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25 giugno

San Massimo di Torino

Vescovo

Aggiornato il 15 settembre 2026

Origini e fondazione della Chiesa torinese

San Massimo nacque in un imprecisato paese dell'Italia settentrionale durante il quarto secolo, precisamente nella seconda metà di quel periodo storico. La tradizione e le fonti storiche ci restituiscono l'immagine di un uomo chiamato a reggere la nuova cattedra episcopale di Julia Augusta Taurinorum, diocesi appena eretta dal suo maestro Sant'Eusebio di Vercelli. San Massimo figura al primo posto nella lista dei vescovi torinesi semplicemente in quanto non è storicamente accertata la presenza di suoi eventuali predecessori. A questo proposito, alcune improbabili leggende vorrebbero che Massimo sia succeduto ad un certo San Vittore, ma la ricerca storica non ha trovato riscontri certi su questa successione. Egli fu il protovescovo di questa terra, colui che ha fondato la Chiesa di Torino con la parola di verità e i sacramenti della vita. Attraverso la sua illuminata predicazione, San Massimo ha fatto conoscere il Cristo salvatore alle popolazioni locali e, con la sua parola di padre, ha saputo chiamare folle di pagani alla fede di Cristo. Guidando queste stesse folle al premio della salvezza per mezzo della celeste dottrina, il vescovo ha plasmato la comunità cristiana delle origini in tempi particolarmente difficili e complessi per l'Impero romano.

Testimone della fede e dei tempi difficili

La vita di San Massimo fu profondamente intrecciata con gli eventi drammatici e i fermenti religiosi del suo tempo. Nel 397, Massimo fu testimone del martirio dei Santi Alessandro, Sisinnio e Martirio, vescovi missionari in Rezia, evento che segnò profondamente la sua sensibilità spirituale di pastore. Il sacerdote marsigliese e storico cristiano Gennaio, nella sua opera intitolata De viris illustribus, presenta Massimo quale profondo conoscitore delle Sacre Scritture, forbito predicatore ed autore di parecchie preziose opere. Le opere di Massimo gli hanno meritato di essere considerato uno dei padri minori della Chiesa universale. La citazione dello storico Gennaio precisa inoltre che Massimo visse regnanti Onorio e Teodosio il Giovane, e che il vescovo sopravvisse a entrambi i sovrani. La testimonianza scritta del santo ci permette oggi di scoprire i costumi e le condizioni di vita della popolazione lombarda ai tempi delle invasioni gotiche, offrendo dettagli unici su quel periodo di transizione. In un'omelia di Massimo è addirittura contenuta la preziosa descrizione della distruzione di Milano operata da Attila, testimoniando la partecipazione emotiva e pastorale del vescovo alle sofferenze delle genti vicine. San Massimo tramandò anche la memoria dei primi martiri torinesi Ottavio, Avventore e Solutore, citandone i nomi nel titolo di un suo scritto. In proposito, Massimo scrisse che tutti i martiri devono essere onorati con grandissima devozione e in modo speciale quelli di cui si possiedono le reliquie, pur non specificando null'altro sul conto dei martiri torinesi oltre ai loro nomi.

Concili, scritti e magistero pastorale

L'autorevolezza di San Massimo lo portò a partecipare attivamente alla vita della Chiesa universale attraverso la presenza nei massimi consessi ecclesiali del quinto secolo. Molti storici collocano la morte di Massimo verso il 423, sebbene la sua partecipazione a eventi successivi continui a stimolare il dibattito accademico sulla cronologia della sua vita, essendo egli vissuto a partire dalla metà del quarto secolo fino a quella data approssimativa. San Massimo prese parte al Sinodo di Milano nel 451 e comparve tra i firmatari di una lettera inviata al papa San Leone Magno in occasione del medesimo sinodo milanese. Successivamente, Massimo presenziò al Concilio di Roma nel 465. In un documento ufficiale del Concilio di Roma del 465, la firma di Massimo segue immediatamente quella del papa Ilario. La precedenza delle firme nel documento del 465 era determinata dall'età dei prelati, facendo supporre che Massimo fosse già parecchio anziano in quella circostanza e fosse morto non molto tempo dopo la celebrazione di quell'assemblea. L'attività letteraria del vescovo torinese ha generato una poderosa mole di scritti tradizionalmente attribuiti a San Massimo, la quale costituisce un tesoro di inestimabile interesse per gli storici della teologia. Un contributo fondamentale alla conoscenza di questo patrimonio fu l'edizione del 1784 curata da Bruno Bruni, la quale comprendeva ben centosedici sermoni, centodiciotto omelie e sei trattati di Massimo. Oggi le opere di Massimo sono oggetto di un attento esame di autenticità da parte degli studiosi, perché alcune parti potrebbero essere giustamente attribuite ad altri autori; ciononostante, il corpus principale delle opere è innegabilmente di Massimo e permette di ricavarne dati storici e spirituali preziosissimi circa la sua vita terrena e il suo magistero.

Insegnamenti spirituali e posterità del culto

Il ministero pastorale di San Massimo si distingueva per un'attenzione minuta alla vita quotidiana dei fedeli e alla rettitudine morale della comunità cristiana. Egli approfittò di due omelie di ringraziamento per rammentare ai cristiani il dovere di lodare Dio quotidianamente con i Salmi al mattino, alla sera, prima e dopo i pasti, radicando la preghiera nel ritmo ordinario delle famiglie. Sono inoltre famose le esortazioni di Massimo a fare il segno della croce prima di compiere qualsiasi azione per assicurarsi una benedizione divina in ogni gesto della giornata. Con pari fermezza, il vescovo condannò severamente coloro che vendevano in cambio di denaro il perdono dei peccati anziché prescrivere adeguate penitenze ai penitenti, difendendo la gratuità della misericordia divina. Una grande fama di santità circondò il vescovo Massimo già in vita, e la venerazione nei confronti di Massimo fu perpetuata dai fedeli dopo la sua morte. Tuttavia, il culto di Massimo non incontrò particolare fortuna nei secoli successivi, forse anche a causa della mancanza dei suoi resti mortali. A Collegno sorge un'antica chiesa che ha portato a supporre avesse accolto la tomba di San Massimo, ma gli scavi archeologici non hanno portato alla luce nulla che confermasse tale ipotesi. Successivamente, a Torino nel diciannovesimo secolo furono dedicati a Massimo un edificio sacro e la strada ad esso adiacente, mentre nello stesso secolo fu tentato un processo per attribuire a Massimo il titolo di Dottore della Chiesa. La memoria del santo ha trovato rinnovato vigore nei tempi recenti: dal 2004 nella Basilica Cattedrale Metropolitana di San Giovanni Battista a Torino, per volere del cardinale Severino Poletto, San Massimo è raffigurato sulla nuova cattedra episcopale. Anche la nuova parrocchia ortodossa russa di Torino è stata dedicata a San Massimo, a testimonianza di un ecumenismo della memoria che unisce le tradizioni cristiane nel nome del primo pastore torinese, la cui memoria liturgica è fissata al venticinque giugno nel calendario della Regione Pastorale Piemontese.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Massimo di Torino?

La ricorrenza di San Massimo si celebra il venticinque giugno nel calendario liturgico della Regione Pastorale Piemontese.

Quale ruolo ha avuto San Massimo nella Chiesa di Torino?

San Massimo è il primo vescovo e protovescovo della sede di Torino, avendo fondato la comunità cristiana locale con la predicazione della parola di verità e la celebrazione dei sacramenti.

A Torino, san Massimo, primo vescovo di questa sede, che con la sua parola di padre chiamò folle di pagani alla fede di Cristo e le guidò con la celeste dottrina al premio della salvezza. — Martirologio Romano