno 1099, egli si mise in cammino verso il santuario di Santiago de Compostela, un'esperienza di spogliamento che ne fortificò lo spirito. Successivamente, desideroso di raggiungere la Terrasanta, si diresse verso il sud della penisola, ma nei pressi di Oria subì una violenta aggressione che gli impedì di imbarcarsi. Questo evento doloroso si rivelò provvidenziale: l'incontro con Giovanni da Matera lo convinse a non proseguire per l'Oriente, ma a rimanere in Italia per compiere qui l'opera che il Signore gli riservava.
Guglielmo si ritirò così sul Monte Partenio, un luogo impervio dove cercava la solitudine. Lì nacque il primo nucleo del monastero di Montevergine. Ben presto, la fama della sua santità attirò numerosi discepoli, trasformando l'eremo in una comunità cenobitica. Negli anni successivi, la sua opera di fondazione si estese ad altri luoghi, tra cui il Monte Cognato e infine Goleto, dove diede vita a un monastero doppio. In questo luogo, dopo aver edificato la Congregazione Verginiana, Guglielmo concluse il suo pellegrinaggio terreno nell'anno 1142.
Il culto e l'eredità
La santità di Guglielmo, radicata nella preghiera e nell'accoglienza, ricevette presto un riconoscimento ufficiale. Inizialmente il suo culto pubblico fu autorizzato dai vescovi locali, che riconobbero nei frutti della sua opera la presenza viva dello Spirito Santo. Questa devozione, cresciuta nei secoli attorno ai luoghi da lui fondati, fu solennemente estesa a tutta la Chiesa nel 1785, anno in cui avvenne la sua canonizzazione formale.
Ancora oggi, la figura di questo santo abate parla al cuore dei fedeli attraverso il silenzio dei chiostri e la bellezza dei monti che scelse come dimora. La sua eredità spirituale continua a proteggere e a ispirare il cammino della Chiesa, in particolare nella terra d'Irpinia, che lo venera con filiale devozione e ne custodisce la memoria come un tesoro prezioso di fede.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Guglielmo di Montevergine?
La ricorrenza liturgica di San Guglielmo di Montevergine si celebra il ventiquattro giugno, giorno della sua morte avvenuta nel 1142.
Di cosa è patrono San Guglielmo di Montevergine?
San Guglielmo di Montevergine è il Patrono Primario dell'Irpinia, proclamato tale da Papa Pio XII nel 1942.
A Goleto presso Nusco in Campania, san Guglielmo, abate, che, pellegrino dalla città di Vercelli, fattosi povero per amore di Cristo, fondò su invito di san Giovanni da Matera il monastero di Montevergine, in cui accolse con sé dei compagni che istruì nella sua profonda dottrina spirituale, e aprì molti altri monasteri sia di monaci sia di monache nelle regioni dell’Italia meridionale. — Martirologio Romano