10 febbraio
San José Sanchez Del Rio
Adolescente, martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
L'infanzia e il contesto storico
José Sánchez del Río è nato il 28 marzo 1913 a Sahuayo, nello stato di Michoacán, in Messico. I suoi genitori sono Macario Sánchez e María del Río. José è il terzogenito di quattro figli e ha altri tre fratelli. La famiglia versa in una grave miseria e affronta una situazione politica decisamente instabile. La famiglia emigra a Guadalajara poco dopo l'entrata in vigore della nuova Costituzione nel 1917. La Costituzione del 1917 presenta articoli che mostrano un'estrema intolleranza contro la Chiesa cattolica, tradotta in atti sporadici. I genitori hanno educato lui e gli altri tre figli nel pieno rispetto della fede cattolica. Joselito, soprannome familiare di José, riceve la Prima Comunione e prosegue la propria formazione. José appartiene all'Associazione Cattolica della Gioventù Messicana, considerata un'avanguardia contro la propaganda antireligiosa. Nel 1926 il presidente Plutarco Elías Calles vieta per legge ogni forma di aggregazione ecclesiale. Nel 1926 i sacerdoti stranieri vengono espulsi dal Paese e vengono chiuse scuole e opere caritative. Papa Pio XI ordina di serrare le porte delle chiese a causa dell'impossibilità di amministrare i sacramenti in modo palese. Per iniziativa di alcuni laici sorge la Lega in Difesa della Libertà Religiosa. I membri della Lega decidono di imbracciare le armi per difendere la loro libertà religiosa. I combattenti cattolici gridano «Viva Cristo Re» e vengono chiamati dispregiativamente cristerreyeros e poi cristeros. I cristeros moltiplicano i loro interventi negli Stati del Messico centrale.
L'ingresso tra i cristeros e la cattura
I fratelli maggiori di José, Macario e Miguel, chiedono e ottengono dai genitori di entrare nell'esercito volontario agli ordini del generale Ignacio Sánchez Ramírez. A José, che ha poco più di tredici anni ed è già cresimato, non viene concesso inizialmente di arruolarsi perché ritenuto troppo giovane per essere un soldato di Cristo. José si sente in colpa confrontandosi con l'esempio dell'avvocato Anacleto González Flores, arrestato e torturato a morte. Pregando sulla tomba di Anacleto González Flores, José chiede la grazia del martirio. José supplica la madre dicendo che non è mai stato così facile guadagnarsi il cielo. Nel 1927 José entra nelle fila dei cristeros sotto gli ordini del generale Prudencio Mendoza. Il gruppo del generale Prudencio Mendoza confluisce in quello del generale Rubén Guízar Morfín, di stanza a Cotija. Il primo compito di José è quello di attendente alle truppe. Successivamente José diventa trombettista e portabandiera grazie alla sua disciplina, religiosità e dedizione. Per proteggere la sua famiglia, José chiede di farsi chiamare José Luis. Il 6 febbraio 1928, durante la battaglia di Cotija, il cavallo del generale Rubén Guízar Morfín viene ferito a morte. José smonta dalla propria cavalcatura e la offre al generale dicendo che la sua vita è più utile della sua. Il generale accetta il cavallo e José spara per coprirgli le spalle fino a rimanere senza munizioni. L'esercito federale cattura José e un giovanissimo indio di nome Lorenzo. I due ragazzi vengono ammanettati e spintonati tra gli insulti mentre José prega. All'offerta di entrare nell'esercito rivale per avere salva la vita, José ribatte: «Piuttosto morto! Sono suo nemico, mi fucili!»
La prigionia e la testimonianza a Sahuayo
José viene tradotto nel carcere di Cotija, descritto come buio e fetido. In prigione José chiede carta e inchiostro per scrivere alla madre. Nella lettera alla madre, José annuncia di essere stato fatto prigioniero in combattimento e di credere di stare per morire. José scrive alla madre di morire contento in prima linea a fianco di Nostro Signore e le chiede di rassegnarsi alla volontà di Dio. José chiede alla madre di non affliggersi e di dire agli altri fratelli di seguire l'esempio del più piccolo. José chiede la benedizione dei genitori e invia i saluti a tutti. Il 7 febbraio 1928 i due prigionieri vengono condotti a Sahuayo. I prigionieri sono sotto la custodia del deputato federale Rafael Picazo Sánchez, padrino di José e amico di famiglia. Un persecutore offre al giovane José del denaro per fuggire all'estero oppure l'ingresso nel collegio militare per la carriera delle armi. Al rifiuto di José, il padrino medita di chiedere un riscatto alla sua famiglia. Il padre del ragazzo si presenta con il denaro, ma il figlio gli dice di non pagare nulla poiché ha già offerto la sua vita a Dio. José viene rinchiuso nella chiesa di San Giacomo apostolo. All'interno della chiesa di San Giacomo vengono fatti arrivare dal Canada dei galli da combattimento che razzolano liberamente. Il cavallo del deputato Picazo è custodito nella chiesa come se fosse in una stalla. Irritato dallo spregio, José riesce ad allentare le corde che lo legano. José uccide tutti gli animali presenti nella chiesa, compreso il cavallo. Il giorno seguente José rimprovera il padrino infuriato dicendo che la casa di Dio è luogo di preghiera e non un rifugio per animali. A causa di questo gesto José viene condannato ad assistere all'impiccagione del suo compagno di prigionia. Il compagno di prigionia di José non muore all'impiccagione e rientra nell'esercito cristero. José viene rinchiuso nel battistero della chiesa. José aveva ricevuto il Battesimo nello stesso battistero il 3 aprile 1913. Tramite una finestrella del battistero José riesce a comunicare con l'esterno. José trascorre il tempo della prigionia pregando il Rosario e cantando. José riesce a ricevere le ultime Comunioni grazie alle ostie nascoste nel cibo portatogli.
Il martirio e la glorificazione
Il 10 febbraio viene annunciata a José la sua sentenza di morte. José scrive un'ultima lettera alla zia María perché non se la sente di scrivere alla madre. José avverte che si sta avvicinando il momento che ha tanto atteso. A notte inoltrata i soldati gli spellano le piante dei piedi con chiodi acuminati fino a farlo sanguinare. I soldati spingono il ragazzo scalzo per le strade della città. Durante il percorso José piange, prega e inneggia a Cristo Re e alla Madonna di Guadalupe. Giunto al cimitero, ai soldati viene indicata la sua futura tomba. Il capo dei soldati ordina di pugnalarlo per evitare rumori di spari. A ogni colpo di pugnale José risponde gridando Viva Cristo Re. Esasperato, il capo dei soldati gli chiede se ha un'ultima parola per suo padre. Sul punto di morte José risponde che si rivedranno in cielo e grida Viva Cristo Re e Viva Santa Maria di Guadalupe. Un solo sparo riesce a interrompere le grida del ragazzo. José cade nella sua fossa e viene sepolto direttamente senza bara né funerale. La data di morte di José è il 10 febbraio 1928 a Sahuayo. I fedeli lo hanno sempre considerato un martire, anche per la sua vita precedente l'ingresso nell'esercito cristero. I resti mortali di José sono stati riesumati e posti nella cripta dei martiri nel Tempio del Sacro Cuore. Dal 1996 i resti sono venerati nella parrocchia di San Giacomo apostolo in un altare laterale vicino al battistero. La fama di santità di José si è diffusa oltre il Messico anche grazie al film Cristiada. José Sánchez del Río è stato beatificato il 20 novembre 2005 a Guadalajara insieme ad altri tredici martiri messicani nel novantacinquesimo anniversario della rivoluzione messicana. Per la beatificazione non è stato necessario comprovare un miracolo in quanto fu riconosciuto il martirio. Per la canonizzazione è stata considerata la guarigione inspiegabile, completa e duratura di Ximena Guadalupe Magallón Gálvez. Ximena Guadalupe Magallón Gálvez è nata nel 2008 ed è stata colpita da un ictus cerebrale a pochi mesi dalla nascita. I genitori di Ximena, saputo che la bambina avrebbe vissuto solo tre giorni, l'hanno affidata all'intercessione del Beato José. Nel momento di staccare i macchinari, la madre ha abbracciato la bambina e Ximena ha aperto gli occhi sorridendo. Ximena ha ripreso rapidamente le funzioni vitali e gode di ottima salute con lo stupore dei medici. José Sánchez del Río è stato canonizzato domenica 16 ottobre 2016 in piazza San Pietro da papa Francesco insieme ad altri sei Beati.
La vita e il martirio
Il percorso terreno di San José Sanchez del Rio si è svolto interamente nel contesto messicano del primo novecento. Cresciuto in una terra segnata da forti tensioni sociali e religiose, il giovane manifestò precocemente un animo generoso e una fede ferma. Nel millenovecentoventisette, in un momento cruciale per la storia del suo Paese, scelse di unirsi alle truppe cristeras in qualità di portabandiera, non per spirito bellico ma per testimoniare la propria adesione alla causa della libertà religiosa. La sua nobiltà d'animo emerse con chiarezza durante la battaglia di Cotija, quando non esitò a cedere il proprio cavallo al generale, preferendo affrontare le difficoltà del campo con spirito di umile servizio.
La sua testimonianza giunse all'epilogo durante la cattura, quando fu rinchiuso nella chiesa di San Giacomo. In quel luogo di prigionia, il giovane affrontò prove durissime, rifiutando con risolutezza ogni proposta di libertà che comportasse l'abbandono della fede o il tradimento dei propri ideali. Nonostante le pressioni e le sofferenze, egli rimase saldo, testimoniando la propria convinzione religiosa fino all'ultimo istante. Il tragico cammino verso il cimitero, compiuto a piedi scalzi nonostante le ferite inferte, divenne l'atto finale di un martirio vissuto con straordinaria fortezza. Lungo quel percorso doloroso, San José Sanchez del Rio non cessò di proclamare la propria appartenenza a Cristo e alla Vergine Maria, rendendo l'anima a Dio con le parole Viva Cristo Re e Santa Maria di Guadalupe, sigillando così una testimonianza che avrebbe attraversato i decenni per giungere fino a noi come un esempio di coraggio spirituale.
Il culto e la memoria
La figura di San José Sanchez del Rio ha trovato il suo riconoscimento ufficiale nella Chiesa universale attraverso il processo di canonizzazione presieduto da Papa Francesco nel duemilasedici. La sua memoria è celebrata il dieci febbraio, data in cui la comunità cristiana ricorda il sacrificio di questo martire della guerra cristera. Il suo culto non è limitato ai confini di Sahuayo o delle città di Guadalajara e Cotija, luoghi che videro il suo passaggio, ma si è esteso ovunque vi sia bisogno di riscoprire la purezza della testimonianza giovanile.
Egli è oggi invocato come protettore e patrono dei giovani e dei bambini. La sua vita, sebbene privata dei lunghi anni dell'età adulta, ha lasciato un'impronta indelebile, ricordando ai fedeli che la santità non è legata al numero degli anni, ma alla profondità dell'amore donato a Dio. Attraverso la sua intercessione, molti chiedono il dono della costanza nelle prove quotidiane e la capacità di professare la propria fede con la stessa schiettezza e lo stesso fervore che hanno caratterizzato il breve ma luminoso cammino di questo giovane martire del ventesimo secolo.
Domande frequenti
Quando si festeggia San José Sánchez del Río?
La festa liturgica di San José Sánchez del Río si celebra il 10 febbraio, giorno della sua nascita al cielo avvenuta nel 1928.