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1 gennaio

San Guglielmo di Volpiano

Abate

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le origini e la nascita

L'appellativo da Volpiano deriva dal nome di un centro del Canavese, terra legata alle vicende della sua famiglia. Il nonno paterno di Guglielmo, Vibo, apparteneva all'alta aristocrazia germanica e si era rifugiato a Volpiano, acquistandovi dei beni, per sfuggire a una faida. A Volpiano nacque il padre di Guglielmo, Roberto, un nobile svevo che fu conte durante il regno di Berengario II. I genitori di Guglielmo erano il nobile svevo Roberto e Perinzia, una donna di stirpe longobarda. La madre Perinzia vantava legami di parentela con Berengario II e con il futuro re d'Italia Arduino. Guglielmo era il minore di quattro fratelli, i cui nomi erano Goffredo, Nitardo e Roberto. Tra i mesi di giugno e luglio del 962 Roberto difese il castello di San Giulio dall'attacco sferrato da Ottone I il Grande per sostenere Berengario II. All'interno del castello assediato di San Giulio sul lago d'Orta, situato nell'isola di San Giulio in Piemonte, Guglielmo è nato all'inizio dell'estate del 962, precisamente all'età di inizio della vita nel millennio. La nascita del bambino spinse gli assediati del castello a negoziare la resa. L'evento della nascita indusse l'imperatore Ottone a dimostrare clemenza, accettando di fare da padrino di battesimo a Guglielmo insieme all'imperatrice Adelaide come madrina.

Nel 969, all'età di sette anni, Guglielmo fu offerto come oblato al monastero di San Michele di Lucedio, situato nella diocesi di Vercelli. Dotato di spiccate capacità intellettuali, condusse con successo gli studi di grammatica nelle città di Vercelli e Pavia, ottenendo anche ruoli d'insegnamento. Prima di compiere vent'anni gli venne assegnata la gestione delle attività interne ed esterne dell'abbazia di Lucedio. Guglielmo si pose in aperto contrasto con il vescovo di Vercelli, ritenendo la condotta del presule contraria ai principi del Vangelo. Alla morte della madre Perinzia, Guglielmo, allora ventenne, decise di allontanare il padre rimasto vedovo dalle preoccupazioni mondane, come riferisce il biografo Rodolfo il Glabro. Facendo recapitare al padre molti doni, Guglielmo lo convinse a trasferirsi nel monastero di Lucedio, dove l'uomo visse fino a una santa morte. Le lettere inviate da Guglielmo al padre vedovo dimostrano una grande lucidità intellettuale e affettiva, un forte controllo delle passioni e una profonda fede. I tratti distintivi del suo carattere gli conquistarono forte ammirazione, ma anche inimicizie e ostilità.

La formazione e l'ingresso a Cluny

Dopo aver compiuto un pellegrinaggio al monastero di San Michele della Chiusa, tornò a Lucedio e nel 987 conobbe Maiolo, abate di Cluny. In seguito all'incontro con Maiolo, entrò nell'abbazia borgognona di Cluny facendosi monaco e ricevendo l'ordinazione a diacono. Nel 988 gli fu affidata la direzione del priorato cluniacense di Saint-Saturnin-sur-Rhône, località oggi denominata Pont-Saint-Esprit. Il suo trasferimento in territorio borgognone fu motivato dalla volontà di aderire a un modello monastico indipendente dall'autorità dei vescovi locali. La scelta della Borgogna fu dovuta anche ai legami di parentela materni con Ottone Guglielmo, conte di Mâcon e poi duca di Borgogna, e con Brunone, vescovo di Langres. Sia Ottone Guglielmo che il vescovo Brunone intendevano rilanciare la vita monastica nelle regioni sotto la loro giurisdizione. Il 24 novembre 989, su invito del vescovo Brunone, Guglielmo si insediò nel monastero di Saint-Bénigne a Digione insieme a dodici monaci cluniacensi. L'arrivo della comunità di Guglielmo a Digione determinò la sostituzione di un precedente gruppo monastico lì residente. Nel 990 fu ordinato sacerdote e ricevette la nomina ad abate di Saint-Bénigne di Digione, carica che conservò per il resto della vita. Brunone gli affidò la gestione di ulteriori monasteri ricadenti sotto la propria giurisdizione. Sotto la guida di Guglielmo, che era un fervente devoto di San Michele Arcangelo, tali abbazie mantennero i propri statuti autonomi e l'indipendenza rispetto a Saint-Bénigne.

A Digione Guglielmo ottenne una vastissima fama come predicatore, attirando folle di fedeli nell'abbazia. Le sue omelie avevano la capacità di convertire anche le persone dal cuore più duro. Il suo prestigio crebbe ulteriormente in seguito al ritrovamento della tomba del martire Benigno durante i lavori di restauro e ampliamento del complesso abaziale. Benigno era stato un evangelizzatore della Borgogna risalente all'epoca romana. La tomba del martire rimase per secoli una meta frequentata da numerosissimi pellegrini. La presenza delle reliquie conferì alle Consuetudines di Digione un'autonomia liturgica e catechetica che staccò definitivamente il monastero di Digione e le sue strutture affiliate, comprese quelle normanne, dalla casa madre di Cluny. L'abbazia di Saint-Bénigne di Digione divenne in breve tempo uno dei principali centri d'Europa per la diffusione della riforma monastica. La restaurazione spirituale e materiale dell'abbazia di Saint-Bénigne, con particolare riferimento alla sua chiesa ormai in rovina, fu un evento di grande rilevanza. Il 30 ottobre 1016 Lamberto, vescovo di Langres, consacrò la porzione principale della chiesa dell'abbazia di Saint-Bénigne. L'architettura dell'edificio di Digione si richiama alle cripte carolingie con rotonda ad est. La chiesa rappresenta una sintesi complessa di stili preromanici borgognoni, ottoniani e italiani, integrati da elementi di derivazione classica. L'abbazia divenne un punto di riferimento sia spirituale che architettonico, attraendo le visite di mastri costruttori specializzati.

L'opera di riforma e i viaggi

Guglielmo svolse una fondamentale funzione mediatrice nei rapporti tra Italia e Francia. Enrico il Grande, duca di Borgogna e zio di Ottone Guglielmo, nominò Guglielmo alla guida del monastero di Saint-Vivant de Vergy, situato nella diocesi di Autun. Nel 994 san Guglielmo firmò l'atto d'elezione di Odilone di Cluny alla carica di abate del monastero cluniacense. Nel 995 compì il suo primo viaggio in Italia compiendo un pellegrinaggio a Roma. Durante la permanenza romana del 995, papa Giovanni XV confermò a Guglielmo la giurisdizione sui monasteri di Bèze e di Digione. Nel medesimo viaggio italiano del 995 si recò a Benevento e raggiunse il santuario di San Michele a Monte Sant'Angelo in Puglia. La capacità di coniugare il ripristino della disciplina monastica con le istanze dei proprietari laici ed ecclesiastici favorì l'affermazione della sua opera di riforma. Rientrato in Francia, prima del 996 ottenne dal duca di Normandia Riccardo I la donazione della chiesa di Saint-Aubert-sur-Orne in favore di Saint-Bénigne. Tra il 996 e il 997 estese la propria azione riformatrice nella regione della Lotaringia. In Lotaringia gli venne affidata la gestione dell'abbazia di Saint-Arnoul a Metz e di Saint-Èvre a Toul, quest'ultima retta dal 996 al 1004. Effettuò una seconda discesa in Italia nel periodo compreso tra il 999 e il 1001. Durante questo secondo soggiorno italiano tornò a Roma e visitò l'abbazia di Farfa, introducendovi la riforma di matrice cluniacense. Lungo la strada del ritorno verso la Francia fu colpito dalla malaria e dovette fermarsi nel monastero di Santa Cristina sull'Olona. In seguito alla malattia fece tappa a Vercelli e successivamente nei territori legati al patrimonio della sua famiglia d'origine.

Nello stesso periodo avviò le trattative con i propri fratelli per la costruzione del monastero di San Benigno di Fruttuaria a San Benigno Canavese, nella diocesi di Ivrea, ottenendo da loro considerevoli donazioni. Il duca Riccardo II lo richiamò in territorio francese, affidandogli nel 1001 la carica di abate del monastero de La Trinité a Fécamp, centro da cui si irradiò la sua riforma in Normandia. L'abbazia di Saint-Bénigne rimase il nucleo centrale delle sue attività, attorno al quale integrò progressivamente numerosi priorati, chiese e celle, strutturando una vasta rete monastica. Alcune fonti storiche indicano che il monastero di Fruttuaria fu consacrato il 23 febbraio 1003, in concomitanza con il suo terzo viaggio in Italia. Nel 1005 il re d'Italia Arduino concesse un diploma di conferma a favore del monastero di Fruttuaria. Le buone relazioni intercorrenti con re Arduino determinarono la contrapposizione di Guglielmo al vescovo Leone di Vercelli, il quale sosteneva Enrico II contro il sovrano italico. In seguito alla sconfitta politica di Arduino, nel 1006 l'abate Guglielmo ottenne da Enrico II un nuovo diploma per Fruttuaria e la chiesa del monastero fu consacrata alla presenza dell'imperatore. Un'ipotesi storica colloca nel 1012 il suo viaggio a Roma per richiedere a papa Benedetto VIII la protezione apostolica per la struttura di Fruttuaria. La presenza di Guglielmo nella penisola italiana è attestata con certezza tra il 1014 e il 1015. Durante il soggiorno del 1014-1015 ottenne atti di conferma per la fondazione canavesana sia da Enrico II sia da papa Benedetto VIII. Svolse il ruolo di consigliere per il re di Francia Roberto II, il quale nel 1026 lo pose al vertice del monastero parigino di Saint-Germain-des-Prés. Soggiornò nuovamente in Italia tra il 1026 e il 1028, ottenendo per Fruttuaria due diplomi da parte di Corrado II, emessi rispettivamente ad Ivrea nel 1026 e a Roma nel 1027 dopo l'incoronazione imperiale. Il 17 ottobre 1028 prese parte alla solenne consacrazione della chiesa del monastero di San Giusto a Susa, edificato per volere del marchese di Torino Olderico Manfredi.

Architettura, cultura e discipline monastiche

L'abate Guglielmo esercitò una profonda influenza nella realizzazione di luoghi di culto in Italia, come la chiesa di Santo Stefano ad Ivrea, e in Francia, come l'abbazia di Saint-Seine in Borgogna. Ha progettato personalmente in stile romanico la chiesa dell'abbazia di Mont-Saint-Michel, curandone l'edificazione. Con la sua incessante attività di promozione dell'architettura sacra, Guglielmo contribuì alla diffusione dello stile romanico e della copertura a volta sul territorio francese. Guglielmo fu responsabile dell'introduzione dei maestri comaschi dell'Italia settentrionale in Borgogna. San Guglielmo si dedicò agli studi musicali e fu promotore del rinnovamento della liturgia di ambito monastico, concentrandosi in particolare sul canto. Un manoscritto custodito a Montpellier e redatto per la schola di Saint-Bénigne di Digione fa verosimilmente riferimento al suo insegnamento liturgico. Il manoscritto di Montpellier raccoglie brani melodici suddivisi per generi e toni, utilizzando una notazione sia alfabetica sia neumatica. A san Guglielmo viene attribuita l'introduzione dell'in organum, una forma arcaica di polifonia sviluppata a partire da una base melodica gregoriana. L'influenza di Guglielmo si estese fino in Inghilterra, abbracciando ambiti spirituali, sociali, culturali, architettonici e artistici. Nel primo quarto dell'XI secolo, lo scriptorium dell'abbazia di Fécamp definì uno stile decorativo originale per i codici, sotto la guida di Guglielmo e del suo successore Giovanni da Ravenna.

Di Guglielmo da Volpiano sono giunte fino a noi una dozzina di lettere. Guglielmo da Volpiano è autore del trattato De vero bono et contemplatione divina. Altre importanti opere di Guglielmo da Volpiano sono andate perdute, sebbene se ne conoscano i titoli. Guglielmo da Volpiano ha riformato lo statuto dei conversi. I conversi sono diventati familiari dei monasteri benedettini a seguito della riforma di Guglielmo. Guglielmo da Volpiano ha imposto una disciplina più rigida riguardante la preghiera. Guglielmo da Volpiano ha introdotto una maggiore disciplina relativa all'alimentazione e all'abbigliamento. Guglielmo da Volpiano ha fondato scuole popolari, operando in modo particolare nella regione della Normandia. Le scuole popolari da lui fondate preparavano gli allievi alla lettura e al canto dei salmi. Una tradizione lo identifica con il personaggio dal volto austero e dall'aspetto militare scolpito sul pulpito della chiesa di San Giulio, situata sull'omonima isola del lago d'Orta in Piemonte. A causa del suo carattere severo e rigoroso gli fu attribuito il soprannome di supra regulam.

Gli ultimi anni e il transito

Negli ultimi anni della sua esistenza, Guglielmo di Volpiano ha guidato con fermezza e prudenza un gran numero di monaci. Il Martirologio attesta che negli ultimi anni di vita diresse con fermezza e prudenza numerosi monaci distribuiti in quaranta strutture monastiche. Al momento della sua morte, Guglielmo da Volpiano aveva sotto la propria guida 1.200 monaci. I 1.200 monaci da lui diretti erano distribuiti all'interno di varie abbazie e numerosi priorati. Il testo martirologico definisce Guglielmo abate di San Benigno di Digione. Guglielmo da Volpiano è deceduto all'età di sessantanove anni nella località di Fécamp, in Francia, il primo gennaio 1031. Il Martirologio romano riporta la notizia della sua morte avvenuta nel monastero di Fécamp, in Normandia, dove il santo si trovava nel compimento della sua missione. Il Martirologio attesta il transito di san Guglielmo presso il monastero di Fécamp, situato in Normandia, nella medesima data in cui la Chiesa ne celebra la memoria.

La salma di Guglielmo da Volpiano è stata inumata nella città di Fécamp. La sua tomba è stata collocata davanti all'altare di San Taurino, all'interno del monastero benedettino della Trinità. La sua eredità spirituale rimase viva attraverso le numerose comunità che aveva riformato e guidato lungo i decenni di servizio alla Chiesa. La Chiesa lo ricorda il primo gennaio, associando la festa liturgica al giorno esatto del suo transito terreno. La sua memoria continua a risplendere nella storia della Chiesa come esempio di dedizione totale alla causa di Dio e al rinnovamento della vita consacrata.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Guglielmo di Volpiano?

La Chiesa cattolica commemora il santo nella data del 1° gennaio, giorno in cui avvenne il suo transito.

Di cosa è patrono San Guglielmo di Volpiano?

I fatti forniti non menzionano specifici patronati per il santo.

Nel monastero di Fécamp in Normandia, transito di san Guglielmo, abate di San Benigno di Digione, che negli ultimi anni della sua vita governò con fermezza e prudenza i suoi moltissimi monaci distribuiti in quaranta monasteri. — Martirologio Romano