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7 novembre

San Mamante e compagni

Martiri a Melitene

Aggiornato il 15 settembre 2026

La tradizione dei santi di nome Mamante

Esistono tre santi martiri orientali che portano il nome di Mamante, ciascuno legato a memorie e luoghi differenti della cristianità antica. Il Mamante più celebre è san Mama, illustre martire di Cesarea di Cappadocia, la cui festa si celebra il diciassette agosto. Il culto di san Mama si estese ampiamente sia in Oriente che in Occidente, al punto che le sue reliquie sono sparse in tutta Europa. Un secondo Mamante subì il martirio insieme ai santi Tecla e Basilisco in un villaggio palestinese, e la sua festa è riportata dal Calendario Palestino-georgiano al ventuno giugno. Un terzo Mamante appartiene invece a un numeroso gruppo di martiri di Melitene in Armenia, catalogati come san Gerone e compagni martiri. La celebrazione di questo terzo Mamante è fissata al sette novembre secondo il Sinassario Costantinopolitano ed è riportata anche dal Martirologio Romano.

Il ritrovamento delle reliquie a Costantinopoli

La memoria storica di questi gloriosi combattenti della fede ricevette una straordinaria conferma al tempo dell'imperatore Giustiniano. Procopio di Gaza raccontò che a Costantinopoli, durante gli scavi per gettare le fondamenta della Basilica di sant'Irene, furono rinvenute le reliquie di almeno quaranta martiri. I resti venerabili erano accompagnati da un'iscrizione che li qualificava inequivocabilmente come soldati romani della ventiduesima Legione di stanza a Melitene. Questo ritrovamento diede nuovo vigore alla devozione e offrì un ancoraggio materiale alla memoria di quei soldati che avevano donato la vita per Cristo, unendo la storia militare dell'impero alla testimonianza silenziosa e invincibile del Vangelo.

Il contesto storico e la resistenza in Cappadocia

La prima leggenda letteraria sui martiri di Melitene fu creata nella prima metà del settimo secolo. Il racconto della leggenda si colloca al tempo degli imperatori Diocleziano e Massimiano, quando nel duecentonovantasei i Romani subirono una dura sconfitta ad opera dei Persiani. Dopo quella pesante sconfitta si cercò di reclutare nuovi soldati per ricompattare l'esercito. Un funzionario imperiale di nome Agricolao fu inviato in Cappadocia per arruolare con la forza tutti i cristiani che rifiutavano di rinunciare alla loro fede. Alla notizia dell'arrivo di Agricolao, tutti gli uomini validi fuggirono precipitosamente dalla città. Saputo tuttavia della presenza di un vignaiolo di nome Gerone, Agricolao inviò degli uomini per arruolarlo.

L'arruolamento e il cammino verso l'Armenia

Gerone, che era dotato di una forza eccezionale, si difese colpendo a scudisciate i soldati imperiali che di conseguenza fuggirono. Un secondo tentativo dei soldati di stanare Gerone da una grotta in cui si era rifugiato insieme a trentadue compagni risultò del tutto vano. Soltanto l'intervento di un fratello convinse Gerone a desistere dalla resistenza. A quel punto Gerone e i suoi amici accettarono di arruolarsi nell'esercito imperiale e furono inviati a Melitene in Armenia. Prima della prova definitiva, Gerone ebbe in sogno un vecchio misterioso che lo incoraggiò a restare saldo nella fede in vista della prova del martirio. Gerone avvertì prontamente i compagni cristiani del sogno e tutti decisero fermamente di non partecipare al solenne sacrificio agli dei previsto per il giorno seguente per le nuove reclute.

Il martirio dei trentuno compagni a Melitene

Il racconto si ambienta al tempo dell'editto imperiale del trecentotre contro i cristiani. A seguito del rifiuto di compire i riti idolatrici, seguirono l'interrogatorio e i tentativi di persuasione del preside Lisia tramite promesse, minacce, supplizi e fustigazioni. In quella prova dolorosa, un soldato di nome Vittore non resistette e rinunciò alla fede fuggendo insieme a un altro compagno. A Gerone fu amputata la mano con cui aveva in passato colpito i soldati romani. Tutti i trentuno arrestati rimanenti subirono la decapitazione intorno al trecentotre. I nomi dei trentuno martiri decapitati sono Gerone, Mamante, Nicandro, Esichio, Baraco, Massimiano, Callinico, Atanasio, Teodoro, Ducezio, Eugenio, Teofilo, Valerio, Teodoto, Callimaco, Santico, Ilario, Giganzio, Longino, Temelio, Eutichio, Diodato, Castricio, Teogene, Nicone, Teodolo, Bostrichio, Doroteo, Claudiano, Epifanio e Aniceto. Studiosi agiografi hanno evidenziato che questa leggenda ricalca in più punti la Passio dei Quaranta Martiri di Sebaste.

Domande frequenti

Quando si festeggia san Mamante e compagni?

La celebrazione del terzo Mamante e dei compagni martiri di Melitene è fissata al sette novembre secondo il Sinassario Costantinopolitano e il Martirologio Romano.