30 marzo
San Leonardo Murialdo
Sacerdote
Aggiornato il 15 settembre 2026
L'infanzia e la vocazione
San Leonardo Murialdo nacque il ventisei ottobre 1828 a Torino nel cuore di una famiglia benestante che contava nove figli e che, nonostante l'acceso anticlericalismo dell'epoca, manteneva un contesto familiare cristianamente impegnato. Conosciuto sin dall'infanzia con il nome di Nadino, egli rimase orfano di padre all'età di cinque anni. La sofferenza profonda per la mancanza della guida paterna gli procurò una grande sensibilità interiore, che in seguito, una volta diventato sacerdote, avrebbe trasformato in una autentica e operosa paternità spirituale per i più giovani. Per estrazione sociale e per la raffinata preparazione ricevuta, inizialmente attraverso una prima istruzione impartita in casa, avrebbe potuto facilmente intraprendere una carriera ecclesiastica assai invidiabile, ma scelse invece di dedicarsi interamente all'aiuto dei poveri, restando sempre un uomo figlio della borghesia e al contempo amico sincero dei diseredati.
Nel 1836 entrò, insieme al suo caro fratello Ernesto, nel Collegio degli Scolopi di Savona. In questa istituzione l'adolescente ricevette una formazione umana e religiosa che si rivelò fondamentale per tutto il corso della sua vita e della sua successiva missione sacerdotale. Proprio negli anni trascorsi al collegio avvertì la prima e chiara chiamata al sacerdozio, sebbene questa vocazione venisse presto contrastata da una grave e tormentata crisi personale. Ritornato nella sua città natale, nel 1845 si iscrisse alla facoltà teologica dell'Università di Torino in qualità di chierico esterno, secondo l'uso dell'epoca riservato ai giovani provenienti dalle famiglie più agiate. Poco prima di completare il suo percorso di studi e di giungere alla laurea, subì un altro duro colpo con la perdita della madre. Superate le prove e i dolori giovanili, fu ordinato prete il 20 settembre 1851 nella suggestiva chiesa della Visitazione.
I primi passi nell'apostolato torinese
Subito dopo l'ordinazione sacerdotale, San Leonardo iniziò il suo generoso apostolato nel povero quartiere Vanchiglia, prestando servizio presso l'Oratorio dell'Angelo Custode. Tale opera era stata fondata una decina d'anni prima dal santo sacerdote Giovanni Cocchi ed era allora diretta da suo cugino, il Teologo Roberto Murialdo, configurandosi storicamente come il primo oratorio della città. In quel contesto di grande indigenza, il giovane prete provvide con instancabile dedizione alle innumerevoli miserie del quartiere, arrivando perfino ad accogliere direttamente in custodia i figli che gli venivano affidati da genitori morenti affinché potesse crescerli ed educarli cristianamente. La sua carità non conosceva confini e si manifestava nei gesti più concreti della vita quotidiana, come quando ospitò nella sua stessa casa un giovane spazzacamino incontrato per strada e trovato in uno stato di totale disperazione.
La Torino dell'Ottocento, nel pieno fervore degli anni del Risorgimento, rappresentava un terreno fertile di incontro tra grandi santi e apostoli della gioventù, tra i quali spiccavano figure luminose come Don Bosco e lo stesso Don Leonardo. Nel 1857 fu proprio Don Bosco a incaricare Don Leonardo della direzione dell'Oratorio di San Luigi, situato presso la storica Stazione di Porta Nuova, affidandogli un compito delicato e di grande responsabilità educativa. Desideroso di perfezionare la propria preparazione per meglio servire i bisognosi, nel 1865 avvertì la stretta necessità di approfondire gli studi di teologia morale e di diritto canonico. A tale scopo si recò a Parigi, ospite del seminario di Saint Sulpice, cogliendo l'occasione per entrare in stretto contatto con le più avanzate realtà educative e sociali della capitale francese, tra cui le benemerite Conferenze di San Vincenzo de' Paoli, e compiendo anche un breve soggiorno a Londra.
Il Collegio Artigianelli e le opere sociali
Durante il soggiorno parigino, nel 1865, tenne un applaudito discorso a una Conferenza di San Vincenzo, nel quale affermò con convinzione che il laico di qualsiasi ceto sociale può essere apostolo quanto e persino più del prete. Tornato a Torino nel 1866, gli venne proposta la direzione del Collegio Artigianelli, un'istituzione in cui i giovani disagiati venivano istruiti e preparati concretamente a un mestiere. Questa direzione divenne in assoluto il maggiore impegno della sua intera esistenza, portato avanti per trentaquattro lunghi anni a costo di enormi sacrifici personali. Per far fronte alla pesante situazione debitoria del Collegio, che rappresentava per lui un assillo costante, Don Leonardo non esitò a volte a pagare i debiti di tasca propria o a organizzare umili collette elemosinando davanti al celebre Santuario della Consolata, amando intensamente Torino e riconoscendo con gratitudine il dono di essere nato in una città ricca di fede, del Santo Sacramento e di innumerevoli opere benefiche, tanto che nessuna iniziativa benefica della Torino di quei decenni mancò del suo sostegno o della sua ispirazione.
Il suo cuore di pastore non poteva rimanere indifferente di fronte alle profonde trasformazioni del mondo operaio e sociale. Nel 1867, insieme ad alcuni validi collaboratori tra cui il Servo di Dio Don Eugenio Reffo, diede solenne inizio alla Confraternita laicale di San Giuseppe, concepita allo scopo di aiutare la gioventù povera e abbandonata guardando non solo alle necessità immediate del momento, ma anche ai bisogni futuri. Nel 1870 assunse inoltre la direzione dell'Oratorio di San Martino per rispondere con prontezza alle urgenze della gioventù locale. Rispose all'emergenza sociale del mondo operaio adoperandosi per formare la mutua solidarietà e la coscienza dei diritti tra i lavoratori, impegnandosi attivamente a favore dei disoccupati, delle donne e dei ragazzi costretti a lavorare duramente nelle fabbriche dell'epoca. Il suo dinamismo sociale diede vita a numerose iniziative che risultarono essere le prime nel loro genere in Italia: organizzò l'Unione degli Operai Cattolici nel 1871, anno in cui fu anche tra i principali promotori delle biblioteche popolari cattoliche, fondò l'Associazione della Buona Stampa e, nel 1876, fu tra gli ideatori, insieme al Venerabile Paolo Pio Perazzo, del giornale La Voce dell'Operaio, che corrisponde all'odierno settimanale diocesano La Voce del Popolo.
La Congregazione e le tutele del lavoro
Guidato da una fervida dedizione apostolica, il 19 marzo 1873, giorno della festa del Santo Patriarca di cui era fervente devoto, fondò la Pia Società Torinese di San Giuseppe, sorta a Torino affinché i bambini abbandonati potessero fare una concreta esperienza della fede e della carità cristiana. Negli anni successivi la sua azione si moltiplicò: nel 1876 promosse l'istituzione di un Ufficio di Collocamento cattolico, nel 1877 si ammalò gravemente ma ricevette da Don Bosco la rassicurante profezia che la sua vita sarebbe stata ancora lunga, promessa che puntualmente si avverò. Nel 1878 fondò una colonia agricola per giovani a Rivoli, facendo seguire a questa prima esperienza altre istituzioni analoghe in vari paesi del Piemonte, mentre nello stesso anno inaugurò una Casa-Famiglia per operai, fondò un dopolavoro e, nel 1879, diede vita a una Cassa di Mutuo soccorso. La sua sollecitudine per il mondo del lavoro continuò con la fondazione dell'Opera dei Catechismi serali per giovani operai nel 1880 e, molto più tardi, della Lega del Lavoro nel 1899.
Nel 1883 Leonardo Murialdo estese coraggiosamente il raggio d'azione della sua Congregazione ben oltre i confini regionali, chiamando alla collaborazione diretta quanti si erano formati con dedizione nelle sue istituzioni. La sua attenzione alle ingiustizie sociali culminò nel 1892, quando scrisse una coraggiosa lettera aperta al sindaco di Torino per denunciare senza mezzi termini lo sfruttamento dei giovani lavoratori, presentando al tempo stesso un organico progetto di riforma. Tale progetto visionario prevedeva l'obbligo scolastico tassativo fino ai quattordici anni di età, l'abolizione del lavoro notturno per i minori, il rispetto del riposo festivo e la fissazione della giornata lavorativa a un massimo di otto ore. Per il suo impegno profetico e coerente, egli incarnò in modo mirabile e perfetto lo spirito e i valori espressi dall'enciclica Rerum novarum promulgata da Papa Leone XIII, partecipando inoltre con spirito infaticabile a moltissimi congressi cattolici e viaggiando spesso nel Sud d'Italia per conoscere da vicino le realtà assistenziali e caritative di altre città della penisola.
La spiritualità e il ritorno al Padre
Tutta la straordinaria e faticosa attività di San Leonardo trovava la sua vera forza sorgiva nella costante preghiera e nella profonda consapevolezza di essere immensamente amati da Dio. Egli amava ripetere che l'uomo che prega è il più potente del mondo intero, definendo la preghiera stessa come l'anima e la forza vitale dell'essere umano. Sosteneva fermamente che la preghiera dovesse essere vissuta con umiltà, confidenza e perseveranza, ammonendo che non basta semplicemente pregare, ma occorre pregare bene, mettendo il proprio cuore in ogni invocazione. Nei suoi scritti ci ha lasciato profonde e luminose riflessioni sull'amore eterno, personale, gratuito, infinito e misericordioso di Dio, compendiando mirabilmente le verità cristiane nei tre grandi miracoli dell'amore divino: il Presepio con Gesù bambino, il Calvario con Gesù crocifisso e l'Eucarestia con Gesù sacramento. Nel suo prezioso Testamento Spirituale delineò il ritratto di un Dio descritto come infinitamente buono, paziente e generoso.
Nutrì sempre una grandissima e tenera devozione verso la Beata Vergine Maria, che amava definire la più amante e affettuosa delle madri, ricordando ai fedeli che essendo Maria madre di Dio ottiene tutto dal Figlio, ed essendo al tempo stesso madre nostra non ci nega mai nulla, invocandola come madre di misericordia e invitando tutti a gettarsi fiduciosamente nelle sue braccia materne. La sua vita interiore e la sua sollecitudine educativa emergono chiaramente anche nel ricco epistolario giunto fino a noi, il quale documenta l'intensa attività degli Artigianelli, testimonia le continue e angoscianti preoccupazioni economiche affrontate sempre con incrollabile fiducia nella Provvidenza e attesta i fitti contatti epistolari intrattenuti con numerose personalità italiane e straniere. Fino all'ultimo istante della sua esistenza terrena, speso interamente per il prossimo, fu un prete semplice e gioioso nella sua missione. Colpito da una grave polmonite, San Leonardo Murialdo morì la mattina del 30 marzo 1900 a Torino. Inizialmente sepolto nel Cimitero Generale, il suo corpo fu in seguito trasferito nella parrocchia di Santa Barbara e, dal 1971, è piamente venerato nel monumentale Santuario della Madonna della Salute in Borgo Vittoria, mentre i suoi figli spirituali, i Giuseppini e le suore Murialdine nati alcuni decenni dopo la sua morte, continuano a vivere e diffondere il suo santo carisma in varie parti d'Italia e del mondo.
Il cammino sacerdotale
Il percorso di San Leonardo Murialdo ebbe inizio nella città di Torino, dove ricevette l'ordinazione sacerdotale il venti settembre del 1851, presso la chiesa della Visitazione. La sua missione sacerdotale non rimase confinata entro le mura di un ufficio, ma si declinò in un costante movimento che lo portò a conoscere diverse realtà, tra cui Savona, Parigi e Londra, oltre a vari luoghi del territorio piemontese come Rivoli. Questo confronto con contesti differenti arricchì la sua sensibilità verso le sofferenze del prossimo e verso le dinamiche sociali che segnavano il diciannovesimo secolo.
Una tappa decisiva del suo ministero avvenne nel 1866, quando assunse la direzione del Collegio Artigianelli di Torino. In questo luogo, egli profuse ogni energia per accogliere e formare la gioventù, comprendendo che l'educazione era la via maestra per il riscatto umano e spirituale. La sua visione si concretizzò ulteriormente il diciannove marzo del 1873, con la fondazione della Pia Società Torinese di San Giuseppe, un istituto nato per sostenere i giovani e dare continuità alla sua opera educativa. La sua attenzione non si rivolse soltanto ai giovani, ma anche al mondo del lavoro, che egli considerava un ambito fondamentale per la dignità dell'uomo. Nel 1871 promosse l'Unione degli Operai Cattolici e, verso la fine della sua vita, nel 1899, diede vita alla Lega del Lavoro, confermando fino al termine dei suoi giorni, avvenuto a Torino nel 1900, la sua vocazione di servitore dei poveri e dei lavoratori.
Il ricordo e la venerazione
La figura di San Leonardo Murialdo è circondata da una profonda venerazione, radicata nel riconoscimento della sua carità infaticabile verso la gioventù più povera e i giovani lavoratori. La Chiesa ha voluto solennemente confermare la grandezza della sua testimonianza attraverso la canonizzazione, avvenuta per mano di Papa Paolo VI nel 1970. Da quel momento, il suo nome è stato iscritto nel calendario dei Santi, offrendo ai fedeli un intercessore che ha saputo tradurre il Vangelo in opere concrete di giustizia e di amore.
Oggi, la memoria di San Leonardo Murialdo continua a ispirare quanti si dedicano all'educazione e alla promozione umana. La sua vita, trascorsa nel silenzio operoso e nella dedizione, invita ogni cristiano a non restare indifferente di fronte alle necessità dei fratelli. Celebrare la sua festa significa rinnovare l'impegno verso i giovani, riconoscendo in ogni lavoratore e in ogni persona in difficoltà il volto di Cristo, che egli ha servito con umiltà e sapienza per tutto il corso del diciannovesimo secolo.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Leonardo Murialdo?
La festa di San Leonardo Murialdo si celebra il 30 marzo, giorno della sua nascita al cielo avvenuta nel 1900.
Quando è stato canonizzato San Leonardo Murialdo?
San Leonardo Murialdo è stato proclamato santo dalla Chiesa cattolica nel 1970.
A Torino, san Leonardo Murialdo, sacerdote, che fondò la Pia Società di San Giuseppe, perché i bambini abbandonati potessero fare l’esperienza della fede e della carità cristiana. — Martirologio Romano