26 maggio
San Guinizzone
Monaco benedettino
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e le prove a Montecassino
Nella millenaria storia dell'abbazia di Montecassino vi sono stati vari periodi di distruzione e dispersione della Comunità e della stessa abbazia, seguiti da periodi di fulgida ripresa. Negli stessi periodi splendettero figure mirabili di santi monaci e abati, alcuni dei quali martiri. Nel undicesimo secolo, in un periodo di contrasto violento, vissero i monaci santi Guinizzone e Gennadio. Il nome reale di Gennadio era Gennaro. Guinizzone era originario della Spagna e si fece monaco a Montecassino. Guinizzone si trovò implicato nelle disavventure subite dall'abbazia alla fine del decimo secolo per colpa di Pandolfo IV di Capua e del complice Todino. A seguito della depredazione del monastero, erano rimasti pochi monaci per recitare il divino Ufficio. Guinizzone chiese di ritirarsi a vita eremitica in una celletta costruita tra i boschi dei dintorni.
L'incontro con Todino e i prodigi
Guinizzone fu pregato dai pochi monaci rimasti di recarsi dal malvagio Todino, residente nell'attuale Roccadevandro, per chiedere soccorso per una provvista di cibo. Il santo monaco eremita acconsentì e si recò da Todino. Todino con cattiveria rinchiuse Guinizzone in una chiesa e tolse a Guinizzone il bastone, che era il suo simbolo eremitico. Todino consegnò Guinizzone in custodia alla moglie. Per un miracolo di Dio, Guinizzone poté uscire nonostante le porte chiuse. Il miracolo rese Guinizzone invisibile e lo fece giungere ai piedi del colle con il bastone recuperato.
Il discepolo Gennadio e i segni della santità
Il monaco Gennadio è legato a Guinizzone nella memoria perché probabilmente visse con lui nello stesso eremo. Di Gennadio si conosce un miracolo che attesta la sua santità. Gennadio fu inviato da Guinizzone da un fabbro di Aquino per riparare alcuni strumenti di ferro. Il fabbro e i presenti presero in giro Gennadio per il suo aspetto prosperoso, non sembrando quello di un asceta dedito alle penitenze corporali. Mentre si proseguiva nel lavoro, cadde dall'incudine un ferro incandescente. Gennadio si chinò e lo raccolse con la nuda mano senza riportare alcuna scottatura, tra lo stupefatto silenzio dei presenti.
Il transito e il destino delle reliquie
Guinizzone morì il ventisei maggio di un anno intorno al 1050. Nello stesso giorno la morte di Guinizzone fu rivelata prodigiosamente ad un monaco che stava nei pressi di Benevento. Guinizzone fu sepolto nella chiesa di San Nicola della Cicogna, poco lontano da Montecassino, alle falde del monte Cairo. Guinizzone fu posto in un loculo di piombo a destra dell'altare. Accanto a Guinizzone fu deposto dopo qualche tempo anche il corpo del discepolo Gennadio. In seguito le due spoglie furono trasportate a Montecassino e collocate sotto l'altare maggiore vicino a quelle di san Benedetto e santa Scolastica. Nel 1627, durante i lavori in corso nel presbiterio, le reliquie dei due santi furono sistemate nell'antica cappella di San Bertario, insieme a quelle dei santi Simplicio, Carlomanno e Costantino. Nel 1691 le reliquie di Guinizzone e Gennadio furono sistemate in una cappella dedicata solo a loro. La cappella del 1691 era artisticamente ornata di pitture di Luca Giordano, marmi, stucchi e dorature. Le reliquie rimasero indenni dalla distruzione del bombardamento americano della seconda guerra mondiale. Le reliquie sono state deposte sotto l'altare della ricostruita cappella del Santissimo Sacramento. I santi furono molto venerati e celebrati dall'abate Desiderio, poi papa Vittore III, come operatori di miracoli.
La vita eremitica
La vicenda di San Guinizzone si colloca nel contesto dell'undicesimo secolo, un tempo in cui l'ideale monastico benedettino trovava espressione non solo nella vita cenobitica, ma anche nella scelta dell'eremitaggio. Giunto dalla Spagna, il santo trovò il suo luogo di elezione attorno all'abbazia di Montecassino. Insieme a un confratello, con il quale strinse un profondo legame spirituale, egli si ritirò nei boschi impervi che circondavano il monastero, spingendosi verso Monte Cairo e le zone di Roccadevandro e Aquino. Questa scelta non era dettata dal desiderio di isolamento fine a se stesso, ma dalla necessità di un colloquio continuo e ininterrotto con il Signore.
La vita di San Guinizzone fu costellata di prove e di eventi che la tradizione ha conservato come segni della benevolenza di Dio verso i suoi servi. Tra gli episodi più significativi si ricorda la prigionia subita per opera di Todino. In un momento di estrema difficoltà, quando ogni speranza umana sembrava svanire, il santo fu liberato in modo prodigioso, a conferma che la fedeltà alla chiamata divina non rimane mai senza soccorso. Parallelamente, il suo compagno di vita eremitica veniva ricordato per la sua capacità di raccogliere ferro incandescente a mani nude senza riportare alcuna scottatura, un segno che la grazia divina agiva potentemente attraverso la loro povertà e il loro distacco dalle cose terrene. San Guinizzone concluse il suo cammino terreno il ventisei maggio dell'anno millecinquanta circa, lasciando in eredità alla comunità monastica di Montecassino l'esempio di una vita spesa interamente nell'umiltà e nell'obbedienza. La sua santità fu riconosciuta precocemente dall'abate Desiderio, che ne promosse il culto e la memoria liturgica, fissandone la celebrazione proprio nel giorno del suo transito verso la vita eterna.
Il culto e la memoria
Il culto di San Guinizzone è intrinsecamente legato alla storia dell'abbazia di Montecassino. Fin dagli anni immediatamente successivi alla sua morte, la figura di questo monaco spagnolo divenne un punto di riferimento per i fedeli e per i confratelli che vedevano in lui un modello di perfezione cristiana. L'abate Desiderio, protagonista di una stagione di grande rinascita per il monastero, ebbe un ruolo fondamentale nel canonizzare e promuovere la venerazione di San Guinizzone e del suo compagno di ascesi.
Ancora oggi, la ricorrenza del ventisei maggio rappresenta un momento di riflessione per chiunque voglia accostarsi alla spiritualità benedettina delle origini. Nonostante il passare dei secoli, la memoria di San Guinizzone continua a essere celebrata, mantenendo vivo il legame tra il territorio di Montecassino e la storia di coloro che, in quel medesimo suolo, hanno cercato la santità con dedizione assoluta. Il fatto che egli venga commemorato insieme al suo compagno di vita eremitica sottolinea l'importanza della fraternità vissuta nel nascondimento, un valore che la Chiesa propone come perenne testimonianza di carità e di comunione spirituale.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Guinizzone?
San Guinizzone si festeggia il ventisei maggio.